Fernando Álvarez de Toledo

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Fernando Álvarez de Toledo y Pimentel
Anthony More, Ritratto del Duca d'Alba.
Anthony More, Ritratto del Duca d'Alba.
1507 - 1582
Nato a Piedrahíta
Morto a Lisbona
Etnia caucasica
Religione Cattolica
Dati militari
Paese servito Impero spagnolo
Forza armata Esercito spagnolo
Grado Governatore di Milano
Viceré di Napoli
Comandante generale dei Paesi Bassi
Guerre Guerre d'Italia del XVI secolo
Guerra degli ottant'anni

[senza fonte]

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Fernando Álvarez de Toledo, nome completo Don Fernando Álvarez de Toledo y Pimentel, terzo duca d'Alba (noto come Duca D'Alba; Piedrahíta, 29 ottobre 1507Lisbona, 11 dicembre 1582), è stato un generale spagnolo, governatore del Ducato di Milano nel 1555, viceré del Regno di Napoli nel 1556 e governatore dei Paesi Bassi spagnoli dal 1567 al 1573. Plenipotenziario dell'imperatore Filippo II di Spagna, ricoprì incarichi di massimo rilievo in vari scenari dell'impero spagnolo. Venne soprannominato dai protestanti olandesi Duca di Ferro, e addirittura macellaio delle Fiandre, a causa della brutalità esercitata durante le operazioni militari condotte nelle Fiandre. Le sue gesta divennero parte del folclore olandese e inglese, andando ad alimentare una sorta di "leggenda nera" sul suo conto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi successi militari[modifica | modifica wikitesto]

Fu educato alla vita militare ad alla politica dal nonno, Fadrique Álvarez de Toledo e, sin da giovane, prese parte alla Battaglia di Pavia nel 1525, distinguendosi positivamente. Venne ingaggiato dall'imperatore Carlo V, all'assedio di Tunisi nel 1535.

Dopo aver contribuito alla difesa di Perpignano dagli attacchi francesi, partecipò alla Battaglia di Mühlberg, il grande scontro campale del 1547 in cui il Sacro Romano Impero smantellò la cosiddetta Lega di Smalcalda; la vittoria delle armate di Carlo sugli avversari fu resa possibile soprattutto grazie al suo decisivo apporto militare e il Principe Elettore di Sassonia, Giovanni Federico I, da lui sconfitto, fu condannato a morte come ribelle all'autorità imperiale.

Governatore di Milano e Viceré di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Domini dell'impero spagnolo sotto Filippo II. Il Duca d'Alba ebbe sotto la sua responsabilità nell'arco della sua esperienza bellica quarantennale ben quattro realtà chiave della compagine imperiale.

Nel 1552, il duca fu chiamato a comandare l'esercito predisposto per l'invasione della Francia, impegnandosi in modo infruttuoso per molti mesi nell'assedio della città di Metz e, in seguito ai successi militari francesi in Piemonte, fu nominato comandante in capo dell'intera armata imperiale in Italia, acquisendo di fatto un potere pressoché illimitato.

Nel 1555, di passaggio con le sue truppe per Milano fu nominato governatore del Ducato.[1]A Napoli fu mandato come viceré dal febbraio 1556 quando era salito sul soglio pontificio Papa Paolo IV, suo nemico in guerra.

A Napoli il Duca d'Alba non fu molto presente a causa delle numerose assenze per le campagne militari, venendo sostituito dal figlio Federico (che continuerà a servirlo anche in seguito) in qualità di luogotenente generale; tuttavia la sua amministrazione vicereale non fu caratterizzata da quegli eccessi che lo renderanno tristemente noto durante il governatorato dei Paesi Bassi.

Dopo l'abdicazione di Carlo V, confermato nell'incarico dal nuovo imperatore Filippo II, fu frenato nella sua marcia verso Roma dopo la conquista di Campagna per ordine dell'imperatore. La presa della città contribuirà nel 1559, ad addivenire alla Pace di Cateau-Cambrésis. A Parigi sposò per procura e in nome del suo sovrano, Elisabetta, figlia di Enrico II di Francia.

Governatore generale dei Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra degli ottant'anni.
Eugene Isabey, Arrivo del Duca D'Alba a Rotterdam nel 1567, 1844, coservato al Musee d'Orsay.

Con lo scoppio di una nuova forte sollevazione contro il potere spagnolo nei Paesi Bassi spagnoli nel 1566 (guidata dai cosiddetti Geuzen), rappresentato in quel paese dalla sorella illegittima dell'imperatore, la Reggente Margherita di Parma, Filippo II, sinceramente persuaso della necessità della conversione dei calvinisti olandesi, inviò nel 1567 come nuovo governatore generale in Olanda il Duca d'Alba. Questi, a capo di un'armata di settantamila uomini, entrò nei Paesi Bassi nella primavera del 1567 per restaurare l'obbedienza religiosa e politica. Bisogna dire che la fama di temibile generale di cui godeva lo precedette. Tant'è vero che al suo arrivo a Bruxelles i capi dell'opposizione protestante erano già spariti (tra cui Guglielmo di Nassau, che fuggì in Germania, da cui sarebbe riapparso l'anno dopo in testa a un esercito), in gran parte in esilio in Francia e in Germania.

Tiziano, Ritratto di Fernando Álvarez de Toledo, prima metà del XVI sec.

La presa di possesso da parte del Duca, che immediatamente procedette a militarizzare il territorio, aumentando di propria iniziativa gli organici dell'esercito, e a costruire fortificazioni e cittadelle nelle principali città, determinò un aumento repentino dei costi dell'occupazione. L'aumento del fabbisogno e le pressioni del re per una renta sicura per far fronte alla rovinosa situazione finanziaria (l'impero sarebbe andato in bancarotta nuovamente nel 1575) fu recuperato con un aumento delle tasse nei Paesi Bassi, che danneggiò l'economia locale, acuendo il malcontento. L'applicazione di una addizionale sulla rendite (decimo dinero, simile all'alcabala) provocò frizioni durissime tra il Duca e le Corti olandesi, che non apparivano malleabili al pari delle Cortes castiligane.[2][3]

Il Duca doveva fare i conti, per converso, a fronte dell'ampia disponibilità di truppe appiedate, con la carenza di forze navali necessarie per il blocco delle coste olandesi e dei fiumi navigabili, impiegati come vie percorribili per il trasporto di truppe dai ribelli (i maggiori porti poi, in Olanda e Zelanda, erano in mano dei calvinisti). I gueux del mare (watergeuzen), le squadre navali olandesi, rappresentano una spina nel fianco degli spagnoli.

Nel 1568 istituì a Bruxelles un tribunale speciale, il Tribunale dei Disordini (in olandese "Raad van Beroerten", ribattezzato in maniera peggiorativa tribunale del sangue), per la persecuzione degli eretici, che comminò migliaia di condanne a morte: avviò alla decapitazione anche notabili olandesi che si erano opposti al protestantesimo, come ventidue nobili locali, tra cui i conti di Egmont e di Hoorn, ricevendo così dure opposizioni anche dagli stessi cattolici, che inoltre mal digerirono le imposizioni fiscali. Il regime di terrore così instaurato alienò le simpatie anche della componente dei consigli patrizi olandesi cattolica e realista più incline al potere spagnolo, tanto da spingerla ad apire le porte delle città ai gueux (geuzen).

Nel 1572, dopo ben quattro incursioni sostenute da truppe provenienti dalla Francia e dalla Germania guidate da Guglielmo d'Orange in persona, dal fratello Luigi di Nassau e dal conte van der Berg, il Duca decise di dare priorità assoluta alla difesa del confine esposto con la Francia, da dove sarebbero potuti venire soccorsi ai ribelli, ed ebbe ragione quando forze protestanti francesi provenienti da Parigi furono sorpresi a Mons a luglio. Eliminato il pericolo francese, anche per la momentanea vittoria della fazione cattolica (notte di San Bartolomeo), il Duca procedette a forzare la resa delle circa cinquanta città ancora in mano ribelle. Eglì agì secondo il metodo della "brutalità selettiva": saccheggiò e incendiò alcune città con la massima risolutezza (particolarmente duro fu il trattamento riservato a Malines), per indurre alla resa le restanti. Messo al sicuro il territorio al di qua della Mosa, avanzò in direzione nord-est verso il Gelderland, per spezzare le ultime resistenze ribelli. Anche qui fu applicato il metodo della violenza selettiva (stavolta ai danni di Zutphen). Le ultime enclave ribelli di Frisia, così, si arresero, tanto che nel 1572 la rivolta sembrava sedata.

Il Duca d'Alba fu sostenitore di una forte liena di fermezza anche nelle corrispondenze con Filippo II, cercando di convincerlo della natura religiosa della rivolta e quindi della necessità di usare ancora più brutalità nel schiacciare gli eretici. Il sovrano, dal canto suo, era portato a un atteggiamento più conciliante e riteneva prioritario portare a termine il prima possibile la guerra.[4] Il Duca, dopo la vittoria nell'assedio di Haarlem (inizi 1573) e l'inizio di quello di Alkmaar (comandato dal figlio Don Fadrique), punto di svolta della guerra, che non voleva interrompere, piccato, ripose a Filippo in una lettera:

« No puedo faltar de suplicar a Vuestra Majestad... se desengañe que la blandura jamás hará nada con estos [rebeldes]. Y ya el negocio llega a táerminos que muchos de los del país, que hasta aquí pedían blandura, se van desengañando y lo van conosciendo, y son de opinion que no quede en Alckmaar ánima nascida que no se pase por el cuchillo. »
(Lettera del Duca d'Alba a Filippo II, ottobre 1573, cit. in G. Parker, La grande strategia cit., Napoli 2003, p. 73)

Pur avendo riportato determinanti vittorie sul campo ai danni degli insorti olandesi guidati da Guglielmo I (Jemmingen nel 1568, e Haarlem nel 1573), dopo ben sette anni di gestione dell'emergenza nei Paesi Bassi, fu rimpiazzato, lasciando dietro di sé la reputazione di uomo crudele e impietoso, più che di condottiero militare. Gli subentrò don Luis de Requésens.

Il trasferimento in Portogallo e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Spagna, rimase per un periodo in disgrazia e fu esiliato in seguito ad un intrigo di corte ma, nel 1581 Filippo lo richiamò alla guida dell'esercito per inviarlo in Portogallo. Il Duca d'Alba riuscì a sottomettere il paese lusitano sconfiggendo il principe di Crato che si era autoproclamato re. Morì, poco dopo, nel 1582, all'età di 75 anni a Lisbona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Duca considerava Milano "escalón y puerta del reino de Nápoles".
  2. ^ G. Parker, La grande strategia cit., pp. 58-9. La strategia operativa normalmente impiegata dagli spagnoli prevedeva il dispiegamento di ingenti forze al fine di conseguire un successo rapido, forte della superiorità numerica locale.
  3. ^ C. Vivanti, Le guerre cit., p. 56. La pesante tassazione, applicata nel 1571, fu disposta senza la convocazione degli Stati generali, ma mai realmente applicata.
  4. ^ G. Parker, La grande strategia cit., pp. 72-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Geoffrey Parker, La grande strategia di Filippo II, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 2003
  • Corrado Vivanti, Le guerre di religione nel Cinquecento, Roma-Bari 2007
  • H.G. Koenigsberger, G.L. Mosse, G.Q. Bowler, Europe in the Sixteenth Century, ed. spec. RCS Libri, London, Longman [1968], 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore III Duca d'Alba Successore
Fadrique Álvarez de Toledo y Enríquez 1531-1582 Fadrique Álvarez de Toledo
Predecessore Governatore del Ducato di Milano Successore
Ferdinando Gonzaga 1555-1556 Cristoforo Madruzzo
Predecessore Viceré di Napoli Successore Arms of Philip II of Spain as Monarch of Naples and Sicily.svg
Pedro Pacheco Ladrón de Guevara 15561558 Juan Manrique de Lara
Predecessore Governatore dei Paesi Bassi asburgici Successore
Margherita d'Austria 1567 - 1573 Luis de Zúñiga y Requesens

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