Papa Urbano II

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Urbano II)
Vai a: navigazione, cerca
Papa Urbano II
UrbanoIIpapa.jpg

159º papa della Chiesa cattolica
Elezione 12 marzo 1088
Fine pontificato 29 luglio 1099
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Vittore III
Successore papa Pasquale II
Nome Eudes de Lagery
Nascita Châtillon-sur-Marne, 1040 circa
Morte Roma, 29 luglio 1099
Sepoltura Basilica di San Pietro

Urbano II, nato Ottone (o Oddone) di Lagery (Châtillon-sur-Marne, ca. 1040Roma, 29 luglio 1099), fu il 159º papa della Chiesa cattolica dal 1088 alla morte.

Indice

[modifica] Primi anni

Nato intorno al 1040 da una nobile famiglia francese a Lagery (nei pressi di Châtillon-sur-Marne), venne educato nelle scuole ecclesiastiche, studiò a Reims, dove successivamente divenne arcidiacono. Sotto l'influenza di San Bruno, suo insegnante, lasciò l'incarico ed entrò nell'Abbazia di Cluny dove divenne priore. Nel 1077 fu tra gli accompagnatori dell'abate di Cluny a Canossa presso papa Gregorio VII. Nel 1078, Gregorio VII lo convocò in Italia e lo nominò vescovo di Ostia e Velletri, succedendo a Pier Damiani. Poi fu nominato legato pontificio per la Germania, nella controversia con l'imperatore Enrico IV.

[modifica] L'elezione papale

Papa Urbano II consacra l'altare del monastero di Cluny in cui fu priore prima di diventare papa

Ottone fu uno dei più importanti ed attivi sostenitori delle riforme gregoriane, in particolare come legato in Germania nel 1084, e fu tra i pochi che Gregorio nominò come possibili successori al soglio di Pietro. Alla morte di Gregorio VII venne eletto Papa Desiderio, abate di Monte Cassino, che prese il nome di Vittore III. Il suo pontificato durò poco e fu molto travagliato, in quanto imperversava in Roma anche l'antipapa Clemente III. Il giorno 12 marzo 1088 nel corso di un piccolo conclave di circa 40 tra cardinali ed altri prelati, tenutosi a Terracina, fu eletto Papa Ottone che assunse il nome di Urbano II.

Il 3 luglio 1089 entrò trionfalmente a Roma mentre l’antipapa Clemente III (1080-1100), voluto dall’imperatore, fuggì a Tivoli.

Egli proseguì ed attuò la riforma di Papa Gregorio VII con grande determinazione, mostrando anche una grande flessibilità e finezza diplomatica. Fu per questo sempre in movimento, e in una serie di sinodi ben presenziati, che si svolsero a Roma, Amalfi, Benevento, e Troia vennero appoggiate le sue rinnovate dichiarazioni contro la simonia e l'investitura laica e a favore del celibato del clero e della reiterata opposizione all'imperatore Enrico IV. Tornato in Italia meridionale, nel 1090 riunì a Melfi (Potenza) un Concilio, cui parteciparono 70 vescovi, emanando sedici importanti canoni per condannare la simonia, proibire le investiture laiche, ordinare il celibato ai chierici e riformare la disciplina monastica. Proseguì poi passando per Matera fino a Bari per consacrare la basilica di San Nicola, riponendovi le reliquie portate dall’Oriente. Passando poi per la terra de' La Cava nel 1092 volle far visita all’abate Pietro I (San Pietro I Pappacarbone) che aveva conosciuto all'Abbazia di Cluny. Visitò l'Abbazia della Santissima Trinità de’ La Cava e ne consacrò la basilica.

In accordo con quest'ultima politica, venne promosso il matrimonio della contessa Matilde di Toscana con Guelfo di Baviera; il principe Corrado venne aiutato nella sua ribellione contro il padre e incoronato Re dei Romani a Milano nel 1093, e l'imperatrice (Adelaide o Prassede) venne incoraggiata nelle sue accuse contro il marito. In una lotta protratta contro Filippo I di Francia, da lui scomunicato, Urbano II riuscì infine vittorioso.

[modifica] Crociate

Urbano II predica la crociata al Concilio di Clermont

Urbano è noto soprattutto alla storiografia tradizionale per aver apparentemente dato il via alla prima crociata.

« Popolo dei Franchi, popolo d'oltre i monti, popolo eletto ed amato da Dio, distinto da tutte le nazioni sia per il sito del vostro paese che per l'osservanza della fede cattolica e per l'onore prestato alla Santa Chiesa, a voi si rivolge il nostro discorso e la nostra esortazione... Da Gerusalemme e da Costantinopoli è pervenuta e più di una volta è giunta a noi una dolorosa notizia: i Persiani, gente tanto diversa da noi[1], popolo affatto alieno da Dio, ha invaso le terre di quei cristiani[2], le ha devastate col ferro, con la rapina e col fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o ha distrutte dalle fondamenta o ha adibite al culto della propria religione[3] […] A chi dunque incombe l'onere di trarre vendetta e di riconquistarlo [il regno dei Greci] se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi, grandezza d'animo, agilità di membra, potenza d'umiliare sino in fondo coloro che vi resistono? Vi muovano e incitino gli animi vostri ad azioni virili, le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrussero i regni dei pagani e ad essi allargarono i confini della Chiesa. Soprattutto vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, ch'è in mano d'una gente immonda, e i luoghi santi, che ora sono da essa vergognosamente posseduti e irriverentemente insozzati dalla sua immondezza […] Non vi trattenga il pensiero di alcuna proprietà, nessuna cura delle cose domestiche, ché questa terra è fatta angusta dalla vostra moltitudine[4], né è esuberante di ricchezza e appena somministra di che vivere a chi la coltiva. Perciò vi offendete e vi osteggiate a vicenda, vi fate guerra e tanto spesso vi uccidete tra voi. Cessino dunque i vostri odi intestini, tacciano le contese, si plachino le guerre e si acquieti ogni dissenso ed ogni inimicizia. Prendete la via del Santo Sepolcro, strappate quella terra a quella gente scellerata e sottomettetela a voi: essa da Dio fu data in possessione ai figli di Israele; come dice la Scrittura, in essa scorrono latte e miele.[5] »

L'impegno di Urbano per le crociate avrebbe preso forma pubblicamente per la prima volta al Concilio di Piacenza, dove nel marzo 1095 il papa ricevette un ambasciatore dell'Imperatore Bizantino Alessio I Comneno, che chiedeva aiuto contro i musulmani. Si riunì un grande concilio, cui parteciparono numerosi vescovi provenienti da Italia, Francia e Borgogna. La partecipazione fu così alta che l'incontro si dovette svolgere all'aria aperta, fuori dalla città. Al Concilio di Clermont tenuto nel novembre dello stesso anno, il sermone di Urbano si rivelò efficace, incitando il popolo francese a strappare la Terra Santa dalle mani dei musulmani. La Francia, disse, era già sovraffollata e le terre sante di Canaan erano stracolme di latte e miele. Urbano chiese ai francesi di volgere le loro spade a favore del servizio di Dio, e l'assemblea replicò Deus lo volt! ("Dio lo vuole!").

Studi più recenti hanno in realtà messo in luce che il famoso discorso pronunciato in quell'occasione avrebbe più genericamente deplorato le lotte fratricide fra cristiani che insanguinavano l'Europa ed esortato a una forma di pellegrinaggio in Terrasanta e conversione per purificarsi dai peccati[6]. Insomma, il discorso del pontefice avrebbe scatenato conseguenze che egli stesso per primo non avrebbe né immaginato né voluto, dovute in prima istanza a fattori più generali e meno contingenti come il generale slancio espansivo della società occidentale della fine dell'XI secolo[7].

In particolare, la presunta lettera dell'imperatore bizantino deve considerarsi quasi sicuramente frutto della propaganda crociata, poiché Alessio I Comneno, lungi dal richiedere l'intervento armato dei Franchi, aveva al contrario molto più da temere dal loro passaggio che dai principati musulmani in Terrasanta, con i quali da tempo Bisanzio intratteneva rapporti commerciali e di relativamente pacifica convivenza: fece infatti in modo che essi attraversassero quanto più rapidamente possibile i suoi territori.

Urbano II morì il 29 luglio 1099, quattordici giorni dopo la caduta di Gerusalemme nelle mani dei crociati, ma prima che la notizia avesse raggiunto l'Italia. Il suo successore fu Papa Pasquale II.

[modifica] Urbano II e la Sicilia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Apostolica Legazia di Sicilia.
Papa Urbano II, illustrazione del XII secolo, autore anonimo

Molto più sottile delle crociate, ma di maggior successo nel lungo periodo, fu il programma di Urbano per portare Campania e Sicilia saldamente nella sfera d'influenza cattolica, dopo generazioni di controllo bizantino e di egemonia degli emiri arabi in Sicilia. Il suo agente nelle marche siciliane era il governante normanno Ruggero I. Nel 1098 Urbano conferì a Ruggero prerogative straordinarie, alcuni degli stessi diritti che venivano negati ai sovrani temporali in altre parti d'Europa. Ruggero era libero di nominare vescovi ("investitura laica"), libero di raccogliere le rendite della Chiesa e di inoltrarle al papato (una posizione sempre lucrativa), libero di avere voce nel giudizio di questioni ecclesiastiche. Ruggero era virtualmente un legato papale in Sicilia. Nella ricristianizzazione della Sicilia si dovettero stabilire nuove diocesi, nonché i loro confini, con una gerarchia ecclesiastica rifondata dopo secoli di dominazione musulmana. La consorte aleramica di Ruggero, Adelaide, portò dei coloni dalla valle del Po nella Sicilia orientale. Ruggero come governante secolare sembrò una proposta sicura, in quanto era un semplice vassallo del suo parente Conte di Puglia, a sua volta vassallo di Roma, perciò, in quanto ben sperimentato comandante militare sembrò sicuro concedergli questi poteri straordinari, che in seguito sarebbero giunti ad un confronto finale tra gli Hohenstaufen, eredi di Ruggero, e il papato del XIII secolo.

[modifica] Note

  1. ^ La diversità primo elemento di fondamentalismo religioso
  2. ^ In realtà la Palestina non era terra solo di cristiani perché gli Arabi musulmani l'avevano occupata sin dal VII secolo
  3. ^ Alle pretese atrocità dei Turchi (sineddoche per "musulmani") gli storici musulmani contrapporranno quelle altrettanto pretese dei cristiani
  4. ^ Nelle parole del papa il fenomeno della rivoluzione demografica della Rinascita dell'anno Mille
  5. ^ Robert Le Monde, cronista francese del secolo XI in Historia Hierosolymitana
  6. ^ Di questo discorso abbiamo quattro versioni di altrettanti cronisti, scritte però quando ormai la Prima Crociata si era già conclusa: è possibile quindi che gli autori abbiano, col senno di poi, caricato le parole del pontefice di intenti bellicosi più del dovuto.
  7. ^ Cfr. G. Vitolo, Medioevo. I caratteri originali di un'età di transizione, Sansoni, 2000, pp. 318-319.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Cardinale vescovo di Ostia Successore: Kardinalcoa.png
 ? 1078-1088  ?
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue