Vittoria alata di Brescia

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Vittoria alata di Brescia
Vittoria alata di Brescia
Autore maestro greco
Data 250 a.C. circa, poi rielaborata forse dopo il 69 d.C.
Materiale bronzo
Dimensioni 195 cm 
Ubicazione museo di Santa Giulia, Brescia

La Vittoria alata di Brescia è una scultura in bronzo eseguita nel 250 a.C. circa da un maestro greco e poi rielaborata in età romana imperiale probabilmente dopo il 69 d.C., conservata nel Museo di Santa Giulia a Brescia. Scoperta nel XIX secolo nei pressi del Capitolium, è oggi uno dei simboli della città di Brescia.

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

Creduta in origine opera romana del I secolo, in base agli studi condotti all'inizio del XIX secolo la statua è stata riconosciuta come un pastiche creato in età romana sulla base di una fusione ellenistica del III secolo a.C.[1]. L'originale fu probabilmente realizzato a Rodi o Alessandria d'Egitto attorno al 250 a.C. e rappresentava una Afrodite che si specchiava nello scudo di Ares, sostenuto da entrambe le mani senza entrare in contatto con la gamba. Il modello di riferimento è da identificare nell'Afrodite Urania del "tipo Cirene", ossia con la dea concepita in quella determinata variazione di atteggiamento che si ritrova nella statua omonima rinvenuta a Cirene. Altri dettagli, quali la torsione del busto e l'andamento delle braccia sono egualmente mutuati da opere greche del V-VI secolo a.C.[2].

La statua fu quindi probabilmente trasportata a Roma per volontà di Augusto dopo la morte di Cleopatra nel 29 a.C. e quindi da lui donata direttamente a Brixia in segno di benevolenza politica, forse in occasione del conferimento alla città del titolo di Colonia Augusta. L'opera, infine, venne forse trasformata in Nike dopo la seconda battaglia di Bedriaco che segnò l'affermazione di Marco Antonio Primo, luogotenente di Vespasiano, su Vitellio. Fu proprio Vespasiano, dopo la battaglia che gli consentì la salita al trono, a volere il monumentale rifacimento del foro romano di Brescia e del tempio capitolino della città, e probabilmente la rielaborazione della statua da Afrodite a Vittoria è da collocare in questa occasione. L'atteggiamento della dea mutò quindi, dalla vanità dello specchiarsi, all'atto di scrivere con uno stilo un'iscrizione dedicatoria sullo scudo di Ares, perduto, mentre sulla schiena le furono montante due grandi ali piumate[3].

Dopo secoli di oblio, l'opera fu rinvenuta la sera del 20 luglio 1826, in parte smontata e accuratamente nascosta nell'intercapedine occidentale del Capitolium tra il tempio e il Cidneo, assieme a moltissimi altri pezzi bronzei tra cui la famosa serie di ritratti, probabilmente per far sì che durante le invasioni delle genti barbariche (Goti e Unni) non venisse fusa al fine di ricavarne delle armi[4]. Questo spiega l'eccezionale stato di conservazione.

Giosuè Carducci la cantò nell'ode alcaica Alla Vittoria, scritta nella prima metà del 1877 e suggerita da una duplice gita che il poeta fece a Brescia, la prima nell'estate 1871 assieme a Carolina Cristofori, la seconda nell'ottobre 1876.

Dettagli[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stella, op. cit., p. 70.
  2. ^ Stella, op. cit., p. 71.
  3. ^ Stella, op. cit., p. 77.
  4. ^ Stella, op. cit., p. 56.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Clara Stella (a cura di), Brixia. Scoperte e riscoperte, Milano, Skira, 2003.