Mario Berti

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Mario Berti (La Spezia, 18811964) è stato un generale italiano. Combatté nella prima guerra mondiale, nella guerra d'Etiopia e nella seconda guerra mondiale[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Berti nacque nel 1881 a La Spezia da una famiglia della medio-alta borghesia e benestante. Suo padre (originario di Pistoia) era infatti stato ricompensato con alcuni terreni a La Spezia dopo la spedizione dei Mille di Garibaldi. Berti non si sposò mai e non ebbe figli, ma ebbe tre nipoti, due maschi e una femmina, suoi unici eredi.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Raggiunse il grado di colonnello ad un'età estremamente giovane (è infatti ancora considerato uno dei più giovani italiani di sempre che abbiano mai raggiunto questo grado). All'inizio delle ostilità era di stanza nella Libia italiana ma nel 1916 prestava servizio sul fronte di Trento. Partecipò alle battaglie sull'Asiago e successivamente venne decorato con la DSO personalmente da Winston Churchill per i suoi servizi agli Alleati nella prima guerra mondiale.
In seguito Hitler gli attribuirà la Croce di Ferro.

Guerra civile spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Col grado di generale, Berti fu il comandante della 9ª Divisione fanteria "Pasubio" e poi della 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta", per poi diventare vice comandante del Corpo Truppe Volontarie (CTV) durante la guerra civile spagnola nel 1937. Berti divenne comandante del CTV dalla fine del 1937 fino al 1938 durante l'offensiva di Aragona. Fu poi comandante del XV Corpo dal 1939 al 1940 e divenne il capo del CTV.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio della seconda guerra mondiale Berti era capo di Stato Maggiore del Regio Esercito. Tuttavia l'impegno dell'Italia in Spagna aveva prosciugato le risorse rendendo il Paese inadeguato a combattere una guerra contro la Gran Bretagna e la Francia. Molti generali fecero capire a Mussolini che Berti era stato coinvolto, e il risultato di questo fu una diminuzione del prestigio dello stesso, che venne messo da parte. Gli fu dato il grado di Commissario della Libia, mentre Graziani prese il suo posto. Il suo rapporto con Graziani fu sempre pessimo: dopo i fallimenti in Egitto, Berti lo definì incompetente e rifiutò di inviargli aiuti. Durante il congedo per malattia, Graziani lo definì come un vigliacco.

Nell'estate del 1940, Berti sostituì Francesco Guidi come comandante 10ª Armata in Libia. Il 9 settembre 1940, fu il comandante della 10ª Armata durante l'invasione italiana dell'Egitto. Fermatosi a Sidi Barrani (a circa 100 km dal confine libico) per problemi logistici, Berti schierò le sue unità avanzate in una serie di capisaldi fortificati.

Il 9 dicembre 1940, al momento dell'offensiva britannica (operazione "Compass") si trovava in licenza in Italia. Il 23 dicembre, Berti venne sostituito dal generale Giuseppe Tellera in qualità di comandante della 10ª Armata. Tellera morì in combattimento a Beda Fomm.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Macksey, p. 35

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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