Bovegno

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Bovegno
comune
Bovegno – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
Sindaco Tullio Aramini[1] (lista civica, area centrosinistra[2]) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°47′00″N 10°16′00″E / 45.783333°N 10.266667°E45.783333; 10.266667 (Bovegno)Coordinate: 45°47′00″N 10°16′00″E / 45.783333°N 10.266667°E45.783333; 10.266667 (Bovegno)
Altitudine 680 m s.l.m.
Superficie 47 km²
Abitanti 2 272[3] (31-10-2013)
Densità 48,34 ab./km²
Frazioni Castello, Graticelle, Ludizzo, Magno, Piano, Predondo, Zigole, Forno, Savenone di sopra, Savenone di sotto
Comuni confinanti Artogne, Berzo Inferiore, Bienno, Collio, Esine, Gianico, Irma, Marmentino, Pezzaze
Altre informazioni
Cod. postale 25061
Prefisso 030
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017024
Cod. catastale B100
Targa BS
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti bovegnesi
Patrono san Giorgio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bovegno
Posizione del comune di Bovegno nella provincia di Brescia
Posizione del comune di Bovegno nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Bòvegno; Böegn in dialetto bresciano[4][5]) è un comune italiano di 2 272 abitanti[3] della provincia di Brescia.

È situato nell'alta Val Trompia, in una conca da cui si dipartono alcune valli laterali tra le quali la Valle di Graticelle, la più estesa, la Val Sorda e la Valle della Meola.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

La morfologia del territorio di Bovegno annovera montagne tra le quali le più alte della Val Trompia, come il Monte Crestoso (2215 m s.l.m.) ed il Monte Muffetto (2060 m s.l.m.). È al centro di una formazione calcarea affiorante classificata dai geologi come Carniola di Bovegno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Etimologia del toponimo[modifica | modifica sorgente]

Parrebbe derivare dal reto-celtico Vöb-egn da cui Böegn. Vob/vad significa guado mentre egn/inn vuol dire fiume quindi "(villaggio in prossimità del) guado del fiume" che i romani latinizzarono in Vobenum, come testimoniato da un'epigrafe del I secolo a.C. conservata presso il museo romano di Brescia mentre nel medio evo assunse l'attuale forma italiana mantenendo però sempre in lingua locale quella originaria di Böegn. Tale tesi è supportata dal fatto che il primo insediamento sarebbe stato localizzato nella frazione di Piano, poco sopra il Mella, e solo attorno al secolo IX - X, con le ultime invasioni degli Ungari, si spostò l'abitato nella parte alta, nell'attuale frazione-capoluogo denominata Castello.

Vicende storiche[modifica | modifica sorgente]

Le origini dei suoi abitanti sono ascrivibili a popolazioni di matrice retica, celtica e germanica, come testimoniato anche dal nome, nonché da altri toponimi locali. I Vobenates erano una delle tribù facenti parte del popolo dei Triumplini. Poi si fonderanno con i celti (Galli Cenomani) e successivamente con i Longobardi, popolo di origine germanica. Bovegno è situato al culmine della Val Trompia, la cui paraetimologia starebbe a significare valle delle tre pievi (tra cui quella di Bòvegno) secondo una interpretazione, mentre i Triumplini erano un'antica tribù alpina che viene citata per prima sul famoso Trofeo delle Alpi di La Turbie del 7 a.C. che ricorda l'assoggettamento delle Gentes Alpinae devictae all'Imperatore Augusto.

Nel 568 vi giungono i Longobardi e il territorio viene inserito nel Ducato di Brescia. Bovegno segue le vicende della città di Brescia e costituitosi in comune rurale attorno al 1100 viene infeudato dal Vescovo di Brescia ai Confalonieri che successivamente lo cedono nel 1252 ai Pinzoni, famiglia feudataria locale, dalla quale si affranca dal pagamento dei censi nel 1276, anche se gli stessi resteranno proprietari del castello fino al 1376. Possiede un importante patrimonio storico di epoca medievale, con notevoli testimonianze architettoniche localizzate nelle frazioni, come la torre medievale di Predondo, la torre di Ludizzo e la torri di Castello e di Piano. Una lapide del 1123, murata sulla parete orientale esterna della chiesa parrocchiale ricorda la partecipazione del comune all'edificazione del nuovo edificio di culto.

Tra le testimonianze storiche del passato si segnalano gli Statuti risalenti al 1341, che contengono numerose norme di diritto pubblico e privato, alcune decisamente curiose e originali, tra le quali le più antiche norme di diritto minerario conosciute in Italia, antecedenti quelle delle cave di marmo di Carrara. È stata poi rinvenuta una preghiera in bresciano antico (la più antica testimonianza scritta in lingua bresciana, risalente alla prima metà del Trecento).

Nel 1339 inglobò il microscopico comune di Magno dove vivevano tre famiglie. Dal 1426 entrò a far parte della Repubblica di Venezia con la quale restò fedelissimo fino al 1797 divenendo il centro della resistenza veneta della Val Trompia nelle Pasque veronesi anti-giacobine e anti-francesi dell'aprile-maggio 1797. Dopo la parentesi napoleonica entrò nell'Impero Austriaco dal 1813, divenendo poi dopo il 1815 Regno Lombardo Veneto, sempre sotto la corona degli Asburgo, e, dal 1861, del Regno d'Italia.

Con i vicini comuni di Collio, Pezzaze ed Irma ebbe frequenti liti, ad esempio nel 1360 e nel 1526, per la definizione dei confini reciproci. Nel XV secolo continuò l'attività estrattiva che cominciò a decadere attorno al XVII secolo, non riuscendo a sostenere la concorrenza di altre zone.

Nell'agosto del 1850 il territorio di Bovegno venne devastato da un'alluvione: furono distrutti mulini, il forno fusorio di Brolo e anche le "travate" (opere idrauliche) lungo il fiume.

Verso la fine del secolo divenne un centro di cooperazione: nel 1888 venne fondato il primo caseificio sociale alpino italiano e nel 1897 don Giovanni Tanghetti si fece promotore della fondazione di una Cassa Rurale che in quest'ultimo decennio ha contribuito alla formazione della Banca di credito cooperativo della Valtrompia.

Alla fine dell'Ottocento l'economia del comune attraversò una profonda crisi a seguito della chiusura della "Brescia Mining and Metallurgic Company"(1894), di proprietà inglese e perciò fu interessato dal fenomeno migratorio verso le americhe, in particolare verso gli U.S.A. nello Stato della Pennsylvania, zona di Pittsburgh.

Sempre alla fine dell'Ottocento risale l'inizio dell'attività turistica. Bòvegno fino agli anni quaranta del secolo XX fu una stazione turistica di primo livello che visse la sua stagione d'oro tra le due guerre mondiali, negli anni venti e trenta; di quel periodo restano alcune ville signorili come villa Sorlini, villa Dabbeni-Della Torre, villa Baratti-Coffanetti, villa Tanghetti, villa Togni-Biena, villa Gastoldi-Bojanovich-Remedio, il villino Marchesi-Gatta.

Le miniere del territorio di Bovegno hanno costituito nel passato un'importante risorsa economica per intere generazioni. Ancora oggi si possono osservare i resti delle passate attività industriali minerarie legate al ferro: i resti delle miniere per l'estrazione di fluorite, ferro e altri minerali, i magli e un forno situato in frazione Forno Brolo.

Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, fu installato in località Rasega, dove attualmente sorge il Parco del Mella, un tiro a segno militare, che servì durante il conflitto anche come retrovia del fronte per le truppe impegnate in zona di operazioni.

Nel 1930 il governo fascista installò in segreto presso un'azienda agricola in località Piane di Predondo-Guai un campo paramilitare per gli Ustascia croati di Ante Pavelic, il quale alloggiava a Bovegno presso l'Albergo Brentana. I paramilitari croati erano addestrati da un ex ufficiale austro-ungarico di origine ungherese ed erano utilizzati per operazioni terroristiche in chiave anti-jugoslava. Questo campo fu smantellato nel marzo 1933 poiché, per dissidi con la popolazione non era più possibile mantenerlo segreto e i nazionalisti croati trasferiti a Borgotaro.

Bovegno diede un notevole contributo alla Resistenza, per la quale è stato insignito della Medaglia di bronzo al Merito Civile. Il 15 e 16 agosto 1944 fu teatro di una strage nazifascista, conosciuta come l'Eccidio di Bovegno, che fece 15 vittime. È l'episodio più grave della guerra civile nel bresciano.

Dal 1927 al 1955 fu aggregato a Bòvegno anche il comune di Irma.

Negli anni sessanta accolse numerose famiglie di emigrati sardi i cui uomini lavoravano nelle miniere di Bovegno, attive sino agli anni ottanta.

Nel 1963 al comune di Bovegno venne aggregata la frazione di Savenone di Sopra staccata da Pezzaze.

Attualmente Bovegno sta attraversando un periodo di profonda crisi economica che ha coinvolto soprattutto il settore turistico. Negli anni 60 e 70 il paese era meta di un notevole turismo familiare estivo, poi fortemente ridimensionato. Importanti e gloriose strutture alberghiere del passato sono state da tempo trasformate in strutture residenziali. Anche il declino dell'attività mineraria ha prodotto un esodo di lavoratori anche in altri continenti. I tentativi di rilancio passano, secondo l'attuale amministrazione, attraverso la costituzione dell'Agenzia Parco Minerario dell'Alta Valle Trompia e la costruzione di un collegamento con la stazione sciistica di Montecampione. Quest'ultima iniziativa è ritenuta dai critici foriera di devastazione ambientale, speculazione edilizia e dissesto della casse comunali.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia di bronzo al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Merito Civile
«Centro strenuamente impegnato nella lotta di liberazione subiva rappresaglia nazifascista che provocava la morte di quindici cittadini innocenti e l'incendio di numerose abitazioni. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»
— Bovegno (BS), 15 agosto 1944

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale sono presenti undici chiese, tra le quali il santuario, in stile barocco con un campanile la cui cupola è a forma di cipolla, edificato sul luogo dell'apparizione della Madonna avvenuta il 22 maggio 1527 davanti alla giovane contadina Maria Amadini.

Oltre alla pieve dedicata a san Giorgio, le cui fondamenta risalgono all'epoca medievale[senza fonte], vi è la chiesa di santa Maria Assunta di Piano, sorta per prima probabilmente in un luogo su cui si ergeva un tempio pagano[senza fonte], le chiese di sant'Antonio e san Michele, rispettivamente a Graticelle e Ludizzo, san Marco, posta a Predondo, san Giuseppe, a Zigole, la chiesa di San Rocco, situata in località Forno Brolo, anticamente un lazzaretto per appestati[senza fonte], mentre a Magno c'è la tardo romanica chiesa dedicata a san Lorenzo e la parrocchia di san Bernardo, recentemente[quando?] ristrutturata dopo aver subito un crollo negli anni Novanta[senza fonte].

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Vi sono le torri di epoca medievale di Castello, Ludizzo, Piano, Predondo e ciò che resta della torre di S.Martino che sovrasta il capoluogo. A Piano c'è l'antico palazzo Negroboni-Corsini, l'antica casa Negretti-Piardi e la seicentesca struttura dell'Ospedale S. Giovanni, trasformata nel 1982 in alloggi popolari.

Di particolare pregio il complesso architettonico che comprende la villa Dabbeni, il cinema teatro auditorium parrocchiale e gli ex lavatoi ora sede di una banca, il tutto progettato dell'arch. Egidio Dabbeni utilizzando materiali e colonne medioevali provenienti dalle demolizioni del fatiscente quartiere del centro storico di Brescia abbattuto per fare spazio alla piazza piacentiniana della Vittoria tra il 1929 e 1930.

Per quanto riguarda il capoluogo, si segnala inoltre la presenza di 2 grandi parchi pubblici per lo svago e di 2 aree faunistiche riservate a daini e mufloni. Nel paese alto (Castello) si trova infatti l'omonima "Pineta" (completamente ristrutturata nel 2005). Nel paese basso (Piano) è stato invece ultimato il "Parco del fiume Mella", con aree giochi, bar e laghetto artificiale.

A Bovegno ha sede la Casa di Riposo "San Giovanni". Sorta nel 1606 come Ospedale San Giovanni grazie ad un lascito del possidente Giovanni Brentana ed arricchita da liberalità successive, fu per lungo tempo l'unica struttura ospedaliera delle valli bresciane.

Sono inoltre presenti siti di archeologia industriale come lo Stringhificio in precedenza Latteria sociale risalente al 1888, dove si trova la più antica centralina elettrica ancora esistente del bresciano, costruita nel 1898 e attualmente[da quando?] in disuso, interessata a progetti di recupero.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Lo scotöm (soprannome) degli abitanti di Bovegno è "Bò de Böegn" cioè "Buoi di Bovegno".

Fra le iniziative di maggior spicco, merita certamente una citazione il Torneo Nazionale di Tennis "Coppa dott. Ernesto Della Torre", manifestazione sportiva a carattere nazionale che si svolge dal 1951 e che dal 1966 è intitolata al medico tennista prematuramente scomparso. Particolare importanza riveste la festa per l'assegnazione all'ospite del "Ciclamino d'Oro", in origine un riconoscimento per la fedeltà dei turisti soggiornanti a Bovegno ma che negli ultimi anni ha assunto anche il valore di premio di riconoscenza per concittadini benemeriti. Vi è poi la manifestazione gastronomica "Bovegno con gusto" che richiama migliaia di visitatori e le processioni religiose di ferragosto della "Madonna della Misericordia" fra le vie del paese.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Ricche e vive sono le tradizioni culinarie locali, con un'interessante produzione casearia locale (un caseificio situato a Graticelle). Tra le prelibatezze locali i gustosi formaggi, il miele, le marmellate, i salumi e la cacciagione.

Persone legate a Bovegno[modifica | modifica sorgente]

Il primo personaggio storico che compare è Staius Esdragass vobenensis definito Princeps e Prefectus cohortis Triumplinorum nella già citata epigrafe del I secolo a.C. conservata presso il museo romano di Brescia. Trascorse a Bovegno gran parte della sua vita il massimo poeta bresciano Angelo Canossi (1862-1943), prima alla Cà del Mai poi alla Cà dèle Bàchere (dichiarato monumento di interesse locale) in località Valsorda. Trascorse gli ultimi anni e morì a Bovegno il botanico veronese Giovanni Zantedeschi (1773 - 1846). Lo scrittore e volontario garibaldino Giuseppe Cesare Abba a partire dalla fine dell'Ottocento scelse Bòvegno come propria dimora estiva, qualche anno più tardi, il famoso architetto bresciano Egidio Dabbeni edificò qui la sua villa di vacanze. Il bovegnese Carlo Cibaldi (1841-1919) è l'autore del Testamento di un erboraio scritto alla fine dell'Ottocento, riscoperto negli anni ottanta del secolo XX e pubblicato con prefazione di Natalia Ginzburg. Altro bovegnese conosciuto nell'ambito culturale è stato il docente, poeta e letterato Aldo Cibaldi, nipote del precedente, al quale il Comune di Bovegno ha pure intitolato il suo viale più famoso: quello della Circonvallazione. Di Bòvegno era pure l'insigne studioso prof.Domenico Brentana (1886-1936) preside della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Parma negli anni venti e trenta. A Bòvegno hanno vissuto due tra i maggiori pittori contemporanei bresciani, Andrea Piardi (Pezzaze 1889 - Bòvegno 26 maggio 1970) e Gabriel Gatti (1917-1992), entrambi sepolti nel locale cimitero. Anche il filosofo Emanuele Severino (Brescia 1929) la cui madre era di una distinta famiglia Tanghetti di Bovegno, durante l'infanzia e l'adolescenza ha soggiornato nei mesi estivi e durante le vacanze invernali a Bovegno, presso la casa della nonna, nella frazione di Castello. Ha la moglie originaria di Bovegno il giornalista e opinionista televisivo senegalese con cittadinanza italiana Edrissa Sanneh in arte Idris. È originaria di Graticelle di Bovegno la famiglia del pilota di formula 1 Bruno Giacomelli. Ha vissuto a Bovegno fino a tempi recenti lo sportivo Roberto Ghidoni (Brescia 1952) vincitore di alcune edizioni della Iditarod, traversata dell'Alaska a piedi, con racchette o cani da slitta.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1954 Giovita Gatta Democrazia Cristiana Sindaco
1954 1964 Attilio Giacomelli Democrazia Cristiana Sindaco
1964 1980 Mario Giacomelli Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1992 Egidio Tanghetti Democrazia Cristiana Sindaco
1992 1995 Gianbattista Facchini Democrazia Cristiana Sindaco
1995 2000 Aldo Zubani Lega Nord Sindaco
2000 2001 Elio Faillaci Commissario Prefettizio
2001 2006 Riccardo Giacomelli centrodestra sindaco
2006 2011 Bruno Tanghetti centrodestra sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ministero dell'Interno - Elezioni comunali del 15-16 maggio 2011 Bovegno. URL consultato il 16-05-2011.
  2. ^ Il Giorno - Brescia - Il Pd festeggia e rilancia: "Questo è soltanto l'inizio"
  3. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile anno 2013.. URL consultato il 24-3-2014.
  4. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  5. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 95.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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