Momčilo Đujić

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Đujić in Canada

Momčilo Đujić (in serbo Момчило P. Ђујић; Tenin, 27 febbraio 1907San Diego, 11 settembre 1999) è stato un militare e politico serbo, membro dei cetnici.

Nato a Knin in Croazia nel 1907, sin dall’aprile del 1941 si autoproclamò vojvoda četnico. La sua zona di operazioni era la Dalmazia settentrionale e la Bosnia occidentale. Negoziò subito un patto di non aggressione con gli occupatori italiani che permisero al suo esercito di circa tremila četnici di assassinare e mutilare civili croati della Krajna e della Bosnia. Gli italiani lo usarono in funzione anti-partigiana, malgrado lo sprezzante giudizio espresso in un rapporto dal comando italiano dell’aprile 1943: non son altro che bande di razziatori.

Dopo la resa dell’Italia nel settembre 1943, mentre alcuni četnici fuggirono sui monti raggiungendo i partigiani, il pope con diverse migliaia di seguaci si mise invece al servizio dei tedeschi. Mihajlović stesso diede l’ordine segreto a Đujić di unirsi ai nazisti, ma la trasmissione via radio di quest’ordine venne intercettata dall’Intelligence britannica. A differenza degli italiani che lo avevano fortemente sostenuto, i tedeschi furono guardinghi e usarono Đujić solo a guardia della ferrovia Knin - Spalato.

Sentendosi indebolito, Đujić prese contatti col movimento Zbor di Ljotić. Verso la fine del 1944, di fronte alle vittorie partigiane e la demoralizzazione delle sue truppe, Đujić fece appello ai tedeschi per potersi rifugiare assieme ai suoi uomini nella Slovenia controllata dai nazisti. L'appello venne respinto dalle autorità tedesche di Zagabria ed allora Ljotić si recò a Vienna ed ottenne il consenso di Hermann Neubacher. La fuga di Đujić con 6.000 četnici venne assistita dai nazisti e dagli ustascia.

Il 25 novembre 1944 le forze partigiane iniziarono l’attacco a Knin difesa da 14.000 tedeschi, 1.500 ustaša e 4500 četnici. Dopo sei giorni di combattimenti Đujić venne ferito ed il 1º dicembre inviò il seguente messaggio al generale Gustav Fehn della 264ª divisione di Knin: «Il comando cetnico ha collaborato con tutte le sue forze armate sinceramente e lealmente coll’Armata Tedesca in quest’area dal settembre dello scorso anno. Lo richiedevano i nostri comuni interessi. Questa collaborazione è continuata sino ad oggi. Il Comando Četnico desidera condividere il destino dell’Armata Tedesca anche nel futuro, purtroppo... Il Comando richiede che il villaggio di Pagene divenga la base di rifornimento delle nostre unità sinché si addiverrà ad un nuovo accordo.»

Il 3 dicembre i četnici ricevettero vettovaglie e munizioni dai tedeschi e lanciarono insieme una controffensiva contro i partigiani, ma dovettero ripiegare a Bihać, protetti dalla 373ª divisione tedesca. Il generale Fehn organizzò il trasporto dei feriti cetnici attraverso Zagabria verso la Germania. Đujić richiese una garanzia scritta ad Ante Pavelić affinché il resto dei suoi cetnici potessero ritirarsi in Slovenia. Inoltre Ljotić e Nedić fecero appello a Vienna a Hermann Neubacher per assicurare la cooperazione di Pavelić, e in Slovenia la collaborazione del generale Lev Rupnik per il salvacondotto per le truppe di Đujić. Il 21 dicembre 1944, Pavelić emise un ordine alle forze armate croate di libero passaggio per i četnici di Đujić.

Però la strada concessa da Pavelić per la ritirata era sotto controllo partigiano e Đujić prese una strada alternativa attraversando l’Istria, terrorizzando e massacrando la locale popolazione croata al suo passaggio. Una volta in Slovenia i četnici di Đujić si unirono ai četnici di Dobroslav Jevđević, ai volontari di Ljotić, ai corpi d'assalto di Nedić formando una singola unità al comando di Odilo Globočnik dell'Höhere SS und Polizeiführer im Adriatisches Küstenland (Capo supremo delle SS e della Polizia del Litorale Adriatico), uno dei più feroci genocidi della Seconda guerra mondiale, reduce dall’Operazione Reinhard in Polonia dove aveva sperimentato i metodi più efficienti per lo sterminio di oltre due milioni di ebrei (in tedesco il nome in codice era "Aktion Reinhardt").

Nel 1947 Đujić è stato processato in Jugoslavia in contumacia come criminale di guerra e riconosciuto colpevole di migliaia di assassinii di civili croati e di partigiani. La richiesta di estradizione fatta nel 1988 dalla ex Jugoslavia agli Stati Uniti non ha mai avuto seguito. Dall'avvento di Milošević, che nel 1989 ha legalizzato i četnici, Đujić divenne addirittura la guida spirituale del ricostituito Partito Radicale Serbo rifondato da Vojslav Šešelj.

Quando, in una conferenza stampa, gli dissero che era accusato di aver ucciso 6.000 persone, Đujić rispose che l’unica colpa che ammetteva era di aver ucciso troppo pochi comunisti. La Croazia di Tuđman, anche per equilibrare l'imbarazzante processo a Sakić, capo del campo di sterminio ustascia di Jasenovac, aveva richiesto nuovamente al governo statunitense l'estradizione per processarlo, ma Đujić è morto nel settembre 1999, poco dopo che il governo americano aveva finalmente accettato di estradarlo.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Đujić si vantò di essere il comandante più obbediente a Mihajlović. Đujić è citato da Milo Gligorijević in Srbija na zapadu (La Serbia in occidente), Belgrado: Politika (1991), pag. 138.

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