Pierleoni

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La torre dei Pierleoni alle pendici del Campidoglio
Le case dei Pierleoni (ampiamente restaurate) al Velabro

I Pierleoni furono un'antica e potente famiglia romana di origini ebraiche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La conversione avvenne nel secolo XI quando appunto un potente esponente della famiglia si convertì al cattolicesimo assumendo il nome di Leone di Benedetto in onore al papa Leone IX da cui era stato battezzato. Un'altra fonte invece descrive come primo esponente cattolico della famiglia il padre di Leone e cioè Benedetto Cristiano, per cui il nome Leone di Benedetto avrebbe il senso di figlio di Benedetto, come del resto era uso in passato. Già in quel tempo era una delle famiglie più ricche di Roma, e sembra che l'arricchimento fosse dovuto anche all'usura, che era impresa possibile per gli ebrei ma vietata per i cristiani. La notevole disponibilità economica aveva portato al notevole prestigio tra le famiglie patrizie romane. Il figlio di Leone fu chiamato Pietro di Leone e da questo la famiglia acquisì il nome di "Pierleoni". Il personaggio più famoso fu Pietro Pierleoni cardinale della Chiesa che divenne l'antipapa Anacleto II. Storica la rivalità di questa famiglia proprio in questo periodo con l'altra potente famiglia dei Frangipane.

Il padre di Anacleto fu Piero Leoni, Console di Roma e duca di Fondi[1]. Fra i suoi fratelli, uno fu per breve tempo Prefetto di Roma, e un altro (Giordano Pierleoni) capo del Comune nel 1144, cioè patrizio di Roma, durante la rivolta repubblicana del 1143.

Esponenti della famiglia abitarono il ghetto ai tempi di papa Paolo IV.

Dimora principale della famiglia era una casa-torre nel rione Trastevere, e il complesso di case fortificate alle pendici occidentali del Campidoglio, costruite sulle rovine del Teatro di Marcello, divenuto nei secoli successivi di proprietà dei Savelli e poi degli Orsini, e riadattato a palazzo.

I Pierleoni possedevano anche vari castelli fuori Roma ed in uno di questi morì nel 1099, loro ospite, Papa Urbano II. L'intera Isola Tiberina comprese naturalmente le abitazioni, i magazzini e le botteghe furono anch'esse loro proprietà.

Le case dei Pierleoni verso il 1880

Nei secoli successivi diminuì l'importanza politica dei Pierleoni, ma perdurò quella economica, con funzionari insediati nell'amministrazione della città; tra questi è da ricordare Giovanni, conservatore nel 1436. Ma dal '500 iniziò la loro decadenza e non furono più ai vertici del potere cittadino, anche se vennero compresi nella bolla Benedettina del 1746 tra i nobili romani[2].

Si ricollegherebbero ai Pierleoni romani sia il ramo umbro di Città di Castello (Conti di San Donino, Nobili di Città di Castello) che quello marchigiano di Matelica (Nobili di Matelica) entrambi ancora presenti. Il ramo umbro fu illustre con un Florido, vescovo di Acquapendente sotto Pio VII.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovanni Pesiri, Una caduta senza rumore: Pietro di Leone ultimo duca di Fondi (1140), in A. Degrandi, O. Gori, G. Pesiri, A. Piazza, R. Rinaldi (a cura di), Scritti in onore di Girolamo Arnaldi offerti dalla Scuola nazionale di studi medioevali, Roma 2001, pp. 393-396.
  2. ^ Antonio Nibby, nel suo Roma nell'anno MDCCCXXXVIII, pag. 595 e sgg., ipotizza essersi estinta la famiglia de' Pierleoni in una donna maritata in casa Savelli circa l'anno 1280; ciò in considerazione del fatto che dei Pierleoni non si fa più menzione tra le famiglie importanti di Roma, dopo quella data, e dell'attestazione del passaggio ai Savelli delle case dei Pierleoni al Teatro di Marcello, con il pontificato di Onorio IV Savelli.
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