Battaglia di Scannagallo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Scannagallo
Data 2 agosto 1554
Luogo Pozzo della Chiana
Esito Vittoria dell'Esercito Ispano-Mediceo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
14.000 fanti, picchieri, archibugieri
1 000 cavalli
14.000 fanti, picchieri, archibugieri
1 000 cavalli
Perdite
400 soldati 4 000 soldati
103 stendardi
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Scannagallo (conosciuta nella storia anche come Battaglia di Marciano)[1] fu combattuta in data 2 agosto 1554 tra l'esercito franco-senese al comando di Piero Strozzi contro l'esercito ispano-mediceo assoldato dal duca di Firenze, Cosimo I de' Medici, comandato dal capitano di ventura Gian Giacomo Medici, marchese di Marignano detto: Medeghino o "Medichino". La battaglia si concluse nei pressi del villaggio del Pozzo. Gli eserciti si affrontarono nelle colline adiacenti il fosso di Scannagallo e l'esito sfavorevole ai Senesi segnò il declino della Repubblica di Siena costretta ad arrendersi definitivamente al nemico nel 1559.[2]

Le ragioni del conflitto[modifica | modifica sorgente]

Nella città di Firenze, con l'insediamento del duca Alessandro de' Medici (1532-1537), si manifestò un aspro conflitto per il primato politico della città. La nomina di Alessandro sostenuta dal papa Clemente VII e dall'imperatore Carlo V di Spagna, suocero di Alessandro, fu osteggiata dalla famiglia Strozzi, depositaria di un immenso patrimonio abilmente accumulato. La reazione minacciosa del duca Alessandro, costrinse all'esilio volontario Filippo Strozzi, (Filippo il Vecchio) insieme al figlio Piero[3].

L'assassinio del duca Alessandro nel 1537 e la successiva elezione di Cosimo I, figlio del condottiero Giovanni delle Bande Nere sembrò a Filippo Strozzi, l'occasione opportuna per rovesciare il governo del giovane duca. In quel periodo la famiglia Strozzi aveva trovato rifugio in Francia presso la corte di Enrico II di Francia e Caterina de' Medici, nipote di Clemente VII, avversaria implacabile di Cosimo I. La rappresaglia contro Cosimo sotto la bandiera francese, condotta da Filippo Strozzi insieme agli esuli fiorentini, ebbe un esito disastroso e terminò nell'agosto del 1537 con la sconfitta di Montemurlo, subita dall'esercito dello Strozzi fatto prigioniero da Cosimo e morto suicida nella Fortezza da Basso.[4]

Il conflitto fra le famiglie più potenti della Toscana aveva ormai coinvolto le due potenze europee. La Spagna di Carlo V era interessata a mantenere il controllo della regione, considerata di rilevante importanza strategica per gli approdi marittimi dell'arcipelago toscano, per le ricchezze minerarie e per l'organizzazione finanziaria dei banchieri fiorentini e senesi che esercitavano un ruolo dominante nel sistema bancario europeo. La Francia di Caterina de' Medici era desiderosa di riprendere un ruolo politico nel territorio italiano capace di contrastare la supremazia spagnola. In Firenze, il duca Cosimo, esautorato il consiglio dei Quarantotto, esercitava il potere assoluto, forte della presenza spagnola nella regione, corroborato dal matrimonio contratto con Eleonora, figlia di Don Pedro di Toledo, Viceré spagnolo del Regno di Napoli. A Cosimo, per raggiungere il dominio in tutta la Toscana, rimaneva la difficile impresa[5] di sottomettere l'irriducibile Repubblica di Siena.

Assedio di Siena[modifica | modifica sorgente]

Piero Strozzi

Lo spirito di libertà della cittadinanza senese conclusosi più volte con episodi d'insubordinazione contro il regime spagnolo preoccupava molto l'imperatore Carlo V che pensò di controllare la politica ostile della città di Siena con la nomina del governatore Diego de Mendoza, incaricato di ricondurla all'obbedienza. All'interno delle mura di cinta della città, il Mendoza diede inizio alla costruzione di una fortezza di nuova generazione[6]: la Cittadella.

La spedizione punitiva venne affidata da Carlo V al duca Cosimo, che già da tempo attendeva il momento di promuovere l'offensiva contro Siena con milizie addestrate, condotte da Gian Giacomo Medici, marchese di Marignano che, lasciato l'accampamento di Poggibonsi con un'improvvisa manovra notturna, si portò sotto le mura senesi senza riuscire ad espugnare la "Cittadella" a causa del cattivo tempo invernale[7]. Sul finire del mese di gennaio 1554, Siena venne posta sotto assedio.

Nel 1551 il capitano di ventura Piero Strozzi, dopo la sconfitta subita dal padre a Montemurlo venne assoldato dalla corte di Enrico II e Caterina, al fine di ricondurre in patria gli emigrati fiorentini cacciati dal duca Cosimo. Nell'assolvimento del mandato, Piero si distinse particolarmente insieme a Ludovico Pico sconfiggendo le schiaccianti milizie papali nella battaglia di Parma e nell'Assedio della Mirandola (1551)[8], guadagnandosi il titolo di "Primo Generale" italiano.Verso la fine dell'anno 1553, ancora al servizio del Regno di Francia, Piero ed il fratello Leone furono inviati in Toscana per contrastare le mire espansionistiche del duca Cosimo e per organizzare la difesa della Repubblica di Siena.

Conflitto nelle rocche senesi[modifica | modifica sorgente]

Nei primi mesi del 1554, durante l'assedio di Siena, milizie spagnole si diressero nel territorio sud- orientale della Repubblica con l'obbiettivo di espugnare le agguerrite fortezze senesi e di bloccare le vie di rifornimento della città assediata. La prima azione venne intrapresa da Don Garzia Toledo, figlio del defunto viceré spagnolo di Napoli che, portatosi con le sue schiere nei pressi del castello di Montalcino strenuamente difeso dalla popolazione residente fu richiamato in patria da un'incombente minaccia di un attacco dei Turchi e pertanto costretto ad un inglorioso ritiro.[9]

Nel territorio di Montepulciano, il duca Cosimo provvide ad assoldare rinforzi di 2000 fanti e 400 lance, capitanati dai mercenari perugini Ascanio della Corgna, generale di fanteria del duca, insieme al capitano di cavalleria Ridolfo Baglioni, per bloccare i passaggi della Chiana nei ponti di Valiano e di Chiusi. Il castello di Valiano venne munito con un bastione custodito da guardie armate. Successivamente dopo aver preso Sinalunga e Torrita i mercenari di Cosimo, durante la notte del venerdì santo, (23 marzo 1554), si diressero verso Chiusi nel tentativo di prendere quella fortezza con un accordo concluso con Santaccio da Pistoia, luogotenente della guarnigione poste a difesa della fortezza.[10]

L'accordo prevedeva l'ingresso delle milizie di Cosimo attraverso una porta lasciata aperta. Non appena quelle milizie tentarono di avvicinarsi alla porta, ad un segnale convenuto dato con il fuoco acceso dal torrione della fortezza, i mercenari cosimeschi furono assaliti di fianco ed alle spalle da un buon numero di soldati in agguato, giunti da Siena e condotti da Aurelio Fregoso, uno dei migliori colonnelli dello Strozzi. Le milizie di Cosimo subirono una grave sconfitta che passò alla storia con il nome di «Pasqua di sangue Chiusina».[11] Nello scontro, oltre la perdita di 400 soldati vi perì Ridolfo Baglioni, ultimo Signore di Perugia, mentre Ascanio della Corgna catturato dai Senesi, fu successivamente rimesso in libertà per l'intervento dell'imperatore Carlo V, essendo il prigioniero, nipote del papa Giulio III.

Campagna in Val di Nievole[modifica | modifica sorgente]

Lo Strozzi, trovandosi già all'interno delle mura senesi durante l'assedio portato dal Marignano, reagì con prontezza e rompendo l'assedio nel giorno 11 giugno 1554, con 4000 fanti e 400 cavalli si diresse in Val di Nievole, dove si ricongiunse con reparti di rinforzo che dal modenese attraverso le Alpi Apuane raggiunsero la valle. L'obbiettivo di Piero era quello di marciare con un potente esercito verso Firenze attendendo l'arrivo di rinforzi francesi portati via mare dal fratello Leone. Colpito da un'archibugiata ai piedi della rocca di Scarlino, Leone morì nei pressi di Castiglione della Pescaia ed il maltempo impedì alle navi l'attracco ai porti tirrenici. Piero fu costretto a mutare strategia e si diresse verso Pistoia dove si trovava l'accampamento del Marignano, cogliendo di sorpresa il nemico.[12] La situazione del conflitto si era fatta difficile per il Marignano, quando in suo aiuto sopraggiunsero reparti spagnoli e tedeschi che costrinsero le milizie dello Strozzi alla ritirata entro le mura di Siena, nuovamente accerchiata dal Marignano con un imponente esercito di 24.000 soldati.[13]

Il marchese di Marignano

Campagna in Val di Chiana[modifica | modifica sorgente]

La disperata resistenza dei Senesi nella difesa della libertà rese lungo e difficile l'assedio portato dal Marignano sotto le mura della città. Piero Strozzi, dopo aver organizzato il suo esercito, valutò l'opportunità di un'audace sortita capace di alleggerire l'assedio. La strategia di Piero mirava a consentire il rifornimento di viveri alla città affamata, guadagnare tempo in attesa dei rinforzi francesi promessi e mai arrivati e di ritardare lo scontro finale in un territorio più favorevole.[14] Il giorno 17 luglio 1554, dopo aver lasciato il presidio di guardia al comandante francese Biagio di Monluc, lo Strozzi uscì da Siena con il grosso dell'esercito.[15]

Egli si diresse in Val di Chiana per riconquistare le roccheforti cadute sotto il dominio di Cosimo, rinforzate con notevole profusione di mezzi finanziari elargiti dal duca su progetto di alcuni capitani di ventura, nella circostanza: "architetti militari". Le roccheforti vennero dotate di mura di cinta, bastioni, fossati e contrafforti laterali, per resistere con efficacia agli attacchi delle nuove artiglierie e sorvegliate da guarnigioni poco numerose ma ben armate. All'interno delle rocche vennero rifornite le canove con scorte di grano e vettovaglie necessarie all'approvvigionamento dell'esercito e degli abitanti.

Il 19 luglio l'esercito dello Strozzi, giunto all'imbocco della Val di Chiana, conseguì i primi successi con la riconquista dei castelli di Lucignano e di Marciano; quest'ultimo cedutogli senza opporre resistenza dal capitano Lattanzio Pichi.[16] Lasciato Marciano, lo Strozzi si diresse alla volta di Arezzo e pervenuto sotto le mura invertì la marcia facendo terra bruciata nei borghi di Civitella, Oliveto e Monte San Savino. Il giorno 27 luglio, l'esercito di Piero circondò il castello di Foiano; le mura del castello vennero colpite dall'artiglieria con 140 colpi di cannone e gli assedianti, penetrati all'interno del castello attraverso la breccia apertasi nella cinta muraria, sopraffecero facilmente la guarnigione posta alla sua difesa uccidendo il capitano Carlotto Orsini.

Schieramenti[modifica | modifica sorgente]

Gli eserciti avversari che stavano per affrontasi furono schierati secondo la strategia consigliata dal Machiavelli: "milizie miste", arruolate con un numero preponderante di soldati locali, unite dal carisma del proprio comandante, animati da ideali patriottici e religiosi, insieme a mercenari stranieri professionisti della guerra. Era questa la formazione tipica, già adottata nelle precedenti battaglie campali e preferita da quei principi che secondo il Machiavelli: «...possono per abundantia di uomini e denari mettere insieme un esercito iusto a fare una giornata con qualunque li viene ad assaltare.»[17]

L'esercito senese era piuttosto eterogeneo e comprendeva, oltre ai francesi anche soldataglie corse e turche ed in generale truppe mercenarie, male organizzate e di scarsa disciplina, soprattutto perché la repubblica senese, in difficoltà economiche non pagava regolarmente il soldo. Piero Strozzi disponeva, comunque di un esercito di 14000 fanti e 1000 cavalieri, ma già durante lo schieramento dovette preoccuparsi per le difficoltà incontrate nell'approvvigionamento dell'acqua, elemento fondamentale nelle battaglie campali.

I Fiorentini, avevano forze pressoché equivalenti ma erano dotati di maggior artiglieria e di maggior compattezza schierando oltre alle truppe di Cosimo, l'esercito imperiale con spagnoli e tedeschi. Gli schieramenti nemici si disposero sulle alture ai lati di una valletta attraversata dal torrente Scannagallo in secca: i poggi di Marciano da una parte e di Pozzo dall'altra. I comandi degli schieramenti sono posti in posizione elevata, mentre più in basso sono schierate le fanterie.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

All'alba del 2 agosto 1554, le difficoltà incontrate dall'esercito franco-senese convinsero lo Strozzi ad arretrare lo schieramento nelle colline più elevate, fiducioso che l'audace manovra intrapresa a viso aperto avrebbe convinto l'avversario a rinviare l'attacco. Il Marignano invece, valutando un grave errore la ritirata dell'avversario ordinò di aprire il fuoco contemporaneo degli archibugieri sulle retrovie strozzesche[18].

L'obbiettivo del Marignano era quello di dare tempo alla propria cavalleria per l'abbeveramento nella Chiana prima di attaccare il nemico. Non appena si rese conto del disastro commesso, lo Strozzi invertì la marcia e con una rapida manovra ordinò alla fanteria dei picchieri di portarsi nella discesa del crinale per attaccare frontalmente la fanteria del Marignano che superato il fosso di Scannagallo andava schierandosi frettolosamente sulla riva opposta[19].

Dopo un travolgente attacco iniziale i Francesi si trovarono respinti oltre il fosso in posizione sfavorevole; la battaglia continuò estenuante, per molte ore. La ritirata della cavalleria franco-senese scompaginò la strategia bellica e condizionò l’esito dello scontro. Il tentativo di sganciamento avvenne su terreno difficile, sui declivi di Foiano. Il temuto reparto della cavalleria francese comandata da Ludovico Pico[20] venne attaccato dal poderoso esercito imperiale guidato dal conte Sforza di Santafiora. Per l'esercito di Piero Strozzi sopraffatto dal nemico fu l'inizio della disastrosa "rotta di Scannagallo"[21].

Migliaia furono i morti, feriti e prigionieri da parte senese e pochissimi dall'altra. La storiografia quantifica le perdite senesi in più di 4000 morti (tra i quali il signor di Forquelvaux aiutante in campo dello Strozzi); 103 le bandiere di color verde inviate da Enrico II conquistate dall'esercito fiorentino; le perdite avversarie contenute nel numero di 400 morti. Sembra che a favorire la vittoria fiorentina ci sia stato anche il tradimento prezzolato di un ufficiale francese. Piero Strozzi, disarcionato da cavallo e ferito al fianco da un colpo d'archibugio, riuscì a rifugiarsi a Lucignano.

Durante la ritirata l'esercito senese in rotta venne affidato da Piero al capitano Clemente della Cervara ed al bolognese Cornelio Bentivoglio. La battaglia perduta concluse l'assedio di Siena che si arrese definitivamente al nemico il 17 aprile 1555, mentre il duca Cosimo riuscì ad affermare il proprio potere su tutta la Toscana. Lo Strozzi ed il Bentivoglio continuarono la resistenza in Montalcino, ospitando gli esuli senesi, nella Repubblica di Siena riparata in Montalcino, fino alla resa definitiva nel 1559.

Celebrazioni[modifica | modifica sorgente]

Allorché giunse in Firenze, accompagnata dal suono delle campane, la notizia della battaglia perduta dai Senesi, il popolo fiorentino esultò di grande gioia. Da Palazzo Vecchio, il duca Cosimo lanciando monete sulla folla proclamò tre giorni di festeggiamenti, accompagnati da sventolii di bandiere conquistate, applausi, musiche e ritornelli cantati dal popolo:[22]

« Palle Palle, Duca Duca,

Piero Strozzi in una buca »

Sulla piazza fu fatto erigere un palco dove vennero decapitati molti prigionieri presi nella battaglia.[23] L'evento fu degnamente celebrato negli anni seguenti con grandi commesse artistiche:

Colonna celebrativa
  • sul luogo della battaglia, a Pozzo della Chiana, fu costruita una cappella ottagona dedicata a Santo Stefano della Vittoria e conosciuta popolarmente come Santa Vittoria, la cui festa ricorreva il 2 agosto, giorno casualmente coincidente con le più importanti vittorie della casa medicea: Gavinana, Montemurlo e Scannagallo. Il tempietto fu donato dal duca Cosimo all'ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, istituito a Pisa nel 1561 con la nomina di Cosimo a Gran Maestro dell'ordine.[24]

Sopra il frontone della porta principale è collocato un grandioso stemma in travertino di casa Medici, recante l'iscrizione latina del suo nuovo titolo. Sulla porta all'interno si vede lo stemma della famiglia Gianfigliazzi. Le pareti laterali mostrano due epigrafi in lingua latina dedicate all'istituzione dell'ordine cavalleresco fondato dal duca con il fine di proteggere le acque del Tirreno dai Corsari barbareschi.[4] Nel 1565 le galee dei cavalieri di Santo Stefano parteciparono alla spedizione in difesa di Malta.

Il Palazzo dei Cavalieri di Santo Stefano a Pisa

Nel 1571, dopo la grave sconfitta di Venezia in seguito alla perdita di Cipro occupata dai Turchi, per fronteggiare il pericolo della loro espansione nelle coste e nelle isole dell'Europa occidentale, il papa Pio V riuscì a promuovere una difficile alleanza coinvolgendo le maggiori potenze marittime europee nella costituzione della Lega Santa.[25] La Lega con a capo l'ammiraglio Don Giovanni d'Austria era formata da galee spagnole, veneziane, genovesi e galee della flotta pontificia. Quest'ultima, posta sotto il comando di Marcantonio Colonna, comprendeva galee armate dalle signorie toscane[4] con a bordo equipaggi dei cavalieri di Santo Stefano.

Croce dei Cavalieri di Santo Stefano

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G. B. Del Corto, Storia della Val di Chiana, Arezzo 1898, p. 161.
  2. ^ Ibidem, p. 92
  3. ^ G.Spini, Disegno storico della Civiltà Italiana, Roma, 1958, p. 161.
  4. ^ a b c Ivi.
  5. ^ Ivi.
  6. ^ S.Benci, Storia di Montepulciano, Ed. Lessi, 1896, p. 117.
  7. ^ F. Valacchi, Siena, Milano, 1994, p. 57.
  8. ^ A. Saltini, L' assedio della Mirandola, Ed. Diabasis 2004, cap VI e segg.
  9. ^ S. Benci, Op, Cit, p.122.
  10. ^ Ibidem, pp.124-25
  11. ^ G. Bersotti, Chiusi -Guida storico-artistica-, Chiusi, 1981, p. 106.
  12. ^ G. Batini, Capitani di Toscana, Firenze, 2005, pp. 182-195. ISBN 88-8304-915-2.
  13. ^ F. Valacchi, Op, Cit, p. 57.
  14. ^ G.Spini, Op, Cit, p. 120.
  15. ^ F. Palmerini, Un paese toscano Foiano della Chiana, Pisa 1964, p. 116.
  16. ^ Ibidem, p. 117-118.
  17. ^ N. Machiavelli, Il Principe, Firenze, 1958, cap X, p.101.
  18. ^ F. Palmerini, Op, Cit, p. 122.
  19. ^ Ibidem, p. 124.
  20. ^ Ibidem. p. 123.
  21. ^ G. B. Del Corto,Op, Cit, p.160: «sembra che Scannagallo sia il nome inventato da Cosimo per dileggio dei Francesi».
  22. ^ S.Benci, Op, Cit, P.131.
  23. ^ G. B. Del Corto, Op, Cit, p. 94.
  24. ^ Ibidem, p.162.
  25. ^ F. Palmieri, Op, Cit, p.142.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Spinello Benci, Storia di Montepulciano, Montepulciano, 1892-96.
  • Giovan Battista, Del Corto, Storia della Val di Chiana, 1898, Rist. A. Forni, Arezzo 1985.
  • Giorgio Spini, Disegno Storico della Civiltà Italiana, Roma, 1958.
  • Francesco Palmerini, Un paese Toscano Foiano della Chiana, Pisa, 1964.
  • Giacomo Bersotti, Chiusi-Guida storico-artistica della città, Chiusi, 1981.
  • Federico Valacchi, Siena, Milano, 1994 ISBN 88-8017-008-2.
  • C. Carbone, A. Coppellotti, S. Cuccaro, I luoghi delle battaglie in Toscana, Firenze, 2004.
  • Giorgio Batini, Capitani di Toscana, Firenze, 2004 ISBN, 88-8304-915-2.

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

  • Giovan Battista Adriani, Istoria dei suoi tempi (dal 1536 al 1583), Firenze 1583
  • Brigidi Sebastiano, Le vite di Filippo Strozzi e di Piero e Leone suoi figli, Montalcino, 1880.
  • Bianchini Giuseppe, Piero Strozzi e la rotta di Scannagallo, Arezzo 1884.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]