Resistenza jugoslava

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Per resistenza jugoslava si intende il movimento armato di opposizione all'occupazione militare della Jugoslavia da parte delle forze armate dell'Asse, durante la seconda guerra mondiale.

1942 partigiani sloveni catturati a Celje stanno per essere uccisi

Gli scontri ebbero inizio quando, il 6 aprile 1941, alle 05:15, le forze della Germania nazista, italiane, ungheresi e bulgare attaccarono la Jugoslavia. La Luftwaffe, l'aeronautica militare tedesca, bombardò Belgrado ed altre fra le più importanti città del paese.

Il 17 aprile, i rappresentanti di varie regioni della Jugoslavia segnarono a Belgrado un armistizio con la Germania, concludendo undici giorni di resistenza contro gli invasori tedeschi. Tra ufficiali e soldati jugoslavi, furono fatti prigionieri più di trecentomila uomini.
Un mese dopo (22 giugno 1941) Hitler aprì un altro fronte, facendo partire l’offensiva contro l’Unione Sovietica (Operazione Barbarossa).
Gli jugoslavi organizzarono subito dei movimenti di resistenza. Quelli favorevoli al vecchio regno di Jugoslavia si unirono ai Cetnici, un esercito guerrigliero quasi interamente composto da serbi monarchico-nazionalisti e guidato dal colonnello Draža Mihajlovic. Quelli favorevoli al Partito Comunista (e contro il re) si unirono all'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia (APLJ) guidata da Josip Broz, un membro croato del Partito Comunista Jugoslavo. Il 4 luglio 1941 il Comitato Centrale del Partito Comunista Jugoslavo (CK KPJ) indisse un congresso, ponendo le basi per la resistenza. [1]

L'Armata Popolare iniziò a condurre una guerriglia che si sviluppò nella più grande formazione della resistenza di tutta l'Europa centrale e occidentale occupata. Inizialmente i cetnici fecero delle azioni notevoli e ricevettero il sostegno del governo in esilio e degli Alleati, ma poi cominciarono a collaborare con le potenze dell'Asse contro l'Armata Popolare. Quando capirono che i Cetnici aiutavano i tedeschi, gli Alleati smisero di sostenerli.

La risposta tedesca alla resistenza fu costituita da feroci rappresaglie sulla popolazione civile e la mano libera data alle forze della Croazia collaborazionista. Anche le truppe occupanti italiane commisero parecchie atrocità. Ciò portò a notevoli perdite umane tra la popolazione civile di gran parte delle regioni jugoslave. Una stima approssimativa indica 1.700.000 morti, pari a circa il 10% della popolazione jugoslava del tempo. Le perdite più alte furono tra i serbi di Croazia e Bosnia e tra i membri delle minoranze "non-ariane", come ebrei e zingari, ma anche tra la popolazione che non collaborava con i nazisti.

Durante la guerra, i partigiani comunisti furono di fatto i padroni dei territori liberati, e l'Armata Popolare organizzò dei comitati civili con le funzioni del governo civile. Nell'autunno del 1941 i partigiani istituirono la Repubblica di Užice nel territorio liberato della Serbia occidentale. Nel novembre del 1941, però, i tedeschi rioccuparono questo territorio costringendo la maggior parte dei partigiani ad evacuarlo e a trasferirsi in Bosnia.

Il 25 novembre 1942, il Consiglio Antifascista della Liberazione Nazionale della Jugoslavia si riunì a Bihać. Si riunì anche il 29 novembre 1943 a Jajce e stabilì le fondamenta della futura organizzazione del paese, istituendo una federazione (dopo la guerra, tale data divenne l'anniversario della Repubblica).

L'Armata Popolare riuscì ad espellere le forze dell'Asse dalla Serbia nel 1944 e dal resto della Jugoslavia nel 1945. L'Armata Rossa intervenne in aiuto per la liberazione di Belgrado e di altri territori, ma si ritirò dopo la fine della guerra. Nel maggio del 1945, l'Armata Popolare incontrò le forze alleate fuori dei vecchi confini jugoslavi, dopo aver preso Trieste e parte delle province meridionali dell'Austria, la Carinzia e la Stiria in cui esisteva una minoranza slovena. Nel giugno del 1945, però, gli jugoslavi si ritirarono da Trieste.

Gli Alleati tentarono di riconciliare i partigiani, che negavano qualsiasi autorità del vecchio governo del Regno di Jugoslavia, e l'emigrazione leale al re. Si arrivò così all'accordo Tito-Šubašić del giugno 1944. Tali accordi però divennero inutili in quanto Tito, ormai visto come un eroe nazionale dalla popolazione, assunse il potere e la carica di primo ministro nel nuovo stato comunista del dopoguerra.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ La storiografia jugoslava ha sottolineato come in questo periodo (1941-1942) non ci fossero conflitti interni al Fronte di Liberazione Nazionale tra comunisti e non-comunisti.

[modifica] Bibliografia

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