Valle di Ledro

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Valle di Ledro
Paese/i bandiera Italia
Regione/i Stemma Trentino-Alto Adige
Provincia/e stemma Trento
Comuni principali Ledro
Nome abitanti ledrensi

La Valle di Ledro è una valle del Trentino sud-occidentale. Prende il nome forse dai suoi antichi abitanti, chiamati Leutrenses da Romani. È una valle prealpina di origine glaciale che corre da est a ovest geologicamente interessante per la sua formazione.

Le palafitte del Lago di Ledro testimoniano una forte presenza umana in valle già nel tardo neolitico eneolitico. Queste furono scoperte nell'autunno del 1929, quando il livello del lago fu abbassato per i lavori di presa della centrale idroelettrica in costruzione a Riva del Garda. Emersero oltre 10.000 pali, attestando una delle più grandi stazioni preistoriche scoperta fino ad allora in Italia ed una delle testimonianze più importanti in Europa.

Il lago di Ledro, dal caratteristico colore azzurro, si trova nella zona centrale. È servito dal torrente Massangla. Funge anche da serbatoio idrico per alimentare la centrale idroelettrica di Riva del Garda. Per non disperdere l'energia elettrica prodotta in sovrabbondanza dalle centrali termiche nel periodo notturno, questa viene utilizzata per far funzionare potenti idrovore che rimandano l'acqua del lago di Garda fino al lago di Ledro, da dove scende al mattino per far fronte alle punte di richiesta di utilizzo.

Amministrativamente appartiene al comprensorio Alto Garda e Ledro che in Trentino svolge anche le funzioni di comunità montana.

I sei comuni esistenti nella valle per alcuni anni si sono accordati per costituire l'unione dei comuni della valle di Ledro, in attesa che un referendum sancisse definitivamente la costituzione di un unico comune. Il 30 novembre 2008 tutta la popolazione è stata chiamata alle urne e il referendum, con il 74,39% di sì, ha sancito la costituzione del nuovo comune di Ledro. Dopo che tutto il 2009 è servito per il rodaggio, è entrato in funzione dal 1º gennaio 2010. A maggio 2010 i cittadini sono stati chiamati al voto per la lista di preferenza, nonché nella scelta di 6 prosindaci.

La valle è collegata con la Valle del Chiese attraverso la forra dell'Ampola ricavata nella roccia dal torrente Palvico e con la piana di Riva del Garda e Arco attraverso la tagliata del Ponale realizzata da Giacomo Cis a metà del 1800 e ora servita più comodamente dalla galleria di 3600 metri chiamata Agnese in onore del sindaco di Molina di Ledro che si batté a Roma per ottenere la conclusione dei lavori e l'apertura.

Il 21 luglio del 1866 a Bezzecca si svolse la famosa Battaglia e sempre a Bezzecca il nove agosto Garibaldi rispose al generale Alfonso La Marmora con il famoso telegramma: "Ho ricevuto il dispaccio n. 1073. Obbedisco".

La valle di Ledro nella Grande Guerra.

Appartenente all'Impero Austro-ungarico, il territorio della valle nel maggio del 1915 subì lo sgombero della popolazione trasferita in alcuni campi di raccolta situati in Boemia/Moravia (Cechia) ed Austria. La valle divenne zona di guerra con a sud le linee italiane dilatate fino alle pendici della catena dei monti settentrionali (Monte Vies, La Cocca, Costa di Salò, San Giovanni)e comprendente tutti i centri abitati; direttamente a contatto con quella italiana, a nord, la linea autriaca arroccata sulle creste a dirupo del Monte Cadria, Tomeabrù, Parì, Cima d'Oro, Valdes, Rocchetta, Cima Capi; alle spalle di questa, nella frazione di Campi (Riva del Garda), il forte Tombio ad ulteriore rafforzamento dei trinceramenti di alta quota, fra i 1600 ed i 2000 metri. È possibile tutt'oggi visitare buona parte della linea austriaca e le trincee di collegamento poiché scavate in roccia a notevole profondità, verticale ed orizzontale, lungo tutto il versante nord, da ovest ad est, partendo dal forte di Lardaro fino a Riva del Garda. Le prime linee italiane d'assalto, proprio a causa della loro posizione ravvicinata alla prima austriaca, sono pressoché scomparse salvo alcune scavate in roccia e visitabili a Tiarno di Sopra e di Sotto, Bezzecca, nei pressi di Cima d'Oro e San Giovanni. La terza linea italiana, a sud, si estendeva dal Monte Nodic in frazione Pergasina di Riva del Garda correndo lungo Cima Fortini, Monte Carone, Passo Nota, Tremalzo e scendeva fino a Storo; questa è ancor'oggi ben visibile e praticabile col rampichino e fuoristrada (Solo autorizzati); sono inoltre visibili alcune fortificazione italiane in calcestruzzo nella piana di Pur e all'imbocco della Valle di Concei. Durante i quasi 4 anni del conflitto, nella valle non si ebbero scontri fra grandi unità data l'esiguità dello spazio e la morfologia delle linee montane particolarmente adatte alla difesa. All'inizio del conflitto i reparti italiani avanzarono fino a contatto con la linea austriaca accuratamente preparata in cresta da un paio d'anni e fornita di campi minati e filo spinato; forti combattimenti si ebbero a San Giovanni ed allo Sperone, nei pressi di Cima d'Oro a quota m. 1336 ed a Costa di Salò; nella valle di Concei frequenti furono gli scontri fra pattuglie di esploratori ed incursori di ambo gli eserciti così come notevoli i bombardamenti dell'artiglieria italiana contro le fortificazioni di alta quota. Alla fine del 1918, con il crollo del fronte austroungarico, ogni posizione fu abbandonata e successivamente i numerosi recuperanti locali di materiali di valore,(ferro, rame, polvere pirica, munizioni) svellero tutte le corazzature dalle cupole, dalle porte e dalle luci. Purtroppo l'artiglieria austriaca, dai forti di Riva e Campi, a disturbo della linea italiana, provocò la distruzione e l'incendio di tutti i centri abitati della valle di Ledro la cui ricostruzione fu opera dalla popolazione locale rimpartiata nel 1919 e supportata dal genio militare italiano con materiali da costruzione, mezzi di trasporto e supporto logistico quale cucine da campo, vettovagliamento, alloggi e terminò nel 1924.


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