Battaglia di Solferino e San Martino
| Battaglia di Solferino e San Martino parte della seconda guerra di indipendenza
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La posizione degli schieramenti verso le ore 12 sulla base di una mappa tedesca del 1885
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| Data | 24 giugno 1859 | ||
| Luogo | Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Desenzano del Garda, Guidizzolo, Lonato del Garda, Medole, Pozzolengo, San Martino, Solferino, Volta Mantovana | ||
| Esito | Vittoria franco-sabauda | ||
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| Voci di battaglie presenti su Wikipedia | |||
La battaglia di Solferino e San Martino - anche ricordata come battaglia del 24 giugno 1859 - venne combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-sardo, ponendo fine alla seconda guerra di indipendenza italiana. In realtà, si trattò di un insieme di battaglie distinte che si svilupparono autonomamente e quasi simultaneamente, su un fronte di oltre 20 km.
Fu la più grande battaglia dopo quella di Lipsia del 1813, avendovi preso parte, complessivamente, oltre 230.000 effettivi. Viene ricordata in Italia per essere il primo concreto passo verso l'unità nazionale italiana e in tutto il mondo per aver ispirato ad Henry Dunant la creazione della Croce Rossa Internazionale.
Indice |
[modifica] Il contesto
Dopo la sconfitta di Magenta, che aveva aperto le porte della Lombardia all'esercito franco-sardo, il feldmaresciallo Ferencz Gyulai, a capo dell'esercito austriaco, decise di ritirare le proprie truppe sulla sponda sinistra del fiume Mincio, all'interno del cosiddetto "Quadrilatero", ricalcando così la vincente strategia applicata durante la prima guerra di indipendenza dal suo predecessore Radetzky.
A Vienna, intanto, l'opinione pubblica era sempre più indignata per l'andamento del conflitto e per la conduzione di Gyulai che, dopo essere arrivato a pochi chilometri da Torino, aveva dovuto abbandonare l'intera Lombardia. Dopo l'arrivo dell'armata francese, l'esercito austriaco aveva collezionato un serie di sconfitte, nonostante la notevole superiorità numerica, la migliore conoscenza del terreno e la maggiore facilità di approvvigionamento.
Incalzato dal diffuso malcontento popolare, Francesco Giuseppe, scese in Italia per assumere personalmente il comando delle operazioni militari e, valutata l'impostazione difensiva di Gyulai non confacente al prestigio dell'esercito asburgico, decise improvvisamente di prendere l'iniziativa, confortato dal parere del proprio Stato Maggiore.
[modifica] La vigilia
La mattina del 23 giugno, l'imperatore austriaco diede ordine alle proprie truppe di puntare ad occidente, riguadagnando la riva destra del Mincio e tornando così ad occupare le posizioni abbandonate pochi giorni prima. Tale manovra puntava ad attestare l'esercito asburgico sulle colline moreniche poste a sud del lago di Garda e, da tale posizione dominante la pianura, sferrare un attacco all'esercito franco-sardo, sfruttando altresì il disordine in cui questo si sarebbe trovato nell'attraversare il Chiese, i cui ponti erano stati distrutti, per ordine di Gyulai, nel corso della ritirata.
Contrariamente alle supposizioni degli austriaci, grazie all'efficienza del Genio francese, il grosso dell'esercito franco-sardo aveva attraversato il Chiese già nella giornata del 22 giugno e si preparava ad avanzare speditamente verso il Mincio, confortato dai rapporti degli esploratori che, nei giorni precedenti, avevano verificato il ripiegamento del nemico e nella convinzione che la battaglia si sarebbe svolta sulle sponde di quel fiume, come appariva logico e strategicamente favorevole per gli austriaci.
Alle prime ore del 23 giugno, Napoleone III e Vittorio Emanuele II si erano incontrati sulle alture presso Lonato del Garda per discutere di un dispaccio inviato dall'imperatrice Eugenia che recava inquietanti notizie circa forti movimenti di truppe prussiane sul Reno. La lettera conteneva un pressante invito alla rapida conclusione della campagna d'Italia, affinché l'esercito francese potesse ritornare in Patria per difenderne i confini. Dopo un breve colloquio riservato, i sovrani tornarono ai rispettivi quartier generali.
I numerosi avvistamenti reciproci e gli scontri delle pattuglie in ricognizione, avvenuti in tutta la giornata e fino alle ultime luci del 23 giugno, non mutarono le convinzioni delle contrapposte case militari, anzi venendo interpretate a conferma: gli austriaci pensarono di aver intercettato le prime avanguardie franco-sarde in esplorazione e i franco-sardi credettero d'aver preso contatto con l'attardata retroguardia austriaca, com'era già accaduto a Melegnano.
Così non era: poche ore prima dello scontro, infatti, i due eserciti si trovavano schierati frontalmente su due linee parallele e vicinissime, estese da nord a sud per oltre 20 km, totalmente ignari l'uno dell'altro.
[modifica] Le battaglie
Secondo il piano prestabilito, all'alba del 24 giugno l'armata franco-sarda mosse verso est, nell'intento di schierarsi lungo la sponda destra del Mincio. Come prima tappa mattutina, l'esercito francese avrebbe dovuto occupare i villaggi di Solferino, Cavriana, Medole e Guidizzolo, rispettivamente con il I corpo d'armata del generale d'Hilliers, il II corpo d'armata del generale Mac-Mahon, il III corpo d'armata del generale Canrobert ed il IV corpo d'armata del generale Niel, mentre alle quattro divisioni dell'esercito sardo era assegnato il compito di insediarsi a Pozzolengo.
Fatti pochi chilometri, inevitabilmente, le colonne franco-sarde vennero a contatto, una dopo l'altra, con le truppe austriache, fortemente attestate proprio a Solferino, Cavriana, Medole, Guidizzolo e Pozzolengo. Nel giro di poche ore, dalle 4 alle 7 del mattino, divamparono numerosi e feroci combattimenti, producendo un impatto generale, caotico e violentissimo che si protrasse per oltre 18 ore.
La totale assenza di preordinati piani di battaglia, il sostanziale equilibrio di forze e la feroce determinazione alla vittoria di entrambi gli schieramenti, furono le principali cause dell'enorme carneficina verificatasi.
Raggrupperemo la moltitudine di scontri nelle battaglie di Medole, Solferino e San Martino, che rappresentano, rispettivamente, il settore sud, centrale e nord dell'esteso fronte sul quale si combatté la grande battaglia di Solferino e San Martino.
[modifica] Battaglia di Medole
| Per approfondire, vedi Battaglia di Medole (1859). |
I combattimenti del 24 giugno 1859 iniziarono a Medole, nel settore sud del fronte, intorno alle 4 del mattino. Durante la marcia di trasferimento che doveva condurlo a Guidizzolo, passando per l'abitato di Medole, il IV corpo d'armata francese si scontrò con un reggimento avanzato della I armata austriaca.
Il generale francese Niel decise di dare immediatamente battaglia e, dimostrando una visione strategico-tattica non comune, schierò le sue forze sul confine est del territorio di Medole, così impedendo ai tre corpi d'armata austriaci, presenti a Guidizzolo, di dare manforte ai commilitoni della II armata, attestata sulle alture di Solferino e duramente attaccata dalle colonne francesi dei generali d'Hilliers e Mac-Mahon.
Le truppe di Niel, nonostante fossero numericamente molto inferiori e schierate su una linea di oltre 5 km, riuscirono a contenere i continui assalti del nemico con un abile alternarsi di azioni di difesa e parziali contrattacchi nei punti nevralgici di Crocevia, Quagliara, Casa Nuova, Baite e Rebecco.
I combattimenti, che si protrassero per 15 ore fino alla generale ritirata austriaca, causarono 14.279 perdite tra i contrapposti schieramenti.
[modifica] Battaglia di Solferino
| Per approfondire, vedi Battaglia di Solferino. |
Intorno alle 4,30 del mattino le avanguardie del I Corpo d'Armata francese, comandato dal maresciallo Baraguey d'Hilliers, presero contatto con le truppe austriache del V Corpo d'Armata, guidato dal feldmaresciallo Stadion, nei pressi di Grole in territorio di Castiglione delle Stiviere.
Contemporaneamente il II Corpo d'Armata francese, comandato dal maresciallo Patrice de Mac-Mahon incontrava reparti austroungarici, posti a difesa del borgo di Ca' Morino, nel territorio a nord-est di Medole.
Le truppe austriache, attestate sulle alture moreniche e forti di tre Corpi d'Armata posizionati a Solferino, Cavriana e Volta Mantovana, resistettero lungamente al combinato assalto del I e del II Corpo d'Armata francese, tanto da costringere Napoleone III ad impegnare in battaglia anche la guardia imperiale.
Strappata Solferino al V Corpo d'Armata di Stadion nel primo pomeriggio, lo schieramento francese proseguì per conquistare Cavriana, dove incontrò una resistenza altrettanto tenace, operata dal I Corpo d'Armata austriaco del feldmaresciallo Clam-Gallas. L'entrata in combattimento di forze fresche, verso le ore 15, costituite dal III Corpo d'Armata francese del generale Canrobert, consentì di occupare Cavriana poco prima delle 18.
[modifica] Battaglia di San Martino
| Per approfondire, vedi Battaglia di San Martino. |
Il primo reparto sardo a prendere contatto con gli austriaci fu la 29ª Compagnia Bersaglieri, guidata dal giovane tenente colonnello Raffaele Cadorna, che precedeva l'avanguardia della 5ª Divisione "Cucchiari", diretta a Pozzolengo. Si trattò della scintilla che diede inizio, alle 7 del mattino, ad un lungo e sanguinoso scontro per il controllo di Pozzolengo, combattuto principalmente nelle località di San Martino e Madonna della Scoperta.
La formazione austriaca, inferiore numericamente di circa 7.000 uomini ma in forte posizione difensiva, era bene schierata su posizioni dominanti e già allertata dal rombo delle artiglierie che da oltre due ore duellavano a Solferino. Il feldmaresciallo Benedek guidò i suoi uomini con grande abilità, riuscendo a resistere fino a tarda sera, quando le armate austroungariche in ritirata da Solferino, Cavriana, Guidizzolo e Volta Mantovana, si erano ormai messe al sicuro passando il Mincio.
[modifica] Le forze in campo
[modifica] L'esercito francese
L'armata francese era uno straordinario strumento di guerra, composto principalmente da veterani, temprati in decine di battaglie e dotati di armamenti moderni ed efficienti, come il fucile Minié mod. '59 ed il cannone La Hitte, entrambi a canna rigata.
Ma non erano questi i soli motivi della superiorità francese. L'esercito aveva beneficiato sia del clima illuminista che aveva pervaso la società di conoscenze scientifiche, sia della riforma militare operata da Napoleone che può essere riassunta nella famosa frase: «Ogni mio soldato ha nel suo zaino il bastone di maresciallo». I quadri dirigenti dell'esercito francese, quindi, venivano scelti secondo le conoscenze e le capacità personali, il che aveva portato ad una diffusa competenza tecnica e ad una elevata capacità tattica.
I 78.935 uomini, 9.162 cavalli e 240 cannoni che componevano le forze francesi impiegate nella grande battaglia, guidate da Napoleone III e da una casa militare formata da 41 ufficiali superiori, appartenevano ai primi quattro dei cinque corpi d'armata propriamente detti inviati in Italia, oltre alla Guardia imperiale, e così suddivisi:[1]
- Guardia Imperiale del Maresciallo Regnaud de Saint-Jean d'Angély
- 14.022 fanti, 3.259 cavalieri, 36 cannoni
- 1ª Divisione del generale Mellinet
- 6.313 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Niol (cinque battaglioni)
- Reggimento Zuavi
- 1º Reggimento Granatieri
- Brigata del generale Blanchard (sei battaglioni)
- 2º Reggimento Granatieri
- 3º Reggimento Granatieri
- 2ª Divisione del generale Camou
- 7.709 fanti, 12 cannoni montati
- Brigata del generale Manèque (sette battaglioni)
- Battaglione Cacciatori a piedi
- 1º Reggimento Volteggiatori
- 2º Reggimento Volteggiatori
- Brigata del generale Picard (sei battaglioni)
- 3º Reggimento Volteggiatori
- 4º Reggimento Volteggiatori
- Divisione di Cavalleria del generale Morris
- 3.259 cavalieri, 12 cannoni
- Brigata del generale Marion (otto squadroni)
- 1º Reggimento Corazzieri
- 2º Reggimento Corazzieri
- Brigata del generale de Champeron (otto squadroni)
- Reggimento Dragoni dell'Imperatrice
- Reggimento Lancieri
- Brigata del generale Cassaignolles (otto squadroni)
- Reggimento Cacciatori d'Africa
- Reggimento Guide
- 1ª Divisione del generale Mellinet
- I Corpo d'Armata del Maresciallo Baraguey d'Hilliers
- 20.527 fanti, 2.457 cavalieri, 66 cannoni
- 1ª Divisione del generale Forey
- 6.602 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Dieu (sette battaglioni)
- 17º Reggimento Cacciatori a piedi
- 74º Reggimento Fanteria di linea
- 84º Reggimento Fanteria di linea
- Brigata del generale d'Alton (sei battaglioni)
- 91º Reggimento Fanteria di linea
- 98º Reggimento Fanteria di linea
- 2ª Divisione del generale Ladmirault
- 6.968 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Douay (sette battaglioni)
- 10º Reggimento Cacciatori a piedi
- 15º Reggimento Fanteria di linea
- 21º Reggimento Fanteria di linea
- Brigata del generale de Négrier (sei battaglioni)
- 61º Reggimento Fanteria di linea
- 100º Reggimento Fanteria di linea
- 3ª Divisione del generale Bazaine
- 8.307 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Goze (nove battaglioni)
- 1º Reggimento Zuavi
- 33º Reggimento Fanteria di linea
- 34º Reggimento Fanteria di linea
- Brigata del generale Dumont (sei battaglioni)
- 37º Reggimento Fanteria di linea
- 78º Reggimento Fanteria di linea
- Divisione di Cavalleria del generale Desvaux
- 2.457 cavalieri, 6 cannoni
- Brigata del generale de Planhol (otto squadroni)
- 5º Reggimento Ussari
- 1º Reggimento Cacciatori d'Africa
- Brigata del generale de Forton (otto squadroni)
- 2º Reggimento Cacciatori d'Africa
- 3º Reggimento Cacciatori d'Africa
- 1ª Divisione del generale Forey
- II Corpo d'Armata del Maresciallo Mac-Mahon
- 16.156 fanti, 1.347 cavalieri, 48 cannoni
- 1ª Divisione del generale La Motterouge
- 7.902 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Lefébvre (sei battaglioni)
- Reggimento provvisorio Tiragliatori Algerini
- 45º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Abel Douay (sei battaglioni)
- 65º Reggimento di Fanteria di linea
- 70º Reggimento di Fanteria di linea
- 2ª Divisione del generale Decaen
- 8.245 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Gault (sette battaglioni)
- 11º Battaglione Cacciatori a piedi
- 71º Reggimento di Fanteria di linea
- 72º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Castagny (sei battaglioni)
- 2º Reggimento Zouaves
- 1º Reggimento straniero di fanteria
- 2º Reggimento straniero di fanteria
- Brigata di cavalleria del generale Gaudin
- 1.347 cavalieri (otto squadroni)
- 4º Reggimento Cacciatori a cavallo
- 7º Reggimento Cacciatori a cavallo
- 1ª Divisione del generale La Motterouge
- III Corpo d'Armata del Maresciallo Canrobert
- 11.204 fanti, 1.113 cavalieri, 24 cannoni
- 1ª Divisione del generale Renault
- 8.070 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Doens (sette battaglioni)
- 8º Battaglione Cacciatori a piedi
- 23º Reggimento di Fanteria di linea
- 90º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Jannin (sei battaglioni)
- 41º Reggimento di Fanteria di linea
- 56º Reggimento di Fanteria di linea
- 2ª Divisione del generale Trochu
- 7.067 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Bataille (sette battaglioni)
- 19º Battaglione Cacciatori a piedi
- 43º Reggimento di Fanteria di linea
- 44º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Collineau (sei battaglioni)
- 64º Reggimento di Fanteria di linea
- 88º Reggimento di Fanteria di linea
- 3ª Divisione del generale Bourbaki
- 7.876 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale Vergé (sette battaglioni)
- 18º Battaglione Cacciatori a piedi
- 11º Reggimento di Fanteria di linea
- 14º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Ducrot (sei battaglioni)
- 46º Reggimento di Fanteria di linea
- 59º Reggimento di Fanteria di linea
- Divisione di Cavalleria del generale Partouneaux
- 1.113 cavalieri, 6 cannoni
- Brigata del generale De Clérambault (otto squadroni)
- 2º Reggimento Ussari
- 7º Reggimento Ussari
- Brigata del generale De Labareyre (otto squadroni)
- 1º Reggimento Lancieri
- 4º Reggimento Lancieri
- 1ª Divisione del generale Renault
- IV Corpo d'Armata del generale Niel
- 21.026 fanti, 968 cavalieri, 66 cannoni
- 1ª Divisione del generale De Luzy
- 7.864 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale C. Douay (sette battaglioni)
- 5º Battaglione Cacciatori a piedi
- 30º Reggimento di Fanteria di linea
- 49º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Lenoble (sei battaglioni)
- 6º Reggimento di Fanteria di linea
- 8º Reggimento di Fanteria di linea
- 2ª Divisione del generale Vinoy
- 6.045 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale De Capriol (sette battaglioni)
- 6º Battaglione Cacciatori a piedi
- 52º Reggimento di Fanteria di linea
- 73º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale De la Charrière (sei battaglioni)
- 85º Reggimento di Fanteria di linea
- 86º Reggimento di Fanteria di linea
- 3ª Divisione del generale de Failly
- 7.117 fanti, 12 cannoni
- Brigata del generale O'Farrell (nove battaglioni)
- 15º Battaglione Cacciatori a piedi
- 2º Reggimento di Fanteria di linea
- 53º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata del generale Saurin (sei battaglioni)
- 55º Reggimento di Fanteria di linea
- 76º Reggimento di Fanteria di linea
- Brigata di Cavalleria del generale De Rochefort (otto squadroni)
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- 2º Reggimento Cacciatori a cavallo
- 10º Reggimento Cacciatori a cavallo
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- 1ª Divisione del generale De Luzy
[modifica] L'esercito sardo
Dopo la disfatta del 1849, l'esercito sardo venne sottoposto ad una decennale ristrutturazione, affidata al generale Alfonso La Marmora, nominato ministro della guerra nel governo Perrone. L'opera di La Marmora aveva portato buoni frutti con l'ammodernamento degli armamenti, l'istruzione tecnica degli ufficiali e la riorganizzazione dei reparti, sul modello francese.
L'esercito sabaudo era anche afflitto da difetti che causarono i deludenti risultati nell'ambito degli scontri. Il primo difetto era determinato dalla consistente presenza di volontari arruolatisi per l'occasione, fortemente motivati, ma anche digiuni del mestiere di soldato, oltre che male armati ed equipaggiati.
Il secondo e più importante difetto consisteva nello scarsa collaborazione dimostrata dai 39 alti ufficiali che componevano l'affollata casa militare sabauda, la cui competenza tattica e strategica era spesso offuscata da eccessivo individualismo.
I 35.602 uomini, 1.473 cavalli e 80 cannoni delle forze sarde impiegate nella battaglia, erano compresi in quattro divisioni:[1]
- 1ª Divisione Luogotenente generale Giovanni Durando
- 9.034 fanti, 410 cavalieri, 20 cannoni
- Brigata Granatieri di Sardegna del generale Scozia di Calliano (nove battaglioni)
- 3º Battaglione Bersaglieri
- 1º Reggimento Granatieri
- 2º Reggimento Granatieri
- Brigata Savoia del generale Perrier (nove battaglioni)
- 4º Battaglione Bersaglieri
- 1º Reggimento di Fanteria
- 2º Reggimento di Fanteria
- Reggimento Cavalleggeri d'Alessandria del tenente colonnello Reccagni (quattro squadroni)
- 5ª Brigata d'artiglieria del maggiore Cugia
- Brigata Granatieri di Sardegna del generale Scozia di Calliano (nove battaglioni)
- 2ª Divisione del Luogotenente generale Fanti
- 9.629 fanti, 351 cavalieri, 20 cannoni
- Brigata Piemonte del generale Camerana (nove battaglioni)
- 9º Battaglione Bersaglieri
- 3º Reggimento di Fanteria
- 4º Reggimento di Fanteria
- Brigata Aosta del generale Cerale (nove battaglioni)
- 1º Battaglione Bersaglieri
- 5º Reggimento di Fanteria
- 6º Reggimento di Fanteria
- Reggimento Cavalleggeri Aosta del colonnello Angelini (quattro squadroni)
- 6ª Brigata d'artiglieria del maggiore Salino
- Brigata Piemonte del generale Camerana (nove battaglioni)
- 3ª Divisione del Luogotenente generale Mollard
- 8.999 fanti, 389 cavalieri, 20 cannoni
- Brigata Cuneo del generale Araldi (nove battaglioni)
- 10º Battaglione Bersaglieri
- 7º Reggimento di Fanteria
- 8º Reggimento di Fanteria
- Brigata Pinerolo del generale Morozzo della Rocca (nove battaglioni)
- 2º Battaglione Bersaglieri
- 13º Reggimento di Fanteria
- 14º Reggimento di Fanteria
- Reggimento Cavalleggeri di Monferrato del tenente colonnello Morelli (quattro squadroni)
- Brigata Cuneo del generale Araldi (nove battaglioni)
- 5ª Divisione del Luogotenente generale Cucchiari
- 9.512 fanti, 412 cavalieri, 20 cannoni
- Brigata Casale del generale Genova di Pettinengo (nove battaglioni)
- 8º Battaglione Bersaglieri
- 11º Reggimento di Fanteria
- 12º Reggimento di Fanteria
- Brigata Acqui del generale Gozzani di Treville (nove battaglioni)
- 5º Battaglione Bersaglieri
- 17º Reggimento di Fanteria
- 18º Reggimento di Fanteria
- Reggimento Cavalleggeri di Saluzzo del colonnello Griffini (quattro squadroni)
- Brigata Casale del generale Genova di Pettinengo (nove battaglioni)
- Divisione di Cavalleria del Luogotenente generale Sonnaz
- 2.079 cavalieri, 12 cannoni
[modifica] L'esercito austriaco
Sotto la guida dell'imperatore Francesco Giuseppe, l'esercito era suddiviso in due armate, collegate e rifornite dalle fortezze del Quadrilatero. La I Armata, faceva riferimento alla fortezza di Mantova ed era schierata in pianura, mentre la II Armata, facente capo alla fortezza di Peschiera, occupava le colline moreniche immediatamente a nord.
Dotato di armamenti moderni ed efficienti, oltre che inquadrato secondo una ferrea disciplina, l'esercito austriaco aveva tuttavia il proprio tallone d'Achille nell'antiquata struttura che lo caratterizzava. Seguendo la tradizione medievale, infatti, pur essendo l'intero esercito al comando dell'imperatore, molti dei suoi reparti erano piccole armate personali di proprietà dei rispettivi comandanti. Tale peculiarità portava ad avere uno Stato Maggiore composto in buona parte da nobili d'alto lignaggio, ma spesso di scarsa competenza tattica, ora uniti, ora divisi tra loro per ragioni politiche, economiche o personali.
I 119.783 uomini, 6.070 cavalli, 417 cannoni e 160 lanciarazzi delle forze austriache impiegate nella battaglia, appartenevano a sette corpi d'armata, così suddivisi:
- 1ª Armata del Feldmaresciallo Wimpffen
- II Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Liechtenstein
- 1ª Divisione Feldmaresciallo Jellaçic
- Brigata Szabò
- 1º Battaglione del 9º Reggimento Confinari "Peterwardeiner"
- 12º Reggimento Fanteria di linea "Arciduca Wilhelm"
- Brigata Wachter
- 10º Reggimento Confinari "1º Banal"
- 46º Reggimento Fanteria di linea "Conte Jellaçic"
- Brigata Szabò
- 2ª Divisione Generale Herdy
- Brigata Kintzl
- 45º Reggimento Fanteria di linea "Arciduca Sigismund"
- Brigata Hahn
- Brigata Kintzl
- Cavalleria di Corpo d'Armata del 12º Reggimento Ulani "Re delle Due Sicilie" (4 squadroni)
- 1ª Divisione Feldmaresciallo Jellaçic
- III Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Schwarzenberg
- 1ª Divisione Generale Schönberg
- 1ª Brigata Fanteria (Mag. Gen. Von Pokorny)
- 58° Reggimento Fanteria di Linea (4 battaglioni)
- 15° Battaglione Cacciatori
- 1ª Batteria a Piedi/3° Reggimento Artiglieria (8 cannoni)
- 2ª Brigata Fanteria (Mag. Gen. Dienstl)
- 27° Reggimento Fanteria di Linea (4 battaglioni)
- 13° Battaglione Cacciatori
- 2ª Batteria a Piedi/3° Reggimento Artiglieria (8 cannoni)
- 1ª Brigata Fanteria (Mag. Gen. Von Pokorny)
- 2ª Divisione Generale luogotenente Habermann
- 1ª Brigata Fanteria (Mag. Gen. Wetzlar)
- 5° Reggimento Fanteria di Linea (4 battaglioni)
- 2° Battaglione/2° Reggimento Fanteria di Frontiera
- 4ª Batteria a Piedi/3° Reggimento Artiglieria (8 cannoni)
- 2ª Brigata Fanteria (Mag. Gen. Harting)
- 14° Reggimento Fanteria di Linea (4 battaglioni)
- 23° Battaglione Cacciatori
- 3ª Batteria a Piedi/3° Reggimento Artiglieria (8 cannoni)
- 3ª Brigata Fanteria
- 49° Reggimento Fanteria di Linea (4 battaglioni)
- 7° Battaglione Cacciatori
- 8ª Batteria a Cavallo/3° Reggimento Artiglieria (8 cannoni)
- 1ª Brigata Fanteria (Mag. Gen. Wetzlar)
- Reggimento Ussari "Re di Prussia" (10 squadroni)
- Riserva di Artiglieria 1 batterie artiglieria (8 cannoni)
- 1ª Divisione Generale Schönberg
- IX Corpo d'Armata del generale di cavalleria Schaffgotsche
- 1ª Divisione Generale luogotenente Handel
- 2ª Divisione Generale luogotenente Folliot de Crenneville
- XI Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Veigl
- II Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Liechtenstein
- 2ª Armata del generale Schlick
- I Corpo d'Armata del Feldmaresciallo Clam-Gallas
- 1ª Divisione Generale luogotenente Montenuovo
- Brigata Burdina
- 2º Battaglione Cacciatori
- 60º Reggimento Fanteria di linea "Principe Wasa"
- Brigata Brunner
- 1º Battaglione dell'11º Reggimento Confinari "2º Banal"
- 29º Reggimento Fanteria di linea "Conte Thun-Hohenstein"
- Brigata Burdina
- 2ª Divisione Generale luogotenente Sztankovics
- Brigata Hoditz
- 14º Battaglione Cacciatori
- 48º Reggimento Fanteria di linea "Arciduca Ernst"
- Brigata Reczniçek
- 24º Battaglione Cacciatori
- 16º Reggimento Fanteria di linea "Barone Wemhardt"
- Brigata Hoditz
- Cavalleria di Corpo d'Armata del 12º Reggimento Ulani "Re delle Due Sicilie" (4 squadroni)
- 1ª Divisione Generale luogotenente Montenuovo
- V Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Stadion
- VII Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Zobel
- 1ª Divisione Generale luogotenente d'Assia
- 2ª Divisione Generale luogotenente Brandenstein
- VIII Corpo d'Armata del Feldmaresciallo luogotenente Benedeck
- I Corpo d'Armata del Feldmaresciallo Clam-Gallas
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ a b Richard Brooks, Peter Dennis, Solferino 1859: The Battle That Won Italy Its Independence, Osprey Publishing, 2009, ISBN 1-84603-385-3, p. 18.
[modifica] Bibliografia
- César Lecat de Bazancourt, La campagne d'Italie de 1859: chroniques de la guerre, Amyot Editore, Parigi, 1860
- Barthélémy Louis Joseph Lebrun, Souvenirs des guerres de Crimée et d'Italie, Émile de La Bédollière Editore, Parigi, 1859
- Amédée de Cesena, Campagne de Piémont et de Lombardie, Garnier Frères Edizioni, Parigi, 1860
- Hans Bindter, Das Feldzug von 1859 - Das Vorspiel zu den Ereignissen von 1866 bis 1870, Berlino, 1871
- Vittorio Giglio, I fasti del cinquantanove, Vallardi Editore, Milano, 1910
- Stelio Martelli, Le battaglie di Solferino e San Martino, Edizioni Varesina, Azzate, 1971
- Andrzej Kuśniewicz, Il Re delle due Sicilie, Sellerio Editore, Palermo, 1981
- Massimo Marocchi, Il racconto della seconda guerra d'indipendenza attraverso le memorie e le lettere, Gaspari Editore, Udine, 2007
- Bruno Borghi, 24 giugno 1859 Solferino e San Martino - Le pietre raccontano la storia, Ciessegrafica, Montichiari, 2008
- Mino Milani, Le battaglie di Solferino e San Martino, GAM Edizioni, Rudiano, 2008
- Richard Brooks, Solferino 1959. The battle for Italy's freedom, Osprey Publishing, Oxford, 2009
- Costantino Cipolla, Il crinale dei crinali. La battaglia di Solferino e San Martino, FrancoAngeli, Milano, 2009
- Daniela Sogliani, La battaglia di Solferino e San Martino. Arte, storia e mito, Officina Libraria, Milano, 2009
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