Enver Hoxha

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Enver Hoxha
HODŽA druhá míza.jpg

Primo Segretario del Partito del Lavoro d'Albania
Durata mandato 8 novembre 1941 –
11 aprile 1985
Predecessore carica creata

Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Popolare dell'Albania
Durata mandato 22 ottobre 1944 –
19 luglio 1954
Predecessore Mehmet Shehu

Ministro di Difesa della Repubblica Popolare d'Albania
Durata mandato 1944 –
1953
Predecessore Koçi Xoxe

Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare d'Albania
Durata mandato 1946 –
1953

Comandante Supremo del Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale
Durata mandato 1942 –
1944
Predecessore dissoluzione

Presidente del Consiglio Generale del Fronte Democratico
Durata mandato 1945 –
1985
Predecessore Nexhmije Hoxha

Presidente della Repubblica Popolare Socialista d'Albania
Presidente della Repubblica Popolare d'Albania fino al 1976
Durata mandato 11 gennaio 1946-11 aprile 1985
Predecessore carica istituita
Successore Ramiz Alia

Dati generali
Partito politico Partito del Lavoro d'Albania
Tendenza politica Comunismo
Marxismo-Leninismo
Antirevisionismo
Professione Insegnante

Enver Hoxha (IPA /ɛn'vɛɾ 'hɔʤa/; Argirocastro, 16 ottobre 1908Tirana, 11 aprile 1985) è stato un politico e Leader albanese. Governò l'Albania dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla sua morte nel 1985 come primo segretario del Partito del Lavoro d'Albania (partito comunista). Fu anche Primo ministro dell'Albania dal 1944 al 1954 e ministro degli Affari Esteri e della Difesa Popolare dal 1946 al 1953. Fu ininterrottamente membro del Politburo del Partito del Lavoro d'Albania, dalla fine della seconda guerra mondiale al 1985.

Prima della salita al potere[modifica | modifica sorgente]

Enver Hoxha a 18 anni nel 1926

Hoxha[1] nacque ad Argirocastro, nel sud dell'Albania. Era figlio di un mercante albanese. Per gli studi liceali si trasferì a Coriza, in un liceo francese. Nel 1930 andò a studiare, con una borsa di studio statale, all'Università di Montpellier in Francia, ma presto ne fu espulso. La storiografia del partito cita come la causa dell'espulsione il suo attaccamento alle idee socialiste. Dal 1934 al 1936 fu segretario al consolato albanese di Bruxelles. Studiò anche legge alla locale università (studi che non concluse). Durante la sua permanenza all'estero Hoxha fece conoscenza di molti attivisti del Partito Comunista Francese tra cui le personalità come Maurice Thorez, Henri Barbusse o Louis Aragon. Fu allora che egli divenne seguace del marxismo e sostenitore di Stalin, tant'è che tradusse in albanese i suoi discorsi più importanti nonché alcuni interventi di altri capi del Comintern. Tornato in Albania nel 1936, egli divenne insegnante di francese a Coriza. La sua attività nel locale circolo comunista gli costò varie vessazioni da parte delle autorità procurandogli però al tempo stesso una certa fama come militante per la causa del popolo.

Viaggio a Mosca e il primo incontro con Stalin[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo del 1938 su propria richiesta e raccomandato da alcuni albanesi militanti nelle file del Partito Comunista Francese Hoxha fu mandato in Unione Sovietica dove rimase per più di un anno. A Mosca egli avviò gli studi presso l'Istituto di Marx-Engels-Lenin, seguiva lezioni all'Istituto di Lingue Straniere e si cimentava in traduzioni in lingua albanese di libri di Stalin, Molotov e altri capi del partito bolscevico. Nel luglio del 1947 Hoxha incontrò per la prima volta Stalin e Molotov. Quell'incontro sarebbe rimasto per lui l'avvenimento più importante della vita rafforzando le sue convinzioni ideali. Fu in quell'occasione che Hoxha promise ai suoi interlocutori di unificare tutti i circoli marxisti albanesi in un unico partito comunista, cosa che effettivamente egli fece.

Lotta contro l'occupazione nazifascista[modifica | modifica sorgente]

Rientrato in Albania, Hoxha fu rimosso dal suo posto di insegnante in seguito all'invasione italiana del 1939 per essersi rifiutato di iscriversi al partito fascista albanese[senza fonte]. Lavorò in un negozio di tabacco a Tirana, dove ben presto cominciò a ritrovarsi un piccolo gruppo di comunisti. Sotto la guida e con l'aiuto dei comunisti jugoslavi prese la guida del Partito Comunista Albanese (chiamato successivamente Partito del Lavoro) dall'8 novembre 1941, così come del movimento di resistenza (Esercito di Liberazione Nazionale).

Al potere[modifica | modifica sorgente]

Sotto la sua guida, il Partito Comunista Albanese prese il potere il 29 novembre del 1944, nonostante i continui attacchi subiti dalle componenti nazionaliste (Balli Kombetar), già vicine alle forze d'occupazione.

Hoxha si dichiarava un marxista-leninista ortodosso, grande ammiratore del dittatore sovietico Stalin. Prese come modello l'Unione Sovietica e irrigidì le relazioni con la Jugoslavia a seguito della rottura fra Tito e Stalin nel 1948. Il suo ministro della difesa, Koçi Xoxe (/'kɔʧi 'ʣɔʣɛ/), fu condannato a morte e giustiziato un anno dopo per attività pro-jugoslave.

Temendo un'improbabile invasione da parte dell'Europa Occidentale, dal 1950 Hoxha fece costruire in tutto il paese migliaia di bunker monoposto in cemento, per essere usati come posti di guardia e ricoveri di armi; il loro numero potrebbe essere superiore al mezzo milione. La loro costruzione venne accelerata quando, nel 1968, il paese uscì ufficialmente dal Patto di Varsavia, aumentando il rischio di un attacco straniero.

Rottura con l'Unione Sovietica[modifica | modifica sorgente]

Enver Hoxha durante la resistenza al Fascismo

Hoxha rimase un convinto stalinista nonostante la relazione di Chruščёv al ventesimo congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e questo significò l'isolamento dell'Albania dal resto dell'Europa orientale comunista. Egli peraltro si rifiutò di recarsi a Mosca per il congresso con la scusa di problemi di salute mentre in realtà non si fidava della nuova dirigenza sovietica al punto da temere per la propria incolumità. Hoxha era deciso a seguire la politica stalinista e successivamente accusò i "revisionisti" russi di aver cambiato il loro sistema economico. Secondo lui infatti i "kruscioviani"

« non appena ebbero usurpato il potere in Unione Sovietica, si fissarono come obiettivo principale quello di distruggere la dittatura del proletariato, di restaurare il capitalismo e di trasformare l'Unione Sovietica in una superpotenza imperialista. Essi si misero sistematicamente all'opera per liquidare tutta la struttura socialista dell'Unione Sovietica, lottarono per la liberalizzazione del sistema sovietico, per trasformare lo Stato di dittatura del proletariato in uno Stato borghese, per realizzare la trasformazione capitalistica dell'economia e della cultura socialiste »
(Enver Hohxa, Imperialismo e Rivoluzione, Tirana, 1979, p. 37)

Tali accuse vennero mosse pubblicamente per la prima volta alla Conferenza di Partiti Comunisti e Operai a Mosca il 16 novembre 1960, dove Hohxa criticò aspramente anche "il principio di coesistenza pacifica" proclamato da Krusciov al ventesimo Congresso affermando che

« sino ad ora nessun popolo, nessun proletariato, nessun partito comunista od operaio si è impadronito del potere senza spargimento di sangue e senza violenza[2] »

e sostenendo a questo proposito la posizione del Partito Comunista Cinese. In quello stesso anno Hoxha avvicinò l'Albania alla Cina in seguito alla crisi sino-sovietica, compromettendo le relazioni con Mosca negli anni seguenti. Nel 1968 l'Albania si ritirò dal Patto di Varsavia come reazione all'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Dopo questo Hoxha invitò gli albanesi a "vivere e lavorare come nell'accerchiamento" avvalendosi dei metodi propagandistici e degli slogan usati nell'Unione Sovietica degli anni trenta.

La politica interna[modifica | modifica sorgente]

Bunker in Albania

In Albania vigeva un sistema economico-sociale che era l'esatta copia di quello sovietico dell'epoca staliniana. Anche a causa della rottura con i Paesi socialisti dell'Est l'Albania raggiunse la piena autosufficienza per quanto riguardava la produzione di prodotti alimentari, di medicinali, di impianti industriali ed energetici. Così il Paese cominciò, per la prima volta nella sua storia, a esportare molti prodotti industriali, riducendo notevolmente le esportazioni di materie prime. Lo scambio monetario interno veniva gradualmente sostituito con il baratto.

Nel 1967, dopo due decenni di ateizzazione sempre più forte, Hoxha dichiarò trionfalmente che la nazione era il primo paese dove l'ateismo di Stato era scritto nella Costituzione. In quella del 1976 l'articolo 37 recitava: "Lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per inculcare alle persone la visione scientifico-materialista del mondo", mentre il 55 proibiva la creazione "di ogni tipo di organizzazione di carattere fascista, anti-democratico, religioso o anti-socialista" e vietava "l'attività o propaganda fascista, anti-democratica, religiosa, guerrafondaia o anti-socialista, come pure l'incitazione all'odio nazionale o etnico". L'articolo 55 del codice penale del 1977 stabiliva la reclusione da 3 a 10 anni per propaganda religiosa e produzione, distribuzione o immagazzinamento di scritti religiosi. Parzialmente ispirato dalla Grande rivoluzione culturale in Cina, egli procedette alla confisca di moschee, chiese, monasteri e sinagoghe. Molti di questi furono trasformati in musei o uffici pubblici, altri in officine meccaniche, magazzini, stalle o cinema. Ai genitori fu proibito dare nomi religiosi ai figli. I villaggi con nomi di santi furono rinominati con nomi non religiosi.

Secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato nel 1984, lo stato dei diritti umani in Albania era cupo sotto Hoxha. A causa dell'isolamento e del deperimento dei rapporti con il blocco sovietico, alcuni diritti civili come la libertà di parola, di religione, di stampa e di associazione, sebbene la costituzione del 1976 li enunciasse, vennero sensibilmente compressi con una legge del 1977, per garantire stabilità ed ordine.

Diritti umani[modifica | modifica sorgente]

Enver Hoxha nel 1941

Nella costituzione del 1976 certe clausole circoscrissero l'esercizio delle libertà politiche che il governo interpretava come contrarie all'ordine stabilito.[3] In aggiunta, il governò negò alla popolazione accesso ad altre informazioni differenti da quelle diffuse dai media controllate dal governo. Internamente, la Sigurimi seguiva i metodi repressivi dell'NKVD, MGB, KGB, e della Stasi della Germania Est. Ad un punto, un terzo degli albanesi era stato incarcerato in campi di lavoro o interrogato dalla Sigurimi.[4]

La Tortura fu spesso utilizzata per ottenere confessioni

Troncamento dei rapporti con la Cina e gli ultimi anni di vita[modifica | modifica sorgente]

La morte di Mao nel 1976, e la sconfitta della Banda dei Quattro nella successiva lotta intestina al partito comunista cinese nel 1977 e 1978 crearono le premesse per l'avvio in Cina di riforme economiche di tipo capitalistico il che portò alla rottura tra Cina e Albania. Quest'ultima si ritirò in un isolamento politico, mentre Hoxha si ergeva a baluardo anti-revisionista criticando sia Mosca che Pechino come potenze "socialimperialiste".

Nel 1981 Hoxha ordinò l'arresto e l'esecuzione capitale di diversi dirigenti di partito e di governo accusati di corruzione e di attività controrivoluzionaria. Probabilmente per questo motivo il Primo ministro Mehmet Shehu, la seconda figura politica del regime, si suicidò nel dicembre 1981.

In seguito Hoxha si ritirò in gran parte dalla vita pubblica e affidò molti incarichi di governo ad un dirigente più giovane, Ramiz Alia. La morte di Hoxha l'11 aprile 1985 comportò una certa distensione sia interna che in politica estera, sotto la guida del suo successore Ramiz Alia, mentre il potere del partito comunista si indeboliva come in altri paesi nell'Europa dell'Est, giungendo all'abbandono in Albania del regime a partito unico nel 1990, ed alla sconfitta del riformato Partito Socialista nelle elezioni del 1992. Dopo la fine del regime sono stati organizzati processi contro i familiari del Dittatore. Non sono risultati però processi di indebito arricchimento, simili a quelli di altri regimi totalitari. La figura di Hoxha quindi se si configura anche nei suoi aspetti drammatici e persino grotteschi di auto-isolamento antidemocratico non è però quella di un tiranno corrotto o di un satrapo. Rappresenta probabilmente una vicenda esemplare delle luci e delle molte ombre di un governo prettamente ideologico.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Francobollo albanese raffigurante Enver Hoxha nel 1960

Nel 1973 Hoxha subì un attacco cardiaco dal quale non recuperò più. Nelle precarie condizioni di salute a partire dalla fine degli anni 1970 in poi, ripiegò la maggior parte delle funzioni statali su Ramiz Alia. Nei suoi ultimi giorni verteva in sedia a rotelle in conseguenza del diabete del quale era sofferente sin dal 1948 ed ischemia cerebrale, che ne soffriva sin dal 1983. Il 9 aprile 1985, subì una pesante fibrillazione ventricolare. Tutti gli sforzi per ripristinare la situazione fallirono ed egli morì al primo mattino dell'11 aprile 1985[5], lasciando la moglie Nexhmije e i tre figli.

La repressione politica sotto Hoxha[modifica | modifica sorgente]

Più volte il regime di Hoxha è stato accusato di aver provocato migliaia di vittime. R. J. Rummel aveva ipotizzato 100.000 uccisioni (1945-87). Il Washington Times il 15 febbraio 1994 ha stimato da 5.000 a 25.000 esecuzioni politiche. Il WHPS ha parlato di 5.235 oppositori del regime giustiziati dal 1948 al 1952. L'ultima cifra è quella fornita l'8 agosto 1997 dal New York Times, che ha parlato di 5.000 esecuzioni politiche. Mancano al momento indagini storiche serie sull'argomento e le denunce appaiono basate su criteri analogici con altre dittature staliniste. Certamente le grandi svolte di Hoxha, contro la Jugoslavia, poi contro l'URSS e infine contro la Cina si sono accompagnate, soprattutto la prima, a repressioni verso settori del partito che avversavano la sua politica. Vi sono stati ripetuti arresti e uccisioni di religiosi, coinvolti o meno con il passato regime e gli occupanti e una intimidazione verso i ceti proprietari che ha accompagnato la collettivizzazione dell'economia[senza fonte].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La cantante Anna Oxa è nata a Bari nel 1961 da un profugo nipote del dittatore. Nel suo cognome artistico eliminò le due lettere H presenti, mutandolo in Oxa.[6]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine di Scanderbeg - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Scanderbeg

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Grafia albanese per la parola persiana (ma acquisita anche dal lessico turco) Khwāǧe, che significa "signore". La pronuncia albanese è assai simile all'originale persiano e al turco: khōja. La cosa non è strana, vista la lunga dominazione ottomana delle regioni albanesi (in lingua turca arnavut).
  2. ^ http://www.linearossage.it/discorshoxa.htm
  3. ^ O'Donnell, p. 129.
  4. ^ Raymond E. Zickel & Walter R. Iwaskiw. Albania: A Country Study. Washington, D.C.: Federal Research Division of the United States Library of Congress. p. 235.
  5. ^ Jacques, p. 520. "... there was a detailed medical report by a distinguished medical team. Enver Hoxha had suffered since 1948 with diabetes which gradually caused widespread damage to the blood vessels, heart, kidneys and certain other organs. In 1973 as a consequence of this damage a myocardial infarction occurred with rhythmic irregularity. During the following years a serious heart disorder developed. On the morning of 9 April 1985, an unexpected ventricular fibrillation occurred. Despite intensive medication, repeated fibrillation and its irreversible consequences in the brain and kidneys caused death at 2:15 am on 11 April 1985."
  6. ^ Madre Teresa, Anna Oxa e John Belushi: i più famosi dal Paese delle Aquile in Corriere della Sera, 2 marzo 1997, p. 3. URL consultato il 22 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gabriel Jandot, L'Albanie d'Enver Hoxha (1944-1985), Parigi, L'Harmattan, 1994.
  • Amik Kasoruho, Un incubo di mezzo secolo: l'Albania di Enver Hoxha, Lecce, Argo, 1994. Nuova edizione Nardò (LE), BESA, 1998.
  • E. Frabetti, Le particolarità del comunismo di Hoxha, "Futuribili", n. 2-3, 1997, p. 188.
  • Edmond Tupja, Souvenirs d'un traducteur: j'étais l'interprète du tyran albanais Enver Hoxha, Parigi, l'Harmattan, 2001.
  • Enver Hoxha, Imperialismo e rivoluzione, Tirana 1979.
  • Arshi Pipa, The Political Culture of Hoxha's Albania, in: Tariq Ali (a cura di), The Stalinist Legacy. Its Impact on Twentieth Century World Politics, Londra, Penguin Books - Harmondsworth, 1984, pp. 435 - 464.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Capo di Stato dell'Albania Successore Flag of Albania.svg
Vittorio Emanuele III 1944 - 1985 Ramiz Alia
Predecessore Primo ministro albanese Successore Flag of Albania.svg
Fiqeri Dino 1944 - 1954 Mehmet Shehu

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