Vittoria alata di Brescia

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La Vittoria alata di Brescia.
« Lieta del fato Brescia raccolsemi,
Brescia la forte, Brescia la ferrea,
Brescia lëonessa d'Italia
beverata nel sangue nemico »
(G.Carducci, Alla Vittoria, vv.37-40, Odi Barbare)

La cosiddetta Vittoria alata di Brescia è uno dei reperti antichi più belli conservati nel Museo di Santa Giulia a Brescia, al punto da essere diventato uno dei simboli della città.

Indice

Storia e descrizione [modifica]

L'opera, alta 1,95 m., fu rinvenuta la sera del 20 luglio 1826, in parte smontata, accuratamente nascosta sotto le scalinate del Tempio capitolino di Brescia, sulla falda meridionale del colle Cidneo, per far sì che durante le invasioni delle genti barbariche (Goti e Unni) non venisse fusa al fine di ricavarne delle armi. Questo spiega l'eccezionale stato di conservazione.

Creduta in origine opera romana del I secolo, in base agli studi più recenti la statua è stata riconosciuta come un "pastiche" creato nel I secolo (si ipotizza, sotto l'imperatore Vespasiano) unendo ad un originale ellenistico del III secolo a.C. (una Afrodite che si specchia nello scudo di Ares), un paio d'ali, in modo da farne una "Vittoria che scrive sullo scudo il nome del vincitore". A questo scopo fu anche sostituito il braccio destro per mutarne la posizione.

Giosuè Carducci la cantò nell'ode alcaica Alla Vittoria, scritta nella prima metà del 1877 e suggerita da una duplice gita che il poeta fece a Brescia, la prima nell'estate 1871 assieme a Carolina Cristofori, la seconda nell'ottobre 1876.

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