Bosnia ed Erzegovina

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Bosnia ed Erzegovina
Bosnia ed Erzegovina – Bandiera Bosnia ed Erzegovina - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Bosnia ed Erzegovina - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Bosnia ed Erzegovina
Nome ufficiale (BSHR) Bosna i Hercegovina
(SR) Босна и Херцеговина
Bosna i Hercegovina
Lingue ufficiali bosniaco, serbo, croato[1]
Capitale Sarajevo  (401.687[2] ab. / 2007)
Politica
Forma di governo repubblica parlamentare federale
Presidente Bakir Izetbegović
(SDA)
Bosgnacco

Nebojša Radmanović1
(SNSD)
Serbo
Željko Komšić
(SDP)
Croato
Primo ministro Vjekoslav Bevanda
Indipendenza Dalla Jugoslavia,
1º marzo 1992 (dichiarata),
5 aprile 1992 (riconosciuta)
Ingresso nell'ONU 22 maggio 1992
Superficie
Totale 51.209 km² (124º)
 % delle acque trascurabile
Popolazione
Totale 3.760.149 ab. (2012) (126º)
Densità 76 ab./km²
Tasso di crescita -0,09% (2012)[3]
Nome degli abitanti bosnìaci-erzegòvini[4] o bosnìaci-erzegovési[5]
Geografia
Continente Europa
Confini Serbia, Montenegro, Croazia
Fuso orario UTC +1
Economia
Valuta marco bosniaco (cambio fisso con l'euro)[6]
PIL (nominale) 17 326[7] milioni di $ (2012) (111º)
PIL pro capite (nominale) 4 461 $ (2012) (104º)
PIL (PPA) 31 565 milioni di $ (2012) (107º)
PIL pro capite (PPA) 8 127 $ (2012) (99º)
ISU (2011) 0,733 (alto) (74º)
Fecondità 1,1 (2011)[8]
Varie
Codici ISO 3166 BA, BIH, 070
TLD .ba
Prefisso tel. +387
Sigla autom. BiH
Inno nazionale Intermeco
Festa nazionale
Bosnia ed Erzegovina - Mappa
1Attuale presidente della Presidenza a rotazione
Evoluzione storica
Stato precedente Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
 

Coordinate: 44°N 18°E / 44°N 18°E44; 18

La Bosnia ed Erzegovina (comunemente indicata anche come Bosnia-Erzegovina[9], in croato e bosniaco Bosna i Hercegovina, in serbo Босна и Херцеговина, Bosna i Hercegovina) è uno stato situato nei Balcani occidentali, che fino ad aprile 1992 faceva parte della Jugoslavia. La sua capitale è Sarajevo.

Il nome Bosnia deriva dal nome del fiume Bosna; mentre il nome di Erzegovina deriva dal titolo di "herceg" (= herzeg; dal tedesco: Herzog - duca), e il nome della regione significa letteralmente la "terra di erzeg" (Hercegova zemlja, Hercegovina; nome della regione che si riscontra per la prima volta nei documenti storici del 1448).

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Bosnia ed Erzegovina.

La Bosnia ed Erzegovina si trova nei Balcani occidentali, confina con la Serbia ad est, il Montenegro a sud-est e con la Croazia a nord e ad ovest. La città di Neum nel cantone di Erzegovina-Narenta, dove la popolazione è per la maggior parte croata, è l'unico accesso al mare Adriatico. Inoltre alla Bosnia ed Erzegovina appartiene l'enclave di Sastavci, frazione del comune di Rudo nella Regione di Foča che è interamente circondato dal territorio del comune serbo di Priboj nel Distretto di Zlatibor.

Il territorio della Bosnia ed Erzegovina è prevalentemente montuoso e collinare. La parte occidentale del paese è attraversata dalle Alpi Dinariche le cui vette superano in più punti i 2000 m.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Come in gran parte dell'Europa centro-orientale e sud-orientale, il clima della Bosnia ed Erzegovina è tipicamente continentale, con inverni generalmente rigidi e nevosi ed estati con discrete escursioni termiche giornaliere, in cui non mancano periodi caldi ed afosi. Particolarmente frequenti, come in tutti i Balcani, le precipitazioni abbondanti.

Costa[modifica | modifica sorgente]

La costa adriatica della Bosnia ed Erzegovina è brevissima, poiché si estende per circa 25 km e corrisponde all'incirca al territorio della città di Neum, popolata in maggioranza da Croati, appartenente al Cantone di Erzegovina-Narenta, con sede a Mostar.

Fiumi[modifica | modifica sorgente]

I fiumi della Bosnia ed Erzegovina sono nove: a nord Una, Sana, Sava, Vrbas, Bosna e Drina, a sud Lim, Piva e Neretva.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Bosnia ed Erzegovina.

Gli Illiri[modifica | modifica sorgente]

I primi insediamenti umani sono riconducibili al Neolitico. Non sono molte le notizie sulle popolazioni che abitavano la Bosnia in quell'epoca, ma sembra che vi fosse la compresenza di varie popolazioni che parlavano differenti lingue. Certamente vi erano gli Illiri e vi sono tracce di una migrazione celtica nel quarto secolo a.C. Nel 229 a.C. iniziò un lungo conflitto tra Illiri e Romani, descritto nelle cronache dell'epoca come uno dei più difficili e impegnativi dopo le Guerre Puniche, che portò all'annessione dell'Illiria nel 9 d.C.

Tra il 337 e il 395 d.C., durante la disgregazione dell'Impero romano, la Dalmazia e la Pannonia divennero parte dell'Impero romano d'Occidente, durante il periodo giustiniano divenne parte dell'Impero bizantino, per poi essere parzialmente conquistata dagli Avari. Le conoscenze della storia dei Balcani occidentali durante il Medioevo sono frammentarie, comunque dopo l'arrivo degli Slavi si instaurò una struttura sociale tribale che venne parzialmente smantellata intorno al nono secolo.

I principati di Serbia e il regno di Croazia si divisero il controllo della Bosnia ed Erzegovina nel IX e nel X secolo che in quell'epoca aveva i confini differenti; per una serie di circostanze il territorio venne poi conteso tra il Regno di Ungheria e l'Impero bizantino fino al XII secolo, quando raggiunse l'autonomia, persa completamente in seguito alle continue invasioni turche nella prima metà del Quattrocento, tramutatesi nel 1463 in una plurisecolare occupazione, durata fino al 1881.

Regno di Bosnia[modifica | modifica sorgente]

Il primo governante bosniaco fu bano Borić, il secondo bano Kulin il cui governo segnò l'inizio di una controversa lite, nota come bogomilismo e spesso legata ad una "Chiesa bosniaca", da vari autori considerata eretica. La lite scatenò di fatto una lunga ed estenuante lotta per il potere tra i Šubić e i Kotromanić, che andò avanti fino al 1322, quando Stefano II Kotromanić divenne bano. Più tardi, suo nipote Tvrtko I ottenne il controllo della Bosnia e si incoronò re il 26 ottobre 1377. I confini della Bosnia di Tvrtko I non coincidono con i confini dell'attuale Bosnia ed Erzegovina. Il regno durò, tra varie instabilità politiche e sociali, fino al 1463, quando fu occupato e distrutto dai turchi ottomani, mentre l'erede della corona, Katarina Kosača Kotromanić, fuggì a Roma cercando per sé e per il suo paese la protezione del Papa, a cui lasciò anche la corona della Bosnia. I suoi figli, come i suoi numerosi sudditi, furono imprigionati dai turchi e costretti ad abbandonare la fede cristiana e ad accettare l'Islam per salvare la vita.

L'epoca ottomana[modifica | modifica sorgente]

La conquista ottomana segnò una nuova era nella storia bosniaca introducendo cambiamenti radicali nel panorama politico e culturale della regione, che venne assorbita dall'Impero ottomano.

Il dominio durò tre secoli e portò notevoli cambiamenti, tra cui l'emergere di una comunità musulmana che divenne maggioritaria anche per i benefici sociali, economici e politici, sebbene i cristiani e i cattolici fossero tutelati per decreto imperiale e gli ortodossi si sviluppassero soprattutto in Erzegovina.

Durante l'Impero ottomano, la Bosnia visse un periodo di pace relativa, Sarajevo e Mostar divennero centri urbani di una certa rilevanza e nell'attuale capitale bosniaca venne costruita la biblioteca Vijećnica, la torre dell'orologio (Sahat Kula), il ponte vecchio Stari Most e le moschee Gazi Husrev-beg e dello Car (= Zar; careva džamija).

Molti bosniaci divennero personaggi influenti nella vita culturale, sociale e politica dell'impero ottomano, che alla fine del XVII secolo iniziò comunque a vacillare. L'instabilità portò a rivolte, malcontenti e battaglie che si conclusero con il Congresso di Berlino e il conseguente Trattato di Berlino (1878).

Il Congresso di Berlino del 1878 e il periodo austro-ungarico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Congresso di Berlino.

Al Congresso di Berlino il ministro austro-ungarico Gyula Andrássy ottenne l'occupazione e l'amministrazione della Bosnia e dell'Erzegovina. Il periodo austro-ungarico fu caratterizzato da una relativa stabilità politica, da riforme sociali e amministrative che tendevano a far diventare la Bosnia una 'colonia modello' per cercare di limitare i sentimenti antiaustriaci e antiungheresi dei croati, soprattutto, l'insorgere di un nazionalismo degli Slavi del Sud.

Durante il dominio asburgico molte furono le riforme per superare il sistema ottomano, codificando un moderno sistema legislativo e politico e introducendo una modernizzazione generale. Vennero, inoltre, costruite tre chiese cattoliche soltanto a Sarajevo e varie nella Bosnia per venire incontro alle necessità della popolazione cattolica locale.

Nel giro di tre anni, l'Austro-Ungheria ottenne il placet della Germania e della Russia per l'annessione della Bosnia ed Erzegovina, formalizzata il 18 giugno 1881 con il Dreikaiserbund, alleanza tra Guglielmo I di Germania, Francesco Giuseppe e Alessandro III di Russia.

Un sanguinoso colpo di stato nel vicino Regno di Serbia, il 10 giugno 1903, instaurò a Belgrado un governo che si opponeva agli austriaco-ungheresi e propagava l'unione degli Slavi del Sud sotto la bandiera del medesimo Regno di Serbia. In Bosnia ed Erzegovina e in Croazia, che insieme alla Slovenia, in quel momento erano inglobate nell'Impero degli Asburgo, la rivolta di Belgrado suscitò poche reazioni, ottenendo soltanto il plauso delle minoranze ortodosse, sempre più serbizzate. L'imperatore di Vienna rimase fortemente preoccupato per l'andamento dei fatti. La situazione si complicò ulteriormente dopo una rivolta all'interno dell'Impero ottomano nel 1908, anche perché la Russia guardava con sempre crescente interesse verso le terre degli slavi del sud.

In una tale situazione internazionale, piuttosto complessa e delicata, il ministro russo Alexander Izvolsky si rivolse a Vienna il 2 luglio 1908 per chiedere il sostegno alla richiesta di accesso delle navi dello zar russo allo stretto dei Dardanelli verso il Mediterraneo, offrendo in cambio l'appoggio russo nella questione croata e slava in generale. Poco dopo, l'Austro-Ungheria il 6 ottobre 1908 proclamò l'annessione della Bosnia ed Erzegovina, scatenando reazioni contrastanti in Europa, conclusesi con l'annessione formale nel 1909.

La Serbia fu scontenta dell'annessione, perché tale atto di Vienna scombussolò i suoi piani di espansione. Le tensioni politiche tra Belgrado e Vienna culminarono il 28 giugno 1914, quando il giovane nazionalista serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l'erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, che si era dichiarato disposto a risolvere in maniera soddisfacente le richieste degli slavi dell'Impero. L'atto terroristico è considerato da molti la miccia della prima guerra mondiale.

La Bosnia tra le due guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Jugoslavia.

Alla fine della prima guerra mondiale, il 1º dicembre 1918, la Bosnia entrò a far parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, rinominato poi Regno di Jugoslavia il 3 ottobre 1929, guidato dal re Alessandro I di Iugoslavia, assassinato il 9 ottobre 1934, cui succedette al trono Pietro II di Iugoslavia con un governo guidato da Paolo Karađorđević fino al colpo di stato del 27 marzo 1941 e all'invasione da parte dell'Asse, il 6 aprile 1941. Il dittatore croato Ante Pavelić, comandante degli ùstascia, un gruppo di opposizione di ispirazione nazifascista, divenne il capo dello Stato Indipendente di Croazia (NDH), comprendente anche la Bosnia ed una piccola parte della Serbia, un governo fantoccio di fatto dipendente dalla Germania e dall'Italia fascista. La corona di Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia-Aosta, con il nome di Tomislavo II, pur non avendovi questi mai messo piede. Nel frattempo i partigiani jugoslavi organizzarono un movimento di resistenza capitanato da Josip Broz Tito. Durante la seconda guerra mondiale gli scontri tra gli ùstascia di Pavelic e i partigiani di Tito furono sanguinosi e numerosi i crimini di guerra.

La Jugoslavia socialista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Socialista di Bosnia ed Erzegovina.

Il 31 gennaio 1946 venne redatta una nuova Costituzione che includeva la Bosnia e l'Erzegovina all'interno della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, un regime di ispirazione comunista e socialista orbitante intorno all'URSS, prima che il partito comunista jugoslavo fosse espulso nel 1948 dal Comintern stalinista.

La storia della Bosnia fino alla morte di Tito, alla successiva lenta disgregazione del regime comunista jugoslavo, alla caduta del Muro di Berlino e alla fine della Guerra fredda, coincide con quella della Jugoslavia. Alla morte di Josip Broz nel 1980 vi fu una turnazione di presidenti che detenevano il potere per un anno. Le Olimpiadi invernali del 1984 diedero una visibilità internazionale alla Bosnia ed Erzegovina.

La guerra dal 1991 al 1995[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre jugoslave, Guerra in Bosnia e Assedio di Sarajevo.

In seguito ad un periodo di instabilità politica, sociale ed economica, la Jugoslavia venne scossa dall'emergere di movimenti nazionalisti, che il dirigente del partito comunista jugoslavo Slobodan Milošević seppe manovrare facendo leva sull'idea di Grande Serbia.

Sovvertendo lo stato di diritto, che all'epoca era già piuttosto instabile, utilizzando le frange violente delle tifoserie da stadio organizzate in milizie paramilitari, l'Esercito regolare della Jugoslavia socialista (l'Esercito Popolare Jugoslavo, JNA) e i dirigenti serbi dell'Alleanza Socialista di Jugoslavia (comunisti jugoslavi), Milosevic in Bosnia ed Erzegovina usò la tattica già sperimentata in precedenza in Croazia. In tale contesto, sostenne lo psichiatra e poeta Radovan Karadžić, criminale di guerra arrestato dopo lunga latitanza e attualmente sotto processo al TPIY, il Tribunale Onu a L'Aia, e il lungamente latitante (16 anni di latitanza conclusasi con l'arresto il 26 maggio 2011) Ratko Mladić, anch'egli accusato di crimini di guerra e di genocidio. Nel frattempo, Milošević nel giugno 1991 promosse prima la guerra in Slovenia (conclusasi dopo pochi giorni con il ritiro serbo-jugoslavo) e poi la guerra in Croazia, cercando di fare in tutti i modi e in tutti i sensi "terra bruciata", come pure fu denominata l'operazione. La Bosnia ed Erzegovina fu coinvolta involontariamente in tale furia bellica per vari motivi ed a vari titoli.

Quando poi la Bosnia ed Erzegovina, in seguito al referendum sull'indipendenza dalla Federazione jugoslava creata da Tito (la consultazione popolare si svolse in conformità alla Costituzione jugoslava dell'epoca), il 3 marzo 1992 proclamò la propria indipendenza, la guerra si abbatté con inaudita furia su Sarajevo e sulle altre parti del Paese. Cominciò l'assedio di Sarajevo e un'estenuante lotta per la sopravvivenza della popolazione inerme. Dopo quattro anni di assedio della capitale, dopo il Massacro di Srebrenica e gli errori commessi in quella circostanza e in altre occasioni da parte dell'UNPROFOR, la forza di protezione ONU, la Comunità Internazionale decise di intervenire militarmente in modo concreto, ponendo così fine ad uno dei più atroci conflitti europei del Novecento e imponendo al contempo i contestatissimi Accordi di Dayton.

La fine della guerra e la prospettiva europea[modifica | modifica sorgente]

Alla fine delle guerre balcaniche la Bosnia ed Erzegovina è stata posta sotto tutela internazionale, divisa in unità amministrative e ha richiesto di poter essere riconosciuta nel processo di allargamento. Essendo stata la regione jugoslava più colpita dalla guerra, attualmente il processo è in fase di discussione, mentre la comunità internazionale lavora per ristabilire un sistema giudiziario, politico, amministrativo ed economico nella nazione, combattere la corruzione e la criminalità, ristabilire un sistema economico sano e conforme al mercato europeo.

Rapporti con l'Unione europea[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2007 la Bosnia ed Erzegovina ha sottoscritto con l'Unione europea l'accordo di Stabilizzazione e Associazione (ha cioè firmato per presa visione del contenuto del documento), fase preliminare rispetto alla presentazione della candidatura.

Nell'aprile 2008 il Parlamento bosniaco ha adottato la riforma della polizia, condizione che da tempo l'Unione europea ha posto alla Bosnia ed Erzegovina per firmare l'accordo di pre-adesione. L'accordo di Stabilizzazione e Associazione è stato firmato il 16 giugno 2008.

Il 7 aprile 2010 viene annunciato dal ministro degli esteri spagnolo Miguel Ángel Moratinos, il cui paese aveva la presidenza di turno dell'UE, che in occasione della conferenza UE-Balcani che si sarebbe tenuta a Sarajevo ai primi di giugno del 2010, l'Unione europea avrebbe abolito i visti per i cittadini bosniaci.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

La popolazione residente in Bosnia ed Erzegovina è di 3.970.000 abitanti e abita nelle aree urbane per il 43%. L'aspettativa di vita è di 68,5 anni, ma il Paese detiene un record negativo europeo. Infatti, il coefficiente di Gini è il più alto in Europa (0,56) e il tasso di disoccupazione si attesta al 34%. La mortalità infantile è del 13 per mille, mentre il tasso di alfabetizzazione è del 97,9%.[10]

Demografia[modifica | modifica sorgente]

La popolazione, ridotta al conflitto, è costituita da abitanti di etnie e religioni diverse: bosniaci (musulmani 43%), serbi (ortodossi, 29,9%) e croati (cattolici, 18%).

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Il titolo di etnia alla popolazione di fede islamica, o di tradizione islamica, venne riconosciuto nel 1961. In questo modo il governo della vecchia Federazione iugoslava intese riconoscere alla componente maggioritaria presente nella regione diritti analoghi alle altre comunità (serba, croata, slovena, macedone, ...).

Fino allo scoppio del conflitto nazionalista (1991-1995), la Bosnia ed Erzegovina veniva considerata come esempio di Paese multietnico in cui si era raggiunto un sereno equilibrio tra le diverse comunità. I problemi tuttavia erano solo sopiti e si manifestarono con le armi. Infatti la convivenza di popolazioni di religione islamica (i bosgnacchi) accanto a quelle serbe e croate (cristiane) non era facile.

Secondo il censimento del 1991, la Bosnia ed Erzegovina era per il 44% etnicamente bosniaco-musulmana (all'epoca dichiarati musulmani, successivamente per indicare i cittadini bosniaci di religione islamica è stato coniato nel 1994 il termine Bošnjak, bosgnacco), per il 31% serba e per il restante 17% croata (la maggior parte dei quali stanziati in Erzegovina), con il 6% delle persone che si dichiaravano jugoslave (queste comprendevano le persone provenienti da matrimoni misti, così come alcuni "patrioti" jugoslavi). Esisteva anche una forte correlazione tra identità etnica e religione; l'88% dei croati era cattolico, il 90% dei bosgnacchi praticava l'Islam e il 99% dei serbi era ortodosso.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Bosnia ed Erzegovina.
Religioni in Bosnia ed Erzegovina
Islam sunnita
  
45%
Cristianesimo ortodosso
  
36%
Cristianesimo cattolico
  
15%
Cristianesimo protestante
  
1%
altri
  
3%
Mappa etnica del 2006
Moschea dell'imperatore a Sarajevo
Cattedrale ortodossa di Cristo Salvatore a Banja Luka
Međugorje è una località conosciuta nel mondo per le presunte apparizioni della Beata Vergine Maria, finora non riconosciute dalla Chiesa.

Dopo la recente guerra non è stato eseguito alcun censimento ufficiale; il primo censimento ufficiale della Bosnia ed Erzegovina è previsto per il 2013. Esistono solamente le stime. Secondo i dati del CIA World Factbook, relativi al 2006, la Bosnia ed Erzegovina è etnicamente formata:

Comunità ebraica[modifica | modifica sorgente]

I primi ebrei giunsero in Bosnia dopo l'espulsione dalla Spagna del 1492; accanto a questo primo nucleo sefardita, nel 1686 si aggiunse un nucleo aschenazita proveniente dall'Ungheria. I turchi ottomani che allora dominavano la Bosnia accolsero gli ebrei e concessero una buona autonomia, che permise loro di prosperare. I rapporti con le altre etnie erano assolutamente pacifici. Nel 1878 l'Impero austro-ungarico conquistò la Bosnia e ciò determinò l'arrivo di altri ebrei aschenaziti provenienti dall'impero. Nel 1940 si stima che circa 14.000 ebrei vivessero in Bosnia, di cui 10.000 a Sarajevo.

Nel 1941 l'invasione nazista portò alla creazione dello Stato Indipendente di Croazia retto da Ante Pavelić, che portò avanti lo sterminio degli ebrei. Si stima che 10.000 ebrei siano stati uccisi, mentre i restanti entrarono a far parte della resistenza jugoslava.

Prima delle guerre jugoslave, gli ebrei bosniaci erano circa 2.000; lo scoppio della guerra spinse molti ebrei ad emigrare verso Israele. Ad oggi la comunità conta sulle 1000 persone, di cui 700 a Sarajevo; i rapporti con le altre etnie e gruppi religiosi sono rimasti buoni.[11]

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua bosniaca, Lingua croata, Lingua serba e Differenze tra serbo, croato e bosniaco.

Le lingue ufficiali sono il bosniaco, il serbo e il croato.[1]

Ordinamento dello stato[modifica | modifica sorgente]

La Bosnia ed Erzegovina è composta da tre entità territoriali:

Quest'ultimo ha delle autonomie proprie.

L'ex repubblica iugoslava della Bosnia ed Erzegovina è stata praticamente spartita in due zone, la Federazione croato-musulmana (51% del territorio) e la Repubblica serba (il restante 49%).

Ciascuna delle due zone ha un proprio ordinamento che, nel caso della prima, prevede una complessa gerarchia di ruoli e responsabilità volta a garantire il mantenimento di buoni rapporti di convivenza tra le etnie musulmana e croata.

Tale architettura amministrativa e politica si ripete per la Presidenza centrale della repubblica, al cui vertice stanno tre membri eletti a suffragio universale in rappresentanza delle tre etnie.

L'Alto Rappresentante[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli Accordi di Dayton, è stata istituita la figura dell'Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, la più alta autorità civile del Paese, a cui spettano dei compiti di controllo, di monitoraggio e supervisione relativi all'Annesso X dell'Accordo di Dayton (Aspetti civili), nonché potere di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolino l'attuazione della pace.

La nomina dell'Alto Rappresentante è effettuata dallo Steering Board del Peace Implementation Council (PIC), un organo di 55 Stati ed organizzazioni internazionali (di cui l'Italia è membro permanente) ed è approvata ufficialmente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda il Distretto di Brčko, situato nel Nord del Paese al confine con la Croazia, questo gode, ai sensi dell'Arbitrato interno del 1999, di un elevato grado di autonomia rispetto al Paese anche in materia economica e fiscale. Il Distretto è stato ufficialmente stabilito l'8 marzo 2000 con una decisione dell'allora Alto Rappresentante delle Nazioni Unite Wolfgang Petritsch.

Presidenza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenza della Bosnia ed Erzegovina e Primi ministri della Bosnia ed Erzegovina.

La Presidenza della Repubblica è esercitata a rotazione, con turnazione di 8 mesi, dai tre Presidenti, uno per ogni etnia, eletti direttamente dal corpo elettorale ogni 2 anni. In caso di decesso o impossibilità di uno dei membri della Presidenza, la Camera dei Rappresentanti nomina il sostituto. Alla Presidenza fa capo la politica estera; essa nomina inoltre gli Ambasciatori e il Presidente del Consiglio dei ministri centrale.

Parlamento[modifica | modifica sorgente]

Assemblea Parlamentare Forma il cosiddetto Corpo legislativo del Paese è formato da due Camere: la Camera dei Popoli e la Camera dei Rappresentanti.

I deputati della Camera dei Rappresentanti sono eletti a suffragio diretto ogni quattro anni con sistema proporzionale.

I 15 membri della Camera dei Popoli sono nominati ogni quattro anni. L'Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska) nomina i 5 membri in rappresentanza della comunità serba, mentre l'Assemblea dei Popoli della Federazione di Bosnia ed Erzegovina ne designa 5 per ciascuna delle altre due etnìe.

I disegni di legge devono essere approvati da tutte e due le camere del Parlamento. Le deliberazioni sono prese secondo il criterio della maggioranza dei votanti; all'interno della quale deve essere rispettato il principio di 1/3 dei membri di ogni componente (se durante la seduta non vi è 1/3 dei membri di ogni etnia la legge non entra in vigore).

La Federazione di Bosnia ed Erzegovina è divisa in dieci cantoni, ognuno provvisto di proprie Istituzioni: otto cantoni hanno una precisa maggioranza etnica, negli altri due le comunità sono rappresentate in maniera più omogenea. Il suo Parlamento è a struttura bicamerale, composto da una Camera dei Rappresentanti di 140 membri e da una Camera dei Popoli di 80 componenti - eletti dai consiglieri dei dieci cantoni -, paritetica tra rappresentanti bosniaco-musulmani croati.

La Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina invece ha un'Assemblea monocamerale di 83 membri: nella quale vi è un Consiglio dei popoli di 28 membri.

Governo[modifica | modifica sorgente]

Al suo interno le tre componenti etniche devono essere in uguale misura per ciò che riguarda i ministri croati, serbi e bosniaci.

La guida è affidata al Presidente del Consiglio dei ministri, nominato dalla Presidenza con conseguente approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti. Il Presidente del Consiglio dei ministri deve essere di etnia diversa dal Presidente di turno della triade presidenziale.

Il Ministro delle Finanze, del Commercio Estero, dei Diritti Umani e dei Rifugiati, della Sicurezza e della Giustizia devono essere approvati da parte dell'Alto Rappresentante ONU della Comunità internazionale in Bosnia.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni della Bosnia ed Erzegovina.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Federazione di Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

La Bosnia ed Erzegovina è divisa in Federazione di Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina o Repubblica Srpska. Il Distretto di Brčko è una entità con autonomie particolari.

La Federazione è ulteriormente divisa in 10 cantoni:

La Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina è composta da 7 regioni:

I cantoni e le regioni sono ulteriormente divisi in municipalità.

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica sorgente]

Sistema sanitario[modifica | modifica sorgente]

Il sistema sanitario del paese non è ancora a livelli qualitativi paragonabili agli standard occidentali. Un grave problema risulta essere l'alto numero di mine inesplose, che cagionano ogni anno numerosi decessi e feriti. Nel 2007, si sono manifestati dei focolai di influenza aviaria.[12][13]

Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Le forze armate di Bosnia ed Erzegovina vennero unificate in una singola entità nel 2006, con la fusione fra l'Esercito della Bosnia ed Erzegovina e l'Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, che avevano difeso le rispettive regioni. Il Ministero della Difesa è stato costituito nel 2004. Le forze armate bosniache comprendono l'Esercito bosniaco, l'Aeronautica Militare bosniaca e la Difesa Aerea. L'Esercito bosniaco consiste di 10.000 uomini in servizio attivo, più 5.000 riservisti. Tale esercito è composto da veicoli ed equipaggiamenti di origine americana, jugoslava, sovietica ed europea. L'Aeronautica dispone di 2.500 uomini e di circa 45 velivoli, la maggior parte dei quali sono mezzi di trasporto e di addestramento. La Difesa Aerea utilizza missili spalleggiabili MANPAD, batterie di missili SAM, cannoni AA e radar. La maggior parte dell'equipaggiamento antiaereo è di origine sovietica. L'Esercito è composto dalle seguenti unità (località di stanziamento):

Comando operativo (Sarajevo)

  • 4ª Brigata di Fanteria (Tuzla)
  • (Bosniaca) Battaglione di Fanteria (Tuzla)
  • (Serba) Battaglione di Fanteria (Bijeljina)
  • (Croata) Battaglione di Fanteria (Orašje)
  • Compagnia di Esploratori

5ª Brigata di Fanteria (Banja Luka)

  • (Serba) Battaglione di Fanteria (Banja Luka)
  • (Croata) Battaglione di Fanteria (Livno)
  • (Bosniaca) Battaglione di Fanteria (Bihać)
  • Compagnia di Esploratori

6ª Brigata di Fanteria (Čapljina)

  • (Croata) Battaglione di Fanteria (Čapljina)
  • (Bosniaca) Battaglione di Fanteria (Gorazde)
  • (Serba) Battaglione di Fanteria (Bileca)
  • Compagnia di Esploratori

Struttura del Comando Operativo:

  • Brigata di Supporto Tattico (Sarajevo)
  • Battaglione Corazzato (Tuzla)
  • Battaglione di Artiglieria (Žepče) (una batteria in dotazione ad ogni Brigata)
  • Battaglione del Genio (una compagnia per ogni Brigata)
  • Battaglione di Intelligence Militare (Butilama)
  • Battaglione di Polizia Militare (Butilama) (un plotone per ogni Brigata)
  • Battaglione Sminatori (Bugojno)
  • Compagnia Segnali (Sarajevo)
  • Compagnia di difesa NBC
  • Brigata dell'Aeronautica e della Difesa Aerea (Sarajevo, Banja Luka, Tuzla)
  • Battaglione di Elicotteri (Sarajevo) (uno squadrone per ogni Brigata HQ)
  • Battaglione di Difesa Aerea (Sarajevo) (una compagnia per ogni Brigata)
  • Battaglione di Primo Allarme e Sorveglianza (Banja Luka)
  • Battaglione di supporto Aereo (Sarajevo, Banja Luka)

Altre unità/strutture:

  • Struttura dello Stato Maggiore
  • Comando di Supporto (Banja Luka)
  • Comando del Personale
  • Comando per l'Allenamento e Tattica
  • Centro di Addestramento al Combattimento
  • Battaglione Corazzato/Meccanizzato
  • Centro di Simulazione del Combattimento
  • Scuola Ufficiali
  • Scuola NCO
  • Centro per la Lingua Estera
  • Comando Logistico
  • Centro per il Controllo Movimento
  • Centro Distribuzione Materiali

Base Logistica Principale (Doboj e Sarajevo)

  • 1º Battaglione Supporto Logistico
  • 2º Battaglione Supporto Logistico
  • 3º Battaglione Supporto Logistico
  • 4º Battaglione Supporto Logistico
  • 5º Battaglione Supporto Logistico

Armi leggere:

  • M16 (nelle versioni A1, A2, A4)
  • AR-15 (mille pezzi donati dagli Stati Uniti
  • carabina M4
  • HK33 (donati dalla Turchia)
  • AK-47
  • M70 ed M72 (rispettivamente copie jugoslave dell'AK-47 e dell'RPK) e altre copie dell'AK-47 jugoslave o serbe.
  • PP-19 (250 donati dalla Russia, 1000 acquistati; usati solo dalle Forze Speciali Bosniache e dall'Unità Anti-Terrorismo)
  • MP5 (usati da Polizia Militare e Forze Speciali Bosniache)
  • G3 (alcuni donati dalla Turchia, altri acquistati)

Fucili di precisione:

Armi da fianco:

Mitragliatrici:

Lanciarazzi:

  • Lanciarazzi M79 ed M80
  • AT4

Carri armati:

Veicolo trasporto truppe (VTT):

Armi anti-carro:

Artiglieria:

Elicotteri:

Dal dicembre 2006, le Forze Armate della Bosnia ed Erzegovina hanno preso parte alle operazioni in Iraq.

Politica[modifica | modifica sorgente]

La Bosnia ed Erzegovina è indipendente dal 1992.

Il conflitto (1992-1995), scoppiato tra le tre etnie costituenti la Bosnia (croata, bosniaco-musulmana, serba), si è concluso con l'intervento dell'ONU e della NATO insieme all'Unione Europea.

L'Accordo di Dayton, firmato il 21 novembre 1995, ha sancito l'integrità e la sovranità della Bosnia ed Erzegovina, suddivisa tra due "entità" (la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, croato-musulmana - 51% del territorio - e la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, serba - 49% del territorio -) e una "entità autonoma", ossia il Distretto di Brčko.

Con gli stessi accordi è entrata in vigore la Costituzione della Bosnia ed Erzegovina, che non è un documento indipendente, bensì costituisce l'Annesso 4 dell'Accordo di Dayton.

La Bosnia ed Erzegovina è dotata di istituzioni "statali" centrali: una Presidenza tripartita, un Parlamento bicamerale con una Camera dei Rappresentanti e una Camera dei Popoli, un Consiglio dei Ministri, una Corte Costituzionale ed una Banca Centrale. La Presidenza tripartita è composta da tre membri, esponenti dei tre gruppi etnici maggioritari, musulmano-bosniaco, serbo-bosniaco e croato-bosniaco.

La forma giuridica delle due singole Entità è stabilita dalle proprie Costituzioni, che prevedono per entrambe un Presidente e due Vice Presidenti, un Parlamento (bicamerale per la Federazione e monocamerale per la Repubblica Srpska) ed un Governo. Le due Entità godono di larghissima autonomia, anche se hanno istituzioni comuni in limitate materie, tra cui politica estera, doganale e monetaria. Nel settore della difesa è prevista invece una competenza propria delle due Entità, che dovranno tuttavia essere dotate di forze militari bilanciate.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica della Bosnia ed Erzegovina.

Nei quasi dieci anni seguiti alla fine del conflitto, il quadro politico-amministrativo scaturito dagli accordi di pace ha sostanzialmente retto alla prova, anche se non bisogna dimenticare che, proprio a garanzia di quegli accordi, alcuni contingenti stazionano in più punti del territorio.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Bosnia ed Erzegovina.

Il PIL nominale (a prezzi correnti) del Paese nel 2012 è stato di 17.326 milioni di dollari americani. La Bosnia si è impoverita molto a causa della guerra e anche per questo vi è il problema dell'emigrazione. L’agricoltura non porta molti frutti, mentre l'allevamento del bestiame e lo sfruttamento del patrimonio forestale sono molto produttivi, poiché nel sottosuolo ci sono ferro e carbone. Anche se di piccole dimensioni esistono industrie siderurgiche, metallurgiche, chimiche, elettroniche, ecc.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ABOUT BIH, Agency for Statistics of Bosnia and Herzegovina. URL consultato il 01-07-2013.
  2. ^ Stime dell'Ufficio federale di statistiche della Federazione di Bosnia ed Erzegovina
  3. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28-2-2013.
  4. ^ bosnìaco-erzegòvino in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  5. ^ bosnìaco-erzegovése in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  6. ^ Eccetto il villaggio di Sastavci che adotta il dinaro serbo.
  7. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  8. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  9. ^ Tale nome è tuttavia erroneo perché il Paese ha assunto il nome delle due regioni storiche e culturali e nelle lingue usate nel Paese si chiama appunto Bosna i Hercegovina
  10. ^ Bosnia and Herzegovina Literacy
  11. ^ da networkeurope.radio.cz
  12. ^ www.viaggiaresicuri.it
  13. ^ www.atlantideviaggi.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Guide to Collections of the Regional Museum of Bosnia and Herzegovina, Sarajevo 1984
  • AA.VV., Arhitektura Bosne I Hercegovine 1878-1918, Sarajevo 1987
  • D. Covic, Od Butmira do Ilira, Sarajevo 1976
  • C. M. Daclon, Bosnia, Rimini, Maggioli, 1997
  • N. Malcolm, Storia della Bosnia, Milano, Bompiani, 2000
  • F. Maniscalco, Sarajevo. Itinerari artistici perduti, Napoli 1997
  • G. Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Giuffrè, Milano, 2000 (tratta anche degli insediamenti italiani in Bosnia).
  • G. Corradi, M Morazzoni "Punti Cardinali"

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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