Papa Paolo IV

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Neanche in punto di morte spuntò in lui un barlume di carità.  »
(Indro Montanelli, Roberto Gervaso L'Italia della Controriforma[1] )


Paolo IV
Papa della Chiesa cattolica
Immagine di papa Paolo IV
'
Stemma pontificio di Paolo IV
Al secolo: Giovandomenico Pietro Carafa
Nato Sant'Angelo a Scala, 28 giugno 1476
Elezione
al pontificato
23 maggio 1555
Consacrazione: 26 maggio 1555
Fine del
pontificato:
18 agosto 1559
Deceduto
Segretario
personale:
{{{segretario}}}
Predecessore: papa Marcello II
Successore: papa Pio IV
Cardinali creati: vedi categoria
{{{note}}}
Antipapi: {{{antipapi}}}
-
Ritratto di Paolo IV

Paolo IV, nato Giovanni Pietro Carafa (in latino: Paulus IV; Sant'Angelo a Scala, 28 giugno 1476Roma, 18 agosto 1559), fu il 223° papa della Chiesa cattolica dal 1555 alla morte.

Indice

[modifica] Biografia

Nacque da una nobile famiglia napoletana, i conti Carafa di Montorio; suo mentore fu un parente, il potente Cardinale Oliviero Carafa, che lo introdusse nella Curia Romana e che gli ottenne l'elezione a vescovo di Chieti nel 1505. Sotto il pontificato di Leone X fu ambasciatore in Inghilterra e in Spagna e nel 1518 venne trasferito alla sede arcivescovile di Brindisi.

Nel 1524, Clemente VII permise a Carafa di rinunciare ai suoi benefici e di entrare nell'Oratorio del Divino Amore, a Roma: qui conobbe Gaetano di Thiene, con cui decise di fondare l'ordine dei Chierici Regolari Teatini (dal nome latino della città di Chieti, Teate). Dopo il sacco di Roma del 1527, l'ordine si trasferì a Venezia. Carafa però venne richiamato a Roma da Paolo III per sedere nel comitato di riforma della Corte Papale, che, nel 1537, produsse un importante ed inattuato documento, il Consilium de Emendanda Ecclesia.

Nel dicembre 1536 venne creato cardinale e nel 1537 gli venne nuovamente affidato il governo della Chiesa di Chieti, che nel frattempo era stata elevata a sede metropolitana: nel 1549 venne trasferito alla sede di Napoli. Affidò il governo delle sue diocesi a degli ausiliari e rimase prevalentemente presso la Curia Romana, dove si distinse per la sua intransigenza sia nei confronti delle dilaganti idee protestanti che delle istanze delle correnti riformiste interne alla Chiesa. Si dedicò a riorganizzare i tribunali dell'Inquisizione, prima gestiti dalle singole diocesi, dirigendo la Congregazione del Sant'Uffizio col compito di coordinarne l'azione; fu anche promotore dell'Indice dei libri proibiti, promulgato il 30 dicembre 1558, pubblicato all'inizio del 1559.

Il 30 aprile 1555, dopo soli ventuno giorni di pontificato, morì a Roma Marcello II, il 15 maggio successivo i cinquantasei cardinali del Sacro Collegio si riunirono per eleggerne il successore nella persona di Giovanni Pietro Carafa, col nome di Paolo IV .

Fu seppellito a San Pietro, ma le sue spoglie furono in seguito traslate a Santa Maria sopra Minerva. Aveva sviluppato molto l'Inquisizione e per questo fu odiato dai romani, che, dopo la sua morte, ne decapitarono la statua in Campidoglio e gli dedicarono questa pasquinata:

Carafa in odio al diavolo e al cielo è qui sepolto
col putrido cadavere; lo spirito Erebo ha accolto.
Odiò la pace in terra, la prece ci contese,
ruinò la chiesa e il popolo, uomini e cielo offese;
infido amico, supplice ver l'oste a lui nefasta.
Di più vuoi tu saperne? Fu papa e tanto basta.

[modifica] Conclave dal 15 al 23 maggio 1555

[modifica] Il pontificato

Fu una scelta a sorpresa la sua elezione a successore di Marcello II: il suo carattere rigido, severo e inflessibile, combinato con la sua età e il suo patriottismo facevano pensare infatti che avrebbe declinato l'offerta. Accettò invece, forse anche perché l'Imperatore Carlo V si era opposto alla sua ascesa.

La sua dedizione all'autonomia dello Stato della Chiesa fu una forza trascinante, usò l'Ufficio per preservare alcune libertà dello Stato pontificio di fronte ad una quadrupla occupazione straniera. Gli Asburgo non amavano Paolo IV ed egli si alleò con la Francia, forse contro gli interessi stessi del papato. Si alienò inoltre l'Inghilterra e rigettò la pretesa alla Corona inglese da parte di Elisabetta I. Il rafforzamento dell'Inquisizione continuò e la dirittura di Paolo IV implicò che pochi potessero ritenersi al sicuro, in virtù della sua spinta a riformare la Chiesa; anche i Cardinali che gli erano invisi potevano venire imprigionati.

Come altri Papi rinascimentali, Paolo IV non mostrò ritrosia nel promuovere e preferire i suoi parenti: un suo nipote fu nominato Cardinale e consigliere capo, altri parenti ricevettero favori e tenute, spesso sottratte a chi sosteneva gli spagnoli. Ad ogni modo, alla fine della disastrosa guerra contro Filippo II, nell'agosto 1557, il Papa svergognò in pubblico il nipote e lo bandì dalla Corte.

[modifica] Paolo IV e l'Inquisizione

Il pontificato di Paolo IV ebbe un'importanza fondamentale nello sviluppo dell'Inquisizione Romana, fondata da Paolo III nel 1542, proprio con l'allora cardinal Carafa come commissario generale. Già da tempo il cardinal Carafa si era distinto nella lotta all'eresia protestante, sia per quel che riguarda la politica riformatrice (vedasi il già citato documento Consilium de Emendanda Ecclesia) ma sopratutto per la sua opera di repressione del dissenso e persecuzione degli eretici. Durante i pontificati di Paolo III e Giulio III la sua forte personalità si impose su quelle degli altri cardinali membri della Congregazione del Sant'Uffizio, dando un importante e decisivo contributo alla sua strutturazione durante gli anni '40 e '50. Quando nel 1555 Marcello II morì, si presentò l'occasione per Carafa di prendere personalmente in mano la guida della Chiesa per poter continuare e dare ancora più forza alla sua politica antiprotestante: per questo il suo pontificato fu caratterizzato in gran parte da decisioni in tal senso.

[modifica] I processi ai cardinali riformati

Già nel periodo in cui presiedeva la Congregazione del Sant'Uffizio, il cardinale Carafa aveva promosso e in parte anche condotto processi per eresia che coinvolgevano grandi personalità della Chiesa di allora, come Giovanni Morone e Vittore Soranzo, nonchè raccolto corposi, per così dire, dossiers su altri cardinali che invece non furono mai processati, come Reginald Pole, per via dell'opposizione di Giulio III ad una tale politica aggressiva ai vertici della Chiesa. Una volta diventato papa nulla più impediva il suo progetto di "pulizia" tra le alte personalità della cattolicità, che riprese riaprendo vecchi processi e inaugurandone di nuovi.

Uno dei vescovi che si trovò a dover affrontare un secondo processo fu il vescovo di Bergamo Vittore Soranzo[2] , già condannato una prima volta e che ormai da anni si ritrovava ad essere esautorato di ogni potere nella sua diocesi, sostituito da un vicario nominato dal Sant'Uffizio. Non sono ben chiari i contorni di questo secondo processo del 1556-1557, per via della carenza di fonti, ma sappiamo che Soranzo, richiamato più volte a Roma non si potè presentare perchè ormai vecchio e gravemente ammalato. Morirà difatti il 13 Maggio 1558, pochi giorni dopo la conclusione del processo, che lo aveva condannato alla privazione del vescovado.

Il processo a Vittore Soranzo fu probabilmente il preludio a un processo molto più importante, quello contro Giovanni Morone[3], che già da anni era nei progetti di Carafa e che poteva finalmente attuare. Morone fu arrestato nel 1557 e venne ripetutamente interrogato dai cardinali del Sant'Uffizio (fra cui figurava anche il cardinal Michele Ghislieri, futuro papa Pio V) durante i suoi due anni di prigionia a Castel Sant'Angelo. Nonostante Paolo IV premesse per una condanna rapida del cardinale "riformato", egli non riuscì a vedere la fine del processo, che si concluse nel 1560 con la liberazione di Morone da parte di Pio IV in seguito a forti pressioni da parte di Filippo II di Spagna.

Non furono solo queste importanti personalità, protagoniste della corrente "moderata" e "riformata" del cattolicesimo cinquecentesco ad essere processate durante il pontificato di Paolo IV: la sua fu infatti un'operazione molto più estesa e capillare. Solo per citare alcuni altri vescovi inquisiti: Alberto Duimio, vescovo di Veglia, Andrea Centanni, vescovo di Limassol, Pietro Antonio di Capua, vescovo di Otranto ed Egidio Foscarari, vescovo di Modena

[modifica] Provvedimenti contro gli ebrei

Il 12 luglio del 1555 emise una bolla, la Cum nimis absurdum, che istituiva la creazione del Ghetto di Roma; gli ebrei vennero quindi costretti a vivere reclusi in una specifica zona del rione Sant'Angelo. Si fece promotore di un radicale antigiudaismo imponendo conversioni forzate, in alternativa all'espulsione, battesimi di bimbi ebrei sottratti ai loro genitori e altri metodi. Nel 1556 ad Ancona furono impiccati e bruciati al rogo 24 marrani, erano ebrei portoghesi, tra cui una donna, perché si erano rifiutati di convertirsi alla religione cattolica. Papa Paolo IV aveva mandato ad Ancona Cesare Galnaba contro gli ebrei che dal 1540 erano fuggiti dal Portogallo e si erano stabiliti in città.

[modifica] Provvedimenti di censura libraria

Nel 1558 la Congregazione del Sant'Uffizio emanò il primo Indice dei libri proibiti valido per tutta la cristianità (anche se in effetti non fu considerato valido nei territori sottoposti all'Inquisizione Spagnola, che già da tempo aveva i suoi propri Indici). Le proibizioni erano divise in tre classi: la prima comprendeva una serie di autori la cui produzione era proibita in toto, la seconda una serie di titoli, la terza tutti i volumi che non recassero indicazioni tipografiche, che non avessero ricevuto il permesso ecclesiastico e tutti i libri di astrologia e magia. In tutto, considerando anche errori e sviste, l'Indice comprendeva 904 titoli, e condannava in toto anche Erasmo da Rotterdam, nonostante fosse un autore cattolico. All'indice era allegata una lista di 45 edizioni di Bibbie e Nuovi Testamenti proibiti, nonchè di editori messi al bando. Questo primo indice prmulgato sotto Paolo IV (detto quindi paolino) è estremamente più severo dei suoi successori, a partire da quello promosso da papa Pio IV (detto invece tridentino, poichè discusso durante il Concilio di Trento)

[modifica] Cardinali creati da Paolo IV

[modifica] Concistoro del 7 giugno 1555

  • Carlo Carafa, nipote di Sua Santità, Chierico Romano

[modifica] Concistoro del 20 dicembre 1555

[modifica] Concistoro del 15 marzo 1557

[modifica] Concistoro del 14 giugno 1557

[modifica] Note

  1. ^ Indro Montanelli, Roberto Gervaso L'Italia della Controriforma, RCS Libri S.p.A., 1997
  2. ^ Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia: dal XII al XXI secolo , Milano, Mondadori, 2006 . pp. 399-400
  3. ^ Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia: dal XII al XXI secolo , Milano, Mondadori, 2006 . pp. 400-402

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia minima

  • Daniele Santarelli, Il papato di Paolo IV nella crisi politico-religiosa del Cinquecento: le relazioni con la Repubblica di Venezia e l’atteggiamento nei confronti di Carlo V e Filippo II, Roma, Aracne, 2008
  • Massimo Firpo, Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone (1509-1580) e il suo processo d'eresia, Nuova edizione rivista ed ampliata, Brescia, Morcelliana, 2005, pp. 624
  • Alberto Aubert, Paolo IV. Politica, Inquisizione e storiografia, Firenze, Le Lettere, 1999
  • Pio Paschini, S. Gaetano Thiene, Gian Pietro Carafa e le origini dei chierici regolari teatini, Roma 1926
  • Gennaro Maria Monti, Ricerche su papa Paolo IV Carafa, Benevento 1923
  • Ludwig von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, vol. VI: Storia dei Papi nel periodo della Riforma e Restaurazione cattolica. Giulio III, Marcello II e Paolo IV (1550-1559), Roma 1922
  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia: dal XII al XXI secolo , Milano, Mondadori, 2006 .

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Vescovo di Chieti Successore:
Bernardino Carafa 15051524 Felice Trofino I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Bernardino Carafa {{{data}}} Felice Trofino
Predecessore: Arcivescovo di Brindisi Successore:
Domingo Idiocáiz 1518-1524 Girolamo Aleandro I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Domingo Idiocáiz {{{data}}} Girolamo Aleandro
Predecessore: Cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura Successore:
Francesco Corsaro 1537 Federico Cesi I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Francesco Corsaro {{{data}}} Federico Cesi
Predecessore: Cardinale presbitero di San Sisto Successore:
Nikolaus von Schönberg 1537-1541 Juan Álvarez y Alva de Toledo I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Nikolaus von Schönberg {{{data}}} Juan Álvarez y Alva de Toledo
Predecessore: Cardinale presbitero di San Clemente Successore:
Girolamo Ghinucci 1541-1543 Rodolfo Pio de Carpi I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Girolamo Ghinucci {{{data}}} Rodolfo Pio de Carpi
Predecessore: Cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere Successore:
Philippe de la Chambre 1543-1544 Rodolfo Pio de Carpi I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Philippe de la Chambre {{{data}}} Rodolfo Pio de Carpi
Predecessore: Cardinale vescovo di Albano Successore:
Giovanni Salviati 1544-1546 Ennio Filonardi I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Salviati {{{data}}} Ennio Filonardi
Predecessore: Cardinale vescovo di Sabina-Poggio Mirteto Successore:
Giovanni Salviati 1546-1550 François de Tournon I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Salviati {{{data}}} François de Tournon
Predecessore: Arcivescovo di Napoli Successore:
Bernardino Carafa 1549-1555 Alfonso Carafa I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Bernardino Carafa {{{data}}} Alfonso Carafa
Predecessore: Cardinale vescovo di Frascati Successore:
Philippe de la Chambre 1550-1553 Jean du Bellay I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Philippe de la Chambre {{{data}}} Jean du Bellay
Predecessore: Cardinale vescovo di Porto-Santa Rufina Successore:
Giovanni Salviati 1553 Jean du Bellay I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Salviati {{{data}}} Jean du Bellay
Predecessore: Cardinale vescovo di Ostia Successore:
Giovanni Domenico de Cupis 1553-1555 Jean du Bellay I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Domenico de Cupis {{{data}}} Jean du Bellay
Strumenti personali