Cevo

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Cevo
comune
Cevo – Stemma
Cevo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
Sindaco Silvio Marcello Citroni (lista civica Insieme si può) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 46°04′56″N 10°22′10″E / 46.082222°N 10.369444°E46.082222; 10.369444 (Cevo)Coordinate: 46°04′56″N 10°22′10″E / 46.082222°N 10.369444°E46.082222; 10.369444 (Cevo)
Altitudine 1100 m s.l.m.
Superficie 35 km²
Abitanti 915[1] (31-10-2013)
Densità 26,14 ab./km²
Frazioni Andrista, Fresine, Isola
Comuni confinanti Berzo Demo, Cedegolo, Ceto, Cimbergo, Daone (TN), Saviore dell'Adamello, Sonico
Altre informazioni
Cod. postale 25040
Prefisso 0364
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017051
Cod. catastale C591
Targa BS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 793 GG[2]
Nome abitanti cevesi
Patrono san Vigilio
Giorno festivo 26 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cevo
Posizione del comune di Cevo nella provincia di Brescia
Posizione del comune di Cevo nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Cevo (Séf in dialetto camuno[3]) è un comune italiano di 915 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia.

Il territorio di Cevo in Valle Camonica

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il Comune di Cevo sorge in Valsaviore, valle laterale della Valcamonica, in cima al dosso dell'Androla, all'interno del Parco regionale dell'Adamello.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Valle Camonica.

Il 5 febbraio 1350 il vescovo di Brescia Bernardo Tricardo investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Cevo il Comune (vicinia) e gli uomini di Cevo.[4]

Alla pace di Breno del 31 dicembre 1397 i rappresentanti della comunità di Cevo, Antonio Cucco e il notaio Torello di Domenico, si schierarono sulla sponda ghibellina.[5]

Il 17 settembre 1423 il vescovo di Brescia Francesco Marerio investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Monno, Cevo, Andrista, Grumello, Saviore, Cemmo, Ono, Sonico, Astrio, Malegno, Cortenedolo, Vione, Incudine e Berzo Demo a Bertolino della Torre di Cemmo .[4] , Gregorio Brunelli dice che nel XVII secolo gli abitanti di Cevo erano talmente poveri da emigrare d'inverno presso Soncino o nel Cremonese[6]

Il 22 aprile 1644 Il paese di Cevo fu quasi completamente incendiato per la caduta di un fulmine.[7]

Nel 1927 il comune di Cevo venne unito a quello di Saviore formando il comune di Valsaviore; i due centri si separarono nuovamente nel 1954.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il nord Italia venne aggregato alla repubblica di Salò.

Ai giovani delle classi 1923-1925 vennero chiamati alla leva obbligatoria, ma nessuno si presentò. Molti si nascondevano nelle montagne dell'Adamello, nei fienili ad alta quota. Altri aderivano ai gruppi partigiani dell'alta valle. Sopra Cevo Antonino Parisi (Nino), Bartolomeo Cesare Bazzana (il Maestro) e altri ribelli cominciano ad organizzare la 54º Garibaldi, che inizia ad operare attivamente dal gennaio 1944.

A primavera iniziano i primi rastrellamenti al fine di leva da parte della banda fascista Marta, formata da militi della Guardia Nazionale Repubblicana di Milano. Le azioni di questo reparto oltrepassano il compito di repressione antipartigiana sconfinando in realtà nel saccheggio ai danni delle popolazioni, ruberie ai contadini e uccisioni. Il 19 maggio consolida la prassi del terrore sterminando la famiglia Monella (Giovanni, sua moglie Maria Scolari e la figlia Maddalena) e assassinando lo scalpellino Francesco Belotti.[senza fonte]

Durante il mese di giugno viene catturato Pozuolo Giuseppe Pezzati, comandante repubblichino di Isola; pochi giorni dopo viene attaccata dai partigiani una pattuglia tedesca presso Isola, con il ferimento di un sottufficiale.[senza fonte]

Il 1º luglio i garibaldini attaccano la centrale di Isola: lo scontro dura mezz'ora. Due fascisti vengono uccisi e due feriti: il comandante fu fucilato. Tra i partigiani vi furono un morto e due feriti.[senza fonte]

In seguito a questi fatti venne stabilito l'assalto dei fascisti del paese.[senza fonte]

Il 3 luglio 1944, viene bruciato il paese di Cevo per rappresaglia contro i partigiani. 151 case vengono totalmente distrutte, altre 48 rovinate e 12 saccheggiate; furono uccise 6 persone: Cesare Monella, Francesco Biondi, Giacomo Monella, Giovanni Scolari, Rodella Domenico, Biondi Giacomina. Su una popolazione di circa 1200 abitanti rimasero ben 800 senza tetto.[senza fonte]

I tedeschi si arrenderanno, infine, il 18 aprile 1945 a Forno d'Allione.

Nel secondo dopoguerra, la realtà sociale del paese e la ridotta economia interna si scontrano con l'affermazione della società dei consumi e delle correlate politiche economiche nazionali. Questo sistema socio-economico durò quasi fino alla fine del sec. XX ma negli ultimi decenni avvenne una crescente marginalizzazione nei confronti di una sempre più numerosa popolazione che fa propri i modelli di vita funzionali all'economia di mercato. Portatori di questo sistema sono gli impiegati nell'apparato statale, i piccoli imprenditori, gli occupati nell'industria idro-elettrica e nelle fabbriche della Valcamonica e gli emigrati con le loro "rimesse".

Agli inizi del XXI secolo l'attività agricola, in diverse forme, permane, fornendo una nuova possibilità per evitare lo spopolamento e il completo abbandono della campagna.

Feudatari locali[modifica | modifica sorgente]

Famiglie che hanno ottenuto l'infeudazione vescovile dell'abitato:

Famiglia Stemma Periodo
Vicinia di Cevo 1350 - ?
Della Torre 1423 - ?

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cevo è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. La motivazione è visionabile qui.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Municipio
Chiesa di San Vigilio
Via San Sisto
Cimitero di San Sisto visto dalla vecchia mulattiera.
Ca dél Tròs

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale di Cevo si possono trovare numerose architetture religiose[8]:

  • Chiesa di San Sisto: In stile Romanico bresciano fu edificata nel sec. XII e ampliata del secolo XVI; è circondata dal piccolo cimitero.
  • Le Edicole (Santèle): disseminate sul territorio, la loro presenza rassicura l’anima dei viandanti
  • Parrocchiale di San Vigilio, del secolo XVI
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate
  • Cappella della Madonna dell'Andròla, bell'esempio di tempietto rinascimentale. La prima costruzione risale al secolo XVII e restaurata nel secolo XIX su progetto di Giovanni Andrea Boldini. È costituita da un pronao a tre archi su pilastri in stile tuscanico e dalla cella templare nella quale è stata realizzata la Cappella dedicata alla Madonna, affrescata dal pittore Brighenti di Clusone nel 1875.
  • Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice: consacrato il 2 settembre 1962, ubicato nell’edificio della Colonia dei Salesiani inaugurata il 26 agosto 1962.
  • La Croce del Papa: fu eretta nel 2005 sul dal Dòs dell'Andròla dove è visibile da gran parte della media valle. Fu creata su disegno dell’artista Enrico Job in occasione della visita a Brescia di Papa Giovanni Paolo II nel centenario della nascita di Papa Paolo IV nel settembre del 1998.[9] Il 24 aprile 2014, il braccio in legno lamellare che sosteneva la croce si spezzò e l'enorme statua schiacciò un ragazzo di vent'anni, uccidendolo sul colpo.[10]
  • Da segnalate anche il cimitero di San Sisto, caratteristico cimitero di montagna, collocato all'esterno del paese sulla mulattiera per Cedegolo. Il cimitero è dviso su due piani ricavati dai terrazzamenti dei campi e dei prati, senza deturparne il regolare disegno, e ci si conserva l'originale chiesetta romanica dedicata al papa San Sisto. {{Citazione necessaria|Il maestro Bartolomeo Cesare Bazzana, in una sua lettera ai familiari, così scriveva:
"Come già vi dissi sarò sicuramente a casa il 31 c.m. (ottobre 1963) - in tempo cioè per salutare anche per voi i nostri cari Morti partecipando alle consuete cerimonie annualmente Loro dedicate"[11].

Dòs dell'Andròla (Dosso dell'Androla)[modifica | modifica sorgente]

La passeggiata all’Andròla tra i verdi prati eccezionalmente in piano, tra i cespugli di biancospino e i fiori spontanei, il canto dei grilli; nella direzione di orizzonti interminabili e con la presenza della prospiciente e frastagliata Concarena; quando, dopo le ultime case della Via Androla, la strada diventa un sentiero tra l’erba, superati i campi e gli orti domestici, appariva sulla sommità del piccolo colle, gettante sull’imbocco della Valsaviore, il “tempietto rinascimentale dell’Andròla con il pronao e la Cappella dedicata alla Madonna, allora in quel luogo si avvertiva un senso di serenità e leggerezza dovuti anche al suono provocato dal gioco dei folletti refoli di vento, fra i pilastri del tempietto.

Solo in questo luogo poteva "manifestarsi" la Madonna, forse anche per esorcizzare antiche leggende secondo le quali qui le streghe custodivano il “serpente dell’anello d’oro” la leggenda a cui si collega la maschera del Basilisc che fino a poco tempo fa, a gennaio, percorreva di notte le strade del paese. Leggende forse causate dalla frequente caduta dei fulmini, fenomeno provocato dalla presenza nel colle di antiche miniere di rame, dette “ramice e di “misteriose” incisioni rupestri nella parete a strapiombo detta il Còran dè la Panéra o forse anche dalle forme “inconsuete” della Cappella. Un “sentiero etrusco-celtico” che parte da Monte e giunge a Fabrezza (Saviore) consente di visitare le ramine, le incisioni rupestri, e altri siti archeologici quali i dolmen a Mulinél[12].

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Municipio
  • Monumento ai Caduti di tutte le Guerre
  • Piazzetta della Memoria della Shoah
  • Monumento dei Caduti della Resistenza
  • Monumento commemorativo a Musna dove il 19 maggio 1944 i fascisti uccisero Francesco Belotti e i coniugi Giovanni Monella, e Maria Scolari, con la figlia Maddalena Monella
  • Opere di salvaguardia e di arredo urbano del torrente Igna
  • Proseguendo per la strada che dal cimitero assume la denominazione di Via San Sisto, si raggiunge il nucleo abitativo col toponimo di Ca dél Trós, preceduto da una fontana abbeveratoio. La località ha mantenuto le caratteristiche architettoniche e urbanistiche originali.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Parco regionale dell'Adamello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco regionale dell'Adamello.

Il territorio del comune di Cevo si trova totalmente all'interno del Parco regionale dell'Adamello, istituito il 1º dicembre 2003. Lo scopo primario del Parco è la conservazione dell'ambiente e del paesaggio, e, conseguentemente, incrementare la sensibilità e la partecipazione degli abitanti e dei visitatori al raggiungimento di detto scopo.

Sistema agro-pastorale tradizionale[modifica | modifica sorgente]

Il vissuto e la cultura della comunità "tradizionale" affonda le radici in secoli lontani; lo dimostrano i metodi e gli attrezzi da lavoro ancora utilizzati nel secondo dopoguerra. L’organizzazione, i valori e l’immaginario della popolazione erano connotati da aspetti di autonomia sia nei confronti di quelli espressi dagli apparati laici succedutisi nel tempo sia di quelli religiosi: il collante sociale era dato da un’organizzazione “comunitaria - consociativa”, probabilmente in parte tramandata dalle “vicinie”, riformata, dopo l’Unità d’Italia, dalle istituzioni nazionali (sistema democratico partecipativo, scuola, istituzioni di categoria, ecc.). Il suo fluire si può suddividere in tre periodi di seguito descritti in modo schematico e per titoli di argomenti.

Periodo invernale:

La vita si svolgeva in paese; le mucche e gli animali da lavoro erano riparati nelle stalle vicino alle abitazioni o nei fienili poco lontani; si utilizzava il fieno stoccato nei tablat generalmente sopra le stalle; gli altri prodotti usati per l’alimentazione sia umana che animale (patate, granoturco, frumento, ecc.), conservati per tempo, erano prodotti negli appezzamenti di terreno vicino al paese; si macellava il maiale; si caseava nel caseificio comune; i greggi transumavano in pianura.

Periodo delle stagioni intermedie:

La vita si svolgeva ancora in paese; gli animali venivano riparati nelle stalle dei fienili lontani dall’abitato, ma facilmente raggiungibili, in località dove era possibile produrre il fieno; si caseava nelle costruzioni rurali (nei baitel).
  • Alcuni toponimi dei luoghi sono: Ragù, , Canet, Ėcia

Periodo della stagione estiva:

Le famiglie generalmente si dividevano: il marito e i figli più piccoli vivevano nell'alpeggio e la moglie rimaneva in paese con i figli più grandi per la fienagione (in alpeggio l'alloggio era il tablat); si caseava nel baitel; si tosavano le pecore; si eseguiva la fienagione, avveniva l’emigrazione stagionale.
  • Località degli alpeggi: Barzabàl, Dosnùr, Musna, Ghisèla (un’altitudine da 1300 a 1600 m s.l.m.)
  • Le mucche venivano portate nelle malghe Curt e Paret (da 1800 a 2000 m s.l.m.)

Le donne nella società tradizionale avevano un ruolo paritario con gli uomini, sicuramente non subalterno, sia in famiglia che anzi poteva avere connotati matriarcali, sia nella collettività, svolgendo un compito primario nella normale attività lavorativa e, a causa dell’emigrazione stagionale, quando sostituiva interamente il maschio nella conduzione della famiglia o quando era essa stessa a emigrare (in questo caso era l’uomo che si occupava di tutte le attività della famiglia).

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[13]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Gli scütüm sono nei dialetti camuni dei soprannomi o nomiglioli, a volte personali, altre indicanti tratti caratteristici di una comunità. Quello che contraddistingue gli abitanti di Cevo è Barolc.[14]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Cevo[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1945  ? Vigilio Casalini Sindaco
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Mauro Giovanni Bazzana Lista civica Sindaco
8 giugno 2009 in carica Silvio Marcello Citroni Lista civica "Insieme si può" Sindaco [17]

Unione di comuni[modifica | modifica sorgente]

Cevo fa parte dell'Unione Comuni della Valsaviore, assieme ai comuni di Cedegolo, Berzo Demo, Saviore dell'Adamello e, dal 2003, Sellero.

L'unione di comuni ha sede a Cedegolo ed è stata creata il 20 agosto 1999. Ha una superficie di circa 225 km².[18]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile anno 2013.. URL consultato il 24 marzo 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Lino Ertani, Dizionario del dialetto camuno e di toponomastica, Artogne, Tipografia M. Quetti, 1980, p. 161.
  4. ^ a b Roberto Celli, Repertorio di fonti medievali per la storia della Val Camonica, Brescia, Tipolitografia Queriniana, 1984, p. 106, ISBN 88-343-0333-4.
  5. ^ Gregorio Brunelli in Oliviero Franzoni (a cura di), Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli camuni, Breno, Tipografia Camuna [1698], 1998, pg. 183.
  6. ^ Marcello Ricardi, Giacomo Pedersoli, Grande guida storica di Valcamonica Sebino Val di Scalve, Cividate Camuno, Toroselle, 1992, p. 309.
  7. ^ Marcello Ricardi, Giacomo Pedersoli, Grande guida storica di Valcamonica Sebino Val di Scalve, Cividate Camuno, Toroselle, 1992, p. 310.
  8. ^ Eugenio Fontana, Terra di Valle Camonica, Brescia, Industrie Grafiche Bresciane, 1984, p. 116.
  9. ^ Virtus Zallot, Appunti per una storia della cristianizzazione di Valle Camonica in InterValli, nº 2, 2008, p. 30. URL consultato l'11 ottobre 2008.
  10. ^ Cevo, la croce dedicata a Wojtyla si spezza e uccide un 20enne. URL consultato il 24 aprile 2014.
  11. ^ Vedere il File "Lettera di Bartolomeo Cesare Bazzana.pdf": Burtulì è Bartolomeo in dialetto di Cevo
  12. ^ Silvano Danesi, Il sentiero etrusco celtico a cura degli amici del sent| anno= 1992|pagine=310}}</rato dal Parco dell’Adamello, Comune di Cevo e dalla Pro Loco di Valsaviore
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Lino Ertani, Dizionario del dialetto camuno e di toponomastica, Artogne, Tipografia M. Quetti, 1980, p. 161.
  15. ^ Giorgio Azzoni, Pietro Giorgio Zendrini - Opere e progetti 1975-2000, Gianico - BS, La Cittadina, 2000, p. 132.
  16. ^ Fabrizio Ferri in Pietro Giorgio Zendrini (a cura di), S'vöt che l'gie argot - Si vede che c'è qualcosa, Gianico - BS, La Cittadina, 2009, p. 56.
  17. ^ Voli - Speciale elezioni 2009. URL consultato il 12 giugno 2009.
  18. ^ Ministero dell'Interno - Unione Comuni della Valsaviore. URL consultato il 26 luglio 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Bontempi, Storia della Valsaviore, Tipografia Camuna, Breno, 2005
  • Mimmo Franzinelli, La "baraonda" - Socialismo, fascismo e resistenza in Valsaviore, Grafo edizioni, Brescia, 1995
  • AA.VV, Cevo di Valsaviore - Appunti di storia locale, Tipografia Valgrigna, Esine, 1975
  • Mimmo Franzinelli, "Il museo della Resistenza di Valsaviore" (2013)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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