Otranto

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Otranto panorama port.jpg

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Veduta panoramica del porto otrantino
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Otranto
Panorama di Otranto
Veduta di Otranto dal bastione dei Pelasgi
Otranto - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Regione-Puglia-Stemma.png Puglia
Provincia: stemma Lecce
Coordinate: 40°9′0″N 18°29′0″E / 40.15, 18.48333Coordinate: 40°9′0″N 18°29′0″E / 40.15, 18.48333
Altitudine: 15 m s.l.m.
Superficie: 76 km²
Abitanti:
5.483 30-11-2008 
Densità: 71,8 ab./km²
Frazioni: Porto Badisco, Conca Specchiulla 
Comuni contigui: Cannole, Carpignano Salentino, Giurdignano, Melendugno, Palmariggi, Santa Cesarea Terme, Uggiano la Chiesa
CAP: 73028
Pref. telefonico: 0836
Codice ISTAT: 075057
Codice catasto: G188 
Nome abitanti: otrantini o idruntini 
Santo patrono: beati martiri di Otranto 
Giorno festivo: 14 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
Veduta della città vecchia

Òtranto è una cittadina di 5.483[1] abitanti della Puglia in provincia di Lecce, situata lungo la costa orientale della penisola salentina. È la città più orientale d'Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, fuori dal centro abitato, è il punto posto più a est della penisola italiana.

Centro bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all'imponente castello e alla cattedrale. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d'Otranto, che separa l'Italia dall'Albania, e alla Terra d'Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli.

Indice

[modifica] Etimologia

In epoca romana Otranto era conosciuta come Hydruntum, dal nome del torrente Hydrus nella cui vallata sorge la città. Altre fonti [2] danno come nome latino Odruntum, termine sempre tuttavia legato alla parola acqua, precisamente al termine messapico "Odra", appunto acqua. Gli otrantini veraci pronunciano Ótruntu il nome del loro paese e ciò è importante per risalire all'origine preromanza dell'appellativo, il quale certamente iniziava con una O accentata.

[modifica] Geografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia.

Punta Palascìa o Capo d'Otranto, situato nel territorio comunale di Otranto, è il punto più ad Oriente d'Italia. Secondo le convenzioni nautiche, questo luogo è il punto di separazione tra il Mar Ionio ed il Mar Adriatico[3].

Il territorio comunale che si estende per 76 km², confina a nord con i comuni di Melendugno e Carpignano Salentino, ad ovest con i comuni di Cannole, Giurdignano e Palmariggi, a sud con i comuni di Uggiano la Chiesa e Santa Cesarea Terme, ad est con il Mare Adriatico.

Il territorio del comune risulta compreso tra gli 0 e i 101 metri sul livello del mare con un'escursione altimetrica complessiva pari a 101 metri.

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Storia del Salento e Storia della Puglia.
Le mura

Le immediate vicinanze di Otranto erano abitate probabilmente già dal Paleolitico, certamente dal Neolitico; la città fu poi popolata dai messapi (di cui nel 1995 sono state scoperte le mura ed una porta della città), stirpe che precedeva i greci, quindi - conquistata da costoro - entrò nella Magna Grecia e, ancora, cadde nelle mani dei romani, diventando presto municipio.

Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.

Prima che Otranto diventasse colonia romana, esisteva già una complessa rete viaria che metteva in comunicazione la cittadina con il resto del Salento e con la Puglia in genere. I Romani non fecero altro che rinforzarla, introducendola nelle loro arterie di comunicazione. Ad Otranto rimangono ancora delle testimonianze del passaggio dei Romani: due basi di marmo con epigrafe latina, risalenti al II secolo d.C., che riconducono agli imperatori L. Aurelio Vero e M. Aurelio Antonino. Nel 162 la città chiese ed ottenne di battere moneta e fu così che venne aperta una zecca, rimasta attiva sino al secondo secolo d.C. Pian piano il porto di Otranto divenne sempre più importante, superando anche quello di Brindisi. Tale realtà non fece altro che consolidarsi in epoca paleocristiana.

Il sacco di Otranto

Il 28 luglio 1480, un'armata turca proveniente da Valona forte di 90 galee, 40 galeotte ed altre navi, per un totale di circa 150 imbarcazioni e 18.000 soldati, si presentò sotto le mura di Otranto.

La città resistette strenuamente agli attacchi, ma la sua popolazione di soli 6.000 abitanti non poté opporsi a lungo ai bombardamenti. Infatti, il 29 luglio la guarnigione e tutti gli abitanti abbandonarono il borgo nelle mani dei Turchi, ritirandosi nella cittadella mentre questi ultimi cominciavano le loro razzie anche nei casali vicini.

Quando Gedik Ahmed Pasha chiese la resa ai difensori, questi si rifiutarono ed in risposta le artiglierie turche ripresero il bombardamento. L’11 agosto, dopo 15 giorni d’assedio, Gedik Ahmed Pasha ordinò l’attacco finale durante il quale riuscì a sfondare le difese e ad espugnare anche il castello.

Reliquie dei Martiri di Otranto conservate nella Cattedrale della Città

Nel massacro che ne seguì, tutti i maschi di oltre quindici anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini furono ridotti in schiavitù. Secondo alcune ricostruzioni storiche, i morti furono in totale 12.000 e i ridotti in schiavitù 5.000[senza fonte], ma le dimensioni della città non giustificano queste stime.

I superstiti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare con l’arcivescovo Stefano Agricoli. Gedik Ahmed Pasha ordinò loro di rinnegare la fede cristiana, ma ricevendone un netto rifiuto, irruppe con i suoi uomini nella cattedrale e li catturò. Furono quindi tutti uccisi, mentre la chiesa, in segno di spregio, fu ridotta a stalla per i cavalli.
Particolarmente barbara fu l’uccisione dell'anziano arcivescovo Stefano Agricoli, il quale incitò i superstiti a rivolgersi a Dio in punto di morte. Fu infatti sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città.
Il comandante della guarnigione Francesco Largo venne invece segato vivo.

A capo degli Otrantini che il 12 agosto si erano opposti alla conversione all'Islam era anche il vecchio sarto Antonio Pezzulla, detto Il Primaldo.

Il 14 agosto Gedik Ahmed Pasha fece legare i superstiti e li fece trascinare sul vicino colle della Minerva dove ne fece decapitare almeno 800 costringendo i parenti ad assistere alle esecuzioni. Il primo ad essere decapitato fu Antonio Primaldo. Durante quel massacro le cronache raccontano che un turco, tal Bersabei, si convertì nel vedere il modo in cui gli otrantini morivano per la loro fede e subì anche lui il martirio impalato dai suoi stessi compagni d'arme.

Dopo tredici mesi Otranto venne riconquistata dagli Aragonesi.

Un processo canonico iniziato nel 1539 terminò il 14 dicembre 1771, allorché papa Clemente XIV dichiarò Beati gli 800 trucidati sul colle della Minerva, autorizzandone il culto- Da allora essi sono protettori di Otranto.

In vista di una possibile canonizzazione, su richiesta dell'Arcidiocesi di Otranto, il processo è stato recentemente riaperto, confermando in pieno le conclusioni del precedente. Papa Benedetto XVI, il 6 luglio 2007, ha emanato un decreto in cui riconosce il martirio di Antonio Primaldo e dei suoi concittadini uccisi "in odio alla fede".

L'importanza del suo porto le fece assumere il ruolo di ponte fra oriente e occidente. Otranto fu centro bizantino e gotico, poi normanno, svevo, angioino e aragonese. Nella sua splendida cattedrale, costruita fra il 1080 e il 1088, nel 1095 venne impartita la benedizione ai dodicimila Crociati che, al comando del principe Boemondo I d'Altavilla (1050-1111), partivano per liberare e per proteggere il santo Sepolcro. Di ritorno dalla Terra Santa, proprio a Otranto San Francesco d'Assisi era approdato nel 1219, accolto con grandi onori. A Otranto, l'11 settembre 1227, era morto a seguito di malaria il langravio di Turingia, sposo di Santa Elisabetta d'Ungheria.

Nel 1480 fu espugnata dai Turchi, che fecero strage della popolazione durante la Battaglia di Otranto, uccidendo 800 persone: si tratta dei beati Martiri idruntini. I Turchi distrussero anche il Monastero di San Nicola di Casole (poco a sud di Otranto). In tale monastero, i monaci basiliani avevano costituito la più vasta biblioteca dell'allora occidente oltre ad aver istituito la prima forma di college nella storia, che ospitava ragazzi provenienti da tutta Europa che si recavano a Otranto per studiare. Fu uno di questi monaci (Pantaleone) l'autore del monumentale mosaico pavimentale (il più grande in Europa) contenuto nella cattedrale. I Codici prodotti in questo monastero sono ora custoditi nelle migliori biblioteche d'Europa, da Parigi a Londra, da Berlino a Mosca.

Dopo la pesante distruzione da parte dei Turchi, la città si rianimò, presa dalla voglia di riscattarsi. Nel 1539 contava 3200 abitanti con 638 fuochi. In questi anni, Otranto fu contesa dai Veneziani e nuovamente dagli Angioini. Nel frattempo gli Ottomani tentarono nuovi assalti alla città, nel 1535 e nel 1537, ma fortunatamente Otranto riuscì sempre a resistere.

A partire dalla seconda metà del Seicento, Otranto visse un netto calo della sua importanza. Il commercio fu soggetto ad un arresto e le manifestazioni culturali furono pressoché nulle. Anche nel settore edile non ci furono grandi novità. Molti degli abitanti di Otranto, ormai esausti e spaventati dalle continue incursioni via mare, decisero di lasciare il proprio paese per trasferirsi in luoghi più sicuri. Fu così che la città perse quel posto primario che occupava nel Salento. Otranto subì altri attacchi dei saraceni, nel 1614 e nel 1644, ma riuscì ad uscirne indenne. Molti terreni della zona circostante furono abbandonati e ciò causò la formazione di paludi, dove il rischio di contrarre la malaria si fece sempre più alto.

Il Settecento fu il secolo di una moderata ripresa. L'edilizia crebbe, seppur lievemente. Tutto ciò si deve alla presenza di alcune famiglie che da altri centri della Terra d'Otranto si trasferirono ad Otranto per investire i loro risparmi in beni immobili.

Nel 1800, la campagna otrantina che circondava i Laghi Alimini era squallida e deserta. Esistevano solo poche masserie, alcune delle quali erano abitate solo in alcune stagioni dell'anno. In quest'area, il rischio di contrarre malattie era molto elevato nel periodo estivo, quando avveniva il prosciugamento delle zone paludose.

Il primo progetto di bonifica fu stilato nel 1868 dal Genio Civile di Bari, il quale, dopo aver rilevato tutta la superficie del lago e dopo averne misurato la profondità, riconobbe le zone di impaludamento e suggerì il modo di sanarle. Le paludi, quindi, lasciarono lo spazio a terreni coltivabili. Venne ripresa l'agricoltura.

Nel periodo napoleonico la cittadina divenne Ducato del Regno di Napoli e si verificò una netta ripresa grazie al Ministro Fouch. Le fortificazioni otrantine furono soggette ad una totale trasformazione a partire dal 1866 e molti beni urbanistici della città finirono nelle mani del demanio. Il fossato del Castello fu ricoperto da terra e brecciolina e un tratto delle mura fu abbattuto.

Il Novecento fu un secolo di emigrazioni verso la Germania e la Svizzera alla ricerca di un posto di lavoro. Alla fine degli anni Novanta, la città ha vissuto gli sbarchi in massa sulle sue coste dei profughi albanesi in fuga dalla loro terra.

[modifica] Economia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Economia della Puglia.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Monumenti

I monumenti principali della cittadina di Otranto sono la cattedrale, col suo notevole pavimento a mosaico risalente agli anni 1163-1165, il castello al cui rafforzamento fece provvedere Federico II di Svevia, la chiesa bizantina di San Pietro, che costituisce la chiesa più antica di Otranto, le mura angioine e il centro storico. Si ricorda, inoltre, la piccola chiesa dedicata alla Vergine degli Abissi e la chiesa di Santa Maria dei Martiri.

[modifica] Cattedrale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Pantaleone e Cattedrale di Otranto.
Cattedrale
Il mosaico pavimentale della cattedrale
Interno della cattedrale
Chiesa di San Pietro
Chiesa di San Pietro - Interno
Cappella Madonna dell'Altomare

La Cattedrale di Otranto, edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, è stata consacrata al culto il primo agosto 1088 durante il papato di Urbano II. Misura 54 m di lunghezza e 25 m di larghezza. Costruita su 42 colonne monolitiche e tutte di riporto, diverse per qualità del granito e del marmo, per stile e tempo di produzione di cui si ignora la provenienza. Composta da 23 semicolonne che formano 45 campatele quadrate più tre dell'abside centrale suddivisi in 5 filari per 9. Alcune delle colonne sono lisce ed altre ricoperte da scanalature, per mezzo della disparità dei materiali, grazie ad una disposizione sapiente, creano l'effetto di grande omogeneità e non di confusione.

Sulla facciata a doppio spiovente spicca un portale barocco del 1764 e un rosone rinascimentale a 16 raggi con fini trafori gotici di forma circolare con transenne convergenti al centro, secondo l'arte gotico-araba della fine del XV secolo. Il soffitto della navata centrale è formata a cassettoni in legno dorato e risale al 1698 mentre il paliotto dell'altare maggiore, in argento, è opera di oreficeria napoletana del '700.

Alcuni affreschi parietali situati all'interno del tempio e nella cripta evidenziano tracce bizantine. Il pavimento a mosaico, in tessere policrome di calcare locale durissimo, è stato eseguito tra il 1163 e il 1166 da un gruppo di artisti capeggiati un monaco basiliano di nome Pantaleone, probabilmente del Monastero di San Nicola di Casole, su commissione dell'arcivescovo Gionata. Questa vera e propria opera d'arte, unica nel Mezzogiorno, resistette all'invasione turca del 1480. Si dispiega lungo tutta la navata centrale, sul presbiterio, l'abside e i bracci del transetto, e vi è raffigurato l'immaginario medievale, con ricchezza espressiva e secondo un senso di horror vacui che non risente dell'irregolarità dei tasselli né dell'assenza di plasticità.

Nella navata destra, in sette grandi armadi a muro presenti nell'abside, si conservano le ossa dei beati Martiri di Otranto. Sono i resti di ottocento e più cittadini sgozzati dai Turchi sul Colle di Minerva il 14 agosto 1480, per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. Otranto, per questo evento glorioso, è chiamata anche la 'Città-martire'. Alcune reliquie di questi beati si venerano anche nella chiesa di Santa Caterina a Formiello (Napoli).

Sempre all'interno della cattedrale, un altro ambiente di grande valore storico e artistico che risale al secolo XI è quello della cripta, dalla forma semianulare, con tre absidi sporgenti e cinque navate. I meravigliosi capitelli risalgono ad ascendenze diverse, dal dorico-romanico, al corinzio e allo ionico. I moderni restauri la hanno liberata dalle soprastrutture barocche settecentesche.

[modifica] Chiesa Vergine degli Abissi

Da visitare, seppur piccolissima, è anche la chiesa della Vergine degli Abissi, dove tutte le decorazioni richiamano alla tradizione marittima: il pavimento, a mosaico, è decorato al centro con una stella di tradizione marinara, circondata da nodi Savoia o ad otto. Tutti gli arredi, l'illuminazione, richiamano ai temi del mare: dal cavalluccio marino, al delfino, all'ancora alla conchiglia, quest'ultima che riunisce una doppia simbologia: legata al mare da una parte, legata all'iconologia della perfezione dall'altra. Quest'ultima iconologia sarà riscontrabile in opere ed artisti noti: da Piero della Francesca a Salvador Dalì.

[modifica] Basilica di San Pietro

La Basilica di San Pietro è la prima chiesa di Otranto. È uno degli edifici medievali del Mezzogiorno più rappresentativi della tradizione costruttiva bizantina e rimane la più alta e viva espressione dell'arte bizantina in Puglia.

La chiesa, risalente al VIII secolo, è situata nel cuore del centro storico della cittadina. Ha una pianta a croce greca inserita in un quadrato, con una cupoletta monolitica all'incrocio dei due bracci e tre absidi. Originariamente era dotata di una porta laterale e di un altare risalente al Seicento. All'interno si notano otto colonne, quattro libere e quattro semincastrate. Di grande importanza sono gli affreschi. Essi raffigurano scene bibliche. Sulla volta a botte della navata posta a nord-ovest campeggiano l'Ultima Cena e la Lavanda dei piedi. Nell'imbotte del braccio sud si nota il Battesimo di Cristo.

[modifica] Cappella Madonna dell'Altomare

La Cappella dello Spirito Santo, conosciuta con il nome di Madonna dell'Altomare, si trova arroccata su un'altura che scende direttamente nel mare. La sua storia è poco conosciuta. In origine doveva essere una piccola struttura che divenuta ormai instabile venne ricostruita nel 1744 dagli otrantini. Fu così che l'ampliarono e la resero più agevole. Diversi furono nel corso dei secoli i restauri effettuati, fra cui l'ultimo ha cercato di riportare l'edificio al vecchio splendore.

[modifica] Santuario Santa Maria dei Martiri

Il Santuario è situato in una zona periferica a sud di Otranto e fu eretto in cima all'altura dove, nel 1480, furono decapitati gli Ottocento Martiri otrantini.

Si suppone che in questo sito ci fosse, in epoca precristiana, un tempio dedicato alla dea Minerva, per tale motivo questa zona viene ancora oggi chiamata Minerva. Dopo il tragico eccidio, il duca Alfonso di Calabria fece costruire questa chiesa, alla quale si accede dopo una lunga scalinata. Salendo, sulla destra, si nota una piccola cappella dove, originariamente, si trovava il sasso sul quale furono decapitati gli ottocento otrantini, oggi collocato in Cattedrale. Sulla sinistra, invece, vi è una colonna che ci ricorda la morte, per impalatura, del carnefice Berlabei, che fu ucciso dopo essersi convertito al Cristianesimo. L'attuale santuario barocco, costruito nel 1614 dove sorgeva l'antica chiesa dei Martiri, è dedicato a San Francesco da Paola, protettore di Otranto insieme ai Beati Martiri. All'interno sulla sinistra, risalta un'epigrafe su lapide marmorea del 1880 che descrive tutto l'iter di quegli accadimenti. Lungo le pareti della chiesa vi sono, inoltre, alcune tavole marmoree recanti i nomi di alcuni Martiri. L'altare maggiore è realizzato in pietra leccese sempre in stile barocco. Sul soffitto si può ammirare una grande tela riproducente la Presa di Otranto.

[modifica] Monastero di San Nicola di Casole

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Monastero di Casole.

I resti dell'antico monastero di Casole sorge a pochi km a sud di Otranto erappresenta uno dei luoghi più importanti del Salento, a livello storico, artistico e culturale. Il casale fu fondato nel 1098 da Boemondo I d'Antiochia. Successivamente l'insediamento venne donato ad un gruppo di basiliani guidati da Giuseppe, che fu primo abate del futuro monastero.

Attivissimo centro culturale, conservò per lunghi secoli numerosissimi volumi greci e latini. Era all'epoca una delle biblioteche più ricche d'Europa. Venne distrutta nel 1480, in seguito alla devastazione dei Turchi. Di essa rimangono oggi solo rovine.

[modifica] Il Castello di Otranto

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Veduta panoramica del castello di Otranto

Il castello di Otranto, che diede il nome al primo romanzo gotico della storia, è uno dei vanti della città e di tutta la Puglia. Fatto costruire da Ferdinando I d'Aragona tra il 1485 e il 1498, il castello fu ideato da Ciro Ciri con la consulenza di Francesco di Giorgio Martini. Al tempo in Piazza Castello, luogo dove si trova l’edificio, si ergevano delle fortificazioni risalenti al periodo della dominazione sveva con l’aggiunta dei ritocchi operati dai turchi intorno al 1480. Sotto la giurisdizione aragonese, il castello venne circondato da un alto fossato e Ciri vi fece aggiungere tre torrioni cilindrici angolari. Sebbene la pianta del castello sia pentagonale, essa risulta piuttosto irregolare soprattutto a causa dei successivi rifacimenti risalenti al secolo XVI. Nel 1578 infatti, sul lato dell’edificio che da sul mare, venne aggiunto un bastione a lancia con dei baluardi esterni per avvistare l’arrivo di navi e flotte nemiche. Sul bastione sono incisi gli scudi gentilizi di Antonio da Mendoza e di Don Pedro da Toledo, allora signori della città, mentre sul portone d’ingresso è scolpito lo stemma di Carlo V.

Chiesa Madonna della Serra-Veduta Esterna
Chiesa Madonna della serra-Affreschi Interni

[modifica] Cripte e Chiese Rupestri

Nel territorio di Otranto, ricadono numerose testimonianze di cripte bizantine e di chiese rupestri e rurali. Le cripte sono disseminate lungo la Valle delle Memorie e lungo la Valle dell'Idro. Le cripte, tutte databili intorno all'anno mille, sono quelle di: San Nicola, del Padreterno e di San Giovanni, quest'ultima con annesse catacombe.

Nella parte più meridionale del territorio otrantino, al confine con i comuni di Santa Cesarea Terme, Minervino di Lecce e Uggiano la Chiesa, sorge una caratteristica chiesa rurale della fine del seicento. La chiesa a volta lunettata è dedicata alla Madonna della Serra e presenta tracce di affreschi. Attualmente è in stato di completo abbandono.

Lo Stemma

Descrizione dello stemma: un campo d’azzurro, alla torre cilindrica d’argento, avvinghiata da una serpe di nero che, risalendo in senso sinistrorso i fianchi di essa torre, introduce la testa nell’alta finestra aperta nel campo… lo scudo fra due rami di quercia e d’alloro decussati alla base è timbrato dalla corona urbica del rango di città.

Otranto-Stemma.png

[modifica] Personaggi illustri

  • Guglielmotto d'Otranto - teologo e profondo conoscitore del greco, del latino e delle sacre scritture visse nella metà del 1200
  • Marco Monaco - letterato e arcivescovo secolo IX
  • Mauro da Otranto - monaco basiliano del Monastero di San Nicola di Casole XV secolo
  • Angelo Stefanachi - notaio secolo XVII
  • Saverio De Marco - gesuita secolo XVIII
  • Nettario di Casole - teologo del monastero di Casole secolo XII

[modifica] Musei e Biblioteche

  • Museo Diocesano, Palazzo Lopez - piazza Basilica
  • Biblioteca Comunale Maria Corti, Scuola Media - via Cappuccini
  • Biblioteca Antonio Corchia, Bastione dei Pelasgi - via Leondari

[modifica] Località costiere afferenti al comune

Spiaggia a Conca Specchiulla
Scorcio del Lago Alimini Grande
La parte settentrionale della Baia dei Turchi.
Baia di Porto Badisco
Baia dell'Orte nei pressi di Punta Palascìa

Il comune di Otranto si affaccia lungo la costa orientale salentina per circa 20 km e comprende il punto più orientale d'Italia.

[modifica] Località a nord di Otranto

Conca Specchiulla è la località marina di Otranto posta più a nord. La costa si presenta alta e rocciosa, caratterizzata da piccole insenature sabbiose. A 400 metri dal mare sorge l'omonimo villaggio residenziale, nato nelle vicinanze di alcune antiche masserie.

I Laghi Alimini Alimini Grande e Alimini Piccolo (o Fontanelle), sono due laghi di modeste dimensioni facenti parte dell'Oasi protetta dei Laghi Alimini. I due laghi sono collegati da un canale. Alimini Grande è stato generato dalla continua erosione del mare, e si estende in lunghezza per circa 2,5 km ed ha una profondità di circa 4 metri. Alimini Piccolo è generato invece da numerose sorgenti di acqua dolce, ed è chiamato per questo anche "Fontanelle". Si estende in lunghezza per circa 2 km e la profondità non supera il metro e mezzo.

Il territorio circostante i laghi è ricco di vegetazione e fra le specie di piante sono presenti la rarissima orchidea di palude, la castagna d’acqua, una specie in via di estinzione in Italia, formata da grossi frutti della stessa sembianza della castagna ed erba vescica, una pianta carnivora, dotata di minuscoli pettini che appena toccati da insetti, aprono delle vesciche che aspirano al proprio interno le prede.

Baia dei Turchi è il luogo dove, secondo la leggenda, sbarcarono i guerrieri turchi nel corso dell'assedio alla città di Otranto del XV secolo (battaglia di Otranto). Sabbiosa ed incontaminata, la baia appartiene alla pregiata Oasi protetta dei Laghi Alimini, uno degli ecosistemi più importanti del Salento e della Puglia.

Tra i tratti di costa si segnalano inoltre le spiaggie di San Giorgio e Frassanito.

[modifica] Località a sud di Otranto

Baia dell'Orte

Punta Palascia, o Capo d'Otranto, è il punto più orientale d'Italia. La costa si presenta con scogliere a picco sul mare. Il faro ivi collocato, recentemente ristrutturato, è uno dei cinque fari del Mar Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea. Costituisce spesso meta di turisti e curiosi, anche a causa della tradizione di attendere l'alba del capodanno ai piedi del faro, trattandosi della prima alba del nuovo anno in Italia.

Secondo le convenzioni nautiche questo luogo è il punto di separazione tra il Mar Ionio ed il Mar Adriatico.[3]

Torre Sant'Emiliano è una località posta immediatamente a sud di Punta Palascìa. Il paesaggio circostante è arido e brullo, dove la vegetazione predominante è quella della macchia mediterranea. La località prende il nome dalla cinquecentesca torre costiera posizionata a 50 metri sul livello del mare. Da segnalare è la presenza di alcune masserie fortificate e lungo i resti delle saline messapiche.

Porto Badisco è una nota località balneare situata nel territorio del comune di Otranto. Meta turistica di notevole interesse storico-paesaggistico, essa si affaccia sul mar Ionio (trovandosi a sud di punta Palascìa, convenzionale confine tra mar Adriatico e Ionio), dista 35 km da Lecce, 8 km da Santa Cesarea Terme e 15 km da Castro. Secondo un'interpretazione corrente, fu proprio Badisco il primo approdo di Enea, descritto nell'Eneide di Virgilio: l'eroe vi avrebbe fatto scalo nel suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia (secondo studi recenti tale approdo potrebbe in realtà situarsi nei pressi di Roca Vecchia, nel comune di Melendugno o a Castro Marina). A Porto Badisco si trova inoltre la Grotta dei Cervi, che contiene importanti graffiti paleolitici ed è caratterizzata da numerosi anfratti e calette di rara bellezza. In Direzione Santa Cesarea-Castro-Leuca, inoltre, si trova la cosiddetta Grotta delle Striare, cioè grotta delle streghe, caratteristica per l'entrata attraversata in diagonale da una lingua di roccia.

Dall'ottobre 2006 parte del territorio di Otranto rientra nel Parco della costa di Otranto-Santa Maria di Leuca e del bosco di Tricase, istituito dalla Regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di pregiati beni architettonici e di importanti specie animali e vegetali.

[modifica] Torri costiere

Il litorale del comune di Otranto è ricco di strutture difensive costruite nel XVI secolo da Carlo V per difendere il territorio dagli attacchi saraceni.

Da nord a sud sono presenti:

Esistevano in passato altre due torri andate distrutte nel XIX secolo: Torre Palascìa e Torre Badisco.

[modifica] Manifestazioni ed Eventi

[modifica] Festa dei Santi Martiri

Processione con l'urna dei Martiri

I solenni festeggiamenti per i Beati Martiri di Otranto, protettori della cittadina, si aprono con la tredicina il 31 luglio in Cattedrale con la solenne esposizione dell'urna dei Martiri. Poiché sono patroni non solo della città ma anche dell'Arcidiocesi di Otranto, la tredicina viene ravvivata e vissuta dall'intera diocesi attraverso le Vicarie (zone pastorali). Ciascuna Vicaria è presente ed anima una serata della tredicina, la quale termina il 12 agosto.

Il 13 agosto è interamente dedicato alla commemorazione civile dell'eccidio di Otranto. Nel tardo pomeriggio, il sindaco, l'Arcivescovo, le autorità civili, militari e religiose, dal palazzo comunale si recano presso il Monumento, in piazza degli Eroi. Deposta una corona di fiori, si tiene il discorso commemorativo. Nella tarda serata, viene organizzata una veglia diocesana per giovani sul colle del martirio.

Il 14 agosto in Cattedrale si svolge il solenne pontificale presieduto dall'Arcivescovo con la presenza delle autorità, del presbiterio diocesano e di una larga partecipazione del laicato della diocesi. Nel pomeriggio, si svolge la processione con l'urna contenente le reliquie dei BB. Martiri trasportate per le vie della città dai giovani sacerdoti della diocesi hydruntina.

Il programma civile prevede l'addobbo con le luminarie delle strade, delle piazze e del lungomare, l'esibizioni di concerti bandistici e musicali e nella tarda serata, dopo la mezzanotte è previsto un suggestivo spettacolo pirotecnico.

[modifica] Festa di San Francesco da Paola

Il culto per San Francesco da Paola deriva da un debito della città nei suoi confronti. Il Santo indirizzò queste parole al re Alfonso d'Aragona per avvertirlo di ciò che stava accadendo nella città salentina: Otranto, città infelice, di quanti cadaveri vedo ricoperte le tue vie, di quanto sangue cristiano ti vedo inondata.

Questa profezia, tuttavia, rimase tristemente inascoltata e i Martiri otrantini ne sono la testimonianza tangibile. La città per riconoscenza dichiarò San Francesco compatrono.

La solennità religiosa ricade il 2 aprile, ma la festa si celebra una domenica di maggio, data che varia di anno in anno. La festa si apre con la processione che parte dal colle dei Martiri e giunge presso Porta Terra (una porta del centro storico). Qui, riprendendo un antico rito che risale al 1600, il sindaco di Otranto consegna la chiave della città al santo, quella stessa chiave che il podestà dell'epoca consegnò all'arrivo della statua in legno, realizzata dalla scuola veneziana. Al rientro in Cattedrale, si celebra la Messa presieduta dall'Arcivescovo, con la partecipazione delle autorità. L'omelia è tenuta da uno dei sacerdoti ordinati nell'anno.

Per l'occasione, tutta la zona della Minerva prende vita grazie alle luminarie e alle bancarelle; infine in serata c'è lo spettacolo pirotecnico.

[modifica] Festa della Madonna dell'Altomare

La statua viene posta sull'imbarcazione

La festa della Madonna dell'Altomare si tiene la prima domenica di settembre.

Nella mattinata, tutte le celebrazioni si svolgono nella cappella della Madonna dell'Altomare e, nel pomeriggio la solenne celebrazione dell'Eucarestia è presieduta dall'Arcivescovo, nel piazzale sottostante la chiesetta. Sono i pescatori di Otranto ad accompagnare la statua della Vergine, pregevole opera della fine dell'Ottocento, nel piazzale suddetto per la celebrazione della Messa e dopo al molo per la processione in mare.

Il peschereccio che accoglie la statua viene scortato da alcuni marinai, ai quali, tra l'altro, viene affidata la corona che verrà gettata in mare in memoria di tutte le sue vittime. L'imbarcazione, seguita da un nutrito gruppo di altre barche, traghetta il simulacro della Madonna verso il Porto. Dopo un breve giro al largo di Otranto, si sbarca e si ritorna, in processione, alla cappella. Consuete, come sempre, le luminarie e, a conclusione della serata, i fuochi d'artificio.

[modifica] Alba dei Popoli

Otranto, crocevia di culture, intreccio di etnie, come testimoniano i suoi monumenti e la sua storia passata e recente, celebra il legame del Salento con la civiltà mediterranea attraverso una rassegna di Arte, Cultura, Ambiente, Musica e Spettacoli.

L' Alba dei Popoli è un'iniziativa che prende spunto dalla forza simbolica esercitata dal primo sorriso del sole del nuovo anno all'Italia. La luce che giunge dall'Oriente illumina per prima proprio questo lembo di territorio.

La manifestazione, la cui prima edizione risale al 1999, ha visto la partecipazione, nel corso degli anni, di numerosi artisti ed intellettuali di livello internazionale come ad esempio, Eugenio Bennato, Edoardo Bennato, Vinicio Capossela, Pino Daniele, Mario Biondi, Roy Paci, oltre ad una lunga serie di rappresentanti istituzionali dei Paesi del Mediterraneo.

Ogni anno, la Città dei Martiri, nel periodo delle festività natalizie, organizza la manifestazione programmando quasi un mese di eventi di vario genere, per ricordare a tutti che la prima luce del nuovo anno giunge in Italia dal Salento, da Otranto.

[modifica] Trasporti

Otranto ospita una stazione omonima delle Ferrovie Sud Est che funge da capolinea della tratta Lecce-Zollino-Maglie-Otranto.

Inoltre a Otranto ha termine la SS16 adriatica, che congiunge la città con Padova per mezzo di un percorso di 1000,7 km, il che la rende la più lunga strada statale italiana.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Citazioni letterarie

« Affondare la propria origine - non necessariamente connessa alla nascita - in terra d’Otranto è destinarsi un reale-immaginario. E lì, appunto, nel primo dì di un settembre io fui nato. Otranto. Da sempre magnifico, religiosissimo bordello, casa di cultura tollerante confluenze islamiche, ebraiche, arabe, turche, cattoliche. Ne è testimone la stupenda cattedrale. Il suo favoloso mosaico figurante l’"albero della vita", dell’anno 1100»

[modifica] Eventi

  • L'Alba dei Popoli[5] (31 dicembre - 1º gennaio) è una rassegna di arte, cultura, ambiente, musica e spettacoli. Attraverso questa manifestazione, Otranto, luogo simbolo del Mediterraneo, crocevia di culture, intreccio di civiltà, celebra il legame della Puglia con la civiltà mediterranea, prendendo spunto dalla forza simbolica esercitata dal "primo sorriso del sole" del nuovo anno all’Italia. La storia antica e recente di Otranto, fondata sul dialogo tra le culture e sulla solidarietà, ha ispirato a partire dal 2000 questa iniziativa condotta congiuntamente dalla Provincia di Lecce e dal Comune di Otranto.
  • Il Premio Grinzane Terra d'Otranto[6] è un riconoscimento internazionale sul tema del confronto interculturale. Presenta due sezioni: la prima per un'opera letteraria che tratta il tema della tolleranza e dell'integrazione e la seconda per una particolare attività nel campo della solidarietà e del dialogo.
  • La Notte Rosa, tenutasi per la prima volta il 21 giugno 2008, è organizzata dall'Associazione dei Commercianti di Otranto (OCSO) e dal Comune di Otranto, con il patrocinio dell'Ufficio della Consigliera di Pari Opportunità della Provincia di Lecce. L'evento è dedicato all'universo femminile con incontri culturali, musica e letteratura.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Luciano Cariddi (lista civica) dal 29/05/2007
Centralino del comune: 0836 871111
Posta elettronica: ufficiostampa@comune.otranto.le.it

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Statistiche demografiche Istat, pagina consultata il 18/05/2009
  2. ^ L. R. Palmer, La lingua latina, Einaudi, Torino 1977, pag 50
  3. ^ a b Esistono comunque altre convenzioni che pongono il confine fra i due mari più a sud.
  4. ^ Ricalca la fama, diffusasi nella letteratura di fine secolo grazie al famoso romanzo, la scelta del titolo del ministro di polizia di Napoleone, Joseph Fouché, nominato appunto Duca d’Otranto dall’Imperatore dei francesi: esso rappresenta un classico dell’araldica napoleonica, essendo del tutto svincolato da precedenti nobiliari della località, ma anche una scelta dettata dalle reminisenze letterarie collegate alla località, che apparteneva al regno di Napoli e giustificò pertanto una investitura "in partibus" (usualmente conferita, in araldica, su territori occupati da potenze nemiche e non certo per un regno amico come quello di Giuseppe Napoleone e Gioacchino Murat).
  5. ^ L'Alba dei popoli
  6. ^ Premio Grinzane Terra d'Otranto

[modifica] Bibliografia

  • Alfredo Mantovano, Altro che leonessa d'Italia. Così Otranto salvò Roma, Il Foglio, 14 luglio 2007.
  • Otranto nel Medioevo. Tra Bisanzio e l'Occidente, hg. v. Hubert Houben, Galatina (Congedo) 2007 (Saggi e testi / Università degli studi del Salento, Dipartimento dei beni delle arti e della storia 33) ISBN 9788880867371

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