Battaglia di Solferino e San Martino

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Coordinate: 45°22′00″N 10°33′00″E / 45.366667°N 10.55°E45.366667; 10.55

Battaglia di Solferino e San Martino
La posizione degli schieramenti verso le ore 12 sulla base di una mappa tedesca del 1885
La posizione degli schieramenti verso le ore 12 sulla base di una mappa tedesca del 1885
Data 24 giugno 1859
Luogo Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Desenzano del Garda, Guidizzolo, Lonato del Garda, Medole, Pozzolengo, San Martino, Solferino, Volta Mantovana
Esito Vittoria franco-sabauda
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
114.537 uomini 119.783 uomini
Perdite
17.242 tra morti, feriti, catturati o dispersi 21.738 tra morti, feriti, catturati o dispersi
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La battaglia di Solferino e San Martino - anche ricordata come battaglia del 24 giugno 1859 - venne combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-sardo, ponendo fine alla seconda guerra di indipendenza italiana. In realtà, si trattò di un insieme di battaglie distinte che si svilupparono autonomamente e quasi simultaneamente, su un fronte di oltre 20 km.

Fu la più grande battaglia dopo quella di Lipsia del 1813, avendovi preso parte, complessivamente, oltre 230.000 effettivi. Viene ricordata in Italia per essere il primo concreto passo verso l'unità nazionale italiana e in tutto il mondo per aver ispirato ad Henry Dunant la creazione della Croce Rossa Internazionale.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta di Magenta, che aveva aperto le porte della Lombardia all'esercito franco-sardo, il feldmaresciallo Ferencz Gyulai, a capo dell'esercito austriaco, decise di ritirare le proprie truppe sulla sponda sinistra del fiume Mincio, all'interno del cosiddetto "Quadrilatero", ricalcando così la vincente strategia applicata durante la prima guerra di indipendenza dal suo predecessore Radetzky.

A Vienna, intanto, l'opinione pubblica era sempre più indignata per l'andamento del conflitto e per la conduzione di Gyulai che, dopo essere arrivato a pochi chilometri da Torino, aveva dovuto abbandonare l'intera Lombardia. Dopo l'arrivo dell'armata francese, l'esercito austriaco aveva collezionato un serie di sconfitte, nonostante la notevole superiorità numerica, la migliore conoscenza del terreno e la maggiore facilità di approvvigionamento.

Incalzato dal diffuso malcontento popolare, Francesco Giuseppe, scese in Italia per assumere personalmente il comando delle operazioni militari e, valutata l'impostazione difensiva di Gyulai non confacente al prestigio dell'esercito asburgico, decise improvvisamente di prendere l'iniziativa, confortato dal parere del proprio Stato Maggiore.

La vigilia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordine di battaglia della battaglia di Solferino e San Martino.

La mattina del 23 giugno, l'imperatore austriaco diede ordine alle proprie truppe di puntare ad occidente, riguadagnando la riva destra del Mincio e tornando così ad occupare le posizioni abbandonate pochi giorni prima. Tale manovra puntava ad attestare l'esercito asburgico sulle colline moreniche poste a sud del lago di Garda e, da tale posizione dominante la pianura, sferrare un attacco all'esercito franco-sardo, sfruttando altresì il disordine in cui questo si sarebbe trovato nell'attraversare il Chiese, i cui ponti erano stati distrutti, per ordine di Gyulai, nel corso della ritirata.

Carpenedolo, lapide ai generali Canrobert e Niel

Contrariamente alle supposizioni degli austriaci, grazie all'efficienza del Genio francese, il grosso dell'esercito franco-sardo aveva attraversato il Chiese già nella giornata del 22 giugno e si preparava ad avanzare speditamente verso il Mincio, confortato dai rapporti degli esploratori che, nei giorni precedenti, avevano verificato il ripiegamento del nemico e nella convinzione che la battaglia si sarebbe svolta sulle sponde di quel fiume, come appariva logico e strategicamente favorevole per gli austriaci.

Alle prime ore del 23 giugno, Napoleone III e Vittorio Emanuele II si erano incontrati sulle alture presso Lonato del Garda per discutere di un dispaccio inviato dall'imperatrice Eugenia che recava inquietanti notizie circa forti movimenti di truppe prussiane sul Reno. La lettera conteneva un pressante invito alla rapida conclusione della campagna d'Italia, affinché l'esercito francese potesse ritornare in Patria per difenderne i confini. Dopo un breve colloquio riservato, i sovrani tornarono ai rispettivi quartier generali.

I numerosi avvistamenti reciproci e gli scontri delle pattuglie in ricognizione, avvenuti in tutta la giornata e fino alle ultime luci del 23 giugno, non mutarono le convinzioni delle contrapposte case militari, anzi venendo interpretate a conferma: gli austriaci pensarono di aver intercettato le prime avanguardie franco-sarde in esplorazione e i franco-sardi credettero d'aver preso contatto con l'attardata retroguardia austriaca, com'era già accaduto a Melegnano.

Così non era: poche ore prima dello scontro, infatti, i due eserciti si trovavano schierati frontalmente su due linee parallele e vicinissime, estese da nord a sud per oltre 20 km, totalmente ignari l'uno dell'altro.

Le battaglie[modifica | modifica sorgente]

Secondo il piano prestabilito, all'alba del 24 giugno l'armata franco-sarda mosse verso est, nell'intento di schierarsi lungo la sponda destra del Mincio. Come prima tappa mattutina, l'esercito francese avrebbe dovuto occupare i villaggi di Solferino, Cavriana, Medole e Guidizzolo, rispettivamente con il I corpo d'armata del generale d'Hilliers, il II corpo d'armata del generale Mac-Mahon, il III corpo d'armata del generale Canrobert ed il IV corpo d'armata del generale Niel, mentre alle quattro divisioni dell'esercito sardo era assegnato il compito di insediarsi a Pozzolengo.

Fatti pochi chilometri, inevitabilmente, le colonne franco-sarde vennero a contatto, una dopo l'altra, con le truppe austriache, fortemente attestate proprio a Solferino, Cavriana, Medole, Guidizzolo e Pozzolengo. Nel giro di poche ore, dalle 4 alle 7 del mattino, divamparono numerosi e feroci combattimenti, producendo un impatto generale, caotico e violentissimo che si protrasse per oltre 18 ore.

La totale assenza di preordinati piani di battaglia, il sostanziale equilibrio di forze e la feroce determinazione alla vittoria di entrambi gli schieramenti, furono le principali cause dell'enorme carneficina verificatasi.

Raggrupperemo la moltitudine di scontri nelle battaglie di Medole, Solferino e San Martino, che rappresentano, rispettivamente, il settore sud, centrale e nord dell'esteso fronte sul quale si combatté la grande battaglia di Solferino e San Martino.

Battaglia di Medole[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Medole (1859).

I combattimenti del 24 giugno 1859 iniziarono a Medole, nel settore sud del fronte, intorno alle 4 del mattino. Durante la marcia di trasferimento che doveva condurlo a Guidizzolo, passando per l'abitato di Medole, il IV corpo d'armata francese si scontrò con un reggimento avanzato della I armata austriaca.

Il generale francese Niel decise di dare immediatamente battaglia e, dimostrando una visione strategico-tattica non comune, schierò le sue forze sul confine est del territorio di Medole, così impedendo ai tre corpi d'armata austriaci, presenti a Guidizzolo, di dare manforte ai commilitoni della II armata, attestata sulle alture di Solferino e duramente attaccata dalle colonne francesi dei generali d'Hilliers e Mac-Mahon.

Le truppe di Niel, nonostante fossero numericamente molto inferiori e schierate su una linea di oltre 5 km, riuscirono a contenere i continui assalti del nemico con un abile alternarsi di azioni di difesa e parziali contrattacchi nei punti nevralgici di Crocevia, Quagliara, Casa Nuova, Baite e Rebecco.

I combattimenti, che si protrassero per 15 ore fino alla generale ritirata austriaca, causarono 14.279 perdite tra i contrapposti schieramenti.

Battaglia di Solferino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Solferino.

Intorno alle 4,30 del mattino le avanguardie del I Corpo d'Armata francese, comandato dal maresciallo Baraguey d'Hilliers, presero contatto con le truppe austriache del V Corpo d'Armata, guidato dal feldmaresciallo Stadion, nei pressi di Grole in territorio di Castiglione delle Stiviere.

Giunto nel quartier generale di Mac-Mahon sul Monte Medolano, alle 8.30, Napoleone III osserva lo svolgersi della battaglia

Contemporaneamente il II Corpo d'Armata francese, comandato dal maresciallo Patrice de Mac-Mahon incontrava reparti austroungarici, posti a difesa del borgo di Cà Morino, nel territorio a nord-est di Medole.

Le truppe austriache, attestate sulle alture moreniche e forti di tre Corpi d'Armata posizionati a Solferino, Cavriana e Volta Mantovana, resistettero lungamente al combinato assalto del I e del II Corpo d'Armata francese, tanto da costringere Napoleone III ad impegnare in battaglia anche la guardia imperiale.

Strappata Solferino al V Corpo d'Armata di Stadion nel primo pomeriggio, lo schieramento francese proseguì per conquistare Cavriana, dove incontrò una resistenza altrettanto tenace, operata dal I Corpo d'Armata austriaco del feldmaresciallo Clam-Gallas. L'entrata in combattimento di forze fresche, verso le ore 15, costituite dal III Corpo d'Armata francese del generale Canrobert, consentì di occupare Cavriana poco prima delle 18.

Battaglia di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di San Martino.

Il primo reparto sardo a prendere contatto con gli austriaci fu la 29ª Compagnia Bersaglieri, guidata dal giovane tenente colonnello Raffaele Cadorna, che precedeva l'avanguardia della 5ª Divisione "Cucchiari", diretta a Pozzolengo. Si trattò della scintilla che diede inizio, alle 7 del mattino, ad un lungo e sanguinoso scontro per il controllo di Pozzolengo, combattuto principalmente nelle località di San Martino e Madonna della Scoperta.

La formazione austriaca, inferiore numericamente di circa 7.000 uomini ma in forte posizione difensiva, era bene schierata su posizioni dominanti e già allertata dal rombo delle artiglierie che da oltre due ore duellavano a Solferino. Il feldmaresciallo Benedek resistette fino a tarda sera, quando le armate austroungariche in ritirata da Solferino, Cavriana, Guidizzolo e Volta Mantovana, si erano ormai messe al sicuro passando il Mincio.

Panoramica della zona di battaglia di Madonna della Scoperta

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • César Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859: chroniques de la guerre, Amyot Editore, Parigi, 1860
  • Barthélémy Louis Joseph Lebrun, Souvenirs des guerres de Crimée et d'Italie, Émile de La Bédollière Editore, Parigi, 1859
  • Amédée de Cesena, Campagne de Piémont et de Lombardie, Garnier Frères Edizioni, Parigi, 1860
  • Hans Bindter, Das Feldzug von 1859 - Das Vorspiel zu den Ereignissen von 1866 bis 1870, Berlino, 1871
  • Vittorio Giglio, I fasti del cinquantanove, Vallardi Editore, Milano, 1910
  • Stelio Martelli, Le battaglie di Solferino e San Martino, Edizioni Varesina, Azzate, 1971
  • Andrzej Kuśniewicz, Il Re delle due Sicilie, Sellerio Editore, Palermo, 1981
  • Massimo Marocchi, Il racconto della seconda guerra d'indipendenza attraverso le memorie e le lettere, Gaspari Editore, Udine, 2007
  • Massimo Marocchi, Storia di Solferino, Castiglione delle Stiviere, 1994.
  • Bruno Borghi, 24 giugno 1859 Solferino e San Martino - Le pietre raccontano la storia, Ciessegrafica, Montichiari, 2008
  • Mino Milani, Le battaglie di Solferino e San Martino, GAM Edizioni, Rudiano, 2008
  • Richard Brooks, Solferino 1959. The battle for Italy's freedom, Osprey Publishing, Oxford, 2009
  • Costantino Cipolla, Il crinale dei crinali. La battaglia di Solferino e San Martino, FrancoAngeli, Milano, 2009
  • Daniela Sogliani, La battaglia di Solferino e San Martino. Arte, storia e mito, Officina Libraria, Milano, 2009

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