Carlo IV di Lussemburgo

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Carlo IV
Karl IV HRR.jpg
Imperatore del Sacro Romano Impero
Stemma
In carica 1347 –
1378
Predecessore Luigi IV
Successore Venceslao
Re di Boemia
In carica 1346 –
1378
Predecessore Giovanni I
Successore Venceslao
Nome completo Carlo di Lussemburgo
Nascita Praga, 14 maggio 1316
Morte Praga, 29 novembre 1378
Casa reale Lussemburgo
Padre Giovanni I
Madre Elisabetta Přemyslovna

Carlo IV di Lussemburgo (Praga, 14 maggio 1316Praga, 29 novembre 1378) fu Re dei Romani (con il nome di Carlo (Karl) IV dal 1346 al 1378), Imperatore del Sacro Romano Impero (dal 1355 al 1378), Re di Boemia (con il nome di Carlo (Karel) I dal 1346 al 1378), Conte di Lussemburgo (dal 1346 al 1353) e Margravio del Brandenburgo (dal 1373 al 1378).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza e l'elezione a Re[modifica | modifica wikitesto]

Carlo IV, battezzato Venceslao, era figlio di Giovanni di Lussemburgo (detto il cieco), re di Boemia dal 1311 al 1346 e di sua moglie, Elisabetta Přemyslovna, (Eliška) figlia secondogenita di Venceslao Přemysl II di Boemia, della dinastia dei Premyslidi.

I Lussemburgo, da molto tempo, intrattenevano buoni contatti con la corte francese, per cui il Re di Francia, Carlo IV di Francia, tenne a battesimo il piccolo. dal 1323 al 1331 Carlo crebbe a Parigi, dove ricevette una solida istruzione, fatto insolito per l'epoca. Nel 1331 seguì in Italia suo padre Giovanni, impegnato in progetti di grande respiro, anche se il suo tentativo di stabilire un centro di potere della dinastia dei Lussemburgo nell'Italia settentrionale doveva fallire, soprattutto a cagione dell'opposizioni di alcuni importanti comuni italiani e del Regno di Sicilia. Il rapporto tra Carlo e suo padre fu caratterizzato da ambivalenza e tensioni, che in parte derivavano dagli attriti tra i genitori di Carlo, e in parte dalla differenza di temperamento. Giovanni era considerato un carattere cavalleresco ed avventato, mentre Carlo aveva fama di uomo riflessivo, e odiava i tornei, anche nella sua gioventù.

Carlo compose anche un'autobiografia, che però non comprende tutta la sua vita, ma solo gli anni della sua infanzia e della sua giovinezza. Da quest'opera apprendiamo che Carlo parlava cinque lingue (latino, tedesco, ceco, francese ed italiano). Nel 1333 fece ritorno in Boemia, e nel 1334 divenne margravio di Moravia. Riuscì a far valere le proprie ragioni nel conflitto che oppose la nobiltà morava al padre. Nel 1335 ebbe un ruolo nel trattato tra il regno di Boemia e quelli di Polonia e Ungheria (aveva partecipato ai negoziati per sostenere le pretese delle corona boema al trono in ambedue i regni), e fu al fianco del padre anche durante la crociata lituana. L'8 giugno 1341, Giovanni, divenuto cieco, trasmise a Carlo l'amministrazione del regno, e poco dopo si ritirò completamente dagli affari di Stato.

Nello stesso periodo si acuiva il conflitto tra Ludovico il Bavaro e i suoi nemici nell'impero. Papa Clemente VI, amico d'infanzia di Carlo, appoggiava l'opposizione all'imperatore. Così Carlo, con il sostegno di Baldovino di Lussemburgo, uno dei personaggi più influenti dell'impero, venne eletto antire, e venne incoronato a Bonn il 3 novembre 1346. Dopo aver ottenuto l'approvazione papale alla sua elezione (approvazione peraltro da lui non richiesta), fece confermare la sua elezione una seconda volta, il 17 giugno 1349, a Francoforte.

Nell'agosto dello stesso anno suo padre era morto nella battaglia di Crécy, cui aveva partecipato anche Carlo, ritirandosi però prima delle fasi decisive per motivi non chiariti. Il 2 settembre 1347 venne incoronato re di Boemia. Ludovico il Bavaro morì poco dopo, dimodoché non si venne ad un conflitto aperto. Ma nel 1349 venne eletto Re dei Romani Günter di Schwarzburg.

I primi anni di regno: rafforzamento del potere, peste e pogrom[modifica | modifica wikitesto]

Carlo IV durante il banchetto dell'incoronazione

Carlo non ebbe problemi ad affermarsi contro Günter von Schwarzburg. Già nel maggio 1349 il debole contendente rinunciò, con un trattato, al proprio titolo, e poco dopo morì. Quindi giunse ad un accordo con i propri avversari, nel 1348 con gli Asburgo e nel 1350 con i Wittelsbach, non prima di essersi rafforzato, con un accordo matrimoniale con il Conte del Palatinato e con il falso Woldemar, un sedicente discendente della famiglia, una volta potente, degli Ascani, che, in Brandeburgo, creava non pochi problemi ai Wittelsbach. Ora Carlo poteva dedicarsi senza problemi al consolidamento del proprio potere.

Proprio in quel periodo la peste raggiungeva il suo apice. L'epidemia spopolò intere contrade, uccidendo un terzo degli abitanti d'Europa, e il popolo era alla disperata ricerca di una spiegazione. L'idea, completamente assurda, che gli ebrei fossero i propagatori del contagio, venne spesso creduta e strumentalizzata. Carlo fu quantomeno complice dei pogrom avvenuti in Germania nel 1349, anche se, nei propri territori dinastici, gli ebrei vennero protetti. Nell'impero, però, gli ebrei erano sotto la diretta tutela del sovrano, e, a questo scopo, pagavano anche una tassa. Per questo la tolleranza di Carlo rispetto ai pogrom era contraria persino alle concezioni giuridiche dell'epoca. In questo tragico episodio si mostra che Carlo agì per convenienza, preferendo assicurarsi la lealtà delle città nelle quali i pogrom avevano luogo piuttosto che adempiere ai propri doveri di re.

La politica verso l'Italia e la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1354-1355 Carlo, accompagnato da un piccolo esercito discese in Italia. Si fece incoronare Re d'Italia, e, il 5 aprile 1355, a Roma, un cardinale, incaricato da papa Innocenzo VI lo incoronò Imperatore. Poco dopo lasciò la penisola, senza essere riuscito a mettere ordine nella situazione, anche se i lauti versamenti ottenuti da numerosi comuni gli consentirono di trarre un guadagno almeno finanziario dalla spedizione, e, contemporaneamente, era riuscito ad ottenere l'incoronazione ad Imperatore senza spargimento di sangue. Ciononostante l'atteggiamento di Carlo rispetto alla Chiesa fu tale che Guglielmo di Ockham lo definì rex clericorum, accusa senz'altro ingiusta, ma che mette a fuoco la politica ecclesiastica di Carlo, decisamente volta alla ricerca di un accordo con il papa.

La prima spedizione italiana non ebbe conseguenze di rilievo, al pari della seconda, nel 1368-68, con la quale si proponeva di ottenere il ritorno di papa Urbano V dalla cattività avignonese. La sua politica italiana fu in gran parte inefficace. L'incoronazione a Imperatore era stata un risultato per lui sufficiente. Incassò ingenti somme dai comuni, concedendo in cambio privilegi, e per il resto non si immischiò nelle faccende italiane. Per questo il suo comportamente venne definito dai contemporanei (come per esempio Matteo Villani e Francesco Petrarca da lui comunque nominato nel 1356 conte palatino) quello di un mercante. Carlo rinunciò così alla politica universalistica del nonno, Enrico VII, per perseguire una politica imperiale basata sul rafforzamento dinastico. In ogni caso riuscì ad ottenere che la sua posizione di Imperatore fosse riconosciuta dalle città di Milano e di Firenze, e in Italia non rinunciò ad alcuna prerogativa imperiale.

Ad occidente Carlo non fece praticamente nulla per ostacolare la politica espansionistica del Regno di Francia, con la cui corte intratteneva cordiali rapporti. Al contrario, egli rinunciò alla signoria imperiale su Avignone, e nel 1378 rinunciò al vicariato imperiale sul Regno di Borgogna, in modo da poter proseguire la propria politica nell'Impero senza influenze esterne. Ciò non servì a frenare l'espansionismo francese, anche se nel 1361 Ginevra e la Savoia vennero scorporate dal Regno di Borgogna e incorporate direttamente nell'Impero.

La Bolla d'oro e la politica in Germania[modifica | modifica wikitesto]

La Bolla d'oro

Nel 1354 era morto Baldovino di Lussemburgo, zio e più importante alleato dell'imperatore nella parte occidentale dell'impero. Il passo più gravido di conseguenze nella sua azione governativa, l'emanazione della Bolla d'oro (1356), fu possibile solamente dopo defatiganti trattative. La bolla regolava, tra l'altro, la procedura per l'elezione dell'imperatore, e fissava numero e nome di quattro laici (il duca di Sassonia, il conte palatino del Reno, il marchese di Brandeburgo e il re di Boemia) e di tre ecclesiastici (gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia). Divenne per questo un fondamento costituzionale dell'Impero, sino al suo scioglimento, nel 1806. Per alcuni rappresenta un successo per Carlo, per altri la riuscita del tentativo dei principi elettori di mettere chiari limiti all'egemonia del sovrano. Gli eventi successivi hanno dimostrato che la bolla venne impiegata per avvantaggiare, di volta in volta, i principi elettori, o, a seconda delle circostanze, l'imperatore. Degno di nota è che nella Bolla d'oro non vi è accenno alla necessità dell'approvazione papale all'elezione del Re. Inoltre abolisce il diritto papale al vicariato imperiale.

Il figlio maggiore di Carlo Venceslao, dal 1363 Re di Boemia, venne eletto Re dei Romani il 10 giugno 1376, quando Carlo era ancora in vita. La Bolla d'oro non prevedeva un'eventualità del genere, che, d'altronde, non era nemmeno esplicitamente vietata. Carlò riuscì in questo modo, attraverso una politica veramente astuta, ad imporre l'elezione del figlio, anche se fu costretto ad acquistare con somme enormi il voto degli altri principi elettori (ma l'impiego del denaro era un metodo da lui comunemente usato per riuscire a raggiungere i propri obbiettivi). Sino allo scioglimento dell'Impero la successione dinastica dei Lussemburgo prima e degli Asburgo dopo (imparentati con i Lussemburgo), venne interrotta soltanto dall'elezione dei Wittelsbach Ruperto e di Carlo VII (1742 - 1745).

Al nord Carlo ebbe una particolare attenzione per la Lega anseatica, e fu il primo imperatore a visitare Lubecca dopo Federico Barbarossa (1375). Anche la città di Norimberga ebbe un ruolo importante nella politica di Carlo, volta in questo caso a istituire un paese imperiale in questa regione. Ad oriente (Polonia e Ungheria) Carlo perseguì principalmente obbiettivi volti a rafforzare la propria dinastia.

Carlo morì nello stesso anno in cui ebbe luogo lo scisma d'occidente (1378). L'imperatore, personalmente molto devoto, aveva cercato sempre di evitare conflitti con il papato, e, di fronte a questi avvenimenti, non ebbe modo d'intervenire, e si decise infine per la fedeltà al papa di Roma.

Carlo re di Boemia[modifica | modifica wikitesto]

Banconota della Repubblica Ceca da 100 corone (fronte) raffigurante il volto di Carlo IV

Quando, nel 1344, la diocesi di Praga venne elevata a sede arcivescovile, Carlo diede inizio alla costruzione della Cattedrale di San Vito per mano di Peter Parler, nel 1348. Nel 1348, l'imperatore fondò l'Università che prese appunto il suo nome (Karlova Univerzita), ed abbellì la città: costruzione del Ponte Carlo, estensione delle fortificazioni per inglobare la Città Nuova, gli affreschi gotici realizzati da Teodorico al Castello di Karlstejn. Il XIV secolo fu la prima età dell'oro artistica per la Boemia (âge d'or de la Bohême).

Durante il suo regno, Carlo IV, re mecenate, riunì a Praga artisti da tutta Europa che realizzarono miniature o dipinti su legno (Nicolas Wurmser). Fu in rapporto anche con Francesco Petrarca, che si recò a Praga nell'estate del 1356. Petrarca scrisse riferendosi a Praga: "Ego vero nichil barbarum minus, nichil humanum magis profiteor me vidisse quam Cesarem et aliquot circa eum summos viros, [...] mites et affabiles, etiam si Athenis athicis nati essent" (Familares XXI, 1), cioè: "Confesso di non aver mai veduto niente di meno barbaro, niente di più civile di Cesare e di alcuni di quei sommi uomini intorno a lui, [...] cortesi e affabili come se fossero nati in Atene attica".

Banconota della Repubblica Ceca da 100 corone (retro) raffigurante il sigillo dell'Università di Praga

Durante il suo regno Praga venne elevata ad uno dei più importanti centri culturali e spirituali dell'epoca, oltre che a capitale de facto dell'Impero (una targa all'interno del vecchio municipio recita Praga caput regnii). Altre città che conobbero una fioritura sotto il regno di Carlo furono Francoforte e Norimberga. La sua cancelleria ebbe un ruolo importante nell'evoluzione della lingua tedesca, oltre a rappresentare un passo importante nel miglioramento della rudimentale amministrazione imperiale.

Durante il suo regno avvenne la definitiva annessione della Slesia alla Boemia (Trattato di Namslau, 1348). Ma il regno di Carlo non registra unicamente successi: il suo Landfrieden (Maiestas Carolina) fallì di fronte all'opposizione della nobiltà locale.

Politica dinastica[modifica | modifica wikitesto]

Carlo ebbe senz'altro un grande successo nella sua politica volta a rafforzare la propria dinastia. Si assicurò il controllo definitivo della Slesia (1368). Nel 1373 riuscì a ottenere il potere nel Brandeburgo, ed in questo modo la sua casata ottenne un secondo voto nel collegio dei principi elettori. Il matrimonio di suo figlio Sigismondo con l'erede di Ludovico I d'Ungheria assicurò ai Lussemburgo anche questo regno. Non riuscì però ad impadronirsi della Polonia. Per rafforzare il potere della propria casata Carlo non esitava a cedere o a dare in pegno beni imperiali (come nel caso della Borgogna).

Questa tattica era in parte dovuta alla cronica mancanza di fondi di Carlo (per assicurarsi l'elezione era stato costretto a pagare somme ingentissime ai principi elettori), in parte anche alla sua politica dinastica. Dopo Carlo ogni imperatore dovette fare affidamento in primo luogo alla potenza della propria casata. Quella dei Lussemburgo era divenuta quasi inattaccabile. Ma ciononostante la politica paterna rappresentò una grave ipoteca per suo figlio Sigismondo, che, al di fuori della sfera d'influenza dei Lussemburgo, non disponeva di un potere sufficiente o di beni imperiali rilevanti.

La morte di Carlo IV[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo di Carlo IV, dopo la sua morte, venne esposto per 11 giorni nel Castello di Praga. Le cerimonie per il funerale durarono quattro giorni, durante i quali i corpo venne trasportato attraverso la città di Praga, in un corteo di 7000 persone. Per due giorni ancora le spoglie mortali dell'imperatore furono accessibili alla cittadinanza, nel convento di S. Giacomo e nella Chiesa della Vergine Maria. I funerali vennero celebrati, alla presenza dell'intera corte, dall'arcivescovo di Praga assistito dal altri sette vescovi.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Carlo si sposò quattro volte: La sua prima moglie fu Bianca di Valois, sorellastra di Filippo IV di Francia dalla quale ebbe tre figli:

In seconde nozze sposò Anna di Baviera, figlia del conte palatino Rodolfo II di Baviera, dalla quale ebbe:

  • Venceslao (1350-51)

Nel 1353 sposò poi Anna di Schweidnitz, figlia del duca di Schweidnitz-Jauer Enrico II, che gli diede tre figli:

Nel 1363, sposò Elisabetta di Pomerania, figlia di Boghislao V di Pomerania e di Elisabetta, figlia a sua volta di Casimiro III di Polonia, dalla quale ebbe:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jiri Fajt (Hrsg.): Karl IV. Kaiser von Gottes Gnaden. Kunst und Repräsentation des Hauses Luxemburg. 1310–1437. Monaco di Baviera - Berlino 2006, ISBN 978-3-422-06598-7.
  • Eugen Hillenbrand: Karl IV.. In: Verfasserlexikon. 2. ed., vol. 4, pag. 995 ss.
  • Jörg K. Hoensch: Die Luxemburger. Eine spätmittelalterliche Dynastie von gesamteuropäischer Bedeutung 1308-1437, Stoccarda 2000, pagg. 105–192.
  • Martin Kintzinger: Karl IV. In: Bernd Schneidmüller/Stefan Weinfurter (Hrsg.): Die deutschen Herrscher des Mittelalters, Historische Porträts von Heinrich I. bis Maximilian I., Monaco 2003, pagg. 408–32 pag. 593 s.
  • Hans Patze (Hrsg.): Kaiser Karl IV. 1316 – 1378. Forschungen über Kaiser und Reich. Gottinga 1978.
  • Ferdinand Seibt: Karl IV. Ein Kaiser in Europa. Francoforte 2003
  • Ferdinand Seibt (ed.): Kaiser Karl IV. Staatsmann und Mäzen. catalogo dell'omonima esposizione a Norimberga e Colonia 1978/79, München 1978.
  • Heinz Stoob: Karl IV. und seine Zeit. Graz 1990.
  • Heinz Thomas: Deutsche Geschichte des Spätmittelalters. Stoccarda 1983, in particolare pagg. 212 ss.
  • Dietmar Lutz (ed.): Die Goldene Bulle von 1356. Lubecca 2006.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di Boemia Successore Bohemia Arms.svg
Giovanni 1346 - 1378 Venceslao
Predecessore Sacro Romano Imperatore Successore Armoiries Saint-Empire monocéphale.png
Luigi IV 1347 - 1378
Re dei Romani fino all'incoronazione nel 1355
Venceslao

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