Iacopino del Conte

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Iacopino del Conte

Iacopino del Conte (Firenze, 1515 circa – Roma, 1598) è stato un pittore italiano durante il manierismo, attivo a Roma e Firenze.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Artista del manierismo maturo, riscoperto dalla critica dopo l'interessamento di Federico Zeri che lo sceglie come argomento della sua tesi (Zeri si laurea nel 1945 con Pietro Toesca). Iacopino fu allievo di Andrea del Sarto di cui frequentò la bottega a Firenze. Si trasferì poi a Roma, carico delle influenze che su di lui esercitarono maestri della generazione precedente come Pontormo e Rosso Fiorentino. Sono gli anni di papa Paolo III, dopo il trauma del Sacco del 1527 Roma torna, con uno spirito diverso, a essere il centro delle imprese artistiche internazionali. Dopo l'allontanamento delle personalità più importanti, che negli anni subito successivi al Sacco porteranno le novità romane nelle corti più periferiche come Mantova e Genova, artisti fondamentali come Perino del Vaga tornano nella capitale pontificia accolti come gli eredi di Raffaello e di quell'epoca d'oro che precedette le distruzioni dei Lanzichenecchi. Fondamentali per Iacopino sono anche gli spunti tratti da Michelangelo. Confronti importanti sono anche quelli con il conterraneo Daniele da Volterra e con il rivale Francesco Salviati.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Attivo a più riprese nell'Oratorio di S. Giovanni Decollato in cui porta a compimento affreschi con l'Annuncio a Zaccaria (1536 circa), Predica del Battista (1538) e Battesimo di Cristo (1541); in quest'ultimo, dipinto nell'anno dello scoprimento del Giudizio universale di Michelangelo, Iacopino dimostra di avere la piena padronanza sugli spunti desunti dai grandi maestri, assommando le innovazioni di Salviati, un michelangiolismo stemperato e modelli emiliani circolanti tramite incisioni. Eseguì anche la pala della Deposizione (1551) nella Galleria nazionale d'arte antica. In S. Luigi dei Francesi eseguì degli affreschi con la collaborazione di Perin del Vaga (1547, cappella di S. Remigio). Le opere più tarde denunciano un'involuzione e un irrigidimento formale come nella Maddalena in S. Giovanni in Laterano e le sue Pietà. Un profondo sentimento religioso lo coinvolge infatti in questi ultimi anni, influenzato anche da S. Ignazio di Loyola, di cui fece anche un ritratto (1556, Roma, Curia generalizia dei gesuiti).

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