Napoleone II di Francia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Napoleone II
Il duca di Reichstadt, dipinto di Bucher Léopold, 1832
Il duca di Reichstadt, dipinto di Bucher Léopold, 1832
Imperatore dei Francesi
Stemma
In carica 4 aprile 1814 - 6 aprile 1814; 22 giugno 1815 – 7 luglio 1815
Incoronazione 22 giugno 1815
Predecessore Napoleone I
Successore Luigi XVIII (come Re di Francia)
Nome completo Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte
Altri titoli Re di Roma
Duca di Reichstadt
Nascita Parigi, Francia, 20 marzo 1811 Flag of France.svg
Morte Palazzo di Schönbrunn, Vienna, Austria, 22 luglio 1832 Flag of the Habsburg Monarchy.svg
Luogo di sepoltura Hôtel des Invalides, Parigi, Francia
Casa reale Bonaparte
Padre Napoleone I di Francia
Madre Maria Luisa d'Asburgo-Lorena

Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte o Napoleone II Imperatore dei Francesi (Parigi, 20 marzo 1811Vienna, 22 luglio 1832) , figlio di Napoleone Bonaparte e della seconda moglie Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, fu, per un breve periodo, Imperatore dei Francesi. Il suo atto di nascita, posto in un registro speciale, recita:

«Sua Maestà l'Imperatore [dei Francesi, N. di r.] e Re [d'Italia, N. di r.] ci ha dichiarato essere sua intenzione che il re di Roma riceva i nomi di Napoléon, François, Joseph, Charles.»

Napoléon era il nome di suo padre, François quello del nonno materno, Charles quello del nonno paterno; quanto a Joseph si ricorda che Giuseppe Bonaparte fu il padrino del bambino con Ferdinando III di Toscana, presente in luogo di suo fratello, Francesco I, Imperatore d'Austria.

Erede dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

Bartolomeo Pinelli, la dea Roma e il re di Roma
Napoleone II infante, dipinto di François Gérard

Il figlio di Napoleone venne alla luce all'alba del 20 marzo 1811, dopo un parto estremamente complicato. Alle cinque di mattina l'imperatore veniva raggiunto dall'ostetrico, il quale con grande preoccupazione lo informava del fatto che forse si sarebbe dovuto scegliere se salvare la madre o il nascituro. Napoleone lo tranquillizzò, asserendo che con Maria Luisa avrebbe potuto eventualmente fare un altro bambino.

L'ostetrico si mise all'opera, presto assistito dal dottor Corvisart e da Mme de Montesquiou, che cercava di tranquillizzare l'imperatrice, impazzita per il dolore e per la paura che la si volesse sacrificare.[1] Infine il bambino nacque, subito investito del titolo di Re di Roma, e fu subito dettato l'atto di nascita, alla presenza di Eugenio di Beauharnais e del granduca di Würzburg, zio di Maria Luisa.[2]

I centouno colpi di cannone annunciarono la nascita di un maschio (ne erano invece stati previsti ventuno nel caso si fosse trattato di una bambina). Tutti gli edifici pubblici rimasero illuminati la notte seguente mentre nei teatri si improvvisavano spettacoli e i poeti scrivevano innumerevoli componimenti d'occasione. Il figlio tanto atteso, colui che doveva perpetuare la dinastia dei Bonaparte, era nato.

L'atto con il quale il Senato, il 18 maggio 1804, proclamava Napoleone I imperatore della Repubblica francese (giacché le monete francesi continueranno a portare impressa la dicitura "Napoléon Empereur - République française"), concedeva il titolo di "Principe imperiale" al figlio maggiore dell'Imperatore e quello di "principe francese" agli altri principi della nuova dinastia.

Il titolo di re di Roma fu immediatamente conferito all'infante in virtù della decisione del Senato del 17 febbraio 1810. Questo titolo era destinato a ricordare al papa Pio VII che Roma non era più, ormai, che il capoluogo di uno dei 130 dipartimenti francesi.

Inoltre Napoleone intendeva raccogliere in questo modo l'eredità dell'impero romano germanico: più esattamente, i principi elettori (appena riorganizzati sotto la tutela di Napoleone Bonaparte) avevano la possibilità di designare un successore con l'imperatore in vita, e l'erede riceveva allora il titolo di re dei romani.

Claude François de Malet

L'entusiasmo per la nascita ebbe tuttavia breve durata. Le finanze francesi erano in difficoltà, soprattutto a causa della speculazione sullo zucchero e sul caffè. A ciò si aggiunsero un imprevisto cattivo raccolto e i preparativi russi per la spedizione verso il ducato di Varsavia, che era oggetto di contesa con i francesi. Malgrado tutto, Napoleone volle dare al battesimo del neonato il massimo risalto, facendo organizzare una solenne celebrazione, che ebbe luogo nella cattedrale di Notre-Dame il 9 giugno.[3] Tuttavia, l'imperatore aveva ormai il pensiero rivolto verso la Russia, né alcuno sembrava più tenere in gran conto il figlio di Napoleone.

Un evento dell'ottobre 1812 può illustrare la considerazione in cui era tenuto il futuro sovrano. Il 23 del mese, in piena notte, il generale Malet tentò di mettere a segno un colpo di stato. Penetrò nella caserma Popincourt, e, fatto svegliare il comandante Soulier, affermò che il Còrso era morto nei pressi di Mosca due settimane prima. Fu dato ordine di formare un governo provvisorio, ma il complotto fu presto scoperto: sei giorni più tardi, dodici suoi fautori, tra cui lo stesso Malet, furono fucilati. Ciò che pare emblematico, però, è il fatto che nonostante la presenza di un erede nessuno avesse pensato a chiamarlo in causa: «Nessuno fa caso al Re di Roma», affermerà il conte Frochot.[4]

Anche il maestoso complesso in suo onore previsto da un decreto del 16 febbraio 1811 non vide mai il giorno. Affidato a Percier e Fontaine, doveva sorgere sulle rive della Senna e costituire l'opera architettonica più grande del secolo.[5]

Altre erano le priorità: nel maggio 1812 Napoleone partì per la Russia, conscio anch'egli del fatto che il figlio non garantiva affatto l'inaugurazione di una dinastia dei Bonaparte.[6] Certo non lo dimenticò, se alla vista di un ritratto del neonato fattogli recapitare il giorno prima della battaglia della Moscova dovette affermare: «Mio figlio è il più bel bambino di Francia»[7], in un celebre episodio che Tolstoj rievocherà in Guerra e pace. Il ritratto andò poi perduto durante la ritirata, funesto presagio di un destino funesto.[8]

La caduta dell'Impero ed i cento giorni[modifica | modifica sorgente]

Durante la campagna tedesca lo scambio di missive è molto fitto. L'imperatore manifesta ripetutamente il desiderio di rivedere al più presto il figlio e la moglie, desiderio che nel 1813 potrà finalmente realizzare. Intanto, però, Metternich ha dichiarato guerra alla Francia, vanificando l'alleanza instaurata con il matrimonio del 1810, e il 25 gennaio 1814 Napoleone saluta il figlio, lasciando la città per intraprendere la campagna di Francia. Non lo rivedrà mai più.

Napoleone Bonaparte, padre di Napoleone Francesco, a 23 anni, in veste di tenente colonnello della Guardia Nazionale

Da Parigi si guarda con grande preoccupazione al precipitare degli eventi: prussiani, russi, austriaci e inglesi concludono un accordo antinapoleonico, e si apprestano ad attaccare la città, dove regna la confusione. La sera del 28 marzo l'imperatrice, Giuseppe Bonaparte, l'arcicancelliere Cambacérès, Talleyrand e i più importanti ministri si riuniscono per decidere se il bambino debba abbandonare la capitale o meno. Alla fine, viste le grandi insistenze del ministro della guerra Clarke, si decise che la madre e il piccolo si sarebbero rifugiati a Rambouillet. Il mattino seguente, una carrozza, seguita a distanza dai più alti dignitari dello stato, partì verso questa località.[9]

Il 4 aprile 1814, con il trattato di Fontainebleau, Napoleone redasse un atto di abdicazione che manteneva i diritti di suo figlio. Ma il 6 aprile 1814, Napoleone dovette infine rinunciare alla corona per sé e per la sua discendenza.

Maria Luisa continuava a rassicurare il marito circa le proprie condizioni e la salute del figlio, ma la verità era diversa: l'imperatrice era malata e la situazione cominciava a precipitare, spingendola a cercare rifugio altrove. Il trattato di Fontainebleau dava intanto per il futuro al re di Roma Parma, Piacenza e Guastalla, privandolo di fatto di qualsiasi potere. Maria Luisa scriveva anche al padre, Francesco I, chiedendo protezione e un approdo sicuro in cambio della propria rinuncia a ogni attività politica. Nella stessa missiva lo avvertiva della presenza di tremila cosacchi nella zona. Il 9 aprile madre e figlio partirono per Orléans, ma Metternich la fece ricondurre a Rambouillet, dove Maria Luisa riabbracciò il padre una settimana più tardi.[10]

Napoleone salutò i suoi soldati il 20 aprile 1814 a Fontainebleau e partì per l'isola d'Elba. A Rambouillet, nel frattempo, fu assegnato a Ferdinand von Trauttmansdorff il compito di riportare a Vienna il piccolo e la madre, con un convoglio scortato dagli austriaci e comprendente, fra gli altri, Méneval, la duchessa di Montebello, Mme de Montesquiou e Corvisart (23 aprile).

Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte ritratto da Thomas Lawrence

Maria Luisa giunse nella capitale molto provata, ricevendo quindi l'autorizzazione a recarsi a Aix-les-Bains per rimettersi in sesto, a patto che il bambino rimanesse a Vienna e che accettasse di essere "accompagnata" dal conte di Neipperg, per scongiurare la possibilità di un ricongiungimento con il marito all'Isola d'Elba.[11]

Il regno (teorico) di Napoleone II durò dunque due soli giorni, ma sufficienti a giustificare il suo titolo.[12]

Ebbe anche il titolo di principe di Parma, giacché il trattato di Fontainebleau del 9 aprile 1814 fu confermato dal trattato di Parigi del 30 maggio, il cui articolo 5 specificava:

«I ducati di Parma, Piacenza e Guastalla saranno dati in completa proprietà e sovranità a S.M. l'imperatrice Maria Luisa. Passeranno a suo figlio e alla sua discendenza in linea diretta. Il principe, suo figlio, prenderà da quel momento il titolo di principe di Parma, Piacenza e Guastalla.»

Ma il trattato del 10 giugno 1817 tolse definitivamente al figlio di Maria Luisa sia il titolo che i diritti su Parma, che erano stati già rimessi in causa dall'articolo 99 dell'atto del Congresso di Vienna del 9 giugno 1815.

Maria Luisa finì per lasciare suo figlio a Vienna e andarsene a regnare a Parma a titolo vitalizio. Vero è che le fu imposto di considerare suo figlio illegittimo, giacché il matrimonio di Giuseppina di Beauharnais con Napoleone non era stato annullato dal papa in persona.

Durante i Cento giorni l'atto aggiuntivo alla Costituzione dell'Impero del 22 aprile 1815 rese al figlio del restaurato Napoleone I il titolo di Principe imperiale, ma non quello di re di Roma. Alla fine dei Cento giorni, l'abdicazione redatta all'Eliseo il 22 giugno 1815 recitava: «La mia vita politica è conclusa, e io proclamo mio figlio, con il titolo di Napoleone II, imperatore dei Francesi».

La commissione di governo lo designava in tutti i propri documenti come l'imperatore, prima di dissolversi il 7 luglio 1815. Ma Napoleone II viveva allora a Vienna, nelle mani del nemico e Luigi XVIII entrò a Parigi l'8 luglio 1815 per risalire sul suo trono. Tuttavia dai documenti ufficiali si può tranquillamente definire il figlio di Napoleone, come Napoleone II imperatore dei Francesi dal 22 giugno al 7 luglio 1815.

In Austria[modifica | modifica sorgente]

Napoleone, come duca di Reichstadt in uniforme militare austriaca, dipinto di Moritz Daffinger
Il duca di Reichstadt
busto di Pietro Tenerani

Con Napoleone confinato ormai al largo delle coste africane, l'imperatrice tornata in patria si sente nuovamente austriaca a tutti gli effetti. Il 2 settembre 1815 confida a Madame de Montebello il proprio desiderio di avere un figlio educato secondo i valori asburgici.[13]

Il congresso di Vienna ha riconosciuto Maria Luisa quale duchessa di Parma, ma Francesco ha già deciso che l'infante non dovrà lasciare la città. Napoleone non succederà alla madre in qualità di duca di Parma. Le imprese del padre e la fuga dall'Elba sono ricordi ancora troppo vicini, e non si può rischiare che il figlio metta piede sul suolo italiano.[14]

Affidata la tutela del bambino al conte Dietrichstein, si pensò di assegnargli il titolo di conte di Multig, ma la madre pretese lo si facesse duca. Così, il 4 dicembre 1817 Francesco I annunciò che venivano attribuite al nipote delle proprietà in Boemia. Sarebbero rimaste possedimento della discendenza del piccolo Napoleone fino all'estinzione del ramo maschile della sua famiglia.[15]

Con patenti imperiali firmate dal suo nonno materno Francesco I d'Austria il 22 luglio 1818, Napoléon François Joseph Charles Bonaparte fu fatto duca di Reichstadt.[16] A questo ducato erano associate rendite importanti, e le signorie palatino-bavaresi di Tachlowitz, Kasow, Kron-Porzistchen, Ruppau, Plosskowitz e Buschtierad.[17]

Durante il suo soggiorno a Vienna il suo nome abituale fu soltanto Franz.

Nel 1830 (il ragazzo aveva 18 anni), durante la rivoluzione che portò all'abdicazione di Carlo X, a Parigi si gridava «Vive Napoléon II», e si pensava a un trono per lui in Belgio (dove i cattolici stavano conquistando l'indipendenza dai protestanti dei Paesi Bassi) o in Polonia (dove erano vivi i movimenti indipendentisti).

La morte[modifica | modifica sorgente]

Il duca di Reichstadt sul suo letto di morte, disegno di Johann Nepomuk Ender
Annuncio della morte del re di Roma sulla Gazzetta di Parma del 28 luglio 1832

A poco più di un anno dalla morte di un altro dei Bonaparte, quel Napoleone Luigi Bonaparte che era stato per pochi giorni re d'Olanda, scomparso a Forlì durante i moti del 1831, il giovane Napoleone II morì di tisi in Austria, a Schönbrunn, senza aver contratto matrimonio e senza aver generato figli.

Gli fu accanto sino all'ultimo istante, assistendolo fin nelle più intime esigenze, il suo fidato ufficiale d'ordinanza, il barone trentino Johann Karl von Moll.[18]

Fu seppellito a Vienna nella Cripta dei Cappuccini con gli Arciduchi d'Austria.

I suoi resti furono trasferiti agli Invalides il 15 dicembre 1940, per disposizione di Adolf Hitler, in una tomba vicina a quella di Napoleone I, recante l'iscrizione Napoléon II Roi de Rome (Napoleone II re di Roma). La data fu scelta per segnare il centenario del trasferimento agli Invalides delle spoglie di Napoleone, avvenuto appunto il 15 dicembre 1840.[19]

La leggenda[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Napoleone II presso Les Invalides, Parigi

L'appellativo l'Aiglon (l'aquilotto) derivò al giovane Bonaparte dal poema di Victor Hugo del 1852 intitolato Napoléon le Petit ("il piccolo Napoleone", riferito invece al cugino Napoleone III), tutto all'interno della mistica napoleonica.

Il ragazzo fu oggetto di una certa popolarità tra i nostalgici di suo padre, e la sua morte in Austria lo rese leggendario. Un esempio di questa immagine fu il lavoro teatrale L'Aiglon di Edmond Rostand, che descrive un duca di Reichstadt alla ricerca della figura paterna, con gran disperazione della famiglia materna e degli ufficiali austriaci che lo hanno in custodia educativa.

Sotto il Secondo Impero furono intitolati alla sua memoria ben due nuovi spazi pubblici: l’avenue du Roi de Rome (che divenne avenue Kléber nel 1879), e la place du Roi de Rome, divenuta nel 1877 la place du Trocadéro.

I rapporti con l'illustre padre[modifica | modifica sorgente]

Alla caduta del padre, il piccolo Napoleone aveva solo quattro anni e la madre lo portò alla Corte asburgica da dove non fece più ritorno. Tuttavia, durante questi quattro anni, Napoleone padre fu abbastanza presente nonostante le incombenze degli affari di Stato. Ogni sera si sedeva accanto al figlio e, dopo aver firmato e studiato accanto a lui gli ultimi documenti, gli leggeva una fiaba. Nonostante fosse stato portato a Vienna e cresciuto in un ambiente fortemente anti-bonapartista, il ragazzo fece tesoro di questi ricordi, e quando, a sette anni, il padre tramite un messaggero gli chiese di scrivergli una lettera, lo lasciarono scrivere da solo. Per tutto il foglio Napoleone Francesco scrisse: Padre, vi amo e vi stimo con tutto il mio cuore. Era una piccola frase che permise al padre di conservare la gioia di vivere per gli ultimi anni.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Napoleone II Bonaparte Padre:
Napoleone I Bonaparte
Nonno paterno:
Carlo Maria Buonaparte
Bisnonno paterno:
Giuseppe Maria Buonaparte
Trisavolo paterno:
Sebastiano Nicola Buonaparte
Trisavola paterna:
Maria Anna Tusoli di Bocagnano
Bisnonna paterna:
Maria Saveria Paravicini
Trisavolo paterno:
Giuseppe Maria Paravicini
Trisnonna paterna:
Maria Angela Salineri
Nonna paterna:
Maria Letizia Ramolino
Bisnonno paterno:
Giovanni Geronimo Ramolino
Trisavolo paterno:
Giovanni Agostino Ramolino
Trisavola paterna:
Angela Maria Peri
Bisnonna paterna:
Angela Maria Pietrasanta
Trisavolo paterno:
Giuseppe Maria Pietrasanta
Trisavola paterna:
Maria Giuseppa Malerba
Madre:
Maria Luisa d'Asburgo-Lorena
Nonno materno:
Francesco II d'Asburgo-Lorena
Bisnonno materno:
Leopoldo II d'Asburgo-Lorena
Trisavolo materno:
Francesco I di Lorena
Trisavola materna:
Maria Teresa d'Austria
Bisnonna materna:
Maria Ludovica di Borbone-Spagna
Trisavolo materno:
Carlo III di Spagna
Trisavola materna:
Maria Amalia di Sassonia
Nonna materna:
Maria Teresa di Borbone-Napoli
Bisnonno materno:
Ferdinando I delle Due Sicilie
Trisavolo materno:
Carlo III di Spagna
Trisavola materna:
Maria Amalia di Sassonia
Bisnonna materna:
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena
Trisavolo materno:
Francesco I di Lorena
Trisavola materna:
Maria Teresa d'Austria

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Decorato con il gran collare dell'Ordine della Legion d'Onore (benemerenza non statuaria) - nastrino per uniforme ordinaria Decorato con il gran collare dell'Ordine della Legion d'Onore (benemerenza non statuaria)
Grand Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore
— Parigi, 1813
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Ferrea
«Almanacco Imperiale dell'anno 1812»

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria
Senatore di Gran Croce S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma) - nastrino per uniforme ordinaria Senatore di Gran Croce S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio (Parma)
— 24 aprile 1816

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mémorial de Sainte-Hélène, Paris, Flammarion, 1951, vol. I, pp.455-456
  2. ^ J.Tulard, Napoléon II, Paris, Fayard, 1992, pp.52-53
  3. ^ J.Tulard, pp.54-61
  4. ^ J.Tulard, pp.63-66
  5. ^ E.Driault, Napoléon architecte, Paris, PUF, 1939, p.143
  6. ^ Confidava infatti a Caulaincourt di aver capito come, nel caso fosse morto, Parigi sarebbe precipitata nel caos; cfr.Mémoires du général de Caulaincourt, Paris, Plon, vol. II, pp.339-343
  7. ^ L.F.J. de Bausset, Mémoires anecdotiques sur l'intérieur du palais, Paris, A.Levavasseur, 1829, vol. II, p.103. Il dipinto, opera di François Gérard, fu portato a Napoleone dallo stesso Bausset.
  8. ^ J.Tulard, p.68
  9. ^ J.Tulard, pp.71-82. Decisiva, per la decisione, fu una lettera di Napoleone che Giuseppe estrasse durante la riunione. Nel foglio l'imperatore affermava di preferire che il figlio annegasse nella Senna piuttosto che saperlo in mano ai nemici.
  10. ^ J.Tulard, pp.83-91
  11. ^ J.Tulard, pp.92-94. Vi fu chi affermò che la scelta del giovane e prestante conte di Neipperg fosse un tentativo di distrarre Maria Luisa da un eventuale desiderio di rivedere Bonaparte, ma tale ipotesi gode di poco credito presso i maggiori studiosi dell'età napoleonica.
  12. ^ Un po' come accadde per Giovanni I di Francia, detto il Postumo, che visse (e regnò) per cinque giorni
  13. ^ A.Castelot, L'Aiglon, Paris, Perrin, 1967, p.197
  14. ^ J.Tulard, pp.110-113
  15. ^ H.Welschinger, Le Roi de Rome, Paris 1902, p.229
  16. ^ Reichstadt è una località della Boemia chiamata Zákupy in ceco
  17. ^ J.Tulard, p.114
  18. ^ Il capitano barone Von Moll tenne, per incarico del Metternich, un accurato Diario, fonte di informazioni preziose sugli ultimi mesi vissuti a Schönbrun dal Duca di Reichstadt. Il Diario dato per perduto fu ritrovato nel 1840 e pubblicato presso Garzanti. Si veda in bibliografia.
  19. ^ La cerimonia mancò tuttavia il proprio scopo (promuovere la collaborazione dei francesi con i tedeschi invasori), perché coincise con il siluramento di Pierre Laval

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • André Castelot, L'Aiglon, Paris, Perrin, 1967
  • Paolo Cont, Johann Karl von Moll (1797-1879) al servizio di tre imperatori, e il mistero delle carte scomparse, "Quaderni del Borgoantico", 14 (2013), pp. 11–19.
  • Guillaume Isidore de Montbel, Le Duc de Reichstadt: notice sur la vie et la mort de ce prince, rédigée a Vienne sur des documens authentiques, Paris, Le Normant, 1832.
  • Johann Karl von Moll, La fine del Re di Roma nel diario inedito del suo ufficiale d'ordinanza barone Giancarlo de Moll, a cura di Pietro Pedrotti, Milano, Garzanti, 1941* Jean Tulard, Napoléon II, Paris, Fayard, 1992
  • Johann Karl von Moll, Die letzten Tage des Herzogs von Reichstadt: Tagebuchblätter des Freiherrn J. K. von Moll, a cura di Jean de Bourgoing, Berlin etc., Zsolnay, 1948.
  • Jean Tulard, Napoléon II, Paris, Fayard, 1992

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Imperatore dei Francesi Successore Flag of France.svg
Napoleone I 22 giugno - 7 luglio 1815
(formalmente)
Luigi XVIII di Francia
Re di Francia
Predecessore Linea di successione al trono francese Successore Flag of France.svg
Giuseppe Bonaparte Principe ereditario
20 marzo 1811 – 11 aprile 1814
Carlo di Borbone
Conte di Artois
Predecessore Linea di successione al trono francese Successore Flag of France.svg
Carlo di Borbone
Conte di Artois
Erede presunto
20 marzo - 22 giugno 1815
Giuseppe Bonaparte
Predecessore Pretendente al trono di Francia Successore Flag of France.svg
Perdita del titolo con la restaurazione borbonica 20 marzo 1815 – 22 luglio 1832
Napoleone II
Giuseppe Bonaparte

Controllo di autorità VIAF: 103645458 LCCN: n50042061

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie