Léopold Sédar Senghor

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Léopold Sédar Senghor
Léopold Sédar Senghor.jpg

Presidente del Senegal
Durata mandato 6 settembre 1960 –
31 dicembre 1980
Successore Abdou Diouf

Dati generali
Partito politico Partito socialista senegalese

Léopold Sédar Senghor (Joal, 9 ottobre 1906Verson, 20 dicembre 2001) è stato un politico e poeta senegalese di lingua francese che, tra le due guerre fu, con l'antilliano Aimé Césaire, il vate e l'ideologo della négritude.

Senghor è stato il primo presidente del Senegal, in carica dal 1960 al 1980. È stato inoltre il primo africano a sedere come membro dell' Académie française. È stato anche il fondatore del partito politico Blocco democratico senegalese. I suoi contributi alla rivisitazione e riscoperta moderna della cultura africana ne fanno uno dei più considerati intellettuali africani del XX secolo: dalla letteratura alla scultura, dalla filosofia alle religione.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Léopold Sédar Senghor nacque in una famiglia di agiati proprietari terrieri nella piccola cittadina costiera di Joal, situata a un centinaio di chilometri a sud di Dakar. All'età di 8 anni iniziò i suoi studi in Senegal in un collegio cristiano di Ngasobil, e nel 1922 entrò in seminario a Dakar: quando comprese che la vita religiosa non era fatta per lui, frequentò un istituto secolare, distinguendosi nello studio del francese, latino, greco e Algebra. Al termine degli studi liceali, gli venne assegnata una borsa di studio per continuare i suoi studi in Francia. Si laureò in lettere a Parigi nel 1935 e per i dieci anni successivi insegnò in qualità di professore nelle università e nei licei francesi: è stato in questo periodo che Senghor, insieme ad altri intellettuali africani venuti a studiare nella capitale coloniale, coniò il termine, e concepì il concetto di negritudine, intesa come riscoperta e riappropriazione della cultura africana, in risposta alla cultura europea imposta dai colonizzatori in quanto ritenuta superiore. Nel 1939, Senghor fu arruolato nell'esercito francese ed entrò a far parte della 59ª divisione della fanteria coloniale. Un anno dopo fu fatto prigioniero dai tedeschi a La Charité-sur-Loire. Nel 1942 Senghor venne rilasciato per motivi di salute e decise di reintraprendere la carriera di insegnante sebbene in breve tempo aderì alla Resistenza.

Nel 1946 divenne deputato dell'Assemblea Nazionale francese e due anni dopo fondò un proprio movimento politico: il Blocco Democratico Senegalese. Nel 1951 venne rieletto al parlamento e nel 1956, al termine del suo mandato, divenne sindaco della città di Thies (Senegal). Nei primi anni cinquanta Senghor fu un sostenitore dell'integrazione dei possedimenti africani della Francia nella progettata Comunità federale europea e in seguito un sostenitore del federalismo per gli Stati africani di recente indipendenza, propugnando una sorta di Commonwealth. Fedele alle sue idee, divenne nel 1959 presidente della Federazione del Mali (Senegal+Sudan Francese) e al suo sfasciarsi, l'anno successivo, presidente della Repubblica del Senegal. In questa veste, pur tra gravi difficoltà economiche (la nazione vive sulla monocultura dell'arachide) ed ambiguità (la nazione dipendeva in larga misura dalla Francia), cercò di realizzare un socialismo umanistico e cristiano. Nel 1963, in seguito a un fallito tentativo di colpo di stato, il partito di Senghor restava l'unico partito politico a non essere messo fuori legge. Sotto la spinta della contestazione studentesca, nel 1976 il presidente è costretto a reintrodurre, seppure con molte limitazioni, il multipartitismo.

Nel 1974 ricevette il premio letterario Guillaume-Apollinaire per l'insieme delle sue opere poetiche.

Nell'ottobre 1980, prima della fine del suo quinto mandato consecutivo, Senghor rassegna le dimissioni in favore del suo delfino, Abdou Diouf.[1]

Divenne Presidente dell' Académie française il 2 giugno 1983, diventando di fatto, il primo africano a sedere nella prestigiosa istituzione. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita con la moglie, in Verson, vicino alla città di Caen in Normandia, dove è scomparso il 20 dicembre 2001. Il suo funerale si è svolto il 29 dicembre a Dakar. Il presidente francese Jacques Chirac alla scomparsa di Senghor dichiarò: «La poesia ha perso uno dei suoi maestri, il Senegal un uomo di stato, l'Africa un visionario e la Francia un amico.»[senza fonte]

Politica culturale[modifica | modifica sorgente]

Léopold Sedar Senghor
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Négritude.
Senghor, firmando una coppia dei suoi Poèmes, Universita degli Studi di Genova (Gen. 18, 1988).

Léopold Sédar Senghor pose la cultura come fondamento della sua politica e fu un "intellettuale pubblico", come lo definisce Sidney Littlefield Kasfir[2]. Per Senghor lo sviluppo dell’Africa è inscindibile dalla valorizzazione delle arti africane, possibile fondamento di un sentimento nazionale e panafricano. L'arte africana poteva offrire un’immagine positiva della ricchezza del continente e mostrare al mondo come non solo l’Africa fosse stata influenzata dall’Europa, ma l’avesse a sua volta influenzata[3].

La politica culturale di Senghor[4] tese a dare forma ad una "arte africana": quest’arte era strettamente legata al movimento della négritude. Senghor utilizza il termine francese négritude arricchendolo con la sua visione personale. Da un lato il presidente promuove l’individuazione di caratteristiche tipiche dalla razza negra (ad esempio il senso del ritmo e l’esaltazione del sentimento) e dall’altro incoraggia l’apertura verso il moderno e l’Occidente (ad esempio lo studio della storia dell’arte europea e l’apprendimento di tecniche artistiche non originariamente africane): in altre parole, da un lato sostiene la riscoperta delle tradizioni e dall’altro l’assimilazione[5]. In particolare Senghor promuove la cooperazione con la Francia, ed i principi della négritude diventano le linee guida non solo delle arti, ma anche delle sue scelte politiche. Secondo il presidente, il Senegal deve partecipare alla vita culturale dell’Occidente e persuadere l’Occidente a partecipare alla vita culturale del Senegal e di tutta l’Africa, dimostrando che il mondo negro ha contribuito alla civilizzazione universale.

Nonostante il budget destinato specificatamente alla cultura non sia mai stato particolarmente elevato[6], negli anni sessanta e settanta vengono create nuove strutture amministrative (il Servizio degli Archivi Culturali ed il Centro di Studi delle Civilizzazioni, fondati nel 1967 e soppressi nel 1990; una legge del 1968 che destinava fondi alla decorazione degli edifici pubblici; l'Ufficio dei Diritti d’Autore nel 1972 e 1973, il Commissariato per le Esposizioni d’Arte nel 1977 poi soppresso nel 1990, il Fondo d’assistenza per gli artisti e per lo sviluppo della cultura nel 1978 e le borse di studio), vengono allestite numerose esposizioni (il Festival Mondial des Arts Nègres nel 1966, le esposizioni itineranti iniziate nel 1974, le esposizioni di grandi artisti occidentali in Senegal, tra le quali la mostra di Pablo Picasso del 1972 e le esposizioni di artisti senegalesi), sono costruite infrastrutture (il Teatro Nazionale Daniel Sorano nel 1965, il Museo Dynamique nel 1966 e la Cité des Artistes Plasticiens a Colorane nel 1979) e sono fondate istituzioni (le Manufactures Sénégalaises des Arts Décoratifs (MSAD) nel 1964 trasferite a Thiés e trasformate nel 1966 nella Manufacture Nationale de Tapisserie, la casa editrice Nouvelles Editions Africaines (NEA) nel 1972 creata in cooperazione con la Costa d’Avorio e il Togo, l’Istituto Islamico di Dakar nel 1974, la Fondazione Léopold Sédar Senghor nel 1974 che nel 1994 ha soppresso le sue attività, ed i Centri Culturali Regionali tra i quali il Centro Culturale Blaise Senghor di Dakar), scuole (Ecole des Arts du Sénégal nel 1961 e l’Université des Mutants de Gorée per il dialogo tra culture nel 1979), musei (il Museo Dynamique nel 1966 ed il Museo Regionale di Thiès nel 1975)[7].

Léopold Sédar Senghor inoltre non manca mai nei suoi discorsi di ricordare l’importanza della cultura, associando la sua immagine a quella di protettore delle arti[8]. Il presidente sostiene gli artisti in linea con il suo pensiero con finanziamenti pubblici, con l’acquisto di opere e con esposizioni nazionali ed internazionali: questi artisti sono conosciuti sotto il nome di École de Dakar. Le esposizioni internazionali (dal 1974 al 1985), la scuola d’arte (soprattutto grazie al dipartimento di Recherches Plastiques Nègres) ed il prestigioso Museo Dynamique hanno un ruolo centrale nella diffusione del pensiero di Senghor. Con la sua politica culturale, Léopold Sédar Senghor inventa un’arte nazionale[9].

Se da un lato le strategie del presidente permettono lo sviluppo delle arti in Senegal, dall’altro il suo ruolo centrale nel determinare le caratteristiche dell’arte negra limita le libertà formali ed ideologiche degli artisti. Gli artisti sono infatti valutati e sostenuti in base alla loro aderenza ai principi del presidente e della négritude, non in base alla loro originalità o alla qualità delle loro opere. L’arte dell’Ecole de Dakar – con l’eccezione di alcuni protagonisti particolarmente creativi – diviene col tempo sempre più ripetitiva e sempre più sterile, cadendo nel decorativismo. La priorità di sostenere ed incoraggiare la creazione di un’arte contemporanea “africana” – legata ad un’identità fedele all’ambiente culturale e alle tradizione locali – produce vivaci dibattiti in particolare durante il Festival des Arts Nègres del 1966, voluto dallo stesso presidente. Le stesse discussioni proseguono nel contesto della Biennale di Dakar, mitizzando la figura del presidente-poeta e trasformando la sua presidenza in un modello amato ed allo stesso tempo tenacemente criticato[10].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze senegalesi[modifica | modifica sorgente]

Gran maestro e cavaliere di gran croce dell'Ordine del Leone - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro e cavaliere di gran croce dell'Ordine del Leone
Gran maestro dell'Ordine al merito - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine al merito

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine nazionale al merito - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine nazionale al merito
Commendatore dell'Ordine delle Palme Accademiche (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine delle Palme Accademiche (Francia)
Commendatore dell'Ordine delle arti e delle lettere (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine delle arti e delle lettere (Francia)
Croix du combattant (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Croix du combattant (Francia)
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 2 ottobre 1962[11]
Gran Collare dell'Ordine di San Giacomo della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine di San Giacomo della Spada (Portogallo)
— 13 marzo 1975
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 13 novembre 1978[12]
Medaglia commemorativa per il 2500° anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 2500° anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran)
— 14 ottobre 1971[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nigrizia.
  2. ^ Sidney Littlefield Kasfir, Contemporary African Art, London, Thames & Hudson Ltd, 1999, p. 168.
  3. ^ Il collegamento tra l’arte africana e l’arte del Novecento europeo (nelle opere di artisti come Pablo Picasso, Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Constantin Brâncuşi ecc.) è ribadito nei testi di catalogo del Festival Mondial des Arts Nègres del 1966 e delle esposizioni itineranti organizzate tra il 1974 e il 1982 (Art sénégalais d’audjourd’hui, Paris, 26 aprile-24 giugno 1974).
  4. ^ Jutta Ströter-Bender, Zeitgenössische Kunst der “Dritten Welt”, Cologne, DuMont Buchverlag GmbH & Co, 1991, ed. francese p. 116.
  5. ^ Tracy Snipe, Arts and Politics in Senegal 1960-1996, Asmara-Trenton, Africa World Press, 1998, p. 44.
  6. ^ Più del 25% del budget nazionale fu destinato alla cultura e all’educazione, ma – secondo Tracy D. Snipe – soltanto l’1% fu specificatamente destinato alla cultura (Tracy D. Snipe, Arts and Politics in Senegal 1960-1996, Asmara-Trenton, Africa World Press, 1998, p. 58
  7. ^ Abdou Sylla, Arts Plastiques et Etat au Sénégal: Trente Cinq Ans de Mécénat au Sénégal, Dakar, IFAN-Ch.A.Diop, 1998.
  8. ^ Intervista di Iolanda Pensa a Mamadou Fall Dabo, Dakar, 01/05/2000.
  9. ^ "L’invenzione di un’arte nazionale" è il titolo del capitolo sul Senegal del testo di Sidney Littlefield Kasfir, Contemporary African Art, London, Thames & Hudson Ltd, 1999, p. 168.
  10. ^ Jutta Ströter-Bender, Zeitgenössische Kunst der “Dritten Welt”, Cologne, DuMont Buchverlag GmbH & Co, 1991, ed. francese p. 116 e Iolanda Pensa ha studiato la politica culturale del presidente Léopold Sédar Senghor in particolare in relazione con la Biennale di Dakar in Iolanda Pensa, La Biennale di Dakar, tesi di laurea, relatore Luciano Caramel e correlatore Francesco Tedeschi, Università Cattolica di Milano, Laurea in lettere e filosofia, 2003 (CC-BY-SA).
  11. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  12. ^ Bollettino Ufficiale di Stato
  13. ^ Badraie

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Elizabeth Harney, In Senghor's Shadow : Art, Politics, and the Avant-Garde in Senegal, 1960-1995, Duke University Press, Durham, 2004.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Seggio 16 dell'Académie française Successore
Antoine de Lévis-Mirepoix 1983 - 2003 Valéry Giscard d'Estaing

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