Oreste Baratieri

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Oreste Baratieri

Oreste Baratieri (Condino, 13 novembre 1841Vipiteno, 8 aprile 1901) è stato un generale e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel Tirolo austro-ungarico col nome di Baratter, decise di italianizzarlo prima in Barattieri e poi in Baratieri. Nel 1859 si trasferì a Milano e l'anno successivo si unì ai Mille di Giuseppe Garibaldi, partecipando con successo alla presa di Capua. Per le imprese garibaldine ottenne il grado di capitano e una medaglia d'argento. Rimase affiliato alle "camicie rosse" per 6 anni, dal 1860 al 1866.

Il 3 gennaio 1867 si sposò con Lidia Ceracchini. Prese parte alla sfortunata battaglia di Mentana del 1867 contro l'esercito francese e nel 1872 si arruolò nel Regio Esercito[1]. Nel 1874 (o 1875) partecipò alla spedizione geografica Antinori in Tunisia, per conto della Società Geografica Italiana. Fu nominato colonnello a Cremona nel 1886.

Partecipò, come colonnello dei bersaglieri, alle campagne militari in Eritrea del 1887-88 e nuovamente nel 1890 e nel 1891 come comandante in seconda. Eletto deputato per la Destra storica a Breno, in provincia di Brescia, Baratieri ebbe confermato il suo seggio per sette legislature, dalla XIII alla XIX (1876-1895).[2] Nel 1891 fu comandante in capo in Africa. Il 28 febbraio 1892 fu designato dal re Umberto governatore della colonia Eritrea e comandante in capo del Regio Corpo Truppe Coloniali d'Africa, col grado di maggior generale e poi di generale comandante.

Ordinatogli dal governo di invadere l'Etiopia, iniziò ad annettere Kassala (Sudan) il 17 luglio 1894, nel 1895 combatté contro i ras Maconnen e Mangascià, sconfisse il Ras Mangascià nella battaglia di Coatit il 13 gennaio 1895 e in quella di Senafè, preparò l'occupazione del Tigrè ed occupò Adigrat (in marzo), Aksum e Adua.

A seguito dell'eccidio di un reparto italo-eritreo di 1880 uomini, compiuto sull'Amba Alagi il 3 dicembre del 1895, presentò le dimissioni, ma fu costretto dal primo ministro Francesco Crispi (che non intendeva rinunciare alla sua politica colonialista) a passare all'offensiva contro gli africani, nonostante essi fossero in netta superiorità numerica e logistica (a differenza di quanto pensava Crispi).

In procinto di essere esonerato dal comando e venir sostituito dal generale Baldissera, Baratieri decise di cercare una battaglia risolutiva contro Menelik. L'attacco, condotto malamente, fidando su mediocri carte militari, portò rapidamente alla separazione delle varie colonne italiane, che furono quindi sorprese e distrutte, dopo una valorosa resistenza, una dopo l'altra durante la sanguinosa battaglia di Adua del 1º marzo 1896, una delle disfatte più pesanti e tragiche della storia d'Italia. Baratieri diede prova, nella circostanza, di mediocri qualità militari e perse rapidamente il controllo della situazione, senza riuscire a evitare la catastrofe e scampando a sua volta a stento alla morte o alla cattura.

Accusato di abbandono di comando, per aver preceduto le truppe nella ritirata dopo Adua, fu ritenuto responsabile dalle autorità di Roma delle tre sconfitte italiane dell'Amba Alagi, di Macallè e Adua: arrestato il 21 marzo 1897, fu quindi sottoposto ad un umiliante processo all'Asmara; il generale sarebbe poi stato prosciolto da ogni accusa per non compromettere l'onore delle forze armate, ma fu collocato a riposo ed abbandonò la carriera militare.

Negli ultimi tempi della sua vita soggiornò ad Arco e a Venezia; qui scrisse, come estrema autodifesa, le Memorie d'Africa, nel tentativo di proclamarsi vittima del destino. In particolare, mostrando un visibile cambiamento d'opinione rispetto a quando era un capo militare nella Colonia Eritrea, nelle sue memorie tracciò un'analisi precisa del colonialismo italiano e dei metodi degli europei per sottomettere l'Africa, definiti disumani e distruttivi. Secondo l'ex generale, il destino degli africani era analogo a quello degli indiani d'America sterminati dagli europei.

Diresse, per diversi anni, la "Rivista militare italiana". Morì improvvisamente a Sterzing, l'odierna Vipiteno, allora nel Tirolo austro-ungarico, dove si era recato a visitare dei parenti.[3]

Lasciò notevoli opere militari. La maggior parte dell'archivio di Oreste Baratieri si trova presso l'Archivio di Stato di Venezia, tranne una parte conservata presso il Museo Storico in Trento.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il colonnello Baratieri (seduto, cappello bianco, giacca grigia, pantaloni bianchi) e il suo stato maggiore a Saati, Eritrea, 1888.

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 27 novembre 1894[4]
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Per i combattimenti presso Capua»
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa
Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine di Nichan Iftikar (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di Nichan Iftikar (Tunisia)
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sul punto le fonti discordano: alcune lo danno nel regio esercito già 10 anni prima, come Angelo Del Boca e l'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, che fornisce la data del 4 maggio 1862
  2. ^ Camera dei Deputati
  3. ^ Giovanni Trucco - Pietro Fedele, Grande Dizionario Enciclopedico, Unione Tipografico-Editrice Torinese (UTET), 1934, Vol.2 p.87
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Comandante dell'Eritrea Successore
Antonio Gandolfi 28 febbraio 1892 - 22 febbraio 1896 Antonio Baldissera
Governatore

Controllo di autorità VIAF: 69005032 LCCN: n88134204 SBN: IT\ICCU\RAVV\024648