Cortisone

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Cortisone
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Nome IUPAC
17,21-diidrossipregn-4-en-3,11,20-trione
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C21H28O5
Massa molecolare (u) 360,46
Numero CAS [53-06-5]
Proprietà chimico-fisiche
Temperatura di fusione 220-224 °C (493,15-497,15 K)
Indicazioni di sicurezza
Frasi H ---
Consigli P --- [1]

Il cortisone è un ormone usato come farmaco.

Chimicamente è un corticosteroide di formula C21H28O5 strettamente correlato al corticosterone.

Corticosteroidi e adrenalina sono ormoni rilasciati nel sangue dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress. Essi elevano la pressione arteriosa e preparano l'organismo alla reazione di lotta o fuga.

Il cortisone è il precursore inerte della molecola del cortisolo. Esso viene attivato per riduzione dell'11-cheto gruppo mediante un enzima chiamato 11-β-steroide-deidrogenasi. La forma attiva del cortisone è il cortisolo, detto anche idrocortisone.

In chimica farmaceutica il cortisone è usato nel trattamento di diversi disturbi, somministrato per via orale, endovenosa e cutanea. Uno degli effetti del cortisone sull'organismo, potenzialmente dannoso per certi aspetti, è di deprimere il sistema immunitario.

Il cortisone fu scoperto per primo dal chimico americano Edward Calvin Kendall al quale venne attribuito il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia - insieme a Philip S. Hench e Tadeusz Reichstein - per la scoperta degli ormoni della corteccia surrenale, delle loro strutture e funzioni.

Negli anni sessanta le ricerche sull'alimentazione condotte dal dr. Peter J.D'Adamo tendevano a mostrare come i livelli di cortisone siano correlati al gruppo sanguigno dell'individuo: in media i più alti sono nel gruppo A e i più bassi nel gruppo 0.

Scoperta del Cortisone[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, i piloti tedeschi della Luftwaffe e i kamikaze in Giappone facevano uso di un prodotto, derivante dagli estratti delle ghiandole surrenali di origine bovina dall'Argentina. Edward Calvin Kendall, ricercatore della Mayo Clinic di Rochester (Stati Uniti), si interessò agli effetti di questi estratti e condusse ricerche sulla componente corticale delle ghiandole surrenali.

Isolò così da questi tessuti otto composti cristallini, assegnando a ciascuno una lettera dell'alfabeto. Il composto isolato come quinto in ordine di tempo, chiamato per questo "E", possedeva un elevato potere antinfiammatorio. Dopo complessi processi produttivi, Lewis H. Sarett nel 1944 arrivò alla sintesi del composto E, chiamandolo cortisone.

Nel 1949 fa il giro del mondo la notizia di un "artritico in bicicletta". In seguito infatti a una intuizione, Philip S. Hench, ex medico militare, usò il cortisone in un paziente affetto da artrite reumatoide, consentendogli di ritrovare la mobilità perduta.

A metà ottocento Thomas Addison, un medico inglese, aveva descritto dei particolari casi di persone colpite da una strana malattia mortale. Eseguendo delle autopsie, scoprì che tutti questi pazienti avevano le surrenali semidistrutte. A quei tempi pochi conoscevano o avevano sentito parlare delle ghiandole surrenali. Nel 1716 la Bordeaux Academy of Sciences aveva bandito un concorso, con tanto di premio finale, il titolo “Qual è l'importanza delle surrenali?”, ma nessun concorrente aveva presentato qualcosa di serio e meritevole. Delle surrenali si sapeva soltanto che erano ghiandole senza condotto, cioè quelle che riversano il loro prodotto direttamente nel sangue, oggi chiamate “ghiandole endocrine”. Ebbe così inizio una ricerca affannosa dei principi attivi prodotti dalle ghiandole. Si vide che nelle surrenali erano distinguibili due parti, la midollare e la corticale, che la prima produceva un ormone detto adrenalina, ma che fosse la corticale ad essere di vitale importanza per l'organismo. Molti laboratori stavano facendo ricerche per trovare il principio attivo della corticale, da più parti erano arrivate notizie circa la produzione di un estratto rilevatosi utile in pazienti colpiti dal morbo di Addison. Alla fine degli anni trenta si arrivò alla conclusione che la corticale liberava sia ormoni regolatori dell'equilibrio salino, o minerale, dunque chiamata mineralcorticoidi, sia ormoni che controllavano il metabolismo degli zuccheri, o glucidi, detti per questo glucocorticoidi. La corticale produceva una miscela di composti diversi, che studiarono Edward Kendall (USA) e Tadeus Reichstein (Basilea). Scoprirono che queste sostanze erano degli steroidi che chiamarono composto A, B, C, ecc. Kendall scoprì che i composti A, B, E e F restituivano agli animali privi di surrenali la possibilità di resistere a particolari situazioni di stress. Durante la seconda guerra mondiale i servizi segreti statunistensi scoprirono che alcune delle sostanze studiate da Kendall, in particolare il composto E, veniva somministrato agli aviatori della Luftwaffe, e li faceva sentire a proprio agio anche oltre i 13.000 metri di altezza. Questo fece in modo che ci fosse una brusca accelerata delle indagini, era necessario che il composto E fosse disponibile anche per gli aviatori statunitensi. All'inizio del 1941, al termine di un convegno, Kendall e Hench (un altro medico che analizzava le sostanze, cercando di aiutare i pazienti che soffrivano di artrite reumatoide), presero il formale impegno di provare il composto E nei pazienti con artrite reumatoide non appena la sostanza fosse stata disponibile. Nel 1944, Lewis Sarett, un chimico della casa farmaceutica Merck, era riuscito a sintetizzare in laboratorio il composto E, a partire da un'altra molecola, l'acido deossicolico, ricavato dalla bile dei bovini macellati. Così Hench chiese alla casa farmaceutica di sperimentare la nuova sostanza in una ventinovenne affetta da una grave forma di artrite reumatoide. La risposta fu affermativa, e così il 28 settembre 1948 fu fatta la prima storica iniezione del farmaco. La risposta fu immediata, dopo appena tre giorni la signora era già migliorata e continuò a migliorare ulteriormente nei giorni successivi. La sostanza fu poi sperimentata anche a pazienti affetti dalla malattia di Addison e gli effetti furono ottimi. Le notizie girarono per tutto il mondo, ma ci fu una confusione, molti pensarono che il composto E e la vitamina E fossero la stessa cosa, così per evitare ogni equivoco, Kendall e Hench decisero di chiamare la sostanza cortisone. Mentre il cortisone liberava da infiammazione le doloranti articolazioni dei malati, la scoperta del cortisone fu paragonata a quella della penicillina. Il cortisone fu poi prodotto in diversi modi, da patate dolci messicane a ormoni femminili, ecc. Nel 1950, Kendall, Hench e Reichstein vinsero il premio Nobel per la fisiologia e la medicina.

Avvertenze[modifica | modifica sorgente]

Modalità di utilizzo: impiegare la posologia minima di cortisone necessaria per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione non appena possibile. Dosi tendenzialmente alte di idrocortisone o di cortisone possono provocare un aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrosalina, o eccessiva deplezione di potassio e calcio. Durante la terapia corticosteroidea possono quindi essere necessari un regime dietetico povero di sodio e un apporto supplementare di potassio. I derivati sintetici del cortisone presentano una probabilità inferiore di influenzare l'omeostasi idrosalina rispetto al cortisone, ma la differenza tende ad attenuarsi alle dosi elevate. In corso di terapia prolungata può essere opportuno instaurare una profilassi per l'ulcera e monitorare i valori della pressione arteriosa e della glicemia. Poiché lo stress aumenta il consumo di cortisone, valutare la somministrazione di corticosteroidi a rapida azione[2].

Modalità di sospensione: l'interruzione della somministrazione di corticosteroidi per via sistemica va effettuata gradualmente, per evitare il rischio di insufficienza surrenalica, in particolare in caso di assunzione di cicli ripetuti, dopo trattamenti prolungati (oltre le 3 settimane) e/o dosaggi elevati (es. superiori a 200 mg/die di cortisone acetato), in presenza di possibili cause aggiuntive di soppressione surrenalica. In assenza di una probabile recidiva della malattia, la terapia corticosteroidea per via sistemica non richiede necessariamente una riduzione graduale. Comunque, dovendo adottare una riduzione della posologia, questa può essere rapida fino al dosaggio fisiologico, quindi dovrebbe procedere più lentamente[2].

Soppressione surrenalica: la somministrazione prolungata di corticosteroidi può portare a un'atrofia surrenalica che può persistere per anni dopo la sospensione della terapia. L'interruzione improvvisa dopo trattamento a lungo termine può comportare insufficienza surrenalica, ipotensione e morte. La sospensione può essere accompagnata da febbre, mialgie, artralgie, rinite, congiuntivite, noduli cutanei dolorosi e pruriginosi e perdita di peso. In caso di malattie gravi, traumi o interventi chirurgici, condizioni che richiedono all'organismo un aumento della sintesi endogena di ormoni corticosurrenalici, potrebbe essere necessario aumentare temporaneamente la dose di cortisone o in alternativa, se il trattamento era appena terminato, reintrodurre il farmaco[2].

Vaccinazioni: la vaccinzione antivaiolosa è controindicata nei pazienti in terapia corticosteroidea. Se il paziente è in terapia corticosteroidea, è preferibile posticipare qualsiasi tipo di vaccinazione perché si potrebbe avere una risposta anticorpale non ottimale (i corticosteroidi possiedono attività immunosoppressiva) e per un aumento del rischio di complicanze neurologiche. La terapia corticosteroidea sostitutiva (morbo di Addison) non rappresenta una controindicazione alla vaccinazione[2].

Tubercolosi in atto: nei pazienti con tubercolosi, il cortisone può essere somministrato solo in caso di tubercolosi fulminante o disseminata, in associazione alla terapia antitubercolare[2].

Tubercolosi latente: in caso di tubercolosi latente o nei pazienti con risposta positiva alla tubercolina, l'uso del cortisone richiede cautela e un attento monitoraggio, perché potrebbe indurre una riattivazione della malattia. Se la terapia corticosteroidea prevede tempi di somministrazione prolungati, è necessario istituire un trattamento di chemioprofilassi[2].

Ulcera peptica, coliti ulcerative aspecifiche, diverticoliti: queste condizioni patologiche richiedono cautela nella somministrazione del cortisone per il rischio di perforazione[2].

Miastenia grave: il cortisone deve essere usato con cautela in pazienti affetti da miastenia grave[2].

Insufficienza cardiaca congestizia e ipertensione: poiché i corticosteroidi possono indurre ritenzione idrica con formazione di edemi e aumento ponderale, la somministrazione a pazienti con insufficienza cardiaca o ipertensione richiede cautela[2].

Edemi: in caso di edema adottare una dieta iposodica (meno di 1 g/die); se il paziente non risponde in modo ottimale alla riduzione dell'apporto di sodio, cioè si osserva persistenza dello stato edematoso, valutare una riduzione del dosaggio di cortisone e/o un aumento dell'intervallo di somministrazione fino a normalizzazione della diuresi. In alternativa somministrare un diuretico in associazione a 1-2 g di potassio cloruro. Se l'edema persiste, sospendere il cortisone[2].

Osteoporosi: la somministrazione di corticosteroidi, in particolare a dosaggi elevati e/o per tempi prolungati, può indurre perdita di massa ossea con un aumento del rischio di frattura. Valutare, sulla base del dosaggio e della durata del trattamento, la necessità di un monitoraggio periodico della densità ossea, tramite esame radiografico della colonna vertebrale. Alcuni autori raccomandano nei pazienti in terapia corticosteroidea superiore a 3 mesi, per la prevenzione dell'osteoporosi, oltre alla supplementazione di calcio, vitamina D, dieta proteica e regolare esercizio fisico, l'uso di bifosfonati o di analoghi dell'ormone paratiroideo nei pazienti con rischio elevato di frattura ossea[3][4].

Diabete: nei pazienti diabetici in terapia corticosteroidea potrebbe essere necessario aumentare i dosaggi di insulina o di ipoglicemizzanti orali[2].

Herpes simplex oftalmico: i corticosteroidi devono essere impiegati con cautela nei pazienti con herpes simplex oftalmico, per il rischio di perforazione della cornea[2].

Ipotiroidismo e cirrosi: somministrare con cautela il cortisone in caso di ipotiroidismo o cirrosi in quanto nei pazienti affetti da tali patologie gli effetti dei corticosteroidi risultano più marcati[2].

Infezioni: i corticosteroidi possono mascherare alcuni sintomi di infezione e durante il loro impiego si possono manifestare infezioni sovrapposte. In corso di terapia corticosteroidea si può osservare una ridotta resistenza alle infezioni e la tendenza, da parte dei processi infettivi, a non localizzarsi. In caso di infezioni ricorrenti, va sempre valutata l'opportunità di una terapia antibiotica[2].

Varicella: la somministrazione corticosteroidea aumenta il rischio di contrarre l'infezione della varicella nei pazienti non immunizzati. Il rischio è elevato in caso di terapia orale o parenterale, è minore in caso di terapia topica, inalatoria o rettale. I segni di un'infezione fulminante di varicella comprendono: polmonite, epatite e coagulazione intravascolare disseminata, mentre l'esantema cutaneo rimane un sintomo non particolarmente rilevante. L'esposizione al virus della varicella durante la terapia corticosteoidea sistemica o nei tre mesi successivi richiede un trattamento di immunizzazione passiva con immunoglobuline per varicella-zoster. Le immunoglobuline dovrebbero essere somministrate preferenzialmente entro 3 giorni dall'esposizione e non oltre i 10 giorni. I corticosteroidi non devono essere sospesi; potrebbe anzi essere necessario un aumento della dose[2].

Morbillo: in caso di esposizione al virus del morbillo trattare i pazienti non immunizzati, in terapia corticosterioidea, con immunoglobuline intramuscolari normali[2].

Alterazioni psichiche: la somministrazione sistemica di corticosteroidi, soprattutto se a dosaggio elevato, può indurre una alterazione dello stato d'animo del paziente i cui sintomi comprendono euforia, incubi, insonnia, irritabilità, instabilità dell'umore, ideazione suicidaria, reazioni psicotiche e disturbi del comportamento. Nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi psichici possono manifestarsi paranoia o depressione grave. La maggior parte dei pazienti rispondono alla riduzione della dose o alla sospensione del farmaco; in alcuni casi è stato necessario istituire un trattamento farmacologico specifico[2].

Effetti sull'occhio: l'impiego prolungato dei corticosteroidi può causare cataratta subcapsulare posteriore, glaucoma con possibile lesione dei nervi ottici, e infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus[2].

Terapia anticoagulante: monitorare il tempo di protrombina nei pazienti che ricevono corticosteroidi e anticoagulanti cumarinici contemporaneamente poiché i corticosteroidi potrebbero modificare la risposta del paziente agli anticoagulanti[2].

Ipoprotrombinemia: in presenza di ipoprotrombinemia, l'acido acetilsalicilico dovrebbe essere impiegato con cautela in corso di terapia corticosteroidea[2].

Fenitoina (difenilidantoina), efedrina, fenobarbitale, rifampicina: questi farmaci possono indurre un aumento del metabolismo e della clearance dei corticosteroidi. Valutare un eventuale aumento della dose di steroide[2].

Diuretici depletori di potassio: quando i corticosteroidi sono somministrati insieme a diuretici depletori di potassio, monitorare la concentrazione ematica di potassio per evidenziare un eventuale stato di ipokalemia[2].

Estrogeni, isoniazide: si consiglia una riduzione del dosaggio di cortisone quando somministrato in concomitanza con estrogeni o isoniazide[2].

Menopausa: l'utilizzo del cortisone durante la menopausa richiede cautela per i possibili effetti sull'osteoporosi[2].

Età pediatrica: i bambini e i ragazzi sottoposti a terapia corticosteroidea prolungata dovrebbero essere controllati accuratamente per quanto riguarda la crescita e lo sviluppo. Monitorare segni o sintomi di insufficienza surrenalica nei bambini nati da madri in terapia corticosteroidea durante la gravidanza[2].

Gravidanza e allattamento: la somministrazione di cortisone in gravidanza e durante l'allattamento è subordinata alla valutazione del rapporto rischio/beneficio[2].

Effetti e usi[modifica | modifica sorgente]

Uno degli effetti potenzialmente dannosi del cortisone è però quella di sopprimere il sistema immunitario (una possibile spiegazione della correlazione tra stress e malattie), ma appunto per questo motivo è deliberatamente usato per sopprimere le risposte autoimmuni in persone sottoposte a trapianti di organi, al fine di prevenirne il rigetto.

Il cortisone è un farmaco oggi usato in una numerosa varietà di trattamenti, e può essere somministrato per via orale, intravenosa o cutanea.

Effetti collaterali[modifica | modifica sorgente]

Il cortisone e i corticosteroidi possono avere vari effetti collaterali[5] e, anche se usati topicamente o per inalazione), possono incrementare il rischio di diabete[6] e osteoporosi[7]. Altri effetti collaterali comuni sono immunosoppressione, infezioni, disfunzioni sessuali, ipertensione, leucopenia, depressione, malattie cardiocircolatorie.

Ha importanti effetti catabolici con accumulo di adipe e perdita di massa magra, contrastati con la prescrizione medica di DHEA.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. dell'11.10.2012
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z Pharmamedix: Cortisone http://www.pharmamedix.com/principiovoce.php?pa=Cortisone&vo=Avvertenze
  3. ^ Trombetti A. et al., Praxis (Bern 1994), 2004, 93 (11), 407
  4. ^ Aubry-Rozier B. et al., Rev. Med. Suisse, 2010, 6 (235), 307
  5. ^ Use of oral corticosteroids and risk of fractures. [J Bone Miner Res. 2000] - PubMed result
  6. ^ Topical corticosteroids and the risk of diabetes m... [Drug Saf. 2009] - PubMed result
  7. ^ Systemic adverse effects of inhaled corticosteroid... [Arch Intern Med. 1999] - PubMed result

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Woodward R. B., Sondheimer F., Taub D., The Total Synthesis of Cortisone in Journal of the American Chemical Society, vol. 73, 1951, pp. 4057–4057. DOI:10.1021/ja01152a551.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]