Bagnolo Mella

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Bagnolo Mella
comune
Bagnolo Mella – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
Sindaco Cristina Almici[1] (Il Popolo della Libertà-Lega Nord) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°25′48″N 10°11′07.44″E / 45.43°N 10.1854°E45.43; 10.1854 (Bagnolo Mella)Coordinate: 45°25′48″N 10°11′07.44″E / 45.43°N 10.1854°E45.43; 10.1854 (Bagnolo Mella)
Altitudine 85 m s.l.m.
Superficie 31,35 km²
Abitanti 12 772[2] (30-04-2013)
Densità 407,4 ab./km²
Comuni confinanti Capriano del Colle, Dello, Ghedi, Leno, Manerbio, Montirone, Offlaga, Poncarale
Altre informazioni
Cod. postale 25021
Prefisso 030
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017009
Cod. catastale A569
Targa BS
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti bagnolesi
Patrono santi Processo e Martiniano
Giorno festivo 2 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bagnolo Mella
Posizione del comune di Bagnolo Mella nella provincia di Brescia
Posizione del comune di Bagnolo Mella nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Bagnolo Mella (Bagnöl in dialetto bresciano[3][4]) è un comune italiano di 12.772 abitanti della provincia di Brescia, in Lombardia.

Il comune è stato fregiato del titolo di città il 12 gennaio 2011 dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per meriti di carattere storico e culturale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è sostanzialmente pianeggiante e irrigato da numerose roggie e seriole tra cui spicca il Vaso Molone che utilizza un antico alveo del Garza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine del nome

Mazza (1986) ipotizza che il nome derivi dal latino balneolum, nel senso di piccolo bagno o di piccola pozza, oppure dal personale Albagnolo[5].

Mella, indicante l'omonimo fiume sebbene geograficamente lo stesso non solchi il territorio comunale, è stato aggiunto dal RD 24 agosto 1862, n. 802, su ricorso del consiglio comunale.

Preistoria ed età romana[modifica | modifica wikitesto]

È attestata la presenza di una terramare dell'età del bronzo presso la località di Fontanellato[6]. Il Pagus romano si sviluppò attorno alla stessa: la presenza romana è attestata dal rinvenimento di un cippo dedicato ad un veterano della legio II Italica[5].

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Mazza (1986) ipotizza che il castrum sorse per far fronte alle invasioni barbariche. Il primo documento che ne attesta la presenza, assieme a quella di una corte di origine franca o longobarda, è del 1169. In esso, il Vescovo di Brescia ricorda alle monache del Monastero di Santa Giulia di pregare per l'anima della contessa Ferlinda, vissuta nella seconda metà del X secolo, la quale aveva ceduto al Vescovo stesso la corte di Bagnolo. In qualità di comites, l'ecclesiastico investì diverse famiglie dei titoli di comites de palatio, di advocati ecclesie e di confalonieri: da essi deriveranno i Palazzi, gli Avogadro e i Confalonieri[7].

Proprio perché feudo del vescovo di Brescia Raimondo ed essendo questi un avversario dell'imperatore Federico Barbarossa, due anni prima, l'esercito imperiale occupò Bagnolo[8].

Nel corso del Duecento, l'autorità feudale vescovile divenne debole[8]. Il 14 novembre 1272 i sindici del comune, eletti dalla Vicinia, furono investiti di un feudo[9]. In seguito, il vescovo Berardo Maggi tentò di restaurare l'antica autorità, ma nel secolo seguente il potere fu stabilmente associato agli antichi valvassori, come gli Avogadro e i Confalonieri, alle famiglie nobili guelfe che giunsero in seguito, come i Bornati e i Poncarali, e anche al comune[8]. Quest'ultimo, stando all'Estimo visconteo, nel 1385 risulta assegnato alla quadra di Ghedi e Calvisano[9].

Epoca veneta[modifica | modifica wikitesto]

La prima metà del Quattrocento fu caratterizzata dalla lotta tra i Visconti e la Repubblica di Venezia per il controllo del territorio dell'antica repubblica comunale bresciana. Nel 1438, il castello fu occupato dal Gattamelata, mentre due anni dopo fu bombardato ed incendiato da Taliano del Friuli. Nel 1441 fu occupato dall'esercito di Francesco Sforza. Undici anni dopo lo stesso Sforza incendiò il castello come punizione perché Bagnolo aveva appoggiato i veneziani[8].

Con il passaggio definitivo a Venezia, il comune divenne capoluogo di una quadra che comprendeva Azzano, Boldeniga, Corticelle, Capriano, Dello, Ponte Gattello, Poncarale, Quinzanello. In seguito, alla quadra furono associati anche i comuni di Flero e San Zeno, mentre nel 1493 è attesta la presenza anche di Borgo, Coler e Monigo, probabilmente intendendo Movico. La quadra bagnolese ottenne il privilegio di non eleggere il vicario non sostenendone la spesa; l'amministrazione fu quindi retta dal consiglio di quadra[10].

La guerra di Ferrara coinvolse anche Bagnolo per via del suo fortilizio: nel 1483 esso fu occupato dal Duca di Calabria Alfonso d'Aragona che lo abbandonò solo a seguito della sconfitta di Vincenzo Orsini, suo condottiero. La cosiddetta "Pace di Bagnolo", che pose termine al conflitto, prese il nome dal paese, sebbene l'incontro tra le parti si fosse tenuto nell'agosto 1484 presso una casa adibita ad osteria della località Chiaviche di Poncarale[8].

Privato delle artiglierie dopo il termine della guerra di Ferrara, nel corso del Cinquecento il castello perse di importanza. In un documento del 1493, Marin Sanudo afferma come Bagnolo fosse dotato di due castelli: quello vecchio, che diede il nome alla località castelvecchio, e quello nuovo, che Mazza (1986) presuppone essere stato costruito nel Quattrocento: ad esso probabilmente fanno riferimento le cronache del tempo[8].

Nel 1570 sorse il Monte di Pietà[8].

Tra il Cinquecento e il Settecento, furono costruiti diversi palazzi nobiliari, il santuario della Madonna della Stella e la Parrocchiale[11].

Epoca napoleonica ed austriaca[modifica | modifica wikitesto]

A cavallo tra Settecento e Ottocento, Bagnolo seguì le sorti del territorio bresciano a seguito della caduta della repubblica di Venezia. Nel marzo 1797 fu istituita la repubblica bresciana e in maggio Bagnolo fu assegnato al cantone della Garza orientale. Dopo l'incorporazione dell'effimera repubblica nel Dipartimento del Mella della repubblica Cisalpina, avvenuta a novembre, nel maggio dell'anno seguente fu associato al Distretto del Monte, per poi passare ad ottobre in quello delle Sorgenti[12].

Dopo la parentesi austro-russa, con il riassetto amministrativo della Cisalpina del maggio 1801 fu assegnato al Distretto I di Brescia e in sotto tale suddivisione fu mantenuto durante la napoleonica repubblica italiana. Nel giugno 1805, a seguito della trasformazione di questa in Regno e nella determinazione di un nuovo riassetto amministrativo, fu definito come comune di terza classe e fu assegnato al Cantone II di Brescia a sua volta appartenente al Distretto I con il medesimo capoluogo[12].

Gli austriaci occuparono il paese nel 1814[13]. Dopo il Congresso di Vienna, Bagnolo entrò a far parte della provincia di Brescia del Regno Lombardo-Veneto affidato agli Asburgo d'Austria. Con la notificazione del 12 febbraio 1816, Bagnolo divenne capoluogo del III distretto[14]. Esso comprendeva le municipalità di Azzano con Pontegatello, Barbariga, Brandico con Ognato e Castelgonelle, Capriano con Movico, Castelnuovo con Colorne e Onzato, Corticelle, Dello, Flero con Coller, Frontignano, Ghedi, Longhena, Mairano con Pievedizio, Montirone, Poncarale con Borgo Poncarale, Quinzanello con Boldeniga[15].

Durante il 1848 a Bagnolo furono erette delle barricate per impedire il passaggio di truppe austriache da parte di Pietro Febbrari. L'anno seguente diversi bagnolesi parteciparono alle Dieci Giornate e quattro persero la vita[13].

Dopo l'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della seconda guerra d'indipendenza, le province lombarde passarono al Regno di Sardegna (dal 1861, Regno d'Italia): Bagnolo fu capoluogo del V mandamento del circondario I di Brescia della nuova provincia bresciana. Il nome del comune fu convertito in Bagnolo Mella con RD 4 dicembre 1862, n. 1024[16].

Nel 1866 giunse in paese la ferrovia Brescia–Cremona. Sette anni dopo fu aperto il consorzio agrario Girolamo Chiodi, nato grazie al lascito lasciato da quest'ultimo. Gli ultimi decenni del XIX secolo videro svilupparsi l'industria casearia e l'attività agricola[13].

Nel 1914 fu aperta la tranvia Brescia–Ostiano il cui tratto a servizio del paese fu chiuso nel 1936[13][17].

Il 23 dicembre 1944, Bagnolo Mella subì un bombardamento aereo da parte delle forze alleate che comportò sedici vittime[13].

Nel secondo dopoguerra, il paese ha subito un incremento della superficie costruita grazie all'insediamento di industrie[13].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna della Stella[modifica | modifica wikitesto]

La disciplina fu edificata nel 1491 nel punto in cui la madre di Gesù Cristo apparve ad una contadina, Caterina dell'Olmo. La fabbrica attuale fu edificata nel Seicento[8].

All'interno della chiesa è presente una statua lignea della Madonna, opera di Antonio Zamara, mentre in una cripta si trova "La Pietà", scultura lignea di Clemente Zamara, pronipote del precedente[8].

Basilica di Santa Maria della Visitazione[modifica | modifica wikitesto]

È la chiesa parrocchiale di Bagnolo Mella, dedicata alla Visitazione della Beata Vergine Maria. Fu edificata tra il 1615 e il 1632[8]. Il 4 gennaio 1999 venne elevata al rango di basilica minore da Papa Giovanni Paolo II.

All'interno si trovano altari in marmo e legno. Gli affreschi e le decorazioni sono attribuite a Francesco Monti, mentre tra i dipinti e le pale sono presenti un "Madonna con santi" di Bernardino Gandino, un "San Michele arcangelo" di Pietro Ricchi e altre opere di Sante Cattaneo. L'affresco presente sulla volta della sacrestia è opera di Giuseppe Tortelli[11].

Chiesa di Santa Maria della Neve[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Santa Maria della Neve, detta anche del Gazzo, sorge nei pressi delle caselle Chiodi e alla cascina Grumo. Al 2010, è in stato d'abbandono con la fabbrica e il tetto parzialmente crollati[18].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Avogadro Spada[modifica | modifica wikitesto]

Sorge nei pressi di Castelvecchio e fu ordinato nel 1560 da Camillo Avogadro, condottiero sotto la repubblica di Venezia. L'edificio è monoblocco e a forma quadrata, privo di cortile all'interno, ma con fossato inondabile all'esterno e ponte levatoio. Il salone delle feste è stato affrescato da Grazio Cossali[8].

Palazzo Brunelli Bertazzoli[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruito dai Brunelli, famiglia di mercanti di lana, seta e lino, nel Seicento. L'esterno si presenta in mattoni con il portale d'ingresso bugnato. Il cortile interno presenta un portico ad archi su pilastri; un suo lato è chiuso da due ali di servizio. La galleria del primo piano è affrescata. Nel dopoguerra divenne sede della biblioteca civica[8].

Villa Cazzago Mazzola[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita alla fine del Settecento. Al piano terra sono presenti dei locali con volta a botte, architettura tipica del Quattrocento, per cui Mazza (1986) presume che la villa sia stata costruita sui resti di un precedente edificio. Nel 1885, un incendio distrusse parzialmente l'edificio che fu ricostruito rispettando lo stile settecentesco originario[13].

Castello del Canello[modifica | modifica wikitesto]

Si trova lungo la strada per Porzano di Leno ed è una dimora signorile di campagna ad impostazione castellana. La costruzione, richiesta da Andrea Ganassoni, iniziò nel 1534 sulle rovine di una precedente corte longobarda. In seguito, la proprietà passò ai Martinengo[8].

Il complesso è composto da un rettangolo di quattro corpi di fabbrica con altrettante torri agli angoli e fossato all'esterno. La corte interna è circondata da un portico. Per quanto riguarda gli interni, la sala grande fu affrescata da Lattanzio Gambara, mentre gli altri affreschi sono opera di Sebastiano Aragonese[8].

Altre costruzioni civili[modifica | modifica wikitesto]

  • la Loggetta, originario palazzo comunale.
  • Casa Mazzola, detto anche Palazzo Viviani e la Camera, fu costruita per volere di Gerolamo Viviani, fornitore dell'esercito veneto, nel Cinquecento. È un edificio di dimensioni modeste costruito ai tempi all'esterno delle mura di Castelnuovo. Il portico dà verso il giardino[8].
  • Villa Pedrocca Bianchetti: fu costruita nel Settecento. L'edificio è circondato da un parco e presenta un portico ad archi. Gli affreschi della galleria sono del 1795[13].

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

In piazza IV novembre, ove sono situati la chiesa della Visitazione e il palazzo comunale, si trova il primo monumento in territorio nazionale[senza fonte] dedicato alla vittoria della Grande Guerra. Si tratta di monumento bronzeo raffigurante un generico soldato italiano, il quale è posto su un ceppo marmoreo. Sui due lati opposti sono incisi gli elenchi dei cittadini bagnolesi caduti; sui restanti due lati sono presenti omaggi al valor militare in ricordo alle generazioni a venire.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]


Persone legate a Bagnolo Mella[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio bagnolese è caratterizzato da numerose aziende agricole. È praticato l'allevamento di bestiame, relativo alla produzione lattiero-casearia, e quello suinicolo e avicolo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di Bagnolo Mella è attraversato dalla strada provinciale ex SS 45 bis Brescia - Cremona.

Da Bagnolo Mella si dipartono inoltre le seguenti strade provinciali:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla linea ferroviaria Brescia–Cremona. L'abitato è servito da una stazione ferroviaria, aperta al momento dell'inaugurazione della linea, nel 1866, e che al 2009 risulta dotata di un piazzale a due binari. Presso la stazione fermano i treni regionali Trenord della direttrice Brescia-Cremona.

Tra il 1914 e il 1936, Bagnolo Mella era servita dalla tranvia extraurbana Brescia-Ostiano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1993 2001 Renato Ferrari Partito Democratico della Sinistra Sindaco
2001 2011 Giuseppe Panzini L'Ulivo poi PD Sindaco
2011 in carica Cristina Almici Il Popolo della Libertà-Lega Nord Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dell'Interno - Elezioni comunali del 15-16 maggio 2011 Bagnolo Mella. URL consultato l'8 giugno 2012.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2013.
  3. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 56.
  5. ^ a b Mazza (1986), p. 275
  6. ^ Guerrini P. (1926), p. 12
  7. ^ Mazza (1986), pp. 275-276
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Mazza (1986), p. 276
  9. ^ a b Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Comune di Bagnolo Mella (sec. XIII - 1797). URL consultato il 27 aprile 2012.
  10. ^ Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Quadra di Bagnolo (sec. XIV - 1797). URL consultato il 28 aprile 2012.
  11. ^ a b Mazza (1986), pp. 276-77
  12. ^ a b Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Comune di Bagnolo (1798 - 1815). URL consultato il 1º maggio 2012.
  13. ^ a b c d e f g h Mazza (1986), p. 277
  14. ^ Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Comune di Bagnolo (1816 - 1859). URL consultato il 1º maggio 2012.
  15. ^ Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Distretto III di Bagnolo (1816 - 1859). URL consultato il 1º maggio 2012.
  16. ^ Caterina Antonioni, LombardiaBeniculturali - Comune di Bagnolo (1859 - [1871]). URL consultato il 4 maggio 2012.
  17. ^ Mario Albertini, Claudio Cerioli, Trasporti nella Provincia di Cremona - 100 anni di storia, 2ª ed., Cremona, Editrice Turris, 1994. ISBN 88-85635-89-X
  18. ^ Piano Generale del Territorio di Bagnolo Mella. Piano paesistico - Schede fabbricati rurali, 2010, pp. 25-27.
  19. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilio Mazza, Il Bresciano - Volume IV. La pianura, Bergamo, Bortolotti, 1986, pp. 275-276. ISBN non esistente
  • Paolo Guerrini, Bagnolo Mella - Storia e documenti, Brescia, Morcelliana, 1926. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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