Odoacre

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Odoacre (o Odovacar; 434 circa – Ravenna, 15 marzo 493) è stato un generale che esercitò una dittatura militare in Italia, sostenuto dai nuclei militari che lo acclamarono re delle genti germaniche d'Italia, dal 476 al 493. Con la deposizione del giovane Romolo Augustolo e col riconoscimento del solo imperatore romano d'oriente, Odoacre segnò la fine dell'Impero romano d'Occidente.

Indice

[modifica] Biografia

Solido coniato da Odoacre, ma recante il nome dell'imperatore Zenone, cui Odoacre era ufficialmente sottomesso.
Il regno di Odoacre nel 480.

[modifica] Origini e giovinezza

Sappiamo relativamente poco sulle origini e la figura di Odoacre. Suo padre si chiamava Edicone, da molti identificato con il principe sciro di nome Edicone annoverato da Prisco di Panion fra i generali di Attila re degli Unni[1]. L'ipotesi che Odoacre appartenesse a una famiglia principesca è in contrasto tuttavia con la povertà materiale di Odoacre in gioventù, testimoniata da Eugippio, il biografo di San Severino contemporaneo di entrambi. Il giovane Odoacre è stato infatti descritto da Eugippio come un adolescente di alta statura che, coperto di misere pelli, si sarebbe recato dal santo eremita il quale lo avrebbe benedetto e invitato a recarsi in Italia dove avrebbe ottenuto doni preziosi[2].

Non è nota con certezza neanche la nazione di origine. La maggior parte degli storici lo ritiene sciro, a causa della probabile discendenza da Edicone; nonostante la feroce lotta condotta da Odoacre contro i Rugi, Procopio[3] ed Eugippio lo dicevano «natione Rugus»; altri lo chiamavano turcilingio, erulo o unno[4], mentre Teofane lo diceva di stirpe gotica[5], ma probabilmente senza validi motivi.

[modifica] La fine dell'impero romano d'occidente

Non è noto quando Odoacre iniziò il suo servizio nell'esercito romano. All'epoca della lotta finale fra l'imperatore Antemio e Ricimero (472) era già membro della guardia pretoriana; più tardi (473/474), divenne comes domesticorum di Glicerio, l'imperatore eletto dal patricius burgundo Gundobado. Nel 474 la corte della imperiale della parte orientale, al cui soglio era intanto asceso Zenone, scelse come imperatore il magister militum della Dalmazia Giulio Nepote. A questa nomina si ribellò Flavio Oreste il quale riuscì a prevalere su Giulio Nepote soprattutto grazie all'appoggio militare di Odoacre, capo di una milizia di mercenari eruli, sciri, rugi e turcilingi[6] [7][5]. Flavio Oreste non assunse tuttavia il potere imperiale preferendo che fosse proclamato imperatore romano d'Occidente il figlio tredicenne Romolo Augusto (ottobre 457) riservando a sé, col titolo di "Patrizio", il potere effettivo.

Come capo delle tribù barbare che costituivano le truppe imperiali, Odoacre aveva chiesto a Oreste, quale compenso del servizio, un terzo delle terre in Italia a titolo di hospitalitas[8]. Il rifiuto di Oreste scatenò la reazione delle truppe mercenarie per cui, conquistata dopo un breve assedio Ticinum (Pavia), città in cui si era asserragliato Oreste, ucciso il magister militum e saccheggiato la città (agosto 476), Odoacre depose l'imperatore Romolo Augustolo. Nominato rex gentium dalle sue truppe, invece di nominare a sua volta un imperatore fantoccio, come avevano fatto prima di lui i generali barbari Ricimero e Gundobaldo, Odoacre decise di inviare le insegne imperiali (cioè diadema, scettro, toga ricamata in oro, spada e paludamentum porpora[9]) all'imperatore di Costantinopoli Zenone, chiedendo per sé il solo titolo di patrizio. L'impero romano cadde quindi per un colpo di stato militare di mercenari germanici[10]. La caduta, per i moderni lo spartiacque fra storia antica e Medioevo, non sembra abbia suscitato eccessivo interesse negli storici contemporanei, probabilmente perché, essendo ancora in vita Giulio Nepote, ufficialmente il legittimo imperatore d'occidente (morirà nel 480), la portata dell'evento venne sottostimata[11].

[modifica] Il regno

La posizione istituzionale di Odoacre non era ben chiara. Il suo potere (rex gentium) era fondato sulla forza dei soldati, il cui appoggio, secondo Procopio, era stato ottenuto con la promessa dell'hospitalitas negata da Oreste[12]. Il comportamento della corte orientale nei confronti di Odoacre fu ambiguo: alla richiesta del titolo di "patrizio" fatta da Odoacre, Zenone rispose la concessione era competenza di Giulio Nepote, ma in una lettera privata a Odoacre lo stesso Zenone gli si rivolgeva chiamandolo "patrizio"[6]. Lo status regale, l'appoggio dell'esercito, il rispetto mostrato da Odoacre per le istituzioni (l'impero di Costantinopoli, il Senato di Roma, e la Chiesa cattolica) e viceversa l'apparente mancanza di ostilità da parte di queste istituzioni aumentarono il prestigio di Odoacre e gli permisero la collaborazione della classe dirigente latina[6].

I principali atti di Odoacre sono stati registrati anche nei Consularia Italica[13]. Odoacre represse ribellioni interne giustiziandone i capi, per es. Brachila nel 477[7] e Adarico, nell'anno successivo[14]

Odoacre ottenne importanti risultati anche in politica estera:

[modifica] La caduta

Odoacre rimase al potere dal 476 al 493. Tuttavia già nel 488 l'imperatore Zenone, preoccupato dei recenti successi del re germanico, spinse Teodorico, re degli Ostrogoti, a scendere in Italia. Alla testa di un esercito bene armato, Teodorico sconfisse una prima volta Odoacre ad Aquileia (28 agosto 489)[19]. Un mese dopo Odoacre fu nuovamente sconfitto nella Verona (30 settembre 489). La guerra continuò un altro anno finché l'11 agosto 490 Odoacre fu sconfitto definitivamente sull'Adda[20] e venne costretto a rifugiarsi a Ravenna. Dopo un lungo assedio a Ravenna, nel 493 Odoacre si arrese a Teodorico con la promessa di aver salva la vita; ma Teodorico, violando i patti, uccise Odoacre a tradimento durante un banchetto, con le proprie mani, e ne fece uccidere i parenti e i seguaci[21].

[modifica] Giudizio

L'amministrazione di Odoacre non fu certo quella tipica di un sovrano sovvertitore dell'ordine, tuttavia egli cambiò parzialmente la posizione dei consociati, in particolare per quanto riguardava la gestione dell'esercito, composto interamente da barbari. Le truppe vennero mantenute tramite il pagamento di un salario su parte dell'erario, ma queste provvidero anche autonomamente ed arbitrariamente alla realizzazione dei propri desideri materiali tramite la costituzione (da parte del prefetto del pretorio Felice Liberio) di un istituto di esazione abusiva che andò molto diffondendosi in quel periodo: il salgamum, strumento tipico della mentalità barbara. Esso consisteva nella suddivisione delle villae dei ricchi latifondisti in tre parti: il proprietario aveva diritto di scelta per la parte di suo uso, i capi militari sceglievano quella che serviva per l'acquartieramento e l'ultima era destinata ai coloni che mantenevano barbari e Romani. In generale si ebbe un trasferimento e un accentramento di competenze tra i militari, lasciando ai romani la possibilità di mantenere l'esercizio delle cariche minori e la professione libera del Cristianesimo.

[modifica] Note

  1. ^ Priscus, Ambasceria di Teodosio il Giovane ad Attila re degli Unni, descritta dall'istorico Prisco; ora per la prima volta dal greco in italiano recata da Pietro Manzi. Roma : per la Società tipografica, 1827
  2. ^ Eugippius, Vita Sancti Severini, "Commemoratorium", VII. P. Knoell edidit, Vienna : CSEL, 1886 (on-line)
  3. ^ Corpus Scriptorum Historiae Byzantinae. Editio emendatior et copiosior, Consilio B. G. Niebuhrii C. F. Institut A, Auctoritate Academiae Litterarum Regiae Borussicae Continuata. Pars II. Procopius. Volumen III. p. 493 ([1]).
  4. ^ Robert L. Reynolds e Robert S. Lopez (1946). "Odoacer: German or Hun?" The American Historical Review, 52:1 (Oct.), pp. 36–53 (on-line)
  5. ^ a b Ludovico Antonio Muratori, Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750, Monaco : Stamperia di Agostino Olzati, 1762, Tomo Terzo (Dall'anno 401 dell'era volgare fino all'anno 600), pp. 123-4 (on-line)
  6. ^ a b c Maria Cesa, "Odoacre nelle fonti letterarie dei secoli V e VI". In: Paolo Delogu (a cura di), Le invasioni barbariche nel meridione dell'impero: Visigoti, Vandali, Ostrogoti, atti del convegno svoltosi alla Casa delle culture di Cosenza dal 24 al 26 luglio 1998. Soveria Mannelli : Rubbettino Editore srl, 2001, ISBN 8849800649, ISBN 9788849800647, pp. 41-59 (on-line)
  7. ^ a b Giordane, De origine actibusque Getarum, XLVI, 242
  8. ^ Arnaldo Marcone, "I regni romano-barbarici: dall'insediamento all'organizzazione statale". In: Cinzia Bearzot, Franca Landucci Gattinoni, Franca Landucci, Giuseppe Zecchini (a cura di), Gli stati territoriali nel mondo antico, Milano : Vita e Pensiero, 2003, pp. 135-155 (on-line)
  9. ^ Aurelio Bernardi, "La fine dell'impero d'occidente". In: Aurelio Bernardi et al. (a cura di), La Storia: 4. Dall'impero romano a Carlo Magno. Milano : Mondadori, 2004
  10. ^ "Origini germaniche del medioevo". In: Annamaria Ambrosioni e Pietro Zerbi (a cura di),Problemi di storia medioevale. Milano : Vita e Pensiero, 1988, ISBN 8834375939, ISBN 9788834375938, p. 29 ([2])
  11. ^ Giuseppe Zecchini , "Il 476 nella storiografia tardoantica". In: Giuseppe Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica. Roma: L'Erma di Bretschneider, 1993, ISBN 8870628221, ISBN 9788870628227, p. 65 ([3])
  12. ^ Procopio di Cesarea, De bello Gothico I, 1
  13. ^ I Consularia Italica sono la cronaca ufficiale della redatta dalla cancelleria imperiale di Ravenna, il cui contenuto è ricostruibile soprattutto in base a compilazioni più tarde, come i Fasti Vindobonenses priores e l'Auctarium Havniense
  14. ^ Auctarium Havniense ordo prior, 478
  15. ^ Auctarium Havniense ordo prior, 482
  16. ^ Auctarium Havniense ordo prior, 487, 1
  17. ^ Fasti Vindobonenses priores, 635
  18. ^ Ludovico Antonio Muratori, Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750, Prato: Giachetti, 1867, Vol. II, p. 303 ([4])
  19. ^ Giuseppe Cuscito (a cura di), Aquileia dalle origini alla costituzione del ducato longobardo: storia, amministrazione, società. Atti della XXXIII Settimana di studi aquileiesi, 25-27 aprile 2002. Trieste : Editreg, 2003, ISBN 88-88018-24-7, p. 519
  20. ^ Aldo A. Settia (1999), "Il fiume in guerra. L'Adda come ostacolo militare (V-XIV secolo)", Studi storici, XL(2): 487-512
  21. ^ Gabriele Pepe, Il Medio Evo barbarico d'Italia. Torino : Giulio Einaudi, 1959, p. 31

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