Napoleone III di Francia

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Napoleone III
Ritratto di Napoleone III, di Franz Xaver Winterhalter
Ritratto di Napoleone III, di Franz Xaver Winterhalter
Imperatore dei Francesi
Stemma
In carica 2 dicembre 1852 – 4 settembre 1870
Predecessore Sé stesso come Presidente
Successore Louis-Jules Trochu (presidente del governo di difesa nazionale)
Nome completo Carlo Luigi Napoleone Bonaparte
Nascita Parigi, Francia, 20 aprile 1808
Morte Chislehurst, Inghilterra, 8 gennaio 1873
Luogo di sepoltura Abbazia di San Michele, Farnborough
Dinastia Bonaparte
Padre Luigi Bonaparte
Madre Ortensia di Beauharnais
Consorte Eugenia de Montijo
Figli Napoleone Eugenio Luigi
Louis-Napoléon Bonaparte
Louis-Napoléon Bonaparte président.JPG

Presidente della Repubblica Francese
Durata mandato 20 dicembre 1848 –
2 dicembre 1852
Predecessore Louis-Eugène Cavaignac (presidente del potere esecutivo)
Successore Sé stesso come Imperatore

Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, meglio noto con il nome di Napoleone III (Parigi, 20 aprile 1808Chislehurst, 9 gennaio 1873), figlio terzogenito del re d'Olanda Luigi Bonaparte (fratello di Napoleone Bonaparte) e di Ortensia di Beauharnais, fu presidente della Repubblica francese dal 1848 al 1852 e Imperatore dei Francesi dal 1852 al 1870. Recenti studi genetici, però, sembrano smentire la sua paternità[1], che sarebbe invece da attribuire a Charles Joseph, conte di Flahaut (1785-1870), figlio illegittimo di Talleyrand, oppure a Carel Hendrik Ver Huell (1764-1845)[2].

Sposò la contessa di Teba María Eugenia de Guzmán Montijo, una Grande di Spagna, dalla quale ebbe un figlio, Napoleone Eugenio Luigi. Si ritiene inoltre che ebbe almeno quattro figli naturali[3].

Fu detto anche Napoleone il piccolo (soprannome datogli da Victor Hugo).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, nacque a Parigi la notte del 20-21 aprile 1808. Suo padre era Luigi Bonaparte, re d'Olanda (dal 1805 al 1810) e fratello minore di Napoleone Bonaparte; la madre era Ortensia di Beauharnais, figlia di Joséphine de Beauharnais e del suo primo marito Alexandre e quindi figliastra dello stesso Napoleone; tale unione, difficile e priva di affetto, era stata proposta dalla stessa imperatrice consorte, Joséphine, che non poteva generare figli, in modo da garantire all'imperatore un erede diretto[4].

Il primo figlio della coppia morì nel 1807 e, pertanto, i due coniugi, che ormai vivevano separatamente e che comunque avevano un secondo bambino, Napoleone Luigi, decisero di trasferirsi insieme a Tolosa e nove mesi dopo, a Parigi, nacque Carlo Luigi[5]. In ogni caso, i nemici di Louis-Napoleone, tra cui Victor Hugo, diffusero pettegolezzi che era il figlio di un altro uomo, ma la maggior parte degli storici concordano oggi che era il figlio legittimo di Luigi Bonaparte[6][7].

Charles-Louis fu battezzato al Palazzo di Fontainebleau il 5 novembre 1810, avendo come padrini lo zio, l'imperatore Napoleone, e l'imperatrice Maria Luisa. In seguito, quando il padre Luigi si separò dalla moglie, Luigi Napoleone rimase con la madre fino all'età di sette anni, quando lo zio Napoleone lo invitò al Palazzo delle Tuileries a Parigi per osservare i soldati sfilare nel cortile. Vide lo zio imperatore per l'ultima volta al Château de Malmaison, poco prima che Napoleone partisse per Waterloo[8].

Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo e la Restaurazione della monarchia in Francia, tutti i membri della dinastia Bonaparte furono costretti all'esilio: Hortense e Luigi Napoleone vagarono da Aix a Berna al Baden finché, infine, non si trasferirono in Svizzera, ad Arenenberg, nel cantone di Thurgau e in Germania, dove il giovane Luigi Napoleone frequentò il ginnasio ad Augsburg, Baviera. La sua educazione fu completata da un precettore, Philippe Le Bas, un repubblicano ardente nonché figlio di un amico e vicino di Robespierre che gli insegnò storia francese e ne indirizzò gli interessi politici verso un repubblicanesimo radicale[9].

Rivoluzionario (1823-1835)[modifica | modifica wikitesto]

Quando Luigi Napoleone aveva quindici anni, Hortense si trasferì a Roma, dove i Bonaparte avevano una villa: passò il tempo ad imparare l'italiano, esplorare le antiche rovine, imparare le arti della seduzione e degli affari romantici, di cui avrebbe spesso fatto mostra nella sua vita successiva; divenne amico dell'ambasciatore francese, François-René Chateaubriand, padre del romanticismo francese, con il quale rimase in contatto per molti anni[10].

A Roma, ritrovò il fratello maggiore, Napoleone Luigi Bonaparte, ed insieme aderirono alla carboneria. Nella primavera del 1831, quando aveva ventitré anni, il governo austriaco e quello papale lanciarono un'offensiva contro le società segrete ed i due fratelli, ricercati dalla polizia, furono costretti a fuggire ma, durante la fuga, Napoleone Luigi contrasse il morbillo e morì il 17 marzo 1831, tra le braccia del fratello minore[11]; in seguito, Hortense si riunì con suo figlio e insieme raggiunsero il confine francese[12].

Hortense e Luigi Napoleone presero il nome falso di "Hamilton" e giunsero a Parigi, dove il vecchio regime era appena caduto ed era stato sostituito da quello più liberale di re Luigi Filippo d'Orléans; arrivati in città il 23 aprile 1831, presero residenza presso l'Hotel du Holland sulla Place Vendôme.

Hortense scrisse un appello al re, chiedendo di restare in Francia, e Luigi Napoleone si offrì volontario come soldato semplice nell'esercito francese: il nuovo re accettò di incontrarsi segretamente con Hortense e concesse alla stessa Hortense e a Luigi Napoleone di poter restare a Parigi, a patto che il loro soggiorno fosse breve ed in segreto e che Luigi Napoleone si sarebbe potuto unire all'esercito francese se avesse cambiato il nome, cosa che però sdegnosamente si rifiutò di fare. Madre e figlio rimasero a Parigi fino al 5 maggio, decimo anniversario della morte di Napoleone Bonaparte quando la loro presenza divenne nota e pertanto Luigi Filippo ordinò loro di lasciare la Francia; si recarono in Gran Bretagna e poco dopo andarono in esilio in Svizzera[13].

Successione bonapartista[modifica | modifica wikitesto]

Sin dalla caduta di Napoleone nel 1815, un movimento bonapartista esisteva in Francia, nella speranza di restituire un Bonaparte al trono; secondo la legge di successione stabilita da Napoleone I, la pretesa passò prima al figlio, cui, alla nascita, era stato dato il titolo di "Re di Roma" da suo padre. Conosciuto dai bonapartisti come Napoleone II, viveva in reclusione virtuale alla corte di Vienna sotto il nome di Duca di Reichstadt; prossimo nella linea, vi era era il fratello maggiore di Napoleone I Giuseppe Bonaparte, seguito da Luigi Bonaparte, ma né Giuseppe, né Luigi Bonaparte avevano alcun interesse a rientrare nella vita pubblica e, pertanto, quando il duca di Reichstadt morì nel 1831, Luigi Napoleone divenne l'erede della dinastia[14].

Luigi Napoleone, ventenne.

In esilio con la madre in Svizzera, Luigi Napoleone si arruolò nell'esercito svizzero, ricevette l'addestramento da ufficiale e scrisse un manuale di artiglieria oltre ad altre opere di filosofia politica: nel 1833, all'età di 25 anni, pubblicò il suo Rêveries politique , o "sogni politici", seguito nel 1834 da Considérations politiques et militaire sur la Suisse ("le considerazioni politiche e militari sulla Svizzera") , seguito nel 1839 da Napoléoniennes Les Idées ("Idee napoleoniche") che, pubblicato in tre edizioni, costituisce una delle fonti principali del Bonapartismo, tra cui la massima "Una monarchia che procura i vantaggi della Repubblica senza gli inconvenienti (...), un regime forte, senza dispotismo, libero, senza anarchia, indipendente, senza conquista"[15].

Tentativo di colpo di stato ed esilio a Londra (1836-1848)[modifica | modifica wikitesto]

« Credo che di volta in volta sono creati uomini che io chiamo volontari della Provvidenza, nelle cui mani si pone il destino dei loro paesi. Io, penso di essere uno di questi uomini. Se mi sbaglio, posso morire inutilmente. Se ho ragione, poi la provvidenza mi metterà in grado di svolgere la mia missione »
(Frase attribuita a Luigi Napoleone[16])

Durante il soggiorno a Parigi, il giovane Luigi Napoleone aveva osservato l'entusiasmo popolare per il defunto zio, Napoleone; da ciò aveva tratto il convincimento che il popolo, come durante i Cento Giorni, si sarebbe ribellato al regime costituito per unirsi ai Bonaparte e per questo motivo iniziò a pianificare un colpo di stato contro il re, Luigi Filippo.

Secondo i suoi progetti, la rivolta sarebbe dovuta scoppiare a Strasburgo dove Luigi Napoleone, ottenuta la lealtà di un colonnello della guarnigione, il 29 ottobre del 1836, sollevò un reggimento, prese il controllo della prefettura e fece arrestare il prefetto[17]. Tuttavia, il generale in comando riuscì a fuggire e a chiamare i rinforzi che, circondati i ribelli, costrinsero alla resa gli ammutinati (sarebbero poi stati assolti delle accuse) mentre Luigi Napoleone fuggiva in Svizzera[18].

Luigi Napoleone dà inizio al colpo di stato, 1836.

Luigi Filippo richiese al governo svizzero l'estradizione di Luigi Napoleone in Francia, ma la Svizzera, sottolineando la cittadinanza elvetica, rifiutò. Poco dopo, i francesi, spalleggiati anche dagli austriaci, minacciarono di inviare un esercito ma Luigi Napoleone, volontariamente, decise di lasciare il paese; fece tappa prima a Londra, poi in Brasile ed infine a New York; si trasferì in un albergo, incontrò l'elite della società americana e lo scrittore Washington Irving.

Tuttavia, durante il viaggio negli Stati Uniti, Luigi Napoleone ricevette la notizia che la salute della madre declinava rapidamente e, pertanto, si affrettò a tornare in Svizzera; raggiunse Arenenberg appena in tempo per vedere la madre spirare il 5 ottobre 1837; fu sepolta nella Reuil, in Francia, vicino a Josephine, l'11 gennaio 1838, ma Luigi Napoleone non poté partecipare ai funerali, perché non era gradito in Francia[19].

Ereditato il cospicuo patrimonio della madre, Luigi Napoleone decise di tornare, nell'ottobre del 1838, a Londra; in città, incontrò i leader politici e scientifici del momento, tra cui Benjamin Disraeli e Michael Faraday, fece numerose ricerche sulla economia inglese ed infine era solito passeggiare per Hyde Park[20].

Secondo tentativo di colpo di stato[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene vivesse negli agi di Londra, Luigi Napoleone non aveva rinunciato al sogno di tornare in Francia per completare il suo destino: infatti, nell'estate del 1840, comprò armi e uniformi, raccolse un contingente di circa sessanta uomini armati, noleggiò una nave chiamata Edinburgh-Castle , ed il 6 agosto 1840 raggiunse il porto di Boulogne. Tuttavia gli ammutinati furono fermati dagli agenti doganali, i soldati della guarnigione rifiutarono di aderire e gli ammutinati furono circondati sulla spiaggia: uno fu ucciso, gli altri arrestati mentre sia la stampa britannica, quanto quella francese, coprirono di ridicolo Luigi Napoleone ed il suo colpo di stato[21].

Arrestato, Luigi Napoleone fu tradotto alla fortezza di Ham ove il 7 ottobre del 1840 fu registrato come nuovo prigioniero con le seguenti generalità: «Età: 32 anni; altezza: un metro e sessantasei; capelli e sopracciglia: castani; occhi: grigi e piccoli; naso: largo; bocca: ordinaria; barba: marrone; mento: pronunciato; viso: ovale; carnagione: pallida; testa affondata nelle spalle, larghe spalle; labbra: sottili»[22]. In questo periodo, inoltre, mantenne un'amante, una giovane donna di nome Éléonore Vergeot della vicina città, che diede i natali a due dei suoi figli[23].

In prigione scrisse poesie, saggi politici ed articoli sui temi più disparati; contribuì con articoli su giornali e riviste in tutta la Francia, ottenendo una certa notorietà; il suo libro più noto fu L'estinzione della povertà (1844), un saggio sulle cause della povertà della classe operaia francese, con proposte per eliminarla. Propose, inoltre, la creazione di un sistema bancario e di risparmio popolare e di creare vere e proprie colonie agricole allo scopo di dare sollievo alla popolazione più povera; grazie a tali opere, divenne noto presso il pubblico e contribuì a creare una immagine di persona vicina agli interessi dei ceti più umili[24].

Nonostante l'impegno, restava infelice ed impaziente specie quando, il 15 dicembre 1840, non poté assistere al ritorno a Parigi delle ceneri di Napolone I. Il 25 maggio 1846, con l'assistenza del suo medico e altri complici, si travestì come operaio ed evase dal carcere; prese una carrozza e poi una nave che lo portò in Inghilterra. Un mese dopo la sua fuga, il padre Luigi morì, rendendo Luigi Napoleone l'erede incontestato della dinastia Bonaparte[25].

Monte Medolano, lapide commemorativa

Ritornato in Gran Bretagna, riprese rapidamente il suo posto nell'alta società inglese: viveva in King Street a St James, frequentava il teatro ed era solito andare a caccia; rinnovò la sua conoscenza con Benjamin Disraeli, incontrò Charles Dickens e tornò ai suoi studi presso il British Museum. In questo periodo ebbe una relazione con l'attrice Rachel, una delle più famose interpreti del teatro francese del periodo ed anche con la ricca ereditiera Harriet Howard (1823-1865). Aveva conosciuto la Howard nel 1846, poco dopo il suo ritorno in Inghilterra e presto cominciò una lunga convivenza da cui ebbe due figli illegittimi oltre a cospicui finanziamenti per i suoi progetti politici[26].

Rivoluzione del 1848[modifica | modifica wikitesto]

La rivoluzione del febbraio 1848 che forzò Re Luigi Filippo ad abdicare, aprì le porte per il ritorno in Francia di Luigi Napoleone.

Nel febbraio del 1848, Luigi Napoleone apprese la notizia che lo scoppio della Rivoluzione francese aveva costretto re Luigi Filippo, inabile a fronteggiare un così vasto dissenso tra la popolazione e l'esercito, ad abdicare.

Deciso a cogliere l'occasione, Luigi Napoleone lasciò Londra e tornò in Francia, giungendo a Parigi poco dopo la proclamazione della Seconda Repubblica e la nascita di un governo provvisorio, guidato dal poeta Alphonse de Lamartine che, tuttavia, era minato da contrasti tra le diverse fazioni repubblicane.

Subito, scrisse a Lamartine per annunciare il suo arrivo, dicendo di non aver altra ambizione oltre a quella di servire la nazione ma Lamartine declinò l'invito e fece pressioni affinché Luigi Napoleone lasciasse provvisoriamente Parigi fino alle elezioni per la Assemblea Nazionale; pertanto, sebbene alcuni suoi collaboratori lo invitassero a prendere il potere con la forza, Luigi Napoleone preferì tornare a Londra il 2 marzo ed osservare gli eventi[27].

Alle elezioni parlamentari, tenutesi nell'aprile del 1848, decise di non candidarsi e rimase in disparte osservando il successo di tre membri della famiglia Bonaparte, Girolamo Napoleone, Pietro Napoleone e Napoleone Luciano Murat[28].

Partecipò, invece, alla successiva tornata elettorale (4 giugno) e vinse in quattro diversi dipartimenti mentre a Parigi fu tra i cinque candidati più votati, subito dopo il leader conservatore Adolphe Thiers e Victor Hugo, ottenendo vasti consensi tra i contadini e la classe operaia, grazie anche alla forte diffusione del pamphlet "L'estinzione della povertà"[29].

Timorosi di questo successo, i leader conservatori del governo provvisorio, Lamartine e Cavaignac, considerarono l'opzione di arrestarlo per attività sovversive rivoluzionarie ma Luigi Napoleone li disarmò scrivendo che non intendeva fare in modo che la sua semplice presenza potesse servire come pretesto per i nemici della Repubblica e, pertanto, rinunziò al seggio e lasciò la capitale[30].

Il 23 giugno, scoppiò, su iniziativa dell'estrema sinistra, l'Insurrezione di Giugno e Parigi fu costellata da centinaia di barricate: il generale Cavaignac, ministro della difesa, prima ritirò le sue truppe dalla capitale, poi, ottenuti rinforzi, ingaggiò violenti scontri per le strade dei quartieri popolari della città, stroncando definitivamente ogni moto insurrezionale; la rivolta durò due giorni e si stima che portò alla morte di 5.000 insorti mentre altri 19.000 subirono l'arresto o la deportazione nelle colonie[31].

L'assenza da Parigi, permise a Luigi Napoleone di essere considerato dall'opinione pubblica come persona estranea sia alla rivolta quanto alla repressione; da Londra annunziò la propria ricandidatura (in ben 13 dipartimenti) alle elezioni per l'Assemblea Nazionale: vinse in cinque dipartimenti ed a Parigi ottenne oltre 110.000 voti su 247.000, risultando il candidato più votato. Tornato a Parigi il 24 settembre, accettò il seggio e prese il suo posto all'Assemblea Nazionale[32].

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel mese di settembre, la commissione (che tra i suoi componenti annoverava anche Alexis de Tocqueville) aveva terminato di redigere una nuova costituzione, caratterizzata dalla presenza di un esecutivo forte e di un presidente eletto con voto popolare mediante suffragio universale maschile; contestualmente a ciò, furono fissate per il 10-11 dicembre le elezioni per la carica di Presidente della Repubblica[33].

Luigi Napoleone annunziò prontamente la sua candidatura alle elezioni presidenziali, affrontando la concorrenza di altri quattro candidati: il generale Louis-Eugène Cavaignac, il ministro della Difesa, che aveva guidato la soppressione delle rivolte giugno a Parigi; Lamartine, il poeta-filosofo e capo del governo provvisorio; Alexandre Auguste Ledru-Rollin, il leader dei socialisti; e Raspail, il leader dell'ala sinistra dei socialisti[34].

Luigi Napoleone al tempo della candidatura a Presidente della Repubblica.

Per la campagna elettorale, Luigi Napoleone stabilì il suo quartier generale presso l'Hotel du Rhin in Place Vendôme, accompagnato dal suo compagno, Harriet Howard, che gli aveva dato un grande prestito per finanziare la sua campagna; partecipava raramente ai voti e alle sessioni dell'Assemblea Nazionale, né tanto meno poteva essere considerato un oratore di talento: parlava lentamente, con voce monotona, con un lieve accento tedesco dovuto alla sua formazione svizzera e, perciò, i suoi avversari lo deridevano, dicendo che fosse "un tacchino che si crede un'aquila." [35].

Nel corso della campagna elettorale, fece appello sia ad istanze conservatrici sia ad istanze riformiste: infatti, nel suo manifesto elettorale, riaffermò il suo sostegno per la "religione, la famiglia, la proprietà" considerate come "la base eterna di ogni ordine sociale" ma, al contempo, annunciò che avrebbe attuato piani per favorire l'occupazione, garantito pensioni di vecchiaia ai lavoratori ed introdotto riforme adeguate che, senza rovinare i ricchi, avrebbero garantito il benessere di tutti[36].

I suoi agenti in campagna, molti dei quali veterani dell'Esercito di Napoleone Bonaparte, riuscirono a garantire un forte supporto da tutto il paese; inoltre, ottenne l'appoggio, sia pure riluttante, del leader conservatore, Adolphe Thiers ("di tutti i candidati, il meno peggio") ed anche il sostegno dell'L'événement, il quotidiano di Victor Hugo[37]. In ogni caso, il suo avversario principale, generale Cavaignac, era convinto che, se anche Luigi Napoleone fosse arrivato primo, non avrebbe mai ottenuto oltre il cinquanta per cento dei voti e che questo avrebbe comportato che l'Assemblea nazionale, dove Cavaignac aveva maggiori consensi, avrebbe dovuto scegliere tra i due candidati più votati.

Le elezioni si tennero il 10-11 dicembre, ed i risultati furono annunciati il 20 dicembre; sebbene fosse stato previsto che avrebbe ottenuto il maggior consenso, la dimensione della vittoria sorprese quasi tutti: ottenne, infatti, 5.572.834 voti, pari al 74,2 per cento dei voti espressi, a fronte di 1.469.156 per Cavaignac; il socialista Ledru-Rollin ricevette 376.834; il candidato di estrema sinistra Raspail, 37.106; il poeta Lamartine 17.000 voti. Luigi Napoleone ottenne il sostegno di ogni ceto: contadini scontenti per l'aumento dei prezzi, lavoratori disoccupati, piccoli imprenditori che volevano prosperità e ordine ed anche intellettuali come Victor Hugo; ottenne il 55,6 per cento dei voti di tutti gli elettori iscritti ed arrivò primo in tutti i dipartimenti, tranne quattro[38].

Presidente della Repubblica (1848-1852)[modifica | modifica wikitesto]

Appena eletto, Luigi Napoleone trasferì la sua residenza nel Palazzo dell'Eliseo e, non curandosi della raccomandazione di Adolphe Thiers di restare fedele alla semplicità democratica, appese nel boudoir un ritratto della madre e, nel salone, uno dell' incoronazione di Napoleone Bonaparte mentre per sé preferì indossare la divisa di generale della guardia repubblicana ed assumere il titolo di "Principe-presidente"[39]

In politica estera, Luigi Napoleone inaugurò la propria presidenza, lui che da giovane si era unito alla rivolta patriottica contro gli austriaci, sostenendo la spedizione francese (già approvata dal precedente governo) che avrebbe dovuto restaurare l'autorità temporale del Papa Pio IX, deposto dalla Repubblica Romana, che aveva come principale capo politico Mazzini, mentre Garibaldi deteneva il comando militare[39].

Le truppe francesi, sbarcate a Civitavecchia, avanzarono fino a Roma dove ingaggiarono violenti scontri contro le truppe di Garibaldi; tale atto, non concordato con i ministri, gli attirò vasti consensi dal mondo cattolico ma, al contempo, fece infuriare i repubblicani più radicali e questo costrinse il presidente ad attuare una politica di compromesso e mediazione: infatti, per garantirsi il sostegno dei cattolici, approvò la Legge Falloux, che restituì un ruolo maggiore alla chiesa nel sistema educativo francese[40]; al contempo, per non perdere il sostegno di sinistra, fece forti pressioni sul Papa affinché attuasse riforme e concedesse una amnistia ai seguaci della repubblica[39].

Il 13-14 maggio del 1849, le nuove elezioni all'Assemblea Nazionale furono ampiamente vinte da una coalizione di repubblicani conservatori e cattolici filo-monarchici, unita nel "Parito dell'Ordine" di Adolphe Thiers; i repubblicani radicali, socialdemocratici e socialisti, guidati da Ledru-Rollin e Raspail, ottennero 200 seggi; i repubblicani moderati, principale sostegno del presidente, presero solo 70 seggi; in altri termini, il parlamento era controllato da una salda maggioranza conservatrice che avrebbe potuto bloccare ogni iniziativa del presidente[41].

L'11 giugno 1849 socialisti e repubblicani radicali tentarono di prendere il potere militarmente: Ledru-Rollin, dal suo quartier generale nel Conservatorio di Arti e Mestieri, dichiarò che Luigi Napoleone non era il presidente e cercò di istigare una sollevazione generale: furono erette alcune barricate ma il presidente agì rapidamente; dichiarò lo stato d'assedio, fece circondare il quartier generale della rivolta ed infine arrestò tutti i capi della rivolta, tra cui Raspail, mentre Ledru-Rollin fuggiva in Inghilterra.

Repressa la rivolta, i deputati repubblicani socialisti furono dichiarati decaduti dall'assemblea mentre Thiers propose un disegno di legge che, ponendo il requisito della residenza di tre anni, avrebbe escluso dal diritto di voto 3.5 su 9 milioni di votanti ("la moltitudine vile, come fu definita")[42].

Sebbene la nuova legge elettorale fosse stata approvata nel maggio del 1850 con 433 voti favorevoli e 241 contrari, Luigi Napoleone si oppose alla ratifica e, assicurandosi l'appoggio dell'esercito e di parte della popolazione, richiese che vi fossero apportati emendamenti correttivi; tale iniziativa, tuttavia, fu bocciata dall'Assemblea nazionale con 355 voti contrari su 348 favorevoli[43].

Secondo la costituzione del 1848, Luigi Napoleone si sarebbe dovuto dimettere alla scadenza del mandato ma egli, sostenendo che quattro anni non erano stati sufficienti ad attuare il proprio programma politico ed economico, fece un tour per tutto il paese, guadagnò il sostegno di molti governi regionali e deputati al fine di poter ottenere la possibilità di concorrere ad un secondo mandato; tale proposta, nel luglio del 1851, ottenne 446 voti favorevoli e 278 contrari ma mancò di poco la maggioranza dei due terzi necessaria per modificare la costituzione e, pertanto, fu rigettata[44].

Colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colpo di Stato del 2 dicembre 1851.

Fallito il tentativo di consolidare il proprio potere mediante la riforma costituzionale, LUigi Napoleone decise di preparare un colpo di stato: coadiuvato dal fratellastro, Charles Auguste e dai suoi consiglieri, si assicurò l'appoggio del generale Jacques Leroy de Saint Arnaud, comandante delle forze francesi in Algeria e di altri ufficiali al fine di ottenere il supporto dell'esercito.

Nella notte del due dicembre, anniversario della battaglia di Austerlitz, e dell'incoronazione di Napoleone ad imperatore, i soldati di San Arnaud occuparono, senza colpo ferire, l'ufficio nazionale della stampa, il Palais Bourbon, redazioni dei giornali ed i punti strategici della città; al mattino, tutta Parigi fu tappezzata di manifesti che annunziavano lo scioglimento dell'Assemblea Nazionale, il ripristino del suffragio universale, la convocazione di nuove elezioni e la proclamazione dello stato d'assedio. Poche furono le proteste: sedici deputati furono immediatamente arrestati nella notte, altri 220, quelli appartenenti alla destra moderata che si erano raccolti al municipio del decimo arrondissement, subirono lo stesso destino dei primi[45].

Il 3 dicembre, Victor Hugo e pochi altri repubblicani cercarono di organizzare una insurrezione: furono erette alcune barricate ma gli insorti, poche migliaia, non furono in grado di reggere la controffensiva degli oltre 30 mila soldati mobilitati e subirono oltre 400 morti[46]; altre città seguirono l'esempio di Parigi ma non ebbero miglior fortuna ed in sintesi, entro il 10 dicembre, ogni tumulto fu schiacciato[47]. Poco dopo, l'11 dicembre, Hugo, antico sostenitore dello stesso Napoleone, decise di recarsi in esilio a Bruxelles e per oltre vent'anni rifiutò di fare ritorno in Francia.

Dopo il colpo di stato, Luigi Napoleone intraprese una capillare opera di repressione di ogni dissenso ordinando l'arresto di oltre 26.000 persone (4.000 solo a Parigi): 239 detenuti, considerati i più pericolosi, furono trasferiti alla colonia penale di Caienna, 9539 in Algeria, 1.500 furono esiliati ed infine 3.000 posti agli arresti domiciliari; dopo alcuni mesi, tuttavia, una commissione speciale, liberò 3.000 detenuti ma solo nel 1859 gli ultimi 1800 prigionieri od esiliati ricevettero l'amnistia (tranne il leader repubblicano Ledru-Rollin che fu invitato a lasciare la Francia)[48].

In ogni caso, per garantirsi comunque una forma di investitura popolare, il 20-21 dicembre, i cittadini furono invitati a votare, con un plebiscito, se approvassero o meno il colpo di stato; il responso delle urne, sebbene con forti condizionamenti (non furono pochi i sindaci che minacciarono di pubblicare i nomi degli astenuti), fu schiacciante: 7.439.216 sì, 641.737 no; l'astensione fu di 1,7 milioni di votanti[49].

Il crepuscolo della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Il Principe-presidente nel 1852, dopo il colpo di stato.

All'inizio del 1852, Luigi Napoleone incaricò una commissione di 80 giuristi di preparare una nuova costituzione che attribuiva a Luigi Napoleone la rielezione a presidente, la possibilità di concorrere per altri mandati decennali (senza alcun limite), il potere di dichiarare guerra, firmare trattati, formare alleanze e promuovere disegni di legge; la carta, inoltre, ripristinava il suffragio universale e la Assemblea nazionale, la cui autorità, fu, tuttavia, ridimensionata[50].

In seguito, per meglio controllare il dissenso, Luigi Napoleone sequestrò le proprietà che erano state di re Luigi Filippo, ridusse il ruolo della Guardia Nazionale (molti dei suoi membri, in effetti, si erano uniti alle proteste contro il colpo di stato), impose ai pubblici funzionari l'obbligo di indossare la divisa nelle circostanze ufficiali ed infine attribuì al ministro della pubblica istruzione il potere di rivedere il contenuto dei corsi universitari nonché di licenziare quei professori che non avessero dato prova di fedeltà al regime[51].

Il 17 febbraio del 1852, inoltre, un decreto presidenziale impose una stretta censura sulla stampa, proibendo ogni pubblicazione politica attuata senza il preventivo assenso del governo, aumentando le pene pecuniarie ed inasprendo i reati di opinione al punto che un giornale poteva essere colpito dalla sospensione temporanea o permanente delle pubblicazioni dopo appena tre diffide[52].

Infine, il 29 febbraio si svolsero le elezioni per il rinnovo della Assemblea Nazionale: di otto milioni di aventi diritto, 5.200.000 voti sono andati ai candidati ufficiali (ampiamente sovvenzionati con danaro pubblico), 800.000 di candidati dell'opposizione; circa un terzo degli aventi diritto al voto astennero[53]; in tutto, i candidati governativi ottennero 253 seggi, 7 i monarchici ed appena 3 i repubblicani[54].

Non pago dei nuovi poteri attribuitegli, Luigi Napoleone decise di organizzare un tour per tutta la nazione al fine di consolidare le proprie forze ed, infine, trasformare la repubblica in Secondo Impero: a Marsiglia mpose la prima pietra per una nuova cattedrale, una borsa ed una camera di commercio ed a Bordeaux, il 9 ottobre del 1852, per la prima volta rese evidente l'intenzione di restaurare l'impero[55].

Di ritorno a Parigi, Luigi Napoleone fu accolto da arcate e striscioni, più o meno spontanee, con scritto "Per Napoleone III, imperatore"; poco dopo un senato-consulto il 21-22 novembre un secondo plebiscito sanciva il seguente responso: 7.824.129 voti a favorevoli all'impero, contrari 253.159 (due milioni gli astenuti); il 2 dicembre, la Seconda Repubblica fu dichiarata ufficialmente conclusa e fu sostituita dal Secondo Impero Francese mentre la costituzione fu lasciata in vigore, con la parola "presidente" sostituita dalla parola "imperatore".

Imperatore[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 dicembre, il Principe-presidente Luigi Napoleone fu proclamato ufficialmente Imperatore con il nome di Napoleone III, continuando la linea del celebre zio e del cugino,[56] dando origine al Secondo Impero francese.

Fu detto dai critici Napoleon le petit (sarcastico titolo di un pamphlet scritto da Hugo contro di lui).[57] Quello stesso anno iniziò a inviare prigionieri politici e criminali comuni a colonie penali tristemente famose quali l'Isola del Diavolo (nella Guyana francese) o, per i crimini più leggeri, nella Nuova Caledonia. Il 28 aprile 1855 sopravvisse a un tentativo di assassinio. Anche Felice Orsini tentò, invano, di ucciderlo il 14 gennaio 1858, al grido di "Ricordati dell'Italia!". Con ogni probabilità, questo secondo attentato fu motivato dall'accusa di aver tradito il giuramento carbonaro di dedicare la propria vita alla causa dell'unità d'Italia. Anni dopo, anche l'anarchico Giovanni Passannante, attentatore di Umberto I, progettava, secondo alcune testimonianze, l'assassinio dell'imperatore francese, poiché lo considerò «la causa di impedimento all'attuazione della Repubblica Universale».[58]

La famiglia imperiale (circa 1865)

Nel luglio dello stesso anno, a seguito di un incontro svoltosi nella cittadina termale di Plombières, l'Imperatore si accordò con il Primo Ministro piemontese Camillo Benso Conte di Cavour: in caso di attacco dell'Impero Asburgico al Piemonte, la Francia sarebbe entrata in guerra a fianco di Vittorio Emanuele. Il conflitto scoppiò nell'aprile del 1859 e terminò l'11 luglio, con l'armistizio di Villafranca, voluto dallo stesso Napoleone III.

Nel 1862, l'Imperatore, prendendo a pretesto delle requisizioni compiute dal liberale messicano Benito Juárez, dichiarò guerra al Messico, sostenuto dalla Spagna e dal Regno Unito. La spedizione sembrò dapprima concludersi con successo, con l'ingresso dell'imperatore Massimiliano I del Messico nella capitale Città del Messico. Questo portò all'instaurazione di un governo fortemente conservatore e così si riaccese la guerriglia con i liberali. Il 5 febbraio 1867 le truppe francesi, dopo un tentativo di Napoleone III di ottenere l'abdicazione di Massimiliano I e di ristabilire una repubblica, abbandonarono il Messico. Il 19 giugno, dopo che i ribelli ebbero preso la capitale, l'Imperatore del Messico fu giustiziato.

Napoleone III dopo la morte, di R & E Taylor

La Francia uscì indebolita dalla guerra in Italia e rimase neutrale sia durante la guerra per i ducati danesi del 1864, sia durante la guerra austro-prussiana del 1866. Sulla spinta del furore nazionalistico, il 19 luglio 1870, l'Imperatore dichiarò guerra alla Prussia, nonostante la scarsa preparazione militare e l'inferiorità numerica rispetto agli avversari guidati dal generale Von Moltke. Napoleone III si consegnò a Guglielmo I, assieme al suo regno, dopo la disastrosa sconfitta nella battaglia di Sedan (2 settembre 1870).

Morì in esilio nel Regno Unito il 9 gennaio 1873, a seguito di un calcolo alla vescica che lo affliggeva già da prima della guerra franco-prussiana. È sepolto nella cripta imperiale nella Abbazia di San Michele a Farnborough, nella contea dello Hampshire in Inghilterra.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Un importante evento durante il suo regno fu la ricostruzione di Parigi. Parte del progetto fu guidato dall'idea di rendere più difficili eventuali future azioni rivoluzionarie: ampie zone della città vennero rase al suolo e le stradine medievali lasciarono il posto ai grandi boulevards, con l'intento di creare ampi spazi d'azione ai cannoni all'interno della città ed evitare le barricate che si erano verificate durante la Rivoluzione francese, durante la rivoluzione di Luglio del 1830 e durante i moti del 1848 che portarono alla fine della Monarchia di Luglio. La ricostruzione della città fu affidata al Barone Haussmann (1809-1891) che fu prefetto del dipartimento della Senna (1853-1870)

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Stendardo imperiale di Napoleone III

Napoleone III, inoltre, promosse la costruzione della rete ferroviaria francese, che contribuì notevolmente nello sviluppo dell'industria estrattiva del carbone e dell'acciaio, cambiando radicalmente l'industria francese che così entrò nell'epoca moderna del capitalismo su larga scala. L'economia francese, la seconda al mondo a quei tempi dietro a quella del Regno Unito, crebbe notevolmente durante il suo regno. Nomi come l'imprenditore rampante Eugene Schneider o il ricchissimo banchiere James de Rothschild sono simboli di quel periodo. Le due più grandi banche francesi Société Générale e Crédit Lyonnais, ancora in attività, furono fondate in quei tempi.

Il mercato azionario francese si espanse prodigiosamente sull'onda della crescita di società di estrazione del carbone e fonderie dell'acciaio. Anche se largamente dimenticato dalle ultime generazione repubblicane, che ricordano solo la natura non democratica del regime, il successo economico del Secondo Impero è ritenuto impressionante dagli storici. Va ricordato che l'imperatore passò la sua gioventù nel Regno Unito e che fu molto influenzato dalle idee della rivoluzione industriale nel Regno Unito.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

La resa di Napoleone III alla battaglia di Sedan

La sfida di Napoleone III alle rivendicazioni russe sull'influenza in Crimea contro l'Impero ottomano, portarono la Francia alla partecipazione vittoriosa nella guerra di Crimea (marzo 1854 - marzo 1856). Approvò la spedizione navale del 1858 che doveva punire il Vietnam e forzare la corte ad accettare la presenza della Francia nel Paese. Nel maggio-luglio 1859, il succitato intervento francese in Italia aiutò a sconfiggere le forze austriache, e da questo si originò l'unificazione della Penisola italiana ad opera del Regno di Sardegna che portò alla Francia la Savoia e la regione di Nizza nel 1860.

Questa fu l'ultima acquisizione territoriale della Francia. Nella questione romana, contro qualsiasi tentativo di annessione di Roma al nascente stato italiano unitario, ben diverso fu l'atteggiamento di strenua difesa degli interessi di papa Pio IX e dello Stato della Chiesa, che appoggiò, reprimendo la Repubblica Romana nel 1848 e il successivo tentativo garibaldino di Mentana nel 1867, finché il Regno d'Italia non approfittò della sconfitta francese a Sedan per liberare e annettere Roma capitale.

Napoleone III visita Genova (1859), di Théodore Gudin

La Francia prese parte alla seconda guerra dell'oppio assieme alle truppe del Regno Unito e nel 1860 le sue truppe entrarono a Pechino in Cina. All'inizio degli anni sessanta gli obiettivi in politica estera dell'imperatore erano stati raggiunti: la Francia aveva avuto molti successi militari in Europa e fuori, la sconfitta di Waterloo era esorcizzata e si guardava nuovamente alla Francia come alla prima potenza militare in Europa.

Tuttavia l'intervento in Messico (gennaio 1862 - marzo 1867) terminò con una sconfitta e con l'esecuzione dell'imperatore filo-francese Massimiliano I del Messico (fratello di Francesco Giuseppe d'Austria). Più importante fu la perdita di influenza a causa della vittoria della Prussia nella guerra austro-prussiana (1866) della quale Napoleone III fu in parte responsabile a causa delle garanzie offerte a Italia e Prussia per la costituzione di un'Alleanza italo-prussiana anti austriaca.

A causa del suo passato nella carboneria, Napoleone non fu capace di allearsi con l'Austria. Egli ne pagò il prezzo nel 1870 quando, forzato dalla diplomazia del cancelliere tedesco Otto von Bismarck, Napoleone iniziò la guerra franco-prussiana. Questa guerra si dimostrò disastrosa e portò al crollo del suo impero e alla nascita dell'Impero tedesco. I due ministri che si trovarono principalmente a guidare la politica estera francese al fianco di Napoleone III, e spesso in contrasto con lui, furono Édouard Drouyn de Lhuys e Alexandre Walewski.

La contessa di Castiglione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1855 per perorare i suoi piani di egemonia nella Penisola italiana, Cavour inviò in "missione" la cugina Virginia Oldoini nota col nome di Contessa di Castiglione. La gran presenza mondana e seduttiva della contessa (la principessa di Metternich la definì «una statua di carne») diede i risultati attesi: ospitata lussuosamente a Compiègne, mondanissima, costosissima, la contessa fu per un anno l'amante pressoché ufficiale di Napoleone III, suscitando invidie, grande scandalo e la furia della cattolicissima imperatrice Eugenia. La rivalità giunse al punto che, essendo stato l'imperatore oggetto di un attentato nella casa della contessa in Rue Montaigne, si disse che si fosse trattato di una messinscena orchestrata dall'imperatrice stessa per danneggiare la rivale. L'intrigo diede comunque i suoi buoni frutti con l'appoggio francese alla partecipazione dell truppe del Regno dei Savoia alla Guerra di Crimea.[senza fonte]

Dissero di lui[modifica | modifica wikitesto]

« Ogni Italiano che non sia accecato dalle passioni politiche deve dimenticare ogni risentimento e, ricordando solo i grandi benefici da lui arrecati all'Italia, deve portare la sua pietra al monumento di gratitudine che l’Italia gli deve. Senza di lui l'Italia non sarebbe ora nazione »
(Giuseppe Sirtori, 1872)
« L'imperatore Napoleone III, quale che fosse la parte da lui rappresentata nella politica interna della Francia, aveva nella politica estera continuato lo spirito delle rivoluzioni liberali, asserendo con forza il principio di nazionalità »
(Benedetto Croce, "Storia d'Italia dal 1871 al 1915", Napoli 1927)
« Tutti i grandi fatti e personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte... la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa... Ora i Francesi hanno di nuovo Napoleone in persona, in fattezze caricaturali. »
(Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte))

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone III di Francia Padre:
Luigi I d'Olanda
Nonno paterno:
Carlo Buonaparte
Bisnonno paterno:
Giuseppe Maria Buonaparte
Trisnonno paterno:
Sebastiano Nicola Buonaparte
Trisnonna paterna:
Maria Anna Tusoli
Bisnonna paterna:
Maria Saveria Paravicini
Trisnonno paterno:
Giuseppe Maria Paravicini
Trisnonna paterna:
Maria Angela Salineri
Nonna paterna:
Maria Letizia Ramolino
Bisnonno paterno:
Giovanni Geronimo Ramolino
Trisnonno paterno:
Giovanni Agostino Ramolino
Trisnonna paterna:
Maria Letizia Boggiani
Bisnonna paterna:
Angela Maria Pietrasanta
Trisnonno paterno:
Giuseppe Maria Pietrasanta
Trisnonna paterna:
Maria Giuseppa Malerba
Madre:
Ortensia di Beauharnais
Nonno materno:
Alexandre de Beauharnais
Bisnonno materno:
François de Beauharnais
Trisnonno materno:
Claude de Beauharnais
Trisnonna materna:
Renée Hardouineau
Bisnonna materna:
Marie Henriette Pyvart de Chastullé
Trisnonno materno:
François Jacques Pyvart de Chastullé
Trisnonna materna:
Jeanne Hardouineau de Landanière
Nonna materna:
Giuseppina di Beauharnais
Bisnonno materno:
Joseph-Gaspard de Tascher de la Pagerie
Trisnonno materno:
Gaspar José Tascher de La Pagerie
Trisnonna materna:
Marie Françoise Bourdeau de La Chevalerie
Bisnonna materna:
Rose-Claire des Vergers de Sanois
Trisnonno materno:
Joseph-François des Vergers de Sanois
Trisnonna materna:
Marie Browne

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Illegittimi:

  • (da Maria Anna Schiess) Bonaventur Karrer (1839–1921);
  • (da Éléonore Vergeot) Eugène-Alexandre Bure (1843-1910), conte di Orx;
  • (da Éléonore Vergeot) Louis-Ernest Bure (1845-1882), conte di Labenne;
  • (da Harriet Howard, contessa di Beauregard) Martin Harriet Bonaparte, comte de Béchevet;
  • (da Valentine Haussmann) Jules Hadot;


Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Gran Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore
Gran Maestro dell'Ordine dell'Unione (come pretendente) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Unione (come pretendente)
Medaglia di Sant'Elena - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Sant'Elena
«Creatore dell'ordine»
Médaille militaire - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire
Médaille commémorative de la expedition in Mexique - nastrino per uniforme ordinaria Médaille commémorative de la expedition in Mexique
Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859 - nastrino per uniforme ordinaria Medaille Commémorative de la Campagne d'Italie de 1859

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1849
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giuseppe
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia
Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera
Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Guglielmo (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Guglielmo (Paesi Bassi)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Fiorata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Fiorata
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada
Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto
Gran Cordone dell'Ordine reale di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine reale di Leopoldo
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini
— 10 ottobre 1855
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone e del Sole - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone e del Sole
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Bianca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Bianca
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Anna
Collare dell'Ordine Imperiale dell'Aquila Messicana - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine Imperiale dell'Aquila Messicana
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Spada
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo
Cavaliere dell'Ordine di Nichan Iftikar - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Nichan Iftikar
Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau
Cavaliere dell'Ordine del Falco Bianco - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Falco Bianco
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Nostra Signora di Guadalupe
Fascia dei Tre Ordini - nastrino per uniforme ordinaria Fascia dei Tre Ordini
— 1854

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Reconstruction of the Lineage Y Chromosome Haplotype of Napoléon the Frist. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  2. ^ Storia di corna. Napoleone III non è il nipote di Bonaparte. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  3. ^ Eddie de Tassigny: La descendance de Napoléon Ier. Empereur des Français, 2009; La descendance de Napoéon III. Dernier souverain de France. 2011
  4. ^ Bresler, p. 20.
  5. ^ Séguin, pp. 21-24.
  6. ^ Milza, p. 15.
  7. ^ Bresler, p. 37.
  8. ^ Séguin, p. 26.
  9. ^ Milza, pp. 39-42.
  10. ^ Bresler, pp. 90-95.
  11. ^ Bresler, p. 95.
  12. ^ Milza, pp. 58-72.
  13. ^ Milza, pp. 72-77.
  14. ^ Séguin, pp. 55-56.
  15. ^ Séguin, pp. 61-62.
  16. ^ Séguin, p. 68.
  17. ^ Milza, pp. 97-99.
  18. ^ Milza, p. 100.
  19. ^ Milza, pp. 107-108.
  20. ^ Séguin, pp. 74-75.
  21. ^ Milza, pp. 122-133.
  22. ^ Séguin, p. 81.
  23. ^ Séguin, p. 83.
  24. ^ Séguin, p. 89.
  25. ^ Séguin, p. 93.
  26. ^ Séguin, pp. 95-97.
  27. ^ Séguin, p. 102.
  28. ^ Séguin, pp. 102-105.
  29. ^ Séguin, p. 105.
  30. ^ Séguin, p. 106.
  31. ^ Séguin, pp. 108-109.
  32. ^ Milza, p. 182.
  33. ^ Séguin, p. 111.
  34. ^ Milza, pp. 182-190.
  35. ^ Séguin, p. 115.
  36. ^ Séguin, p.125.
  37. ^ Séguin, pp 124-125.
  38. ^ Milza, pp. 189-190.
  39. ^ a b c Milza, p.194.
  40. ^ Price, p. 16.
  41. ^ Milza, pp. 208-209.
  42. ^ Cobban, p. 155.
  43. ^ Cobban, p. 156.
  44. ^ Cabot Abbott, p. 418
  45. ^ Milza, p. 255.
  46. ^ Milza, p. 261.
  47. ^ Cobban, pp. 157-158.
  48. ^ Cobban, p. 158.
  49. ^ Milza, p. 271.
  50. ^ Milza, p. 277.
  51. ^ Milza, pp. 277-279.
  52. ^ Cobban, pp. 159.
  53. ^ Milza, p. 279.
  54. ^ Elections Legislatives 1852. URL consultato il 28 febbraio 2014.
  55. ^ Milza, p. 283.
  56. ^ Secondo quanto riportato in L'ultimo sovrano romantico (Raffaele del Castillo per le edizioni Bompiani), l'imperatore, alla presenza dei senatori, venutigli appresso a informarlo del senato-consulto che lo investiva di pieni poteri imperiali, nel castello di Saint-Cloud, disse:
    « Assumo con la corona il titolo di Napoleone III perché la logica del popolo me lo ha dato nelle sue acclamazioni. »
  57. ^ In una situazione che ricorda quella di Luigi XVIII, il numero dinastico di Napoleone III presuppone la presenza di un legittimo Napoleone II che in effetti, figlio di Napoleone Bonaparte e nominato successivamente duca di Reichstadt, regnò per due soli giorni e morì giovane e in esilio.
  58. ^ Giuseppe Galzerano, Giovanni Passannante, Casalvelino Scalo, 2004, p.305

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti principali
Approfondimenti
  • Roger Price, Napoléon III and the Second Empire, Psychology Press, 1997.
  • John Stevens Cabot Abbott, The history of Napoleon III., emperor of the French, 1873.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Repubblica Francese Successore Flag of France.svg
Louis-Eugène Cavaignac
Presidente del Potere Esecutivo
18481852 sé stesso come imperatore Napoleone III
Predecessore Capo di Stato della Francia Successore Flag of France.svg
Louis-Eugène Cavaignac
Presidente del Potere Esecutivo
18481870 Louis-Jules Trochu
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Predecessore Imperatore dei francesi Successore Imperial Standard of Napoléon III.svg
Luigi Filippo di Francia
Come Re dei Francesi
18521870 Monarchia abolita
Predecessore Pretendente alla corona imperiale di Francia
Napoleone III
Successore Imperial Standard of Napoléon III.svg
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A causa della restaurazione borbonica
Sé stesso come imperatore I
Sé stesso come imperatore 4 settembre 1870 – 9 gennaio 1873
A causa della disfatta del Secondo Impero Francese
Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte II
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