Università degli Studi di Siena

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Università di Siena
Logo Unisi 2012.jpg
Stato Italia Italia
Città Siena
Altre sedi Arezzo, San Giovanni Valdarno, Grosseto
Nome latino Universitatis Senarum Studiorum
Fondazione 1240
Tipo Statale
Facoltà Economia;

Farmacia;
Giurisprudenza;
Ingegneria;
Lettere e Filosofia;
Lettere e Filosofia, sede di Arezzo;
Medicina e Chirurgia ;
Scienze matematiche, fisiche e naturali;
Scienze politiche.

Dipartimenti Area Economia, Giurisprudenza e Scienze politiche:

Economia politica e statistica (Deps);
Giurisprudenza (dgiur);
Scienze politiche e internazionali (Dispi);
Studi Aziendali e Giuridici (Disag);
Area Lettere, Storia, Filosofia e Arti:
Filologia e critica delle letterature antiche e moderne (Dfclam);
Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale (Dsfuci);
Scienze sociali, politiche, cognitive (Dispoc);
Scienze storiche e dei beni culturali (Dssbc);
Area Scienze Biomediche e Mediche:
Biotecnologie mediche (Dbm);
Medicina molecolare e dello sviluppo (Dmms);
Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze (Dsmcn);
Area Scienze Sperimentali:
Biotecnologie, chimica e farmacia (Dbcf);
Ingegneria dell’informazione e scienze matematiche (Diism);
Scienze della vita (Dsv);
Scienze fisiche, della terra e dell’ambiente (Dsfta);

Rettore Angelo Riccaboni (2010/2016)
Studenti 17 290 (2010/2011[1])
Affiliazioni Gruppo di Coimbra, Consorzio ICoN, EUA, IRUN, IAU, TUNE
Sport CUS Siena
Sito web www.unisi.it
 

L'Università degli Studi di Siena (abbreviato UniSi) è un ateneo toscano situato nella città di Siena e con sedi periferiche ad Arezzo e Grosseto e, essendo nata nel 1240, risulta essere una delle più antiche università italiane ed europee. Nel 1990, infatti, l'Ateneo senese ha festeggiato i 750 anni di attività accademica[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione[modifica | modifica sorgente]

La prima notizia sull'istituzione risale al 1240: da un documento, un decreto podestarile del 26 dicembre di quell'anno, si apprende dell'esistenza di uno Studio "provinciale", finanziato dal Comune, costituito dalle scuole di diritto, di grammatica e di medicina[3].

Ulteriori notizie certe dell'esistenza di una università senese finanziata dal Comune si hanno nel 1260. In quell'anno, un decreto del podestà Ildebrandino Cacciaconti imponeva a tutti coloro che affittavano alloggi agli studenti a pagare una tassa al Comune, con la quale si dovevano finanziare e stipendiare i professori dello "Studio Senese". Si sa che ne facessero parte una scuola medica, una di grammatica e una giuridica. Presso la scuola medica insegnò in quegli anni anche Pietro Ispano che nel 1276 sarebbe diventato papa Giovanni XXI[3]. Nel 1252 papa Innocenzo IV aveva concesso ai maestri e agli studenti l'immunità fiscale[3].

Dal XIV al XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

Sede del Rettorato, affreschi nel cortile interno

Nel 1321, a causa di una forte diatriba tra gli studenti dell'università bolognese "Alma Mater" e il podestà della città, Siena accolse numerosi studenti fuoriusciti dall'università felsinea, istigati anche da un locale lettore di legge Guglielmo Tolomei. Nel 1357 l'imperatore Carlo IV, in un diploma concesso a Praga, riconobbe lo studio senese come "Studium generale" e lo pose sotto la sua protezione, riconoscendolo fra le Università del Sacro Romano Impero.

Nel 1392 si comincia a parlare della "Casa della Sapienza", una casa dello studente per accogliere i "fuori sede", collocata nei locali della soppressa Domus Misericordiae, che richiamò subito scolari da tutta Europa; questa accoglierà i primi ospiti nel 1416, al prezzo di cinquanta fiorini.

Tra i professori che insegnarono a Siena nel XIV secolo possono essere menzionati i giuristi Cino da Pistoia, Dino del Garbo, Neri Pagliaresi, Federico Petrucci, Pietro Ancharano, Ubaldo degli Ubaldi, Tommaso Corsini; i medici Ugo Benzi e Riccardo da Parma; i grammatici Nofrio e Pietro d'Ovile, il matematico Guido Bonatti e l'astrologo/astronomo Cecco d'Ascoli[4]

Nel XV secolo si distinsero i giuristi Niccolò Tedeschi, detto il Panormitano, Francesco Accolti, Filippo Decio e Mariano Soccini; Jacopo da Forli e Alessandro Sermoneta in medicina; Francesco Filelfo, il teologo Francesco della Rovere (poi Papa Sisto IV), e Agostino Dati in letteratura. Tra i professori distintisi nella prima metà del XVI secolo si possono ricordare il giurista Claudio Tolomei, e gli umanisti Eurialo da Ascoli e Jacopo Griffoli.[4]

Con il Cinquecento inizia un periodo di decadenza della città, ma lo Studio fu uno dei pochi centri di sviluppo e di innovazione ancora attivi in città che riuscì a convogliare a Siena le innovazioni e le idee contemporanee. Anche dopo la caduta della città in mano fiorentina avvenuta il 21 aprile 1555, dopo un lungo ed estenuante assedio, la città ottenne di conservare il proprio ateneo.

Dal XVII secolo a oggi[modifica | modifica sorgente]

Chiostro del Complesso di San Francesco, Dipartimento Economia politica e statistica

Con la nascita del Granducato di Toscana, caduta ormai sotto il controllo dei Medici, e nonostante gli sforzi profusi per far uscire Siena e il suo ateneo dalla crisi, si registrò comunque un generale declino degli studi. Tra i professori del XVII secolo che possono essere menzionati si ricordano i giuristi Silvio Spannocchi e Francesco Accarigi; nei corsi scientifici possono essere ricordati Francesco Pifferi, il matematico Teofilo Gallaccini, il botanico Pirro Maria Gabrielli, che diede vita a Siena all'Accademia dei Fisiocritici, Michelangelo Mori e Ottavio Nerucci, e i matematici Candido Pistoi e Domenico Bartaloni, e il botanico Biagio Bartalini, direttore dell'Orto botanico di Siena. Il primo docente di Storia della Chiesa fu Domenico Valentini (1743), mentre la prima cattedra di teologia morale e di sacre scritture fu stabilita tra 1775 e il 1777. [4]

Con l'avvento degli Asburgo-Lorena, Leopoldo I dette all'ateneo senese una nuova organizzazione e il numero delle cattedre fu incrementato. Tra i docenti di questo periodo possono essere menzionati il giurista Francesco Antonio Mori, il docente di economia politica Alberto Rinieri de' Rocchi, il medico Giacomo Barzellotti, e Luigi de Angelis, docente di teologia dal 1803 e autore di saggi sull'arte senese. [4]

Ma nel 1808, con l'invasione francese, lo Studio senese venne chiuso, per riaprire i battenti solo con la Restaurazione[3]. Nel 1848 gli studenti senesi dimostrarono il loro patriottismo e parteciparono in grande numero alla battaglia di Curtatone e Montanara inquadrati nella "Compagnia della Guardia Universitaria", formata tra studenti e professori. Queste posizioni risorgimentali spinsero il Granduca di Toscana a chiudere la scuola medica, risparmiando solo giurisprudenza e teologia.

Solo nel 1859 l'Università riprese spinta e, con dei cambiamenti di statuti, rese famose le scuole di farmacia, ostetricia e rinvigorì la scuola medica, trasformando il Santa Maria della Scala in policlinico universitario. Nel 1880 la facoltà di giurisprudenza fondò il "Circolo Giuridico".

Nonostante questa ripresa attività, nel 1892 l'allora ministro della Pubblica Istruzione, Ferdinando Martini, propose di chiudere l'ateneo senese. Una sollevazione popolare, animata da uno sciopero generale e l'intervento delle istituzioni cittadine costrinse il ministro a ritirare la proposta.

Il Novecento ha visto la crescita dell'Ateneo, passato dai quattrocento studenti iscritti a cavallo delle due guerre ai quasi 20 mila. Le facoltà sono aumentate: alle storiche facoltà di Medicina e chirurgia e di Giurisprudenza si sono aggiunte Farmacia (1933), Scienze matematiche, fisiche e naturali (1962), Economia (1966), Lettere e filosofia di Arezzo (nata come Magistero, 1969), Lettere e filosofia (1970), Ingegneria (1992) e Scienze politiche (1997). Dal novembre 2012 le facoltà sono state sostituite da 15 dipartimenti.

Tra i professori dell'ateneo senese, in tempi più recenti, possono essere ricordati il giurista Piero Calamandrei, il filosofo Norberto Bobbio, gli economisti americani Frank Hahn, Samuel Bowles e Richard M. Goodwin, lo scrittore Antonio Tabucchi, lo storico britannico Paul Ginsborg, il critico letterario Romano Luperini e il semiologo Omar Calabrese.

Cronotassi dei rettori[modifica | modifica sorgente]

Il cortile del palazzo dell'Università a Siena

Il Rettore, il cui titolo completo è Magnifico Rettore, è la più alta autorità accademica dell'Università degli Studi di Siena.

  • ...
  • Georg Fugger (Giorgio Fuccaro o Fuccari) (XVI-XVII secolo)
  • ...
  • Attilio Tassi (dal 1890 al 1892)
  • Domenico Barduzzi (dal 1892 al)
  • Filippo Virgili (dal 1910 al 1912)
  • Domenico Barduzzi (dal 1912 al)
  • ...
  • Mauro Barni (dal 1970 al 1979)
  • Adalberto Grossi (dal 1979 al 1984)
  • Luigi Berlinguer (dal 1985 al 1994)
  • Piero Tosi (dal 1994 al 2006)
  • Silvano Focardi (dal 2006 al 2011)
  • Angelo Riccaboni (dal 2011)

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

La sede[modifica | modifica sorgente]

La sede centrale dell'Università si trova negli ambienti dell'ex-monastero di San Vigilio, in via Banchi di Sotto angolo via San Vigilio. La sede risale, nel nucleo originario, all'XI-XII secolo, ricostruita poi nel XVI e restaurata nel 1891 da Giuseppe Partini[3].

Al centro dell'edificio un cortile porticato ospita il monumento agli studenti caduti a Curtatone (il 29 maggio 1848), gruppo bronzeo di Raffaello Romanelli, nonché la tomba di Guglielmo di Ciliano e Niccolò Aringhieri dalla chiesa di San Domenico, furono di un riassemblaggio ottocentesco di due monumenti di cui uno è opera di Goro di Gregorio (1325 circa); vi si trova inoltre una memoria di Giulio Bianchi Bandinelli, "maire" di Siena, di Pietro Tenerani[3].

Poli universitari[modifica | modifica sorgente]

L'Università ha attivato poli universitari e sedi decentrate: il "Polo Universitario Aretino" e il "Polo Universitario Grossetano". A San Giovanni Valdarno (AR) presso il Centro di Geotecnologie (CGT) dell'Università di Siena vengono svolte attività di ricerca nell'ambito delle tecnologie applicate alle Scienze della Terra. Presso il CGT si svolge anche l'attività didattica del corso di Laurea in Geotecnologie e della laurea Specialistica in Geologia Applicata.

Dipartimenti[modifica | modifica sorgente]

Palazzo San Galgano, ex Facoltà di Lettere e Filosofia, oggi sede del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali (Dssbc)
San Niccolò, sede di tre dipartimenti: Dispoc, Dfclam, Diism

Le Facoltà sono state sostituite dai Dipartimenti:

Area Economia, Giurisprudenza e Scienze politiche
Area Lettere, Storia, Filosofia e Arti
Area Scienze Biomediche e Mediche
Area Scienze Sperimentali

L'Università di Siena era precedentemente organizzata in 9 facoltà, 8 a Siena, 1 ad Arezzo.

Sono inoltre attivi numerosi corsi post-laurea: corsi di perfezionamento, scuole di specializzazione, "master" e dottorati di ricerca. La Scuola superiore Santa Chiara è l'istituzione d'eccellenza dell'Ateneo riservata ai dottorati di ricerca.

Sistema bibliotecario[modifica | modifica sorgente]

Le biblioteche dell'Università di un Siena sono organizzate in un Sistema bibliotecario, coordinato dal 2013 dalla Divisione Coordinamento[5], e raggruppate per area disciplinare:

  • Biblioteca di Area Umanistica, organizzata in 2 sedi: Siena[6] e Arezzo[7]
  • Biblioteca di Area Scientifico Tecnologica, organizzata in 2 sedi: Sede San Niccolò e Sede del Laterino.
  • Biblioteca di Area Economica
  • Biblioteca di Area Giuridico Politologica ("Circolo Giuridico")
  • Biblioteca di Area Medico Farmaco Biologica, è organizzata in 3 sedi: Medicina Le Scotte[8], Medicina San Miniato, Farmacia San Miniato.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli studi del Censis, nel 2009 è risultato il primo ateneo italiano per vivibilità e qualità dei servizi[9]. Secondo la classifica del 2011, l'ateneo senese si è posizionato, al 2º posto tra gli atenei di medie dimensioni[10] e, nel 2012, al 1º posto tra tutti gli atenei italiani (nel 2012)[11] riconfermando la prima posizione nel 2013. L'Ateneo senese, inoltre, conferma la sua eccellenza collocandosi al primo posto nella classifica della qualità della ricerca in rapporto alle dimensioni, secondo quanto i dati nazionali della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), resi pubblici a luglio 2013 dall’Anvur.

Nella graduatoria pubblicata annualmente da Il Sole 24 Ore, invece, l'Università di Siena nel 2012 si è collocato al 3º posto tra gli atenei generalisti e al 5º posto nella classifica generale su 54 atenei italiani[12][13].

Nel dettaglio, negli ultimi anni numerose facoltà dell'ateneo si sono posizionate ai vertici della classifica stilata annualmente da Censis-Repubblica: la facoltà di Lettere e Filosofia è risultata al 1º posto nel 2009[14] e nel 2010[15], al 2º posto nel 2011[16][17] e al 4° nel 2012; la facoltà di Giurisprudenza è risultata in 3ª posizione nel 2010, al 1º posto nel 2011 e nel 2012 ha confermato la prima posizione[11]; nel 2012 hanno raggiunto il podio anche la facoltà di Scienze Politiche che si è posizionata al 2º posto (era al 4º posto nel 2011), e la facoltà di Economia che ha raggiunto il 3º posto (stessa posizione del 2011).

Posizione tra gli atenei di medie dimensioni (Censis)[modifica | modifica sorgente]
Anno Posizione
2008
2009
2010
2011
2012
2013

Studenti e docenti illustri[modifica | modifica sorgente]

Laureati honoris causa[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

All'interno dell'Universitò di Siena nel 1998 nasce Facoltà di Frequenza, radio ufficiale dell'ateneo e prima radio universitaria italiana. Ha trasmesso nel comprensorio della città di Siena in FM sui 99,40 MHz ed è stata ricevibile in streaming via web direttamente dal sito della radio[20][21]. Nel 2009 ha cessato le trasmissioni e dal 2011 è attiva un'altra emittente denominata uRadio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Osservatorio - Didattica studenti" sul sito del MIUR
  2. ^ AA. VV., L'Università di Siena. 750 anni di storia, 1991, Siena.
  3. ^ a b c d e f Touring, cit., p. 562.
  4. ^ a b c d Umberto Benigni, University of Siena, in Catholic Encyclopedia, Volume 13, Robert Appleton Company, New York 1913.
  5. ^ Università di Siena, Disposizione del Direttore amministrativo del 13 marzo 2013 relativa alla Istituzione e organizzazione della Divisione coordinamento bibliotecario. URL consultato il 21 gennaio 2014.
  6. ^ Sito ufficiale della Biblioteca Umanistica di Siena http://prometeo.lett.unisi.it/
  7. ^ Sito ufficiale della Biblioteca Umanistica di Arezzo http://www.asb.unisi.it/arbib/biblioteca.php
  8. ^ Sito ufficiale della Biblioteca Medica http://www3.unisi.it/bcm/
  9. ^ A Siena la migliore facoltà di Lettere in La Nazione, 18 giugno 2009, p. 4. URL consultato il 19 giugno 2009.
  10. ^ In base al numero di iscritti. Gli atenei di medie dimensioni sono considerati quelli tra i 10 mila e i 20 mila studenti.
  11. ^ a b L'Università di Siena è prima nella classifica Censis degli Atenei italiani, Siena Free, Mercoledì 18 luglio 2012
  12. ^ La classifica delle università in Il Sole 24 Ore, 16 luglio 2012. URL consultato il 16 luglio 2012.
  13. ^ L’Università di Siena 5ª nella classifica degli Atenei italiani, Siena Free, Lunedì 16 luglio 2012
  14. ^ Aurelio Magistà, Laurea ad honorem, 17 giugno 2009, La Repubblica
  15. ^ Valentina Bernabei, Ma le lettere piacciono ancora, La Repubblica, 15 luglio 2010
  16. ^ Fabio Tonacci, Le migliori lauree d'Italia, 20 luglio 2011, La Repubblica
  17. ^ Negli ultimi tredici anni la facoltà di Lettere e Filosofia di Siena si è sempre posizionata prima, seconda o terza nella classifica Censis-Repubblica: per otto volte al 1º posto, per due volte al 2º posto, per due volte al 3º posto.
  18. ^ Cattedra Fullbright - Dipartimento di Economia politica e statistica in Università degli Studi di Siena, 27 luglio 2011.
  19. ^ Informazioni dal profilo del Prof. Vianello pubblicato sul sito della Facoltà di Economia dell'Università di Modena e Reggio Emilia
  20. ^ Romeo Perrotta. Facoltà di Frequenza. La prima radio universitaria italiana. Roma, Carocci Editore, 2005
  21. ^ Giovanni Cordoni, Peppino Ortoleva, Nicoletta Verna. Le onde del futuro. Presente e tendenze della radio in Italia. Milano, Costlan Editori, 2006

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003. ISBN 88-365-2767-1

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]