Višegrad

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Višegrad
comune
Višegrad – Stemma
Višegrad – Veduta
Dati amministrativi
Stato Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Entità Flag of Republika Srpska.svg Repubblica Serba
Cantone o regione Foča
Sindaco Miladin Miličević
Territorio
Coordinate 43°47′N 19°17′E / 43.783333°N 19.283333°E43.783333; 19.283333 (Višegrad)Coordinate: 43°47′N 19°17′E / 43.783333°N 19.283333°E43.783333; 19.283333 (Višegrad)
Superficie 448 km²
Abitanti 11 774 (2013)
Densità 26,28 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 73240
Prefisso 058
Fuso orario UTC+1
Codice FZS 05
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Bosnia ed Erzegovina
Višegrad
Višegrad – Mappa
Sito istituzionale

Višegrad è una cittadina della Bosnia, che sorge a circa 100 km ad est della capitale Sarajevo, nel territorio della Repubblica Serba con 11.774 abitanti al censimento 2013[1].

Nella storia recente si segnala come teatro di uno dei primi scenari di pulizia etnica e genocidio commessi dalle forze serbe durante l'aggressione alla Bosnia ed Erzegovina sulla popolazione musulmana.

La Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La parte più antica della città, in cui sorge la kasaba, è collocata su una stretta lingua di terra nel punto di confluenza dei due fiumi della città: Rzav e la Drina, celebrata nel romanzo d’esordio dello scrittore Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina. In epoca moderna la città ha assunto un ruolo di primo piano nella guerra dei Balcani a causa della sua posizione strategica, che la colloca tra il fiume e il confine con l’area Serba della Repubblica Srpska.

Occupazione ottomana[modifica | modifica sorgente]

Višegrad è conosciuta principalmente per il suo ponte, costruito per volere del gran visir Mehmed Paşa Sokolovič.
Mehmet Paşa (1505-1579) nacque a Sokoloviči, un paesino Bosniaco in prossimità di Višegrad abitato in prevalenza da contadini serbi in epoca ottomana, quando ancora l’Impero ottomano applicava il devşirme (dal turco "devşirmek", "raccogliere"). A causa di questa pratica ai cittadini di confessioni diverse dall’Islam, soprattutto contadini serbi, veniva imposto un tributo di sangue in vite umane: essi erano quindi costretti a cedere i propri figli (chi non voleva sottomettersi a questa regola avrebbe visto i propri figli portati via con la forza), che venivano allontanati dalle famiglie natali per essere cresciuti ed istruiti come giannizzeri, l’ordine militare d'élite dell'esercito ottomano. Con il tempo questa pratica venne vista con favore dagli stessi Serbi e Bosniaci, che vedevano in essa la possibilità di dare un futuro roseo ai propri figli nella capitale, con la speranza che un giorno questi, che non dimenticavano mai le proprie origini, né venivano costretti a farlo pur essendo stati convertiti ed istruiti all'Islam, potessero agire da posizioni di potere in favore di quelle terre.
In una di queste missioni di reclutamento venne preso anche un bambino che, negli anni, si distinse per intelligenza e capacità tanto da entrare nelle grazie del Sultano Solimano il Magnifico e di suo figlio Selim, che gli concesse la mano della figlia İsmihan. Di quel giovane, che assunse il nome di Mehmet, si sa che non dimenticò mai la sua terra natale, il giorno in cui ne venne sottratto e il lungo e faticoso viaggio verso Istanbul, che ebbe inizio con l’attraversamento della Drina in piena. Così, insieme alle molte opere religiose e commerciali che commissionò nei territori dell’Impero, incluse anche un Ponte sulla Drina, la cui realizzazione affidò all’architetto ottomano Sinan, che portò a termine i lavori nel 1571.

Il Ponte sulla Drina[modifica | modifica sorgente]

Il ponte ha una carreggiata di 4 metri, poggia su 11 arcate e si erge sulle acque per una lunghezza complessiva di 179 metri.

Sul lato sud della balconata centrale del ponte è stata eretta una stele in epoca incerta, che, secondo la versione più accreditata, commemorerebbe la fine dei lavori. In una nicchia, sempre sulla balconata centrale, trova invece posto un’iscrizione commemorativa della costruzione del ponte fatta installare dal gran vizir Sokollu Mehmed Pascià durante il regno del sultano Murad III. Il ponte, nei lunghi anni della sua vita, ha subito parecchi danneggiamenti e distruzioni ed è stato più volte sottoposto ristrutturazione: i danni peggiori si sono verificati nel 1664 e nel periodo di particolare turbolenza politica che va dal 1875 al 1911.
Fra 1914 e 1915 tre degli archi occidentali sono stati distrutti e ricostruiti prima del 1940. Durante la seconda guerra mondiale altri cinque archi sono stati distrutti nella stessa zona ferita in precedenza, e sono poi stati ricostruiti prima del 1951.
Attualmente è stato rinnovata la pavimentazione e sono stati installati cavi elettrici per l’illuminazione dal basso, che nelle ore che vanno dal crepuscolo all’alba permettono di assistere allo spettacolo mozzafiato dell’elegante ponte che sembra essere sospeso sulle acque della Drina.

Il ponte di Višegrad, eretto sul fiume Drina

Questa meraviglia architettonica, come già scriveva Andrić, fu sempre, dal momento della sua costruzione, parte integrante della vita di Višegrad: orgoglioso ponte eretto tra due mondi e tra due religioni, e triste testimone delle orribili persecuzioni perpetrate nei secoli dall’una e dall’altra parte.
La letteratura ricorda infatti che fino al secolo scorso, il ponte si prestava quale triste vetrina delle teste mozzate ed impalate dei contadini serbi, mentre durante il conflitto bosniaco interetnico del 1992-1995 fu teatro delle esecuzioni di massa operate dai serbi contro i musulmani bosniaci.

Come abbiamo visto, nel corso dei secoli diversi fattori hanno contribuito a danneggiare seriamente il ponte: attualmente la struttura è stata dichiarata pericolante a causa delle fluttuazioni del livello del fiume causate da una diga idroelettrica costruita a monte, a cui ha fatto seguito il danneggiamento alle fondazioni provocato dalle vibrazioni delle automobili che lo attraversavano. Per questo motivo il ponte è attualmente chiuso al traffico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Popolazione al censimento 2013 dal sito ufficiale. URL consultato il 9 novembre 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]


Flag of Bosnia and Herzegovina.svg Suddivisioni amministrative della Bosnia ed Erzegovina