Édouard Daladier

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Édouard Daladier
Édouard Daladier nel 1924

Édouard Daladier nel 1924


Primo ministro francese
Durata mandato 10 aprile 1938 (III mandato) –
21 marzo 1940 (III mandato)
Predecessore Joseph Paul-Boncour
Successore Albert Sarraut

Dati generali
Partito politico Parti radical

Édouard Daladier (Carpentras, 18 giugno 1884Parigi, 10 ottobre 1970) è stato un politico francese.

È stato il primo ministro della Francia per tre volte: la prima dal 31 gennaio al 26 ottobre 1933, la seconda dal 30 gennaio al 9 febbraio 1934 e la terza dal 10 aprile 1938 al 21 marzo 1940, quando venne sostituito dal Paul Reynaud. Partecipò alla conferenza di Monaco (con Chamberlain per gli inglesi, Mussolini per l'Italia e Hitler per la Germania) nel 1938 come capo del governo francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Carpentras da una modesta famiglia, fu sindaco della sua città natale nel 1911; datosi alla carriera politica, nel 1919 venne eletto deputato del dipartimento del Vaucluse nelle file del Partito Radicale. Grazie al suo impeto, alla sua oratoria e al suo vigore, Daladier fu soprannominato "il toro di Vaucluse". Più volte ministro, il 31 gennaio 1933 costituì il suo primo governo, in un momento di difficile situazione interna ed internazionale: infatti sullo scenario europeo si avvertiva tutta la potenza aggressiva della Germania di Adolf Hitler e l'impotenza della Società delle Nazioni.

Dimessosi il 24 ottobre dello stesso anno, Daladier riebbe l'incarico ministeriale il 30 gennaio 1934: il suo nuovo gabinetto durò appena una settimana, in quanto si dimise il 7 febbraio (malgrado la Camera avesse votato la fiducia) in seguito ai violenti scontri di piazza a Parigi tra forze dell'ordine e associazioni di ex - combattenti conservatori, che manifestavano in seguito all'insabbiamento del "caso Stavinsky", un episodio di corruzione in cui erano implicati uomini politici del precedente esecutivo. Infatti lo scontro terminò con un totale di 16 morti e 1.435 feriti.

Dopo le nuove dimissioni riprese il controllo del Partito radicale, e nel marzo 1934, per combattere le leghe di estrema destra, creò ilComité d'action anti - fasciste. Fu poi tra i promotori della creazione del Fronte popolare, l'unione delle sinistre francesi (socialisti, radicali e comunisti, che nel 1936 vinsero le elezioni e andarono al governo; il nuovo capo dell'esecutivo, Léon Blum, nominò Daladier ministro della Difesa. Dopo la rottura e la caduta della coalizione e le dimissioni di Blum, nel 1938 fu nuovamente incaricato di presiedere il Consiglio dei ministri. In tale veste dovette affrontare vari problemi, sia interni che sul fronte internazionale: la sua politica interna, volta a ristabilire la situazione economica e finanziaria (per la quale aveva ricevuto dal Parlamento pieni poteri), fu indirizzata sia ad un rinnovamento sociale che all'aumento della produzione industriale.

Édouard Daladier (al centro) incontra Von Ribbentrop alla Conferenza di Monaco del 1938.

Infatti Daladier, a tal fine, stabilì ore supplementare alla giornata lavorativa settimanale, suscitando le proteste della Confederazione Generale del Lavoro e, stabilizzata la situazione finanziaria, poté dare avvio al programma di armamento. In politica estera, il Primo ministro francese seguì la politica di appeasement, ossia di cedimento verso le pretese territoriali tedesche e italiane; per questo motivo fu tra i promotori della Conferenza di Monaco, durata dal 28 settembre al 30 settembre 1938 per risolvere il problema cecoslovacco della regione dei Sudeti, territorio cecoslovacco abitato da una minoranza tedesca che Hitler voleva inglobare al Reich tedesco. Insieme al ministro inglese Chamberlain, Daladier cedette alle richieste del dittatore tedesco, supportato da Mussolini, pur di scongiurare il pericolo di una guerra.

Convinto di aver evitato lo scoppio del conflitto, il Primo ministro francese ostacolò non solo un accordo con l'Unione Sovietica, ma pose addirittura fuorilegge il partito comunista francese dopo la conclusione del Patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939). Ostile all'espansionismo tedesco, dopo l'invasione della Polonia, avvenuta il 1º settembre 1939, Daladier dichiarò guerra alla Germania nazista il 3 settembre successivo, dopo il governo di Londra. Nel marzo 1940 abbandonò la Presidenza del Consiglio e assunse il portafoglio della Difesa e degli Esteri, ma dopo la rapida Campagna di Francia, in cui i francesi furono sconfitti dalle forze naziste (cui si unirono, il 10 giugno, gli italiani), il 5 luglio 1940 fu definitivamente eliminato dal governo.

Arrestato dopo la firma dell'armistizio, Daladier fu tra gli imputati del processo di Riom, tenuto dal 10 febbraio all'11 aprile 1942 dal governo di Vichy, insieme al Blum, Guy Le Chambre, Gamelin, Jacomet e altri alti esponenti della Terza Repubblica. Era un maldestro tentativo del governo collaborazionista di screditare i simboli del regime parlamentare, ma essendo venute a galla anche alcune responsabilità di esponenti di Vichy (come lo stesso Pétain), Hitler ne ordinò la sospensione. Daladier venne comunque deportato in Germania nell'aprile 1942 e rinchiuso in un lager; sopravvissuto alla prigionia, poté rientrare in patria alla fine delle ostilità, nel maggio 1945, riprendendo la sua attività politica. Morì a Parigi il 10 ottobre 1970, a 86 anni; il suo corpo è sepolto nel Cimitero del Père Lachaise.

Predecessore Presidente del Consiglio dei Ministri francese Successore Flag of France.svg
Joseph Paul-Boncour 1933 Albert Sarraut I
Camille Chautemps 1934 Gaston Doumergue II
Léon Blum 1938 - 1940 Paul Reynaud III

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