Georges Pompidou

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Georges Pompidou
Georges Pompidou

Durata mandato
20 giugno 1969 – 2 aprile 1974
Predecessore Charles de Gaulle
Successore Valéry Giscard d'Estaing

Durata mandato
14 aprile 1962 – 10 luglio 1968
Presidente Charles de Gaulle
Predecessore Michel Debré
Successore Maurice Couve de Murville

Partito politico Union pour la Démocratie Française

Georges Jean Raymond Pompidou (Montboudif, 5 luglio 1911Parigi, 2 aprile 1974) è stato un politico francese della V Repubblica.

Indice

[modifica] Insegnante di liceo, consigliere di Stato e funzionario di banca

Nasce in un minuscolo comune dell'Alvernia, e per tutta la vita conserverà solidi legami con la sua regione. I suoi genitori sono una coppia d'insegnanti elementari. Studente brillante, compie gli studi superiori ad Albi e le classi prepartorie a Tolosa e a Parigi, completando la sua formazione umanistica presso l'École Normale Supérieure. Insegna al liceo Saint-Charles di Marsiglia e al liceo Henri-IV di Parigi, dove si stabilisce definitivamente nel 1938. Subito dopo la Liberazione di Parigi nell'agosto 1944 si mette in contatto con l'entourage di de Gaulle, offrendosi come collaboratore. Lascia quindi l'insegnamento ed entra nel gabinetto di de Gaulle, Presidente del Consiglio dal 10 settembre 1944 al 20 gennaio 1946. L'estate del 1946 entra al Consiglio di Stato, e nel'aprile 1946 è nominato capo di gabinetto [1] di De Gaulle. Nel maggio del 1953 lascia temporaneamente l'attività politica per diventare direttore generale della Banca Rothschild, incarico che manterrà fino al maggio 1958.

[modifica] Primo ministro

Il 1° giugno 1958 De Gaulle, tornato al potere come Presidente del Consiglio, lo nomina direttore di gabinetto. Rimanendo nell'ombra, Pompidou è uno dei tessitori dell'avvento della Quinta Repubblica francese. Dopo l'insediamento di De Gaulle alla Presidenza della Repubblica l'8 gennaio 1959 torna a lavorare per la Banca Rothschild, e il 5 marzo dello stesso anno è nominato da De Gaulle, membro del Consiglio costituzionale.[2] Il 14 aprile 1962, dopo gli accordi di Evian[3], è nominato Primo ministro, [4] mantenendo l'incarico ininterrottamente fino al 10 luglio 1968. Alle elezioni legislative del 1967 e a quelle anticipate del 1968 è eletto deputato all'Assemblée Nationale per il collegio del Cantal.

Padroneggia la situazione durante i moti studenteschi del maggio 1968 e l'ondata di scioperi che ne segue. Dopo una discussione di 48 ore, il 26 maggio 1968 conclude con le principali organizzazioni sindacali gli "accordi di Grenelle" [5] che hanno l'obiettivo - non raggiunto a causa del dissenso delle organizzazioni minoritarie - di riportare la pace sociale in una Francia paralizzata da settimane da un'ondata di scioperi. E il 30 maggio, promuove una manifestazione gollista di massa su Parigi. La fermezza dimostrata dal Primo ministro sarà premiata dai francesi, giacché alle elezioni anticipate del giugno 1968 il movimento gollista conquista una maggioranza schiacciante all'Assemblée Nationale. Tuttavia Pompidou, che come consuetudine dopo la ricostituzione del Parlamento ha rassegnato le dimissioni, è costretto a cedere il posto di Primo ministro a Maurice Couve de Murville. De Gaulle, infatti, non vuole che gli si faccia ombra.

[modifica] Il complotto ai suoi danni

Dopo le dimissioni da Primo ministro, deve affrontare una violentissima campagna diffamatoria orchestrata ai suoi danni fin dall'ottobre 1968 da alcuni esponenti dell'ala sinistra del movimento gollista (con la complicità accertata di elementi dei servizi segreti francesi dell'epoca)[6]. In quel frangente i rapporti con De Gaulle e con il suo entourage subiranno un'ulteriore incrinatura. [7]

[modifica] Presidente della Repubblica

Dopo le dimissioni di De Gaulle il 28 aprile 1969, Pompidou si presenta alle elezioni presidenziali. Al primo turno, che ha luogo il 1° giugno 1969, arriva in testa con 10 051 783 voti (44,5 %) davanti al presidente del Senato Alain Poher (23,3 %) e al segretario del PC Jacques Duclos (21,3 %). Il candidato socialista, Gaston Defferre, ottierne solo 1 133 222 voti (5,01 %). Al secondo turno, Georges Pompidou è eletto presidente della Repubblica con 11 064 371 voti (58,21 %), battendo Poher che ne ottiene 7 943 118 (41,79 %). Il 21 giugno s'insedia alla presidenza della Repubblica e nomina primo ministro Jacques Chaban-Delmas, rappresentante l'ala riformista del gollismo.

Il suo settennato interrotto si caratterizza per le scelte economiche innovative e lungimiranti, tese al tempo stesso a raggiungere la pace sociale. Il suo obiettivo è fare in breve tempo della Francia un paese moderno e industrializzato, e si può dire che vi sia riuscito perfettamente. Il simbolo del "pompidolismo" economico può essere individuato nell'aereo Concorde. Sul piano internazionale, persegue l'obiettivo del suo predecessore di fare della Francia una potenza a vocazione mondiale. Autorizza la costruzione delle prime centrali nucleari. Al summit dell'Aia del 1969, insieme a Willy Brandt getta le basi dell'Unione Europea, pur diffidando di un'integrazione troppo radicale fra i Paesi della Comunità. Nei confronti degli Stati Uniti, adotta una politica ispirata a un lucido pragmatismo: da un lato, diffidando di un ipotetico "condominio" sovietico-americano mantiene la Francia in una posizione di risoluta indipendenza, dall'altro si sforza di non compromettere i rapporti con Nixon che, tuttavia, a partire dal 1973 si andranno deteriorando. Consapevole della supremazia della moneta americana [8], Pompidou punta infatti a sventare il richio della la nascita di conflitti economici che in ogni caso vedrebbero il vecchio Continente soccombente. Quanto ai rapporti franco-africani, in continuità con la politica del suo predecessore [9] mantiene le ex colonie francesi in Africa nel bacino d'influenza francese.

Favorisce lo sviluppo urbanistico delle grandi metropoli [10] e la rinascita culturale del Paese.

[modifica] I consiglieri occulti

A differenza del suo predecessore Charles de Gaulle, Pompidou si avvale di una ristretta cerchia di consiglieri, alcuni dei quali di idee politiche diametralmente opposte alle sue. I più influenti sono Pierre Juillet e Marie-France Garaud, vere e proprie eminenze grigie. Molto ascoltati anche Michel Jobert, di orientamento radicale, [11] ed Edouard Balladur (i due si avvicenderanno nel ruolo di segretario generale dell'Eliseo).

[modifica] Uomo di cultura e viveur

La sua cultura umanistica è sterminata. Nel corso di una conferenza stampa, lascia a bocca aperta l'uditorio rispondendo alla domanda imbarazzante di un giornalista citando a memoria una lunga poesia di Paul Éluard. È anche un bon vivant, amante della buona tavola e delle serate mondane. Gli è di grande ausilio sua moglie Claude (1912-2007), donna di straordinaria eleganza e profonda cultura, assidua frequentatrice di sale da concerto e gallerie d'arte. [12] Amici della coppia Pompidou sono, tra gli altri, il banchiere Guy de Rothschild, Alain Delon con l'allora moglie Nathalie, Françoise Sagan, il fondatore di France-Soir Pierre Lazareff e il cantautore Guy Béart.

[modifica] Promotore del Beaubourg

Grazie anche all'influenza della moglie Claude, si circonda di artisti e intellettuali, e appoggia l'arte e la musica contemporanea. Da Primo ministro, consente che la vòlta del Palais Ganier, il teatro dell'opera di Parigi, sia affrescata da Marc Chagall rimuovendo le pitture ottocentesche. I suoi protetti sono il pittore cinetico Victor Vasarély e il compositore e direttore d'orchestra Pierre Boulez. Alla fine degli anni Sessanta immagina un centro multidisciplinare destinato all'arte contemporanea, da realizzare in un quartiere di Parigi, il Beaubourg, da tempo in forti condizioni di degrado anche a causa di alcune demolizioni rimaste a metà. Viene così costruito l'attuale Centre Pompidou, esito felice di un concorso internazionale che vide prevalere inaspettatamente due giovani e sconosciuti architetti stranieri, l'italiano Renzo Piano e l'inglese Richard Rogers.[13] Tuttavia la morte gli impedisce di assistere all'inaugurazione della sua creatura nel 1977.

[modifica] La malattia e la morte

Colpito dal morbo di Waldenström [14], continua a esercitare il suo mandato nonostante i sintomi della malattia siano ormai visibili e invalidanti. Nel luglio 1972 sostituisce Jacques Chaban-Delmas, considerato troppo progressista e inviso ai consiglieri Juillet e Garaud, con Pierre Messmer, più affidabile e di orientamento politico nettamente conservatore.

A causa del cortisone assunto a dosi sempre più massiccie per curarsi, è frequentemente in preda a malori, infezioni ed emorragie, ma la sua lucidità intellettuale rimane intatta e non esita ad affrontare estenuanti viaggi all'estero per incontrare i suoi omologhi stranieri.[15] Il 31 marzo 1974 è colpito da una setticemia fulminante mentre si trova nella sua casa di campagna a Orvilliers. Trasportato a Parigi in ambulanza [16], le sue condizioni si aggravano ulteriormente, ma la notizia è mantenuta segreta. Muore alle 21 del 2 aprile 1974 nel suo domicilio al Quai de Béthune, sull'Ile Saint-Louis, non riuscendo a terminare in pieno il suo mandato che sarebbe scaduto il 19 giugno 1976. I francesi apprenderanno la notizia alle 22, quando le trasmissioni televisive sono interrotte per annunciare il decesso del capo dello Stato.

È autore di alcuni volumi di argomento politico e letterario, tra cui un'Antologie de la poésie française (Antologia della poesia francese).

[modifica] Note

  1. ^ Chef de cabinet, da non confondersi con il directeur de cabinet, figura corrispondente al capo di gabinetto in Italia. Pompidou è l'uomo che gestisce in prima persona tutte le questioni politiche che De Gaulle non vuole affidare all'organigramma del RPF, il partito del generale.
  2. ^ Dopo l'elezione di De Gaulle, Pompidou aveva preferito defilarsi, non volendo proseguire l'attività politica in un ruolo secondario. La sua aspirazione, infatti, è quella di diventare Primo Ministro, cosa che si concretizzerà tre anni più tardi.
  3. ^ Risultato delle trattative tra il governo francese e il governo provvisorio della Repubblica algerina che portarono alla fine della guerra d'Algeria.
  4. ^ È il primo e fino al 2005 unico caso nella storia della Quinta Repubblica francese della nomina di un Primo ministro che non è mai stato parlamentare. Presagendo l'incarico, tre mesi prima Pompidou aveva rifiutato il ministero delle Finanze offertogli da Michel Debré.
  5. ^ Tra i collaboratori che lo affiancheranno durante le trattative sfiancanti, Edouard Balladur e Jacques Chirac.
  6. ^ L'"affaire Markovic", relativo al ritrovamento nell'ottobre 1968 del cadavere di Stephan Markovic, un giovane guardiaspalle di Alain Delon legato alla malavita. Nel corso delle indagini, furono messe in circolazione delle voci tese a coinvolgere la moglie di Pompidou in un giro di festini erotici, e furono perfino diffusi dei fotomontaggi. L'estraneità della moglie di Pompidou fu ampiamente dimostrata, ma il responsabile dell'omicidio e il movente del medesimo non saranno mai accertati.
  7. ^ Pompidou proverà dello scoramento a causa dello scarso sostegno ricevuto da De Gaulle nei giorni dell "affaire Markovic". Dal suo canto, De Gaulle si risentirà per una dichiarazione rilasciata a Roma dall'ex Primo ministro nel gennaio 1969 a proposito di una sua eventuale candidatura all'Eliseo.
  8. ^ Il 15 agosto 1971 Nixon porrà fine alla convertibilità del dollaro in oro, cassando gli accordi di Bretton Woods. Le conseguenze sulla stabilità delle monete europee, e quindi anche sul franco, saranno devastanti. Alla fine del 1971 Pompidou tenterà di negoziare con gli Stati Uniti un accordo generale destinato a preservare il sistema monetario internazionale. Nel 1972 accetterà di porre in secondo piano l'autonomia della moneta francese, al fine di poter costituire un fronte comune europeo in grado di bilanciare una politica economica americana poco conciliante.
  9. ^ Pompidou continuerà ad avvalersi di Jacques Foccart, segretario generale dell'Eliseo con competenza sugli affari africani.
  10. ^ Tuttavia, alcune operazioni come la demolizione delle Halles, la Tour Montparnasse e il polo universitario di Jussieu a Parigi si sono ben presto dimostrate erronee.
  11. ^ Ministro degli Esteri nel governo di Pierre Messmer, dal 1981 al 1983 sotto la presidenza Mitterrand farà parte come ministro di Stato, ministro del Commercio estero del governo di Pierre Mauroy.
  12. ^ Si deve essenzialmente a Claude Pompidou la decisione di destinare all'arte contemporanea il centro al Beaubourg che oggi porta il nome del marito. Inizialmente, Pompidou immaginava di insediarvi una biblioteca. Sempre grazie all'influsso della moglie, Pompidou richiamerà in Francia Pierre Boulez, all'epoca ritiratosi in Germania.
  13. ^ Secondo alcune testimonianze, il progetto risultato vincitore (e poi realizzato con lievi varianti) non sarebbe affatto piaciuto a Pompidou.
  14. ^ La malattia gli fu diagnosticata nel 1969, ma i sintomi più gravi si manifestarono a partire dal 1972. In quell'occasione redasse il proprio testamento, e promosse un disegno di legge di riforma costituzionale che prevedeva la riduzione del mandato presidenziale da sette a cinque anni, iniziativa in seguito abbandonata.
  15. ^ Ancorché la malattia fosse tenuta segreta, il presidente della Repubbica fu oggetto di illazioni sempre più pessimistiche. Poche settimane prima della tracollo finale, alcuni "baroni del gollismo" faranno pressioni su Edouard Balladur affinché convincesse Pompidou a dimettersi.
  16. ^ È stata in seguito avanzata la tesi che fosse giunto cadavere a Parigi.

[modifica] Principali onoreficenze

Grand' Maîtres  della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria

Grand' Maîtres della Legion d'Onore

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone

[modifica] Bibliografia

  • Eric Roussel Georges Pompidou (1994)
  • Frédéric Abadie e Jean-Pierre Corcelette Georges Pompidou (1994)

[modifica] Associazione Georges Pompidou

Associazione Georges Pompidou

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Primo Ministro della Repubblica Francese Successore:
Michel Debré 1962 - 1968 Maurice Couve de Murville I
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