Tarì

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Roberto il Guiscardo
Spahr 1 1072 96214.jpg
Legenda araba e Corano 9:33 Legenda cufica[1].
AV quarto di dinar (Tarì) (18mm, 0.95 g), zecca di Palermo. Coniato nel 466 AH (1072 d.C.).
Spahr 1; MEC 66.
Ruggero II (1130-1154)
Tarì Spahr 63.jpg
"al-malik Rujar al-mu'tazz billah" (re Ruggero, potente per grazia di Dio) intorno a un cerchio costituito da sei pallini. Uno più grande a centro; zecca e data nel bordo esterno IC/XC[2] NI/KA[3] in due linee nel campo ai fianchi della croce centrale; zecca e data nel bordo esterno.
AV Tari (13mm, 1,47 g, 11h), zecca di Palermo (?). Battuto 1140-1154.

Il tarì è il nome di varie monete circolate nell'area del Mediterraneo.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine deriva dal latino tarenus, che a sua volta viene dall'arabo طري (tarī), ovvero fresco [di conio]. Altri nomi sono taro, tarino, trapesso o trappeso.[4][5]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Arabi[modifica | modifica sorgente]

Nasce come moneta araba d'oro dal peso di circa 1 grammo dal valore di circa 1/4 del dinar arabo-islamico e inizialmente chiamata rubaʿi (lett. quartino). Fu introdotto in Sicilia verso il 913 dai Fatimidi. Era coniato con caratteri cufici ed il metallo era di buona qualità.[5]

Imitazioni in buona lega furono fatte dai longobardi a Salerno ed Amalfi tra il 940 ed il 1087.[5]

Queste imitazioni divennero di qualità scadente e verso la metà dell'XI secolo la legenda araba che era circolare fu cambiata e disposta in più linee sia al dritto che al rovescio.[5]

Amalfi[modifica | modifica sorgente]

Fronte e retro di un tarì amalfitano

La repubblica marinara di Amalfi ebbe il tarì amalfitano, derivato dall'analoga moneta araba, come sua propria unità monetaria ufficiale, e grazie alla sua grandiosa potenza mercantile lo diffuse in tutto il Mediterraneo.

Nella zona della città, vicino alla spiaggia, c'era una piazza dove operavano i cambiavalute ed i firmatari delle banche fiorentine e senesi.

La Zecca di Amalfi cessò la sua attività nel 1220, quando Federico II la chiuse.

Normanni e Svevi[modifica | modifica sorgente]

Federico II (1220-1250).
Spahr 95 1250 99223.jpg
Legenda pseudo-cufica intorno ad aquila coronata IC/XC[2] NI/KA[3] in due linee ai lati di croce; Ω ai due lati in alto.
AV, 10mm, 1,83 g), zecca di Brindisi (?), ca. 1231-1250

Spahr 95; MEC 14, 532

Dopo la conquista normanna la coniazione fu mantenuta. Le prime monete normanne furono coniate da Roberto il Guiscardo prima a Palermo (ca. 1071) e poi a Salerno (ca. 1080). Le monete continuavano a presentare inizialmente legende cufiche.[5]

Monete con legende cufiche più o meno corrotte furono coniate nell'Italia meridionale mentre in Sicilia le legende erano copiate con esattezza. Le prime monete con le sigle cristiane risalgono a Ruggero II (1130-1154): ai lati della croce era scritto ΙC ΧC[2] e ΝΙ ΚΑ[3], sigla mantenuta dai suoi successori.

La coniazione del tarì proseguì anche sotto il dominio degli Hohenstaufen, quando furono coniati multipli con un peso che superava iI 5 grammi. Federico II li fece coniare con l'aquila sveva ad ali spiegate.[5] L'augustale di Federico aveva il valore di 5 tarì.

Le monete degli Svevi erano date a peso e quindi si trovano con forti differenze di peso tra un pezzo e l'altro.[5]

La coniazione cessò dopo Carlo d'Angiò (1268-1282).

Aragona[modifica | modifica sorgente]

Ferdinando il Cattolico
Tarì.jpg
Stemma coronato ed inquartato di Spagna; (1° e 4°) e Sicilia ed Aragona (2° e 3°) Aquila coronata di fronte, testa sin.; M C sotto.
AR Tarì [Aquila] (3,46 g), zecca di Messina.

Fu reintrodotto, nel regno di Sicilia, come moneta d'argento da Ferdinando II di Aragona. Il valore era di 1/12 di piastra.

Napoli[modifica | modifica sorgente]

Il tarì era in circolazione nel XVII secolo a Napoli. Cesare D'Engenio Caracciolo, nell'opera Napoli Sacra (Napoli, Ottavio Beltrano, 1633), menziona il pagamento di un tarì al mese per il mantenimento della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, fabbricata a Napoli dalla corporazione degli stallieri nel marzo del 1609. Fu introdotto nuovamente da Ferdinando IV nel regno di Napoli e poi nel regno delle Due Sicilie dove valeva 2 carlini. La monetazione del tarì di Ferdinando inizia nel 1788. La moneta ha il valore di 1/6 di piastra, cioè due carlini o 20 grana. Il diametro è di 25 millimetri, il peso di 4,58 grammi con un titolo di 835/1000. Dopo la fine del periodo napoleonico la monetazione riprese nel 1818 con una moneta leggermente ridotta di diametro (23 mm) e peso (4,5 g).

Il successore, Francesco I coniò il tarì nel 1826 con un titolo diminuito (823/1000) e con un peso aumentato a 4,39 g che, essendo diminuito il diametro, rende la moneta più spessa.

Ferdinando II coniò il tarì tutti gli anni dal 1831 al 1859 con caratteristiche simili alla moneta paterna.

Francesco II, nel suo breve regno, coniò la moneta solo nel 1859.

Sicilia[modifica | modifica sorgente]

In Sicilia il tarì aveva un valore diverso da Napoli. Carlo III (1734-1759) coniò una serie di moneta con valore da 1/2, 1, 2, 3, 4, 6 e 12 tarì. I multipli erano in argento a 916‰ mentre il titolo era del 908‰ per il 1/2 tarì ed il tarì. Quest'ultimo pesava 2,16 grammi ed aveva un diametro di 19-20 millimetri.

Il figlio Ferdinando, che in Sicilia era il terzo con questo nome, coniò gli stessi valori del padre nel periodo 1759-1816. Dopo quella data le monetazioni dei due regni (Napoli e Sicilia) furono unificate e non ci furono più monete separate per la Sicilia.

L'ultima moneta siciliana denominata in tarì fu quella da 12 tarì, battuta nel 1810. Era una moneta di 27,32 grammi di argento al titolo di 854‰ e con un diametro di 38 millimetri. Al dritto il busto corazzato con lunghi capelli e nel giro FERDINANDUS III.D.G.REX; in esergo TARI 12. Al rovescio era raffigurata una grande aquila circondata da una corona d'alloro. Nel giro UTR. SIC. HIER. INFANS HISP. ([Re di] entrambe le Sicilie e Gerusalemme, infante di Spagna). Nel contorno in rilievo SUB BONO PRINCIPE NULLA DOLO VIA.

Malta[modifica | modifica sorgente]

I tarì furono coniati anche a Malta dal 1530 alla fine del XVIII secolo.

Sovrano Militare Ordine di Malta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scudo maltese.

Il tarì è tuttora un sottomultiplo dello scudo maltese, emesso dal Sovrano Militare Ordine di Malta. In particolare viene coniata la moneta da 9 tarì.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Per ordine di Roberto Duca, il gloriosissimo signore della Sicilia," in quattro linee; intorno: "Bismillah (In nome di Dio) coniò questo dinar in [Siqilliyya nell'anno sei e] sessanta e quattrocento" (anno dell'Egira).
  2. ^ a b c ΙΗCOYC XPICTOC (Iesoùs Christòs): Gesù Cristo in greco
  3. ^ a b c NIKATOP (Nikator): Vincitore
  4. ^ Klütz: Müntzname...
  5. ^ a b c d e f g Martinori: La Moneta...

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]