Sirmione

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Sirmione
comune
Sirmione – Stemma Sirmione – Bandiera
Panorama del centro storico dal Castello Scaligero
Panorama del centro storico dal Castello Scaligero
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
Sindaco Alessandro Mattinzoli (Il Popolo della Libertà-Lega Nord) dall'8 giugno 2009
Territorio
Coordinate 45°28′10″N 10°36′22″E / 45.469444°N 10.606111°E45.469444; 10.606111 (Sirmione)Coordinate: 45°28′10″N 10°36′22″E / 45.469444°N 10.606111°E45.469444; 10.606111 (Sirmione)
Altitudine 66 m s.l.m.
Superficie 33,87 km²
Abitanti 7 513[1] (30-11-2013)
Densità 221,82 ab./km²
Frazioni Colombare di Sirmione, Lugana, Rovizza
Comuni confinanti Castelnuovo del Garda (VR), Desenzano del Garda, Lazise (VR), Padenghe sul Garda, Peschiera del Garda (VR)
Altre informazioni
Cod. postale 25019, 25010
Prefisso 030
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017179
Cod. catastale I633
Targa BS
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sirmionesi
Patrono santa Maria della Neve
Giorno festivo 5 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sirmione
Posizione del comune di Sirmione nella provincia di Brescia
Posizione del comune di Sirmione nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Sirmione (Sirmiù in dialetto gardesano[2]) è un comune italiano di 7 513 abitanti della provincia di Brescia, in Lombardia, il cui centro storico sorge su una penisola che divide il basso Lago di Garda.

La principale industria della cittadina è il turismo sia per la presenza di vestigia romane e medioevali sia per le acque termali.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della penisola di Sirmione

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sirmione è posta lungo la penisola omonima che si protende all'interno del lago di Garda per circa quattro chilometri e che divide in due parti la riva lacuale meridionale. Parte del territorio comunale si estende ad est rispetto alla penisola per includere quella di Punta Grò.

L'entroterra si estende in direzione delle colline moreniche che cingono la parte meridionale del lago stesso e comprende una parte della zona di produzione del Lugana.

Il comune confina a sud-est con Peschiera del Garda e a sud-ovest con Desenzano del Garda. La sezione sul lago confina ad est con Lazise e Castelnuovo del Garda e a nord con Padenghe sul Garda.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine del nome

In merito al toponimo, Mazza (1986) riporta due tesi:

  • dal greco syrma, quindi coda o strascico;
  • dal gallico sirm, albergo od ospizio, ed one, acquatico[4]

Epoca preistorica e romana[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del criptoportico delle Grotte di Catullo, risalente al periodo romano

Sono state rinvenute tracce di antropizzazione risalenti al neolitico e fu centro urbano rilevante in epoca romana. La via Gallica seguiva la sponda meridionale del lago gardesano tagliando poi per l'istmo della penisola sirmionese[4]. Vi sorse dunque la Sermione Mansio menzionata nell'Itinerarium Antonini.

Secondo un'ipotesi di Elisabetta Roffia, la mansio non solo corrisponderebbe a una trattoria del luogo, documentata come "Osteria" o "Bettola" fin dal XV secolo, ma anche alla Mansio ad Flexum riportata nell'Itinerarium Burdigalense[5].

Gaio Valerio Catullo menzionò Sirmio fra i luoghi in cui soggiornò[6]. Tradizionalmente, a partire da Marin Sanudo il giovane, i resti della villa romana sirmionese sono a lui attribuiti, ma non c'è alcuna certezza in merito[7]. Le parti più antiche della villa risalgono al I secolo a.C. con estensioni nel secolo seguente[8].

Nel III secolo, per l'Orti Manara, la Lugana di Sirmione fu teatro di diversi scontri. Nel 249, fra gli eserciti di Decio Traiano e Filippo l'Arabo, mentre nel 268 vi fu la Battaglia del lago Benaco fra l'imperatore Claudio il Gotico e la federazione degli Alamanni. Nel 312, il primo scontro tra le truppe di Costantino I e quelle di Massenzio, preludio della Battaglia di Verona, avvenne nei pressi di Sirmione[6].

Sempre secondo l'Orti Manara, nel 463 Ritmiro, capitano dell'imperatore Libio Severo, sconfisse gli Alani nei terreni della Lugana[6].

Epoca longobarda e carolingia[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa di san Pietro in Mavino, edificata nell'VIII secolo.

Nella prima metà dell'VIII secolo, Sirmione fu possedimento del longobardo Cunimondo. Nel 762 questi entrò in contrasto con un cortigiano della regina Ansa, moglie di Desiderio, uccidendolo in seguito ad una rissa. Fu di conseguenza privato dei suoi beni e imprigionato. Le proprietà del signore decaduto furono assegnate al Monastero di san Salvatore, fondato in quegli anni dai monarchi longobardi[6].

La regina Ansa costituì una succursale del monastero, restaurando la mansio romana e costruendo la basilica di san Salvatore in Cortine. Nella stessa epoca sorsero anche la prima chiesa di san Pietro in Mavino e la chiesa di san Martino in castro Sermioni ovvero situata all'interno del castrum romano[6].

Carlo Magno con un diploma del 16 luglio 774 cedette l'isola, il castrum e il monasteriolo di san Salvatore al monastero francese di san Martino di Tours a favore degli abiti dei monaci (in latino, causa vestimentorum). Tuttavia, dopo pochi anni, le proprietà tornarono al Monastero bresciano comprendenti anche tutte le pertinenze, come il porto, le chiese della penisola e le rendite fondiarie dei dintorni[6]. L'Imperatore Carlo il Grosso diede al Monastero la pescheria[9].

Epoca scaligera[modifica | modifica wikitesto]

Il castello Scaligero da una stampa di fine Ottocento

Nei secoli successivi il dominio del monastero di san Salvatore presso Sirmione andò attenuandosi[6]. Nel 1158 è attestato un dominio, almeno nominale, da parte imperiale: Federico Barbarossa concesse ampia autonomia nell'ambito di una soggezione diretta al potere dell'Imperatore[10].

Nel 1197, il podestà sirmionese giurò fedeltà al comune di Verona, legando con quest'atto la cittadina gardesana alla città sull'Adige[10].

Nel XIII secolo sia Federico II, nel 1220, sia Corradino di Svevia, nel 1267, confermarono ed estesero i privilegi fiscali e le concessioni rilasciate al Comune. I medesimi atti furono compiuti dagli Scaligeri dopo che ebbero ottenuto il giuspatronato sul castrum[6].

La presenza di una comunità di patarini, eretici secondo la Chiesa Cattolica, spinse all'azione gli Scaligeri, che pochi anni prima avevano assunto la signoria veronese. Nel 1276, Mastino della Scala ottenne dal Consiglio di Verona la possibilità di istituire due compagnie di soldati per combattere i patarini sirmionesi. Il controllo delle stesse fu affidato ad un fratello di Mastino, Alberto, che assediò la cittadina gardesana e dopo poco tempo imprigionò diversi eretici. Due anni dopo, coloro che non si erano pentiti furono bruciati sul rogo a Verona[6][11].

Secondo Mazza (1986), il Castello Scaligero fu completato durante la signoria di Cangrande I e probabilmente fu costruito sui resti del castrum romano nel punto più stretto della penisola[12].

Nel 1378, Sirmione fu conquistata da Gian Galeazzo Visconti, che rinnovò i privilegi feudali del Comune sirmionese. Agli inizi del XV secolo fu occupata da Francesco Novello da Carrara, a quel tempo signore di Verona[13], per poi passare, nel 1405, sotto il controllo della repubblica di Venezia[10].

Epoca veneta[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la Serenissima, Sirmione rimase legata al distretto veronese. Durante la riorganizzazione delle fortificazioni del Basso Garda, il fortilizio perse di importanza a vantaggio della vicina Peschiera[10]. Rimase comunque avamposto militare come dimostra la costruzione della chiesetta di Sant'Anna, all'interno del castello, per il servizio religioso della guarnigione[13].

Nel corso del XV secolo fu edificata la chiesa di santa Maria Maggiore, sopra i resti di quella di san Martino in Castro. Nel XVII secolo, il nobile Francesco Rovizzi edificò una dimora e la chiesetta dedicata a sant'Orsola presso la località in seguito nota come Rovizza[13].

Epoca napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 1797, Sirmione fu dapprima occupata dalle forze francesi e, in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia (16 maggio), fu sottoposta al controllo formale della Municipalità provvisoria veneta.

Il trattato di Campoformio stabilì che tutta la sponda meridionale del Garda passasse alla Repubblica cisalpina. Il 3 novembre fu istituito il dipartimento del Benaco comprendente anche Sirmione. Solo il 1º marzo dell'anno seguente fu creato il distretto, suddivisione amministrativa intermedia fra comuni e dipartimento, della penisola di Catullo all'interno del quale fu inclusa anche la municipalità sirmionese[14].

Dopo la soppressione del dipartimento benacense (1º settembre 1798), seguirono diverse riorganizzazioni amministrative che coinvolsero il comune di Sirmione: il 26 settembre fu associato al distretto VI di Villafranca del dipartimento del Mincio[14][15], mentre il 12 ottobre fu assegnato al distretto delle Vigne del dipartimento del Mella[14].

Dopo la parentesi dell'occupazione austro-russa (1799), fece seguito la riorganizzazione amministrativa della seconda repubblica cisalpina nella quale Sirmione entrò a far parte del distretto IV di Salò (maggio 1801)[14]. L'anno seguente la repubblica cisalpina cambiò denominazione in repubblica italiana.

Nel giugno 1805, con l'istituzione del napoleonico regno d'Italia, si procedette ad un nuovo riassetto amministrativo. Sirmione fu considerato di terza classe ed assegnato al cantone VII di Lonato a sua volta facente parte del distretto I di Brescia del dipartimento del Mella[14].

Epoca asburgica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1816, a seguito del Congresso di Vienna e l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto sotto l'amministrazione degli Asburgo d'Austria, Sirmione fu assegnato al distretto V di Lonato della provincia di Brescia. Nel 1853, con una revisione dell'assetto amministrativo, la cittadina entrò a far parte del distretto VIII, sempre con capoluogo Lonato[16].

Il 25 giugno 1859, durante la seconda guerra di indipendenza italiana, Sirmione fu occupata dalle truppe franco-piemontesi, vittoriose sull'esercito austriaco dopo la battaglia di Solferino e San Martino. Nello stesso tempo, parte dei feriti fu accolta presso la cascina Todeschini, a Colombare[13].

Dopo l'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'esito della seconda guerra di indipendenza conseguì il passaggio del comune sirmionese, come buona parte del territorio della Lombardia e della riva destra del Mincio, al regno di Sardegna (dal 1861 Regno d'Italia). Con il Decreto Rattazzi fu assegnato al mandamento X di Lonato appartenente al circondario I di Brescia della nuova provincia di Brescia[17]. Fino al 1866, in cui a seguito della terza guerra di indipendenza italiana il Veneto fu annesso all'Italia, il confine con il territorio sotto il dominio asburgico correva da Rovizza fino a Lugana, nei pressi del quale si trovava la dogana[13].

Sul finire del XIX secolo si svolsero i lavori di intubazione delle acque termali. La sorgente termale era nota già nel Cinquecento, ma la profondità dalla quale sgorgava, 19 metri sotto il livello del lago, ne aveva impedito un qualsiasi uso fino a quel momento. Grazie alla tubazione fu possibile attivare il primo stabilimento termale e procedere alle prime analisi sulle qualità dell'acqua[13].

Con regio decreto 20 gennaio 1930, n. 53, il comune assunse la denominazione di Sirmione, dato che in precedenza era noto come Sermione[17].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

È un piccolo edificio ecclesiale che sorge nei pressi del castello scaligero. Dedicata alla madre della Madonna, fu costruita nel Quattrocento al servizio della guarnigione veneta posta a difesa della rocca[13].

All'interno sono presenti affreschi votivi del Cinquecento e un dipinto su pietra raffigurante la Madonna e uno stemma degli Scaligeri[13].

Chiesa di santa Maria della Neve[modifica | modifica wikitesto]

Interno

La chiesa di santa Maria della Neve, detta anche santa Maria Maggiore, è la parrocchiale di Sirmione. Fu edificata nel Quattrocento sopra i resti della chiesa di san Martino in castro dalla quale proviene parte del materiale utilizzato nella costruzione[13][18].

La facciata settentrionale poggia sull'antico muro che cingeva la cittadina. La facciata d'ingresso è decorata in terracotta ed è caratterizzata da un portico a cinque arcate, in origine facente parte del cimitero come dimostrano alcune tombe poste sul pavimento dello stesso. Per una colonna del porticato è stata riutilizzata una pietra miliare dedicata al terzo anno consolare dell'imperatore Giuliano l'Apostata[13][19].

L'interno è a un'unica navata e presenta cinque altari. Gli affreschi votivi sono del Quattrocento come dello stesso periodo è la statua lignea che rappresenta una "Madonna in trono". Il crocifisso è del Cinquecento ed è attribuito a Domenico Brusasorzi, mentre l'organo risale al Settecento[13].

Chiesa di san Pietro in Mavino[modifica | modifica wikitesto]

Interno

Dedicata all'apostolo Pietro, secondo un documento dell'VIII secolo risulta già edificata[6]. Si trova sul punto più alto della penisola e probabilmente prende il nome dal latino summa vinea, ovvero vigna collocata sulla sommità, da cui Mavino[18].

L'edificio originale, in stile romanico, fu ricostruito e sopraelevato attorno al 1320[18]. Il campanile fu eretto nel 1070 mantenendo lo stesso stile della chiesa. All'interno gli affreschi delle tre absidi risalgono al XII secolo, mentre quelli alle pareti sono del Cinquecento[6].

Oratorio dei santi Vito e Modesto[modifica | modifica wikitesto]

Dedicato ai patroni originari di Sirmione, i martiri Vito e Modesto, si trova a metà strada tra la località Colombare e il centro di Sirmione. La fabbrica è stata costruita nel 1744 in sostituzione di una precedente chiesa, dedicata agli stessi martiri, che risaliva all'VIII secolo[6][20]. Quest'ultima si trovava all'interno della cinta muraria meridionale di epoca tardo-antica in quanto fu definita in castro Sermione fino all'epoca scaligera, quando, con la costruzione del nuovo fortilizio e della nuova cinta muraria, la chiesa venne indicata nei documenti come extra muros sermioni[21]

Altre architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di san Francesco d'Assisi, parrocchiale di Colombare;
  • Chiesa di santa Maria Immacolata, parrocchiale di Lugana;
  • Oratorio di sant'Orsola, originariamente a servizio della dimora di Francesco Rovizzi, a Rovizza;
  • Chiesa di san Salvatore in Cortine, fu edificata per volere della regina longobarda Ansa, moglie di Desiderio, assieme al cosiddetto Monasteriolo, così definito perché annesso al più importante convento bresciano. Fu ricostruita nell'XI secolo. Sopravvivono i resti dell'abside[6]..

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Meneghini-Callas
  • Palazzo Maria Callas, palazzo del XVII secolo posto nella centrale piazza Giosuè Carducci. Di proprietà comunale e da questi dedicato alla cantante lirica Maria Callas.
  • Villa Meneghini-Callas, appartenuta in origine alla nobile famiglia dei conti Giannantoni,estintasi poi nelle nobili famiglie Aghemo e Drei.Posseduta dall'imprenditore Meneghini, dove visse negli anni cinquanta del XX secolo la moglie Maria Callas. Dopo vari passaggi ereditari e proprietari, è un condominio privato.

Castello scaligero[modifica | modifica wikitesto]

Il castello scaligero nel 2006.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello Scaligero (Sirmione).

Il castello scaligero è una rocca a guardia dell'unico punto d'accesso meridionale al centro storico.

Fu costruita dagli Scaligeri, da cui prese il nome, durante il XIII e il XIV secolo e in tre fasi: la prima sotto Mastino I, l'ultima sotto Cangrande I[12][18]

Circondato dalle acque del Lago di Garda, è difeso da tre torri e dal maschio, alto quarantasette metri. Ad oriente del castello è presente la darsena fortificata per il rifugio della flotta. Le merlature della rocca sono a coda di rondine, mentre quelle della darsena sono a punta di lancia.

Grotte di Catullo[modifica | modifica wikitesto]

Grotte di Catullo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grotte di Catullo.

Con il termine "Grotte di Catullo" si identifica una domus romana edificata tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. sulla punta della penisola di Sirmione. Il complesso archeologico, studiato dall'inizio dell'Ottocento e riportato alla luce in più fasi, è la testimonianza più importante del periodo romano nel territorio comunale ed è considerato l'esempio più grandioso di villa romana presente nell'Italia settentrionale.

Il termine "Grotte" deriva da una tradizione quattrocentesca, quando le rovine, prima degli scavi, apparivano sotto forma di caverne. Sempre la tradizione, a partire da Marin Sanudo il Giovane, identifica la villa come appartenuta a Gaio Valerio Catullo che in un carme sostenne di possedere proprietà a Sirmione. Non vi è tuttavia alcuna certezza che la costruzione fosse la stessa dove visse il poeta latino, anche per l'accertata presenza di altre ville lungo la penisola[22].

Il sito copre un'area di circa due ettari. La struttura ha una pianta rettangolare lunga 167 metri e larga 105 m con due avancorpi sui due lati corti e un giardino, ora utilizzato come oliveto, al centro. Gli ambienti della villa visibili sono identificati da nomi convenzionali, derivati sia da una tradizione locale sia da interpretazioni fornite dagli studiosi durante i primi scavi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[23]

Etnie e Minoranze Straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 1.154 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 247 3,07%

Egitto Egitto 171 2,12%

Albania Albania 82 1,02%

Persone legate a Sirmione[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Lo statuto comunale non prevede la presenza di frazioni geografiche[24].

Oltre a Sirmione, sono presenti tre località abitate[4]:

  • Colombare;
  • Lugana;
  • Rovizza.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è zona di produzione sia del Lugana[25] sia dell'olio Garda bresciano DOP[26]

La principale industria è quella turistica: sia perché in riva al lago di Garda, sia per il sito archeologico delle Grotte di Catullo, sia per la presenza di una sorgente termale. Quest'ultima si tratta di acqua sulfurea salsobromoiodica di origine vulcanica e serve due stabilimenti: "Catullo", in prossimità delle omonime grotte, e "Virgilio", in località Colombare.
L'"Acqua di Sirmione" viene commercializzata in boccette per spray nasale[27].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Un bus della SAIA Trasporti mentre effettua servizio sulla Brescia-Verona

Le località Colombare e Lugana sono attraversate dall'ex strada statale 11 Padana Superiore, declassata a strada comunale[28] a seguito dell'apertura della variante che aggira a meridione i centri abitati di Desenzano del Garda e Sirmione, avvenuta nel dicembre 2007[29]. La variante in questione, classificata come SP BS 11, è una strada provinciale che percorre il confine comunale con Peschiera del Garda, aggira a meridione e ad oriente la località Rovizza per dirigersi verso Punta Grò. Termina in località Dogana al confine con il comune di Peschiera[28].

Il casello autostradale di Sirmione si trova sull'autostrada A4 in prossimità della località San Martino della Battaglia del comune di Desenzano. Sempre a Desenzano si trova la stazione ferroviaria di Desenzano del Garda-Sirmione posta lungo la ferrovia Milano-Venezia. Né l'autostrada A4 né la Milano-Venezia solcano il territorio comunale di Sirmione.

Dal punto di vista del trasporto pubblico, Sirmione è servita da diverse linee interurbane automobilistiche:

Il comune di Sirmione esercisce direttamente una linea di trasporto urbano che collega il centro storico alle località Colombare, Lugana e Rovizza[34].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1990 Camillo Farioli - Avv. Enzo Migliorati DC Sindaco
1990 1999 Mario Arduino PSI poi PDS Sindaco [35]
1999 2009 Maurizio Ferrari AN poi PDL Sindaco
2009 in carica Alessandro Mattinzoli PDL - LN Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 gennaio 2013.
  2. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  3. ^ Protezione Civile, Classificazione sismica dei comuni italiani (PDF). URL consultato il 12 agosto 2012.
  4. ^ a b c Mazza (1986), op. cit., p. 297
  5. ^ A fondamento di tale ipotesi, una delle tante sulla Mansio ad Flexum, si porta il fatto che le distanze fra Brescia, Verona e la Sermione Mansio - come riportate sull'Itinerarium Antonini in miglia romane - corrisponderebbero all'effettiva distanza dei due capoluoghi con la località gardesana. Anche alcuni ritrovamenti archeologici contribuirebbero alla conferma dell'ipotesi, come un probabile tratto di strada emerso in occasione di alcuni sbancamenti e un porto artificiale romano individuato a poca profondità nel lago; elementi comunque che indicherebbero una certa importanza del luogo nella viabilità antica. Cfr. Nicola Criniti & Mario Arduino, Catullo e Sirmione. Società e cultura della Cisalpina alle soglie dell'impero, Brescia, Grafo, 1994. ISBN 8873851290
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m Mazza (1986), op. cit., p. 298
  7. ^ Sirmione - I resti della Villa Romana in Sirmione.com. URL consultato l'11 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2011).
  8. ^ Mazza (1986), op. cit., pp. 297-298
  9. ^ Carlo Cocchetti, Brescia e sua provincia, Milano, Corona e Chiari, 1859, p. 305.
  10. ^ a b c d Valeria Leoni, LombardiaBeniculturali - Comune di Sirmione (sec. XII - 1797). URL consultato il 12 agosto 2012.
  11. ^ Mario Carrara, Gli Scaligeri, Varese, Dell'Oglio, 1966, p. 31.
  12. ^ a b Mazza (1986), op. cit., pp. 298-299
  13. ^ a b c d e f g h i j k Mazza (1986), op. cit., p. 299
  14. ^ a b c d e Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Comune di Sirmione (1798 - 1815). URL consultato il 12 agosto 2012.
  15. ^ Giancarlo Cobelli, LombardiaBeniculturali - Dipartimento del Mincio (1798 - 1799). URL consultato il 12 agosto 2012.
  16. ^ Giovanni Zanolini, LombardiaBeniculturali - Comune di Sirmione (1816 - 1859). URL consultato il 12 agosto 2012.
  17. ^ a b Caterina Antonioni, LombardiaBeniculturali - Comune di Sirmione (1859 - [1971]). URL consultato il 12 agosto 2012.
  18. ^ a b c d Comune di Sirmione, Servizi per il turista. URL consultato il 13 agosto 2012.
  19. ^ Orti Manara (1856), op. cit., p. 76
  20. ^ Orti Manara (1856), op. cit., p. 190 e p. 325
  21. ^ Elisabetta Roffia, Le fortificazioni di Sirmione. Nuove ricerche in Gian Pietro Brogiolo (a cura di), Le fortificazioni del Garda e i sistemi di difesa dell'Italia settentrionale tra tardo antico e alto medioevo, Mantova, Società Archeologica Padana, 1999, pp. 34-35, ISBN 88-87115-19-2.
  22. ^ Ad esempio, la De Franceschini (1999) riporta la villa di piazzetta Mosaici, quella del colle di Cortine e i resti rilevati nei pressi dell'albergo Regina. Cfr Marina De Franceschini, Le ville romane della X Regio (Venetia et Histria), Roma, L'Erma di Bretschneider, 1999, pp. 185-189, ISBN 978-88-8265-019-3.
  23. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  24. ^ Ministero dell'Interno - Statuto comunale. URL consultato l'11 agosto 2012.
  25. ^ Decreto ministeriale 28 ottobre 1998 sull disciplinare di produzione del Lugana DOC
  26. ^ Decreto ministeriale 18 marzo 2004. Cfr. Consorzio per la tutela dell'Olio extravergine di Oliva DOP Garda, Disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dell'olio extra vergine di oliva Garda DOP. URL consultato il 15 agosto 2012.
  27. ^ Acqua di Sirmione
  28. ^ a b Cartografia della rete stradale provinciale (PDF). URL consultato l'11 agosto 2012.
  29. ^ Redazionale, Finalmente aperta la tangenziale Sirmione-Peschiera in Garda Notizie, 16 dicembre 2007. URL consultato l'11 agosto 2012.
  30. ^ a b Trasporti Brescia - Chi siamo. URL consultato l'11 agosto 2012.
  31. ^ Trasporti Brescia Nord, Rete Lotto Nord (PDF). URL consultato l'11 agosto 2012.
  32. ^ APAM Esercizio, Rete Lotto Nord. URL consultato l'11 agosto 2012.
  33. ^ Trasporti Brescia Sud, Orari LN08 - Carpenedolo-Sirmione (prol. Calvisano) (PDF). URL consultato l'11 agosto 2012.
  34. ^ Comune di Sirmione, Servizi per il cittadino - Trasporti pubblici. URL consultato l'11 agosto 2012.
  35. ^ La legislatura 1995-1999 durò solo quattro anni, secondo i termini fissati dalla Legge 25 marzo 1993, n. 81. Il mandato fu riportato a cinque anni in seguito alle modifiche introdotte dal Decreto Legislativo 167/2000.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilio Mazza, Il Bresciano - Volume II. Le colline e i laghi, Bergamo, Bortolotti, 1986, pp. 297-299. ISBN non esistente.

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