Magasa

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Magasa
comune
Magasa – Stemma
Magasa – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Sindaco Federico Venturini (lista civica) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 45°46′00″N 10°37′00″E / 45.766667°N 10.616667°E45.766667; 10.616667 (Magasa)Coordinate: 45°46′00″N 10°37′00″E / 45.766667°N 10.616667°E45.766667; 10.616667 (Magasa)
Altitudine 976 m s.l.m.
Superficie 19,18 km²
Abitanti 141[1] (31-10-2013)
Densità 7,35 ab./km²
Frazioni Cadria e Cima Rest
Comuni confinanti Bondone (TN), Ledro (TN), Tignale, Tremosine sul Garda, Valvestino
Altre informazioni
Cod. postale 25080
Prefisso 0365
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017098
Cod. catastale E800
Targa BS
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona F, 3 596 GG[2]
Nome abitanti Magasini
Patrono Sant'Antonio abate
Giorno festivo 17 gennaio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Magasa
Posizione del comune di Magasa nella provincia di Brescia
Posizione del comune di Magasa nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Magasa (Màgasa in dialetto bresciano[3] e Mageis in tedesco) è un comune montano della provincia di Brescia di 141 abitanti[1].

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale è situato a circa 1000 m di altitudine s.l.m., nella Val Vestino, situata tra il lago di Garda e quello di Idro.

Dista 26 km da Gargnano, 30 km da Idro e 72 km dalla città di Brescia ed è facilmente raggiungibile grazie alla strada provinciale 9, che sale da Gargnano, o alla 113, proveniente da Idro.

Fa parte, insieme ad altri otto comuni, della Comunità Montana Parco Regionale Alto Garda Bresciano che ha la sede a Gargnano.

Magasa appartiene alla diocesi di Brescia dal 6 agosto 1964 quando, tramite bolla apostolica, venne disposta la modifica dei confini dell'arcidiocesi di Trento e delle diocesi di Bressanone, Belluno, Brescia e Vicenza.

Frazioni

  • Cadria, nella valle omonima, oltre il passo di Cima Rest. È abitata da 5-7 persone.

Il toponimo[modifica | modifica sorgente]

L'origine del toponimo è incerta e deriverebbe, secondo alcuni, dal termine celtico "mago" che significa "mercato" o "campo", indicando così un villaggio circondato da campi[4] mentre per altri dall'unione di "mag" e Gasa, l'antico nome del monte Tombea[5] o chi lo fa dipendere da un elemento antroponimico se si accosta al gentilizio barbarico "Magazzo"[6], nella dizione locale "Màgas", quindi a significare il nome dell'antico proprietario del luogo ossia "territorio di Magazzo"[7].

Anche secondo la linguista Carla Marcato alla base del nome potrebbero esserci il gallico "mago" più il suffisso collettivo "eto" da cui et-io, oppure il tema "mageto" che significa "potente", da "mag" che significa "grande", e il nome personale derivato da Magetiu e Mogetius[8][1], e meno verosimilmente da "magu"-"mago" che significa "servente, garzone" da cui il nome o nomi personali Magus, Magusius e Magutus. Sempre per la Marcato si può pure prendere in considerazione una formazione in -atia o in -asia dalla radice "mac" che significa "nutrire"[9].

Ultima ipotesi è riferita al termine gallico "maegi"[10] che indica i terrapieni con muretti sui quali venivano costruite le baite che Giulio Cesare nel suo De bello gallico trascrisse in "magus" o da "maegh", toponimo sempre gallico, che significa villaggio campestre con molti ciottoli o terrapieno recintato per le capanne e il bestiame[11] o, infine, dal termine "maag" che individuava un covolo, un'arca naturale.

Il toponimo di Magasa è accertato per la prima volta il 23 luglio 1356 quando un certo Bonato di "Magasa" presenzia in Castel Romano a Pieve di Bono come testimone in una sentenza del nobile Pietrozoto Lodron[12].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Magasa.

Il territorio fu frequentato in epoca romana e longobarda[13]. A partire dal XII secolo e fino al 1805, con l'abolizione del feudalesimo, insieme alla piccola frazione di Cadria, fu in possesso dei conti Lodron, che avevano signoria sulla valle del Chiese ed erano soggetti al principe vescovo di Trento. Situata al confine con la Repubblica di Venezia nel 1513 venne saccheggiata da mercenari al servizio della Serenissima al comando di Scipione Ugoni. Nel 1526 vi transitarono i lanzichenecchi del condottiero Georg von Frundsberg, diretto a Roma con un'armata di circa 14.000 uomini. Vi transitò con i propri soldati anche il duca Enrico V di Brunswick-Lüneburg nel 1528.

Nel 1589 i conti Lodron confermarono gli statuti comunali ("carte da regola") della comunità di Magasa. Nel febbraio del 1799 il Magistrato Consolare di Trento incaricò il capitano Giuseppe de Betta di portarsi con una compagnia di 120 bersaglieri tirolesi a Magasa e Cadria a presidio dei confini meridionale del Principato vescovile di Trento minacciati dall'invasione napoleonica[14].

Peso di stadera romano rinvenuto a Magasa nel 1960 ca.

Nel luglio 1866 vi si accamparono i garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani nel corso della terza guerra di indipendenza, comandato dal tenente colonnello Pietro Spinazzi. Il Reggimento partecipò successivamente all'assedio del Forte d'Ampola e alla battaglia di Pieve di Ledro.

Dopo la guerra fece parte dei comuni restati con l'Impero austro-ungarico per libera scelta. Nel 1910 fu visitata dall'arciduca Eugenio d'Austria. Nel periodo tra il 1870 e il 1925 subì il fenomeno dell'emigrazione soprattutto verso gli Stati Uniti d'America, con circa 200 partenze.

Al termine della prima guerra mondiale, nel 1918, Magasa fu aggregata al Regno d'Italia. Durante il regime fascista da comune autonomo venne aggregato nel 1928 al comune di Valvestino, il quale passò nel 1934 dalla provincia di Trento, alla quale Magasa era fino ad allora appartenuta, alla provincia di Brescia, in Lombardia.

Nel secondo dopoguerra con la caduta del fascismo riconquistò la propria autonomia comunale che fu sancita nel 1947.

Antichi valvestinesi nei documenti: testimoni o emigranti[modifica | modifica sorgente]

L'emigrazione valvestinese nei territori del Principato vescovile di Trento è documentata già a partire dal XIII secolo. Il nome del primo valvestinese compare in una pergamena del 1202, quando, lunedì 18 novembre, ad Arco di Trento, in un terreno di proprietà dei sacerdoti della Pieve di Santa Maria, un certo diacono Laçari "de Vestino" presenzia come testimone alla vendita di "un fitto annuo di due gallette di frumento corrisposto da Otebono figlio di Marsilio arciere" tra l'arciprete della stessa pieve e il presbitero Isacco[15]. Sempre ad Arco, il 21 novembre del 1257, un altro valvestinese, "Odorici de Valvestino" testimonia alla stesura delle ultime volontà di Zavata, figlio del fu Antonio da Caneve[15].

Nella cittadina di Riva del Garda si stabilì una piccola operosa comunità di emigrati. Il 23 febbraio 1371, sotto il porticato del Comune, "Tonolo condam Iohannis de Vestino" riunito in pubblico consiglio con altri cittadini di Riva, su mandato del podestà Giovanni di Calavena per conto di Cansignorio della Scala, vicario imperiale di Verona, Vicenza e della stessa Riva, partecipa all'elezione dei procuratori della comunità. Altro caso è quello di "Antonii sartoris de Vestino condam Melchiorii" che il 12 febbraio 1417 partecipa all'elezione dei procuratori della comunità rivana nella vertenza con gli uomini di Tenno che si oppongono al pagamento delle collette dei beni posseduti nel loro territorio[16]. Tra il 1400 e il 1500 una forte emigrazione di mano d'opera costituita da mastri muratori, falegnami e lapicidi proveniente dai laghi lombardi interessò Verona e la sua provincia e in special modo la valpolicella; una parte di questi emigranti era originaria della Val Vestino ed alcuni operarono nell'edificazione di casa Capetti a Prognol di Marano di Valpolicella[17].

Un'emigrazione stagionale come carbonai in Val di Fiemme è attestata invece il 29 maggio 1522 quando a Cavalese Bartolomeo Delvai, "scario", concede in locazione per un anno a Giovanni Zeni di Val Vestino il taglio del legname nei boschi di Scales.

Proposta di aggregazione al Trentino-Alto Adige[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Questione dei confini regionali e Questione dei comuni lombardi e veneti al confine con il Trentino-Alto Adige.
La sede del Comune di Magasa

Insieme a numerosi altri comuni in situazioni simili, il comune di Magasa ha richiesto in seguito di essere nuovamente annesso alla provincia di Trento[18]. Nel 2005 il comune ha aderito all'"Associazione dei comuni confinanti" e dal 2007 i due comuni di Magasa e di Valvestino, con l'appoggio di comitati spontanei di cittadini, si sono attivati per l'indizione di un referendum[19].

Nel comune di Magasa, il 21 e 22 settembre 2008, contemporaneamente al comune di Valvestino si è tenuto il referendum per chiedere alla popolazione di far parte integrante della regione Trentino-Alto Adige sotto la provincia di Trento. Il risultato è stato positivo nonostante l'elevato quorum richiesto dal referendum (maggioranza degli aventi diritto al voto).

Il 7 ottobre 2009 il senatore Claudio Molinari, del Partito Democratico, ha presentato un disegno di legge per il ritorno del Comune di Magasa e Valvestino nella Regione Trentino-Alto Adige. Il 18 maggio 2010 il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige approvava quasi all'unanimità dei votanti una mozione per l'aggregazione alla Regione dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte attivando la Giunta per "sollecitare nelle sedi competenti, il tempestivo e positivo esame dei Disegni di legge costituzionale" depositati in Parlamento a Roma[20].

Lo stemma comunale[modifica | modifica sorgente]

Stemma di Magasa

Il Comune di Magasa dal 1990 circa si è dotato di uno stemma non ufficiale, ossia non approvato dall'Ufficio Onorificenze e Araldica pubblica del Dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri. In esso è rappresentato un edificio caratteristico del luogo, il fienile con copertura in paglia di frumento di Cima Rest e la testa di un capriolo.

Persone legate a Magasa[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio di Domenico, pittore a Venezia tra il 1590 e il 1615. Attestato tra i pittori della Fraglia di Venezia, sconosciute sono le notizie biografiche, la produzione artistica e pure il cognome anche se nei documenti del tempo viene indicato come figlio di Domenico Magasa onde evidenziare l'origine di provenienza della famiglia[21], mentre è ancora oggi visibile la presunta abitazione della famiglia dell'artista, sita in via di Sopra, soprannominata "Casa dei pittori".
  • Pietro Angelo Stefani (1725-1810), presbitero
  • Pietro Antonio Stefani (1733-1808), presbitero
  • Giovanni Stefani (1797-1880).
  • Angelo Stefani (1803-1878), patriota
Magasa e la Val Vestino

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[22]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiese[modifica | modifica sorgente]

Processione del Corpus Domini nel 2007
  • La chiesa di Magasa è dedicata a Sant'Antonio abate e vi si festeggia il Santo Patrono il 17 gennaio. L'altare maggiore ha una pregevole pala dedicata all'"Incoronazione della Vergine con San Giovanni Battista, Sant'Antonio abate e San Lorenzo" ed è opera del pittore bresciano Francesco Savanni che la eseguì nel 1763 per incarico dell'abate magasino don Giovanni Maria Zeni. Un'altra pala presenta la "Madonna del Rosario" e fu dipinta dal pittore veronese Bartolomeo Zeni di Bardolino. Altro dipinto è quello raffigurante la "Madonna delle Grazie" che fu donata alla comunità di Magasa dal conte Carlo Ferdinando Lodron che, nel 1714, la fece dipingere a Roma copiando da un quadro di San Luca. La cantoria dell'altare maggiore è in legno intagliato, dorato e dipinto. L'autore intagliatore è valsabbino, seconda metà del XVIII secolo ed è attribuita ai Boscaì da Panteghini[23]. L'organo ha diciassette registri, è di autore ignoto, fu comperato circa un secolo fa dalla chiesa di S. Martino di Gargnano.
Incoronazione della Vergine con San Giovanni Battista, Sant’Antonio abate e San Lorenzo di Francesco Savanni, 1763, chiesa parrocchiale Sant’Antonio abate di Magasa
  • La chiesa di San Lorenzo a Cadria festeggia il patrono il 10 agosto. Per alcuni fu edificata dai Longobardi sicuramente fu restaurata nel 1547.
  • La chiesetta alpina di Cima Rest consacrata alla Madonna della Neve, patrona della Val Vestino. È stata inaugurata il 7 agosto del 1982 e si festeggia la prima domenica di agosto.

Fienili di Cima Rest e Denai[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fienili di Cima Rest.
L'altopiano di Denai e sullo sfondo il Monte Tombea

Caratteristica principale di Magasa sono i fienili in pietra con tetto a struttura lignea, aguzzo e con falde molto acclivi, ricoperto con fasci sovrapposti di steli di frumento coltivato in altura (la paglia del grano coltivato in pianura marcisce). Queste tipiche architetture rurali sono ancor oggi visibili sugli altipiani di Cima Rest e di Denai. I fienili sono i tipici edifici rustici dei contadini valvestinesi. Sono utilizzati al primo piano come ricovero degli animali, per la lavorazione del formaggio e la relativa momentanea conservazione, al secondo piano come deposito del foraggio.

Secondo alcuni ricercatori questo metodo costruttivo è molto antico: per il prof. Brogiolo, noto archeologo, esso può essere fatto risalire alla dominazione romana, mentre per il prof.Alwin Seifert, architetto tedesco, fu introdotto dai Goti o dai Longobardi. Fatta eccezione per alcune vaghe rassomiglianze riscontrate negli anni sessanta del secolo scorso nel nord Italia e in Ungheria, non si ha notizia di costruzioni uguali o simili nelle Alpi[24].

Osservatorio astronomico[modifica | modifica sorgente]

L'osservatorio astronomico è situato in località Corva a Cima Rest ad una altezza di circa 1300 metri. Fu edificato verso l'anno 2000 su iniziativa dell'Associazione Astrofili di Salò e del Comune di Magasa che mise a disposizione i primi fondi e il terreno.

Museo Etnografico di Cima Rest[modifica | modifica sorgente]

Il Museo etnografico della Valvestino della civiltà contadina di proprietà del Comune di Magasa è allestito nell'antico fienile del defunto Americo Stefani, contadino nativo di Magasa vissuto nel XX secolo. Conserva al suo interno in un'ordinata, semplice ma esaustiva esposizione vetusti attrezzi di lavoro agricoli, adoperati fino a pochi decenni fa nei campi e nei prati di Magasa e Cadria. Così ingegnose slitte per il trasporto del fieno, falci fienaie, strumenti caseari e per la lavorazione del legno, testimoniano la vita dura e operosa di molte generazioni di agricoltori e boscaioli.

Monte Tombea-Caplone[modifica | modifica sorgente]

Magasa vista dalla Rocca Pagana

Il massiccio del monte Tombea-Caplone con i suoi 1976 metri d'altezza è la vetta più alta del parco dell'Alto Garda Bresciano. Nel 1915 con l'avanzata dell'esercito italiano nella Val Vestino e in quella della Valle del Chiese il massiccio montuoso fu fortificato con chilometri di strade, trincee, caverne, postazioni di cannoni e mitragliatrici. Divenne così la seconda linea di difesa, l'ultima barriera posta a difesa della pianura Padana. Il monte Tombea è inoltre un territorio ricco di endemismi floreali e già a partire dai primi dell'Ottocento fu meta prediletta di botanici italiani e stranieri.

Kaspar Maria von Sternberg fu il primo a salire sul massiccio nel 1804 seguito da Francesco Facchini nel 1842, ma è nel 1853 che il botanico Friedrich Leybold riconobbe il primo esemplare allora completamente sconosciuto di saxifraga tombeanensis. Nel 1856 un altro ricercatore svizzero Pierre Edmond Boissier raccolse il fiore che comunicò allo specialista di Saxifraga Adolf Engler. Quest'ultimo pubblicò questa specie nel 1859 dandogli per primo il nome di Saxifraga tombeanensis, la "sassifraga del monte Tombea".

Altri ricercatori si avvicendarono come John Ball[25], Paul Friedrich August Ascherson, Henry Correvon e Andreas Sprecher von Bernegg che descrissero nei loro resoconti le bellezze naturali incontrate.

Mulino ad acqua del Somalàf e la "calderöla"[modifica | modifica sorgente]

Il mulino ad acqua si trova nei pressi del corso del torrente Magasino in località Somalàf posto al di sotto dell'abitato di Magasa. Oggi è stato trasformato in una abitazione rustica, ma in passato funzionò al servizio della Comunità per la macina del frumento che veniva coltivato nella campagna circostante il paese. Il movimento della ruota in legno era generato la forza dell'acqua del ruscello denominato "Acqua delle Febbre". Ultimo mugnaio è stato Angelo Mazza Scarpèt che poi, verso il 1970, vendette l'edificio ad un acquirente della Riviera gardesana. Nei pressi del mulino a poche centinaia di metri si trova la marmitta dei giganti chiamata localmente "calderöla" formata dallo scorrimento erosivo del torrente Magasino. A causa dell'erosione del terreno circostante, non è più possibile avvicinarsi alla marmitta.

Monumento ai caduti[modifica | modifica sorgente]

Situato in via Garibaldi, poco sopra piazza Valle, è costituito da un sacello con all'interno due lapidi marmoree che recano scolpite i nomi dei caduti di Magasa e Cadria della Grande guerra, combattuta nelle file dell'esercito austro-ungarico, e quelli della seconda guerra mondiale. Fu inaugurato nel 1966 e in quegli anni il frontale recava la scritta "Ai caduti" e il tetto era sormontato da una statua bronzea raffigurante una copia della Vittoria alata di Brescia. La facciata è formata da due archi congiunti che simboleggiano l'incontro nella steppa durante la ritirata della campagna di Russia, avvenuta nel gennaio 1943, dei Battaglioni alpini "Vestone" e "Valchiese" della Divisione alpina "Tridentina" che contribuirono allo sfondamento delle linee russe nella Battaglia di Nikolaevka.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Magasa
Il campanile di Magasa del 1700

Manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

Festa del Formaggio[modifica | modifica sorgente]

La Festa del Formaggio fu istituita dal Comune di Magasa nel 1979 con lo scopo di promuovere la produzione e la vendita del formaggio d'alpeggio, il rinomato "Tombea". La festa si tiene la seconda domenica del mese di settembtre, in concomitanza con la fine della stagione dell'alpeggio, sull'altipiano di Cima Rest.

Festa alpina[modifica | modifica sorgente]

Si tiene la prima domenica di agosto: a Cima Rest per la messa presso la chiesetta alpina, a Magasa presso la Sede in località Pià per il convivio fra iscritti alla sezione e ospiti.

Festa patronale di San Lorenzo[modifica | modifica sorgente]

Si tiene a Cadria il 10 agosto: messa, distribuzione, secondo l'antico Legato Pio, di un quarto di vino e un pane a tutti i presenti e pranzo in piazza.

Distribuzione del sale[modifica | modifica sorgente]

10 agosto 2004. Il cardinale Crescenzio Sepe celebra la messa nella chiesa di San Lorenzo

La distribuzione di un chilogrammo di sale ad ogni abitante maggiorenne residente di Magasa e Cadria avviene nel mese di febbraio e trae la sua origine dalle disposizioni contenute nel Legato Dispensa Sale fondato, in un anno imprecisato di secoli fa, da benefattori Magasini. Questi, in punto di morte, spinti da uno spirito cristiano, misero a disposizione della collettività i propri averi, consistenti in beni immobili da affittare o somme di denaro da investire, per finanziare l'acquisto del sale, bene allora preziosissimo e di difficile reperimento, da distribuirsi poi, gratuitamente, ad ogni residente della comunità. In compenso gli abitanti dopo la scomparsa del benefattore dovevano onorare la sua memoria con la recita di preghiere e la celebrazione di Sante Messe.

Sacri Tridui[modifica | modifica sorgente]

I Tridui sono una festa religiosa consistente in tre giorni del mese di gennaio dedicati alla celebrazione dei morti della comunità. Secondo lo storico bresciano mons. Paolo Guerrini, le origini di questa tradizionale commemorazione nella provincia di Brescia risalgono al 1727, quando i frati francescani Osservanti del convento di San Giuseppe di Brescia celebrarono tre giorni a suffragio delle vittime della guerra di successione spagnola che furono numerose nelle battaglie di Chiari[26] (1701) e di Calcinato[27] (1706). A Magasa i Tridui furono introdotti, in un anno imprecisato collocabile tra il 1744 e il 1755, dal sacerdote magasino don Giovanni Bertola (1722-1794) che fu per circa vent'anni parroco di Capriano del Colle e dal noto professor Pietro Angelo Stefani direttore del seminario Lodron di Salò. Oggi, i Tridui, con l'apparato di candele detto "Macchina" si celebrano nel bresciano solamente a Vesio di Tremosine, Borno, Castenedolo, Gussago, Lonato, Mura, Ome, Tavernole sul Mella, Rodengo-Saiano e Borgo Poncarale.

Canto della Stella[modifica | modifica sorgente]

Il canto della Stella è un'antica tradizione tipica non solo di Magasa ma anche di molte zone dell'Italia settentrionale e, più generalmente, dell'arco alpino. La sera del 5 gennaio, nel giorno della festa dell'Epifania, dopo la santa messa, un coro di paesani, una ventina di persone circa, preceduto dai raffiguranti i tre re magi e il portatore della stella, un manufatto di legno rivestito di carta raffigurante appunto la stella cometa, si avvia dalla piazzetta antistante la chiesa e attraversando quasi tutte le stradine del centro storico canta le tradizionali canzoni natalizie del luogo annunciando alla popolazione l'arrivo dei re magi alla grotta di Betlemme. Per alcuni tale tradizione sembra risalire alla metà del Cinquecento, nel pieno della Controriforma.

Biblioteca comunale "Dottor Giuliano Venturini"[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca comunale di Magasa è dedicata alla memoria di Giuliano Venturini, vissuto nel corso dell'Ottocento che fu medico, patriota, scrittore e sindaco di Magasa.

Gruppo degli alpini[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo ANA di Magasa-Valvestino fu costituito il 21 novembre 1937 dal sottufficiale della Divisione alpina "Julia" Ermenegildo Venturini.

Sciolto, fu ricostituito nel 1950. Nel 1951 fu benedetto il secondo gagliardetto e nel 1966 si inaugurò in piazza Valle il monumento dedicato a tutti i Caduti della prima e seconda guerra mondiale. L'opera migliore, oltre al circolo degli Alpini in località Pià, resta senza dubbio la chiesetta alpina a Cima Rest inaugurata il 1º agosto 1982 e dedicata "A chi sofferse per la Libertà". Questa costruita in granito è l'orgoglio degli alpini di Magasa e del gruppo di Valvestino che contribuirono volontariamente alla sua edificazione.

Nell'agosto del 1993, durante la tradizionale "Festa degli alpini", fu conferito con una solenne cerimonia a Cima Rest il premio nazionale "Fedeltà alla Montagna" all'artigliere da montagna Silvio Tedeschi di Droane del gruppo di Valvestino. Questo premio è la più importante e significativa manifestazione associativa dell'ANA inferiore solamente all'Adunata Nazionale e viene assegnato a quegli ex alpini che vivono e lavorano in montagna con dedizione e fedeltà.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1945 1948 Giuseppe Zeni Commissario prefettizio
1948 1960 Giuseppe Zeni Lista civica Sindaco
1960 1964 Angelo Gamba Lista civica Sindaco
1965 Andrea De Rossi Commissario prefettizio
1965 1972 Fioravante Gottardi Lista civica Sindaco
1972 1975 Dino Venturini Lista civica Sindaco
1975 1980 Antonio Zeni Lista civica Sindaco
1980 1991 Evaristo Venturini Lista civica Sindaco
1991 1995 Giorgio Venturini Lista civica Sindaco
1995 1999 Giorgio Venturini Lista civica Sindaco [28]
1999 2000 Zaira Romano Commissario prefettizio
2000 2005 Ermenegildo Venturini Lista civica Sindaco
2005 2010 Ermenegildo Venturini Lista civica Sindaco
2010 in carica Federico Venturini Lista civica Sindaco

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile anno 2013.. URL consultato il 25 marzo 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 369.
  4. ^ Effettivamente fino a circa il 1970, l'abitato di Magasa era completamente circondato da campi coltivati principalmente a frumento, granoturco e patate.
  5. ^ L'etimologia è sostenuta da Bartolomeo Venturini in "La leggenda del monte Tombea", conservata presso l'Archivio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto, che ipotizza quindi un'origine come villaggio dei Cenomani
  6. ^ Nella provincia di Brescia esiste un luogo detto Prati di Magazzo, appartenente al territorio comunale di Polaveno, ed è situato a 708 metri d'altezza, nelle vicinanze della chiesa dedicata a Santa Maria del Giogo, che è posta a cavallo tra il lago d'Iseo e la Val Trompia.
  7. ^ Renzo Ambrogio, Nomi d'Italia. Origine e significati dei nomi geografici e di tutti i comuni, 2006.
  8. ^ Mogetius era pure il nome di un dio gallico conosciuto tramite due iscrizioni una in Francia e l'altra in Austria. Egli sembra essere una divinità marziale, come dimostra il suo legame con il romano Marte.
  9. ^ C. Marcato, Dizionario di Toponomastica, Torino, 1990.
  10. ^ Da questo termine deriverebbe il toponimo delle città di Magonza, Nimega in Germania; Magenta, Maslianico, Magadino, Masnago, Musadino e Magada in Italia.
  11. ^ Mario Grammatica, Piemonte: genti e linguaggi antichi, Gorla Maggiore, 1974.
  12. ^ Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella, 2007.
  13. ^ Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana 1993.
  14. ^ Alberto Pattini, La liberazione del popolo della Valli di Non e di Sole contro Napoleone nel 1796-1797, ed. Temi, 1997.
  15. ^ a b Domenico Gobbi, Pieve e capitolo di Santa Maria di Arco, codice diplomatico sec. XII-XV, Biblioteca Cappuccini di Trento, Trento 1985.
  16. ^ Archivio storico di Riva del Garda, Regesti-documenti, capsa III e IV.
  17. ^ Pierpaolo Brugnoli, Casa Capetti ora Borghetti a Prognol di Marano di Valpolicella, in Annuario Storico della Valpolicella, pp. 133-148, 2005.
  18. ^ A sostegno della richiesta si considerano la prima bozza dello Statuto provinciale del Trentino, del 1945, nella quale nei confini della costituenda "regione Tridentina" sarebbero stati ricompresi anche i comuni di Magasa e di Valvestino. I due comuni sono inoltre sottoposti alla giurisdizione trentina per il catasto e per i procedimenti giudiziari.
  19. ^ "Via libera al referendum", articolo del Corriere della Sera del 14 giugno 2008; Bruno Festa, Passaggio al Trentino? Via libera al referendum, articolo del quotidiano "Bresciaoggi" del 14 giugno 2008; Magda Biglia, Provincia di Brescia addio: due comuni al referendum per tornare sotto Trento e "La fuga in massa frenata dalla Regione", articoli del quotidiano "Il Resto del Carlino" del 14 giugno 2008; decreto del Presidente della Repubblica.
  20. ^ Cristian Zurlo, Comuni veneti in Trentino, il confronto in Regione, articolo del quotidiano online "La voce del NordEst.it", 19 maggio 2010.
  21. ^ Elena Favaro, L'Arte dei pittori in Venezia e i suoi statuti, 1975.
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ Marialisa Cargnoni, Boscaì: i Pialorsi di Levrange e l'arte dell'intaglio nella Valle Sabbia, 1997.
  24. ^ Articolo del Corriere della Sera del 28 settembre 1994
  25. ^ John Ball, The Alpine guide, 1866, pagina 485. John Ball sostò a Magasa poco prima del 1866 proveniente da Storo, Valle Lorina e diretto a Gargnano. Descrisse dettagliatamente questo percorso di importanza floristica nella sua celebre Guida Alpina.
  26. ^ Il 1º settembre 1701 il principe Eugenio di Savoia al comando di truppe imperiali sconfisse i francesi del maresciallo Nicolas de Catinat de La Fauconnerie.
  27. ^ Il 17 aprile 1706 il generale francese Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme sconfisse il principe Eugenio di Savoia.
  28. ^ Primo sindaco ad elezione diretta.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bruno Festa, Boschi, fienili e malghe - Magasa tra il XVI e il XX secolo, Grafo edizioni, Brescia 1998;
  • Nicola Gallinaro ed Elio Della Ferrera, Terra tra due laghi, Consorzio Forestale della Valvestino, Sondrio 2004;
  • Grazia Maccarinelli, Voci di Valvestino - Le donne raccontano..., Biblioteche Comunali di Magasa e Valvestino, Arco 2003;
  • Gianpaolo Zeni, "En Merica!" - L'emigrazione della gente di Magasa e Val Vestino in America, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2005;
  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2006;
  • Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana 1993.
  • Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia dei Conti di Lodrone, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2007.
  • Vito Zeni, "Miti e leggende di Magasa e della Valle di Vestino", Biblioteca Comunale di Magasa e Valvestino, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, luglio 1996.
  • Vito Zeni, Le confraternite della Valle di Vestino e il Sacro Triduo di Magasa, Pro Manuscripto, Magasa 1987.
  • Paolo Guerrini, Le origini dei Sacri Tridui, in "Brixia Sacra", anno X, 1919.
  • G. Lonati, L'opera benefica del Conte Sebastiano Paride di Lodrone nella Riviera di Salò, Tipografia Apollonio, Brescia 1933.
  • Claudio Fossati, Peregrinazioni estive -Valle di Vestino-, in "La Sentinella Bresciana", Brescia 1894.
  • Pietro Spinazzi, Ai miei amici, Genova 1867.
  • C. Festi, Genealogia e cenni storici, cronologici e critici della nobil Casa di Lodrone nel Trentino, Bari 1893.
  • I bresciani di Magasa vogliono Trento, articolo del giornale "L'Adige", 16 settembre 2007.
  • Vento di "secessione" sull'Alto Garda, articolo del "Giornale di Brescia", 4 settembre 2007.
  • Brescia, addio per sempre. Torniamo sotto Trento, articolo del giornale "Il Giorno", 30 settembre 2007.
  • Noi con il Trentino. Via al referendum, articolo del "BresciaOggi", 30 settembre 2007.
  • Tarcisio Grandi, Prima Magasa e Pedemonte, articolo di "L'Adige", 27 ottobre 2007.
  • Franco Panizza, I veneti stiano a casa loro. Prendiamo solo la Valvestino, articolo di "L'Adige", 1º novembre 2007.
  • Torniamo in Trentino. Sorto un comitato per il referendum in Valvestino, articolo del "Giornale di Brescia", 1º novembre 2007.
  • Bruno Festa, Un comitato per ritornare in Trentino, articolo di "BresciaOggi, 2 novembre 2007.
  • Bruno Festa, Valvestino, uniti per il referendum. IL CASO. Ieri in Consiglio comunale il «sì» unanime alla consultazione. Manca ormai soltanto la data del voto per l'annessione del Comune al Trentino, articolo di "BresciaOggi", 3 febbraio 2008.
  • Silvia Ghilardi, Valvestino dirotta sul Trentino, il Consiglio dice sì al referendum, articolo del quotidiano "Il Brescia", 5 febbraio 2008, pag. 20.
  • "Fistarol attacca sulla "annessione" dei ladini", articolo del Gazzettino, 27 gennaio 2008.
  • Guardini Laura, Da Brescia al Trentino. Via libera al referendum, articolo del Corriere della Sera, 14 giugno 2008.
  • Cesare Battisti, I carbonari di Val Vestino, in "Scritti politici e sociali", La Nuova Italia, 1966, pag. 397.
  • Cesare Battisti, Il Trentino, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1910.

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