Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna"

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Brigata meccanizzata
"Granatieri di Sardegna"
CoA mil ITA b mec Granatieri.jpg
Stemma della Brigata Meccanizzata
"Granatieri di Sardegna"
Descrizione generale
Attiva 1659 - attuale
Nazione Flag of Kingdom of Sardinia (1848).svg Regno di Sardegna
bandiera Regno d'Italia
Italia Italia
Alleanza Flag of NATO.svg N.A.T.O.
Servizio Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipo fanteria
Patrono San Martino
Motto "A me le guardie!"
Battaglie/guerre Prima, seconda e terza guerra di indipendenza, prima e seconda guerra mondiale
Decorazioni 3 Croci di cavaliere dell'Ordine militare d'Italia e 13 medaglie al valor militare
Reparti dipendenti
  • Reparto comando e supporti tattici "Granatieri di Sardegna"
  • 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna"
  • 8º Reggimento "Lancieri di Montebello"
Comandanti
Comandante attuale generale di brigata Maurizio Riccò
Simboli
fregio e alamari di specialità Alamari granatieri.jpg Fre ftr graC.jpg Alamari granatieri.jpg

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" è una grande unità dell'Esercito Italiano.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

« Di noi tremò la nostra vecchia gloria. Tre secoli di fede e una vittoria. »
(Gabriele d'Annunzio)

I granatieri derivano dall'antico Reggimento delle guardie reali creato nel 1659 dal duca Carlo Emanuele II di Savoia. L'appellativo "granatieri" deriva dal fatto che, nel 1685, il re Vittorio Amedeo II di Savoia assegnò ad ogni compagnia del reggimento sei soldati incaricati di lanciare allo scoperto le granate.

A tale unità, nell'ordinamento del 1664 viene data precedenza sugli altri reggimenti e anzianità quale primo della fanteria d'ordinanza. Nel 1831 è formata con il 1º Reggimento granatieri ed il Reggimento cacciatori. Tuttavia viene sciolta nel 1798, e ricostituita il 24 maggio 1814 da Vittorio Emanuele I. il 1º gennaio 1815 si trasformò in Brigata assumendo il nome di "Granatieri di Sardegna".

Nel 1850, prende il nome di Brigata "Granatieri", composta dal 1º e 2º Reggimento "Granatieri" e conserva la precedenza sulle altre Brigate di fanteria. Nel 1852 assorbe il Reggimento "Cacciatori" ed assume la denominazione di Brigata "Granatieri di Sardegna". Nel 1855 due battaglioni partecipano alla Guerra di Crimea anche se non vengono impiegati in battaglia.

Nell'italia unita[modifica | modifica wikitesto]

Nell'italia unita, il corpo venne assorbito nel regio esercito italiano, ma venne poi sciolto nel 1871, unitamente alle altre brigate permanenti. Venne ricostituito nel 1881, formato dal 1º e 2º Reggimento "Granatieri".

La Grande guerra e l'impresa di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Granatiere in uniforme storica

Nel 1902 Vittorio Emanuele III fece trasferire i due reggimenti Granatieri a Roma, lasciando le sedi di Parma e Piacenza. L'adozione della divisa grigio verde, pochi anni dopo, causò la perdita degli alamari che rimasero solo sull'alta uniforme da parata (essi comunque vengono riprodotti, stilizzati, sulle mostrine). I Granatieri parteciparono nel 1911 alla guerra italo-turca che si svolse in Libia.

Nella prima guerra mondiale i Granatieri sono in prima linea tra Monfalcone e il Sabotino, Oslavia, il Monte Cengio e il Monte San Michele, nonché sul Passo dello Stelvio. Nel 1918 partecipano alla battaglia di Vittorio Veneto. Al termine della Grande Guerra i Granatieri di Sardegna furono destinati al presidio di Fiume. Ma in seguito a problemi con la minoranza croata furono allontanati dalla città il 25 agosto 1919. Acquartieratisi a Ronchi dei Legionari, sette ufficiali inviarono a Gabriele D'Annunzio la lettera da cui scaturì l'Impresa di Fiume:

« Sono i Granatieri di Sardegna che Vi parlano. È Fiume che per le loro bocche vi parla. Quando, nella notte del 25 agosto, i granatieri lasciarono Fiume, Voi, che pur ne sarete stato ragguagliato, non potete immaginare quale fremito di entusiasmo patriottico abbia invaso il cuore del popolo tutto di Fiume… Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti i morti per l'unità d'Italia: Fiume o morte! e manterremo, perché i granatieri hanno una fede sola e una parola sola. L'Italia non è compiuta. In un ultimo sforzo la compiremo. »
(Dalla lettera inviata a D'Annunzio da alcuni ufficiali dei Granatieri di Sardegna)

Nel 1926 prende il nome di XXI Brigata di Fanteria, assegnata assieme al 13º Reggimento Artiglieria alla 21ª Divisione Militare Territoriale di Roma. Nel 1934 la Brigata diviene Divisione di Fanteria "Granatieri di Sardegna"; nel 1939 diverrà Divisione di Fanteria "Granatieri di Sardegna" (21ª).

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna".

Allo scoppio della seconda guerra mondiale i Granatieri furono impiegati in Albania.

Il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo, il 1º e 2º Reggimento della Divisione "Granatieri di Sardegna" venne incorporata nel neocostituito Corpo d'Armata Motocorazzato, formato da truppe di sicura affidabilità politica e militare: esso nei primi giorni del mese di settembre fu dislocato a protezione delle vie d'accesso alla Capitale da possibili attacchi da parte delle forze armate tedesche.

I granatieri del generale Gioacchino Solinas difendono Roma il 9 settembre del 1943

A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 i Granatieri di Sardegna, agli ordini del generale Gioacchino Solinas (che poi aderì alla Repubblica Sociale Italiana) si scontrarono duramente con reparti tedeschi, contendendo le posizioni presidiate per due giorni: presso Porta San Paolo poi al Campidoglio difeso dalla IV Compagnia Reclute del 1º Reggimento, comandata del Capitano Alberto Alessandrini, che si rivelerà l'ultimo baluardo della difesa di Roma, i Granatieri e le altre truppe giunte in rinforzo (carabinieri, bersaglieri, polizia Africa italiana, cavalleria, carristi, paracadutisti) ebbero il forte sostegno della popolazione romana armata. Questo episodio, per l'unione assolutamente inedita tra esercito e popolo, è stato considerato il preludio di quella che divenne la Resistenza italiana.
Il 10 settembre, in seguito al trasferimento di Vittorio Emanuele III assieme alle più alte cariche governative e militari ed alla successiva resa voluta dagli Alti comandi romani, la Divisione, rimasta priva di ordini, si sbandò, così come la quasi totalità del Esercito Regio, sciogliendosi.

Sempre a seguito dell'armistizio, il Raggruppamento Granatieri in Corsica si batté con successo nelle operazioni intraprese dai comandi e dalle truppe italiane in quell'isola per scacciarne i tedeschi a Zonza, Quenza, Livia e Porto Vecchio e nei combattimenti ingaggiati per ostacolare lo spostamento dei reparti corazzati tedeschi che, lasciata la Sardegna, raggiungevano Bastia per imbarcarsi alla volta di Livorno. in ottobre il raggruppamento fu trasferito nel nord della Sardegna e successivamente a Iglesias.

Il 3º Reggimento Granatieri alla data dell'armistizio era dislocato in un'ampia zona della Grecia, con comando nella zona di Atene, attivo in servizi di vigilanza, di presidio e costieri. Su decisione degli alti Comandi fu decisa la resa, a seguito della quale tutti i militari vennero deportati nel campo di prigionia di Wietzendorf, in Germania.

Il 15 maggio 1944, in Sardegna, il Raggruppamento speciale Granatieri fu trasformato in Divisione Granatieri, ordinato sul 1º e 2º Reggimento, in cobelligeranza con le forze alleate angloamericane. Nel settembre 1944 fu inviata sul continente per passare alle dipendenze del 1° Gruppo di Combattimento "Friuli", contribuendo alla costituzione dei primi reparti del nuovo Esercito Italiano che partecipò, con gli alleati, alle battaglie ingaggiate per risalire verso il nord della Penisola per la lotta di Liberazione.

Sul fronte opposto, nella Repubblica Sociale Italiana, nel 1944 venne costituito il 1º Battaglione Granatieri del "Raggruppamento Cacciatori degli Appennini", con funzione di lotta antipartigiana.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" in sfilata per la Festa della Repubblica italiana il 2 giugno 2007 a Roma

La grande unità viene ricostituita il 1º aprile 1948 in Roma quale Divisione di Fanteria "Granatieri di Sardegna" con il 1º Reggimento Granatieri, il 17º Reggimento Fanteria "Acqui", il 13º Reggimento Artiglieria da Campagna ai quali si uniscono nel 1951 un Battaglione Genio Pionieri e nel 1959 il 1º Reggimento Bersaglieri Corazzato.

Nel 1976 si è avuta una riorganizzazione dell'Esercito: la Divisione "Granatieri di Sardegna" veniva sciolta, insieme al 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna"; nasceva invece la Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna", erede del 1º, del 2º e del 3º Reggimento "Granatieri di Sardegna", articolata su tre battaglioni meccanizzati (1º "Assietta", 2º "Cengio" e 3º "Guardie"; quest'ultimo, basato a Orvieto, svolgeva funzione di Battaglione Addestramento Reclute) di Granatieri, uno meccanizzato di Bersaglieri (1º "Lamarmora"), uno di carristi (6º Battaglione Carri "M.O. Scapuzzi") e una compagnia controcarri "Granatieri di Sardegna, reparti basati presso Borgata Aurelia a Civitavecchia; infine, il 13º Gruppo artiglieria da campagna "Magliana", basato a Civitavecchia insieme con il Battaglione logistico "Granatieri di Sardegna" e una compagnia genio. Il comando di Brigata si trovava nella Caserma "Gandin" nel vecchio Forte di Pietralata, dove erano anche situati il Reparto Comando e Trasmissioni (ReCoTras), composto da una compagnia di fanteria meccanizzata e una di trasmissioni, e il 1º "Assietta". Oltre al normale addestramento proprio dei reparti di fanteria meccanizzata, i due battaglioni di Granatieri basati a Roma erano impegnati in compiti di rappresentanza, quali la guardia d'onore al Quirinale, al Senato, alla Camera dei Deputati, all'Altare della Patria, nonché le occasionali schieranti per visite di capi di Stato esteri, funerali di stato, ecc.

Castel Goffredo, monumento ai Granatieri di Sardegna

Dopo l'ulteriore riorganizzazione della fine anni ottanta, erano operativi tre reggimenti della Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna": il 1º meccanizzato "Assietta", con sede a Roma in via di Pietralata (caserma "A ssietta"); il 2º meccanizzato "Cengio" con sede dapprima in Roma Via Tiburtina (Caserma Albanese Ruffo) e poi a Spoleto (caserme "Garibaldi" e "Gioffredi") e il 3º reggimento "Guardie" con sede a Orvieto (caserma "Piave"). Oggi esiste soltanto il 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna", mentre gli altri due reggimenti non sono più operativi; a Spoleto sono rimaste solo due compagnie fucilieri: la 5ª e la 6ª, che fanno parte del 1º Rgt. "GDS".

Alle Bandiere dei reggimenti della specialità sono state conferite complessivamente 3 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia e 13 medaglie al Valor Militare (4 d'Oro, 7 d'Argento e 2 di Bronzo).

Il corpo dei "Granatieri di Sardegna" è il corpo militare più antico d'Italia. Ogni anno a febbraio il Reggimento partecipa alla solenne messa in armi in memoria del Duca Di San Pietro, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. È l'evento di maggiore importanza per il Reggimento e si svolge in maniera molto formale e sentita. Lo spettacolo è molto suggestivo, infatti, i Granatieri indossano l'uniforme storica con fucili e colbacco e sfilano per le vie di Roma marciando a tempo della musica reggimentale. Nel 2007 la cerimonia si è svolta il giorno 16 febbraio. La Brigata "Granatieri di Sardegna" ha partecipato alla missione umanitaria UNOSOM 2-IBIS 2 in Somalia dal mese di giugno al mese di dicembre del 1993.

Dal 1976 le unità di granatieri hanno formato la base della Brigata Meccanizzata "Granatieri di Sardegna", destinata in caso di conflitto con il patto di Varsavia alla difesa e protezione del centro Italia, in particolar modo di Roma in quanto capitale e sede del governo. Dislocata nel Lazio, Umbria ed Abruzzo si componeva di due reggimenti granatieri, uno di cavalleria ed uno d'artiglieria.

Fino al 2004 anno in cui venne sospeso il servizio militare di leva in Italia, l'altezza minima per accedere al corpo dei Granatieri di Sardegna era 190 cm requisito che è stato ridotto a 180 cm per venire incontro alla scarsa altezza delle nuove reclute volontarie .[senza fonte]

L'inno - Marcia dei pifferi[modifica | modifica wikitesto]

« Siamo Granatier/ superbi e fier/ orgoglio della stirpe/ poema di valor/ noi siamo Granatier/ noi siamo Granatier/ al primo daremo/ la gloria e l'onor/ alteri noi siam/ ansiosi al doman/ la fermezza noi giuriam/ fulgido valor/ passion d'amor/ al Reggimento nostro/ daremo tutto il cuor e non v'è timor/ che manchi il valor/ del Reggimento saremo gloriosi assertor/ noi siamo Granatier/ noi siamo Granatier/ per la Patria e gli Alamar/ sempre noi vogliamo serbar/ nel cuore la vittoria/ dei padri che a noi/ di esempio sarà/ del Reggimento i forti Granatier superbi di valor/ ad essi noi daremo/ tutto il nostro cuor/per la Patria e gli alamar/ sempre avanti Granatier/ gloria gloria ai Granatier »
33º Reggimento artiglieria terrestre "Acqui" - Brigata "Granatieri di Sardegna" in sfilata per la Festa della Repubblica italiana a Roma il 2 giugno 2006

Il Motto[modifica | modifica wikitesto]

Il motto dei Granatieri «A me le guardie!» deriva dal grido lanciato dal Duca di Savoia, «A me le guardie per l'onore di casa Savoia!», comandante del Reggimento Granatieri-Guardie, ai granatieri, che si lanciarono in un corpo a corpo contro gli austriaci a Goito il 30 maggio 1848 (prima guerra d'indipendenza): in quella circostanza essi decisero le sorti del combattimento. Il motto venne ridotto, dopo la proclamazione della Repubblica, all'attuale motto: "A me le guardie ! ".[1]

Lo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

Deriva dalla bandiera del popolo sardo. Il simbolo dei quattro mori risale al 1281 ed è importato in Sardegna come sigillo della cancelleria reale di Pietro il Grande d'Aragona. Il simbolo compare in Sardegna poco più di mezzo secolo più tardi, per sottolineare i legami che univano in quel momento l'Isola alla Corona di Aragona. Nel 1949, ricostituita la Divisione, fu inserito nello scudetto la granata, simbolo dei granatieri in generale.

Campagne di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Guerra di Successione di Spagna 1701-1713

Guerra di Successione di Polonia

Guerra di Successione d'Austria 1742-1748

Guerra delle Alpi 1792-1796

Guerre napoleoniche
1796: Cosseria
Prima guerra d'indipendenza
1848: Pastrengo, Santa Lucia, Goito, Custoza
Seconda guerra d'indipendenza
Madonna della Scoperta
Centro-meridione
1860-61: Perugia, Ancona, Mola di Gaeta
1861-70 Brigantaggio - zone di Itri, Fondi e Sperlonga
Terza guerra d'indipendenza
1866 Custoza
Eritrea
1895-97
Libia
1911-12
Prima guerra mondiale
1915: Monfalcone (giugno-luglio), M. Sabotino, Oslavia (novembre)
1916: Oslavia (marzo), M. Cengio (giugno), M. S. Michele - Nad Logen (agosto), S.Grado di Merna
1917: Regione Fornaza (maggio-giugno), Stariokwa-Selo (agosto), Bertiolo-Flambro (ottobre)
1918: Capo Sile (gennaio), delta del Piave (luglio), battaglia di Vittorio Veneto
Seconda guerra mondiale
1940: Battaglia delle Alpi Occidentali
1941-42: dal maggio 1941 al novembre 1942 assolve compiti di presidio in Jugoslavia
1942-43: territorio nazionale
Liberazione
1943: dall'8 al 10 settembre prende parte con tutte le unità dipendenti alla difesa di Roma
1944-45: territorio nazionale

Missioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1993 reparti della brigata partecipano alla missione di pace "IBIS" in Somalia.
  • 1993-97: "Vespri Siciliani"
  • 1997 un reparto della 1ª Brigata GDS partecipa alla missione "SFOR" in Bosnia nella città di Sarayevo
  • 2000 un Reparto della Brigata -il 2º Rgt. G.- partecipa ad un'esercitazione NATO nella Repubblica di Bulgaria
  • 2001 Missione Joint Guardian, nella Repubblica d'Albania (Ure-i-Limutit, Pukë)
  • 2002 Missione Joint Guardian, nella Repubblica d'Albania (Durres - Comando COMM-ZW, fino al 17 giugno, e dal giorno successivo: NHQT)
  • 2005 Missione in Kosovo.
  • 2008/2009 Libano, Leonte V (2ª Cp. del 1º Rgt. "Granatieri di Sardegna").
  • 2010/2011 Kosovo, KFOR (1° Cp Staffarda del 1º Rgt. "Granatieri di Sardegna")
  • 2010-2011 Operazione Strade Sicure (33º Reggimento Artiglieria Terrestre (semovente) "Acqui")
  • 2013 Afghanistan, ISAF XXI (2ª Cp. del 1º Rgt. "Granatieri di Sardegna").
  • 2013/2014 Libano, Leonte XV (Shama)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Alla bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Decorati[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 Medaglie d'Oro
  • 7 Medaglie d'Argento
  • 2 Medaglie di Bronzo
  • 3 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare

Reparti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna - Il motto: "A me le Guardie!"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Guerrini, La Brigata dei Granatieri di Sardegna, Tipografia Roux e Viarengo, Torino, 1902 [1]. Queste memorie storiche sono basate sul manoscritto originale di Vittorio Amedeo Vialardi di Verrone, maggior generale Comandante le Guardie dal 1820 al 1827.
  • Gioacchino Solinas, I granatieri di Sardegna nella difesa di Roma, Gallizzi, Sassari, 1968.
  • Renato Castagnoli, I Granatieri di Sardegna - tre secoli di storia, Stato Maggiore dell'Esercito - Reparto Affari Generali - Ufficio Risorse Organizzative e Comunicazione, Roma, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]