San Zeno Naviglio

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San Zeno Naviglio
comune
San Zeno Naviglio – Stemma San Zeno Naviglio – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
Sindaco Ernesto Abbiati (centrodestra) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 45°29′28″N 10°13′03″E / 45.491111°N 10.2175°E45.491111; 10.2175 (San Zeno Naviglio)Coordinate: 45°29′28″N 10°13′03″E / 45.491111°N 10.2175°E45.491111; 10.2175 (San Zeno Naviglio)
Altitudine 112 m s.l.m.
Superficie 6,15 km²
Abitanti 4 615[1] (31-01-2013)
Densità 750,41 ab./km²
Frazioni Aspes, Caselle, Garza, Sörèc
Comuni confinanti Borgosatollo, Brescia, Flero, Poncarale
Altre informazioni
Cod. postale 25010
Prefisso 030
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017173
Cod. catastale I412
Targa BS
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sanzenesi
Patrono san Zenone
Giorno festivo 9 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Zeno Naviglio
Posizione del comune di San Zeno Naviglio nella provincia di Brescia
Posizione del comune di San Zeno Naviglio nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

San Zeno Naviglio (Sàn Zé in dialetto bresciano[2]) è un comune lombardo di 4.615 abitanti[3].

È situato a circa 6 km da Brescia in direzione sud, nella zona dell'alta pianura padana.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale è sostanzialmente pianeggiante ed è attraversato dal canale Naviglio di San Zeno, che fa parte del complesso del Naviglio di Brescia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Municipio

Sebbene si presuma l'esistenza di precedenti insediamenti nei periodi romano (ritrovamenti di lapidi romane presso la Cascina Pontevica), longobardo e carolingio (documenti attestano che la località Trevonzo apparteneva al capitolo della Cattedrale di Brescia ed era zona boschiva), i primi insediamenti documentati risalgono al XV secolo, tra la strada postale per Cremona e la confluenza fra alcune rogge (Biocco e Volta) e il canale Naviglio. La località si chiamava Tregonzo o Tregoncio, che deriverebbe dal latino Inter Gurgites, tra i gorghi, ed era abitata prevalentemente da pescatori. Gli studiosi lo hanno desunto dalla documentata presenza di una cappella in quel periodo, dedicata a San Zenone, patrono dei pescatori. A sud dell'insediamento si trovavano due cascine entrambe possedute da Bartolomeo Colleoni: le attuali Cascine Pietà e Naviglio.

Durante il dominio veneto, la località venne organizzata in comune all'interno della quadra di Mairano e nel 1483 passò alla quadra di Bagnolo. L'anno successivo la zona della bassa pianura bresciana fu occupata dall'esercito milanese nell'ambito della Guerra di Ferrara. San Zeno fu, assieme a Flero e Borgosatollo, baluardo della difesa della città da parte dell'esercito veneto.

Nel 1512 l'esercito veneto vi soggiornò durante il tentativo di liberare la città di Brescia dall'assedio dei francesi comandati da Gastone de Foix.

A seguito dell'edificazione di una chiesa parrocchiale dedicata a San Zenone (fine XVI secolo) il paese venne identificato come San Zeno.

Durante l'effimera Repubblica bresciana (1797), il comune appartenne al Cantone della Garza Orientale.

L'epoca della dominazione napoleonica è segnata dalla soppressione del Comune; la località passò sotto l'amministrazione diretta del Comune di Brescia. Nel 1814, a seguito dell'arrivo degli austriaci fu ripristinata l'autonomia municipale. Due anni dopo, San Zeno entrò a far parte della Provincia di Brescia del regno Lombardo-Veneto.

Durante il XIX secolo si costruirono un ponte in località Sörèc (1817), che sostituì il guado risalente all'epoca romana, e l'attuale cimitero.

Nel 1859, San Zeno entrò a far parte della provincia di Brescia del Regno di Sardegna il quale divenne Regno d'Italia due anni dopo. Con il Regio Decreto 5 ottobre 1862, n. 879[4], il municipio assunse l'attuale denominazione di San Zeno Naviglio. Nel 1866 fu aperta all'esercizio la linea ferroviaria Brescia – Cremona con stazione ferroviaria posta all'interno del territorio e che avrebbe servito, oltre che il comune di San Zeno, anche quello di Folzano.

Nel 1879 durante una riforma amministrativa del Regno il comune ricevette dallo smembrato Comune di Sant'Alessandro la località Caselle e le cascine Pontevica e San Bartolomeo, tutte poste a nord del paese[5].

Nel 1893 si concluse la costruzione della San Zeno – Piadena, tratto ferroviario della Brescia – Parma. Nel corso di quel secolo si assistette al progressivo abbandono della gelsobachicoltura, della coltivazione della vite e della coltivazione a lama.

Dopo la Seconda guerra mondiale il comune conobbe uno fase di sviluppo. Negli anni sessanta si superarono i 2000 abitanti, negli anni ottanta i 3000. Vennero aperte numerose attività artigianali e industriali, tra le quali la SiderAL (1956) e la SETA (1981)[6]. Dagli anni settanta l'area ai confini con il comune di Borgosatollo è attraversata dall'autostrada A21 Brescia - Piacenza - Torino.

Agli inizi del III millennio, a seguito dell'edificazione di una vasta area compresa tra la stazione ferroviaria e la Cascina Pontevica si è superata la soglia dei 4 000 abitanti.

Ricorrenze[modifica | modifica sorgente]

Il santo patrono, San Zenone Vescovo è festeggiato il 9 dicembre.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale[modifica | modifica sorgente]

Facciata della Chiesa di San Zenone

Sorta nel XVI secolo su di una precedente cappella, è dedicata a San Zenone, vescovo di Verona e patrono dei pescatori ed anche delle inondazioni, piuttosto frequenti nella zona durante il Medioevo.

L'edificio si presenta a croce latina orientata verso oriente con tre navate. Di queste, le laterali hanno un altare minore: quello a sinistra dell'Altare Maggiore è dedicato a Santa Maria Vergine, quello a destra a Sant'Antonio abate, sebbene la pala presente raffiguri una rappresentazione dell'Assunzione. L'Altare Maggiore è caratterizzato sullo sfondo da un coro ligneo. La pala mostra San Zenone in adorazione. È inoltre presente una raffigurazione della Natività.

La fonte battesimale è posta sul fondo della navata sinistra. È presente un affresco che rappresenta il battesimo di Gesù Cristo. La decorazione interna della chiesa risale agli anni Trenta del XX secolo. I confessionali sono stati recentemente ristrutturati. Le vetrate, opera di un artista locale, Enrico Schinetti, hanno sostituito quelle originali andate perdute negli anni sessanta del XX secolo.

Esternamente, l'edificio ha una facciata in stile neoromanico, opera dell'architetto bresciano Carlo Melchiotti che intervenne a cavallo fra il XIX ed il XX secolo. Questa operazione comportò l'abbattimento del campanile originale e la sua sostituzione con una torre campanaria.

Quest'ultima costruzione è alta all'incirca trenta metri e ha uno strato protettivo esterno intonacato al civile. In origine essa era tinteggiata a fascioni alternati che riprendevano la caratteristica muratura dell'edificio ecclesiale, realizzata in pietra e cotto. La scarsa resistenza agli agenti atmosferici offerta dai materiali costituenti il rivestimento dell'apparato murario della torre campanaria, unita all'assenza di qualsiasi intervento di manutenzione, determinarono il completo degrado dell'intonaco - che si distaccò in più punti - e la completa cancellazione della decorazione pittorica, che risultava non più leggibile già dalla fine degli anni sessanta.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Cascina Pietà[modifica | modifica sorgente]

Portale marmoreo d'ingresso

Non si conoscono le esatte origini di questa cascina a corte. La prima testimonianza risale al testamento di Bartolomeo Colleoni che la lasciò alla figlia Isotta, moglie di Giacomo Martinengo mentre la Cascina Naviglio al nipote Giulio, figlio di Ursina. Nel testamento venne definita citra Navilium per distinguerla dall'altra definita ultra Navilium.

Il nome attuale deriva dal Luogo Pio della Pietà di Bergamo, che fu proprietaria dell'edificio per larga parte dei secoli XVII e XVIII. Il portale d'ingresso principale in marmo fu probabilmente costruito in quel periodo, come attestano le iscrizioni poste su di esso. A metà del secolo XVIII la proprietà passò alla famiglia Lechi e agli inizi del secolo XX ai Conti Panciera di Zoppola, i quali, recentemente, hanno ceduto la proprietà. L'edificio fu in stato d'abbandono per tutti gli anni Novanta del XX secolo. A seguito di un intervento di restauro, è divenuto un centro residenziale.

La cascina originale si presentava con due portali d'ingresso a lato ovest, il principale dei quali (quello a sud) in marmo di Botticino, l'altro con cornice in cotto. Sul lato ovest erano poste le abitazioni dei lavoratori, mentre su quello nord c'era la zona del massaro o fattore. A nord-ovest era posta una costruzione più alta di tutte le altre, all'interno della quale si trovavano delle feritoie per arco e balestra di origine ignota. Sul lato a est si trovavano le stalle e i fienili, rimaneggiate nei primi decenni del XX secolo, mentre su quello meridionale si trovavano i porticati per il deposito degli attrezzi.

Cascina Naviglio[modifica | modifica sorgente]

La prima testimonianza è il testamento di Bartolomeo Colleoni (1466) che lasciava l'edificio al nipote Giulio, figlio della defunta Ursina e di Leonardo Martinengo. I Martinengo rimasero proprietari della cascina fino al 1856, quando passò in mano alla Compagnia d'Assicurazione contro i danni per gli incendi che la vendette alla fine del secolo XIX agli attuali proprietari.

La casa del massaro è la costruzione più alta di tutto il complesso ed è posta a sud - ovest. Lungo tutto il lato ovest e nord si trovavano le abitazioni dei lavoratori, mentre ai lati est e sud si trovano i fienili e le stalle. A nord-ovest della cascina si trova un edificio slegato dal complesso a corte: il mulino, privo di pala.

Gli ingressi sono tre: il principale è rivolto verso il portale in marmo della Cascina Pietà; vi è poi un ingresso sul lato est e un altro sul lato sud, nei pressi della casa del massaro.

L'attuale uso della Cascina è prettamente agricolo essendo sede dell'azienda agricola Naviglio. Sono abitabili soltanto il lato ovest e la casa del massaro (recentemente restaurata); il resto dell'edificio è pericolante e sottoposto ad atti di vandalismo, come attesta il furto - avvenuto nel 1999 - di una maschera in marmo posta sopra l'ingresso verso est. Su una parete del corpo nord sono visibili i resti di un dipinto murale con lo stemma Martinengo.

Nei pressi del mulino nasce la roggia Monterona (o Montiruna) che irriga la campagna a sud di San Zeno e quella a nord di Montirone.

Cascina Pontevica[modifica | modifica sorgente]

Portale d'ingresso

È improprio utilizzare il termine cascina per indicare il complesso della Pontevica. Infatti l'edificio è una vera e propria villa di campagna, costruita dai nobili Pontevichi che le diedero il nome. Le prime testimonianze della costruzione dell'edificio, posto nell'allora territorio del comune di Sant'Alessandro, a cui la cascina appartenne fino al 1879[5], risalgono agli inizi del XVI secolo. Stando alla Coccoli (1999), l'edificio fu completato alla fine del secolo.

Il palazzo è una via di mezzo fra una cascina a corte e una fortificazione: è strutturato su quattro lati e possiede un grosso cortile interno. Per ogni angolo vi è una torre: un edificio più alto delle costruzioni a lato. L'ingresso è posto a sud con un portale in marmo. A sud, separato da una strada che il Bonaglia (1976) ipotizza essere residuo di un decumano della centuriazione romana, si trova un edificio a forma di U: la casa del massaro.

Il fabbricato è attualmente abitato dai proprietari. Nei pressi sorge un oratorio dedicato a Santa Maria Assunta, recentemente restaurato.

Vecchio municipio[modifica | modifica sorgente]

Ingresso principale del vecchio municipio

Edificio costruito nel XVIII secolo (o XIX) e che ne fu la sede fino al 1968, quando venne completata quella attuale nei pressi dell'edificio della scuola elementare (ove era posizionata precedentemente la casa del fascio).

Durante gli anni ottanta fu progressivamente restaurato diventando centro residenziale per anziani, sede della biblioteca comunale e filiale dell'ASL locale.

I ponti sul Naviglio[modifica | modifica sorgente]

Due sono i ponti costruiti nel XIX secolo allo scopo di scavalcare il canale Naviglio. Uno è posto in località Sörèc la cui costruzione avvenne successivamente il 1817, come attestano i documenti a disposizione dell'archivio comunale. Il secondo è posto nei pressi della Cascina Naviglio e collega il complesso con la strada provinciale Brescia - Cremona. L'epoca di costruzione è ignota sebbene lo stile lo faccia risalire all'Ottocento. Il ponte della Cascina Naviglio in realtà è un doppio ponte perché scavalca anche la roggia Monterona che in quella zona affianca il canale Naviglio.

Nel XX secolo si sono aggiunti altri due ponti. Il primo congiunge il Villaggio Marcolini con la zona attorno alla Chiesa Parrocchiale e fu costruito negli anni settanta. Il secondo congiunge il Villaggio Marcolini con la zona delle Case Bianche e fu costruito alla fine degli anni ottanta per unire le due zone residenziali senza dover passare per la provinciale Brescia - Cremona.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Persone legate a San Zeno Naviglio[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

La località principale (San Zeno) si è sviluppata nei secoli attorno ad un unico baricentro, la Chiesa Parrocchiale e un unico asse viario: la strada postale Brescia - Cremona (fino al 2000 SS 45 bis, ora provinciale 45 bis). La presenza di numerosi corsi d'acqua a est della strada postale (roggia Volta, canale Naviglio) ha sempre impedito lo sviluppo verso quel senso, ad eccezione della Cascina Naviglio la quale rimase costruzione isolata nel contesto orientale fino agli anni settanta del XX secolo.

Lungo la strada postale per Folzano, nei pressi della Cascina Pietà, sorse la Contrada Cantarane, unico insediamento esterno al centro storico vero e proprio che non facesse parte di una cascina a corte.

A partire dagli anni trenta del XX secolo si iniziò a sviluppare urbanisticamente il paese perpendicolarmente alla Brescia - Cremona e l'utilizzo della strada postale per Folzano (ora via Roma) come asse portante fu quasi un obbligo.

Negli anni settanta si decise di edificare anche l'area ad est della Brescia - Cremona con la costruzione del Villaggio Marcolini e di un quartiere fra quest'ultimo e la località Caselle (realizzato solamente negli anni novanta). L'insediamento fu possibile per la costruzione di ben due ponti che hanno scavalcato il canale Naviglio e per la progressiva copertura delle rogge che caratterizzavano la zona.

Nello stesso periodo si assistette alla costruzione dello stabilimento siderurgico della Seta, nella zona compresa tra le località Aspes e Sörèc, per la quale fu necessario l'abbattimento della Cascina Bisletti.

Negli anni ottanta in un'ottica di riprogrammazione urbana, si decise di sfruttare le aree agricole poste tra lo stabilimento e le due linee ferroviarie per concentrarvi tutte le aziende artigiane della zona: era l'area artigianale San Zeno 2. Il progetto sostanzialmente è fallito, perché la forte domanda di insediamenti produttivi fu superiore allo spazio disponibile. Quindi si decise di costruire delle aree artigianali anche a nord della località Caselle, lungo la provinciale per Borgosatollo, e degli insediamenti commerciali lungo la Brescia - Cremona a nord del paese vero e proprio.

La zona a ovest del paese, che godette di uno sviluppo in epoche scarsamente attente alla pianificazione urbana, si trovò nell'assurda mancanza di strade di quartiere che collegassero le diverse zone residenziali tra loro. Per ovviare a tale mancanza, alla fine degli anni Novanta si progettò un intero quartiere, a est della linea ferroviaria, a nord della località Cantarane, a ovest del Centro Storico e a sud della Cascina Pontevica, che unisse le suddette zone fino a quel momento collegate solamente dalle strade San Zeno - Folzano e Brescia - Cremona. Il quartiere è stato completato agli inizi del 2004.

Al momento, il problema principale della pianificazione urbana riguarda il traffico automobilistico della strada Brescia - Cremona che taglia in due il paese. Le diverse amministrazioni comunali succedutesi in questi anni hanno studiato la fattibilità di soluzioni in ambito comunale (tangenziale esterna al centro abitato) o provinciale (dirottamento del traffico sull'Autostrada Brescia - Piacenza, opportunamente declassata). La precedente amministrazione aveva manifestato preferenza verso l'ultima soluzione, mentre l'attuale, in carica dal 2004, ha deciso di finanziare il progetto di costruzione di una variante. I cantieri di quest'ultima opera sono stati avviati all'inizio del 2009 e conclusi nell'autunno dell'anno seguente; l'opera è stata quindi inaugurata il 9 ottobre.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Aspes[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Maria Assunta

L'Aspes (45°28′47.22″N 10°12′01.36″E / 45.479783°N 10.200377°E45.479783; 10.200377) è una località posta a circa due chilometri sud-ovest dal centro del comune ed è collegata ad essa attraverso la strada comunale San Zeno - Aspes (Via Aspes). È attraversata dal vecchio vaso del torrente Garza, attualmente chiamato Molone o Garza che, con l'attuale situazione delle risorgive nella zona, nasce di fatto nei pressi del mulino posto al centro della località.

In epoca romana la località era posta all'incrocio fra un decumano della centuriazione di Brescia (probabilmente quello che attraversava Folzano e la località Borgo Poncarale) e il cardo Borgosatollo - Flero. Probabilmente il vicus che si era formato si trattava di un insediamento autonomo o collegato alla vicina Villa romana di Poncarale. Si sono trovate numerose testimonianze archeologiche di questo insediamento e si sospetta l'esistenza di un mulino.

Durante l'epoca tardoantica e epoca romano-barbarica la zona, che era regolarmente coltivata, si impaludò. Il nome della località deriva dal longobardo Aspexo, cioè Aspide, una vipera che viveva nella zona. Durante l'epoca carolingia il testamento di un possidente longobardo dimostra che a quel tempo esisteva un insediamento (il lascito tratta il passaggio di una casa colonica) il quale era noto come Aspes o Palude Mala.

Agli inizi del II millennio l'Aspes era compresa nel territorium civitatis della città di Brescia e successivamente fece parte del comune di Folzano, come testimonierebbero alcuni documenti della Parrocchia San Silvestro della frazione bresciana (dal 1865 Folzano non è più comune). È ignoto il momento in cui la località passò al comune di San Zeno.

Nel 1570 si attesta la definitiva bonifica dei terreni che circondano la zona che all'epoca erano possedimento dei Martinengo Colleoni e feudo dei Gonzaga.

Nel 1624 vi è la prima testimonianza della presenza della Chiesa di Santa Maria Assunta.

Nel corso del XVIII secolo i Lechi acquistarono la località e costruirono un palazzo estivo, tuttora esistente, dove nacque il generale Giuseppe Lechi. Fu in quel periodo che venne costruita una filanda nella quale venivano lavorati i bachi prodotti nella zona. La deviazione del Garza da parte dell'amministrazione veneta di Brescia verso le campagne di Ghedi (anni '90 del XVIII secolo) non ridusse l'attività della filanda. Il vecchio vaso rimase attivo grazie alla presenza delle risorgive nella zona.

Durante il secolo XIX i terreni e gli edifici passarono ai Martinengo di Villagana che in seguito li vendettero ad alcune famiglie di agrari della zona. La chiusura della filanda, probabilmente a causa della crisi della coltivazione del gelso che colpì l'Italia nell'Ottocento, pose fine a qualunque tentativo di sviluppo industriale della località. Dopo la seconda guerra mondiale avvenne il progressivo isolamento della località rispetto alle realtà circostanti, che a sua volta provocò la riduzione della popolazione. Vennero dismessi i guadi per Flero, venne chiusa e poi messa a coltivazione la strada che collegava la località a Borgo Poncarale. La costruzione dello stabilimento della SETA chiuse la strada che collegava l'Aspes alla località Bisletti e a Borgosatollo. L'unico collegamento esterno rimasto è la strada comunale San Zeno - Aspes pavimentata in asfalto solamente nel 1987.

Di rilevanza particolare il vecchio mulino, probabilmente costruito successivamente al XV secolo, ora in stato di avanzato degrado, che possiede intatta la pala, detta anche rasega.

Altre località del territorio[modifica | modifica sorgente]

  • Garza. Località posizionata a nord-ovest del paese di San Zeno e divisa longitudinalmente tra questo comune e quello di Brescia. È caratterizzata da abitazioni civili costruite negli anni cinquanta del XX secolo intervallate da insediamenti artigianali.
  • Caselle. Località a nord-est del paese. Sviluppatasi sulla vecchia strada per Borgosatollo, risulta ad oggi (2010) assorbita dallo sviluppo delle aree artigianali circostanti. Fino al 1879 apparteneva al comune extramurario di Sant'Alessandro, per poi passare in quell'anno a San Zeno assieme alle cascine San Bartolomeo e Pontevica.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura, artigianato, terziario. Sul territorio si trovano stabilimenti siderurgici. È accentuato il fenomeno del pendolarismo soprattutto verso il capoluogo.

Giorno di mercato: venerdì.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Il paese è attraversato dalla strada provinciale BS 45 bis che collega Brescia a Cremona. Dall'ottobre 2010 questa arteria è stata declassata a strada comunale in quanto contestualmente è stata aperta al traffico la cosiddetta deviante, che aggira il centro abitato ad est e che risulta essere gestita dalla provincia.

Il territorio comunale è solcato anche dall'autostrada A21 Torino - Piacenza - Brescia. I caselli autostradali più vicini al comune sorgono lungo quest'infrastruttura e sono:

  • quello di Brescia Centro, ubicato nel territorio comunale di Brescia;
  • quello di Brescia Sud, posto nel territorio comunale di Montirone.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Le linee ferroviarie che attraversano il territorio comunale sono due:

Entrambe si incontrano presso la stazione di San Zeno-Folzano condividendo il tratto tra questo impianto ferroviario e quello di Brescia. Lo scalo è servito dai treni regionali che utilizzano le due linee ferroviarie.

La dismessa stazione di Borgosatollo, ubicata presso la Parma-Brescia, sorgeva all'interno del territorio comunale di San Zeno, in località Sörèc[8].

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1944 aprile 1945 Antonio Nardone Commissario Prefettizio
aprile 1945 giugno 1945 Pio Ferretti Democrazia Cristiana Sindaco
giugno 1945 1946 Giuseppe Pedracini Sindaco
1946 agosto 1947 Angelo Donini Democrazia Cristiana Sindaco
agosto 1947 novembre 1947 Bortolo Bonini Democrazia Cristiana Sindaco
novembre 1947 1952 Mario Gazza Democrazia Cristiana Sindaco
1952 1955 Cesare Pesci Democrazia Cristiana Sindaco
1955 1956 Ernesto Colpani Democrazia Cristiana Sindaco
1956 1957 Emilio Carapacchio Democrazia Cristiana Sindaco
1957 1975 Franco Masserdotti Democrazia Cristiana Sindaco
1975 1980 Francesco Romaioli Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1981 Gianfranco Gerardi Democrazia Cristiana Sindaco
1981 1990 Ruggero Bonardi Democrazia Cristiana Sindaco
6 maggio 1990 14 giugno 2004 Roberto Montini Lista civica San Zeno Alternativo (Centro-Sinistra) Sindaco
14 giugno 2004 26 febbraio 2012 Angiolino Serpelloni Con Noi per San Zeno (PDL-Lega) Sindaco [9]
16 febbraio 2012 27 maggio 2013 Omar Bertelli Con Noi per San Zeno (PDL-Lega) Sindaco [9]
27 maggio 2013 corrente Ernesto Abbiati Civica per San Zeno (centrodestra) Sindaco [10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 gennaio 2013.
  2. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  3. ^ Bilancio demografico mensile anno 2011. URL consultato il 22-11-2011.
  4. ^ Testo su wikisource: Regio Decreto 5 ottobre 1862, n. 879, che autorizza alcuni comuni della provincia di Brescia ad assumere nuove denominazioni
  5. ^ a b comune di Sant'Alessandro 1859 - 1880. URL consultato il 30-08-2010.
  6. ^ Giorgio Pedrocco, Bresciani: dal rottame al tondino. Mezzo secolo di siderurgia: 1945-2000, Milano, Jaca Book, 2000, ISBN 88-16-40524-4.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Valzelli, Giannetto, Guido Bosio, Carlotta Coccoli, Angelo Pola, Borgosatollo ieri e oggi. Il territorio e la società., Brescia, Fondazione Civiltà Brescia, 2006, p. 263, ISBN 9788886670715.
  9. ^ a b Morto Angiolino Serpelloni, sindaco di San Zeno in Giornale di Brescia, 26 febbraio 2012.
  10. ^ Redazionale, San Zeno, il nuovo sindaco è Ernesto Abbiati in Giornale di Brescia, 27 maggio 2013. URL consultato il 27 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Attilio Mazza. Il Bresciano. Editrice Bortolotti, Bergamo, 1987.
  • Angelo Bonaglia. Storia di Flero - Dalle origini alla metà del sec. XIII d.C., Brescia, Vannini, 1976.
  • Cinzia Bonetti. Storia della Chiesa Parrocchiale di San Zenone in San Zeno Naviglio. Diocesi di Brescia, Brescia, 1990.
  • Carlotta Coccoli. San Zeno Naviglio e il suo patrimonio storico. Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, 1999. ISBN 8886670095.
  • Carlotta Coccoli. La cascina Pietà a San Zeno Naviglio (BS): un difficile percorso di tutela, in Stella Agostini, Silvana Garufi (a cura di), Strategie di valorizzazione del patrimonio rurale, Atti del workshop De Ruralibus Locis, Gargnano, 7-9 ottobre 1999. Milano, Franco Angeli, 2000, pp. 156–162.
  • Carlotta Coccoli. La cascina Pontevica e l'Oratorio di S. Maria Assunta a San Zeno Naviglio, in Civiltà Bresciana, anno IX, n.2, giugno 2000, pp. 64–71.
  • Luciano Lussignoli (a cura di), San Zeno Naviglio. Il piano, il progetto, la città costruita. Il governo dei processi di Trasformazione urbana. Grafo, Brescia, 2004.

Ulteriori approfondimenti (non usati nella stesura di questa voce):

  • Cinzia Bonetti, “Le origini della scuola materna e la fondazione della casa delle Canossiane a San Zeno Naviglio”, in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 3, giugno 1999, pp. 22–23.
  • Cinzia Bonetti, “Le origini del culto di San Rocco e la sua diffusione a San Zeno”, in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 3, settembre 1999, pp. 22–23.
  • Cinzia Bonetti, “Riscopriamo la nostra chiesa”, in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 1, febbraio 1999, pp. 23–24.
  • Cinzia Bonetti, “San Zenone”, in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 6, dicembre 1999, p. 8.
  • Carlotta Coccoli, Giovanni De Simone, Ombretta Ferrari, La Pietà a San Zeno Naviglio: analisi storica e progetto di conservazione, Tesi di Laurea, Relatore: A. Grimoldi, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, A.A. 1995-96.
  • Antonio Fappani. voce “San Zeno Naviglio”, in Enciclopedia Bresciana, vol. XVI. Brescia, 2000, pp. 293–299.
  • M. Grottolo, M. Cotta Ramusino, P. Venturini. "La qualità delle acque dei fontanili compresi tra il fiume Mella ed il Naviglio di San Zeno", in Natura bresciana, n. 30, Brescia, 1994, pp. 87–126.
  • A. Orlandi, “Il culto di San Zeno nelle diocesi di Brescia e di Bergamo”, in Annuario Storico Zenoniano 1985, Verona, 1985.
  • Filli Rossi (a cura di). Carta Archeologica della Lombardia. La Provincia di Brescia. I, Modena 1991, pp. 184–185.
  • Mario Serpelloni, Paola Platto, San Zeno Naviglio (BS): proposta di piano paesistico di ambito comunale e di riqualificazione territoriale, tesi di laurea, rel. Marco Dezzi Bardeschi ; correl. Alessandro Magli, Daniela Marini, Politecnico di Milano, Facolta' di Architettura, A.A. 1996/97.
  • Mario Serpelloni, Paola Platto, "I reperti archeologici appartenenti al territorio di San Zeno Naviglio", in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 2, aprile 1995, p. 23.
  • Mario Serpelloni, Paola Platto, "Le linee ferroviarie", in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 6, dicembre 1995, pp. 22–23.
  • s.a., “Ecco perché è stata costruita la santella della Garza”, in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 4, settembre 1998, pp. 18–19.
  • s.a., “Riscopriamo la nostra chiesa”, in Comunità di San Zeno Naviglio, n. 1, febbraio 1998, p. 22.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]