Bauxite

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Bauxite con penny
Bauxite (noduli)

La bauxite è una roccia sedimentaria che costituisce la principale fonte per la produzione dell'alluminio.

Prende il nome dal paese di Les-Baux-de-Provence, nel sud della Francia, nei pressi del quale sono state aperte le prime miniere nel 1822.

La sua composizione è caratterizzata dalla presenza di diverse specie mineralogiche tra cui prevalgono gli ossidi e gli idrossidi di alluminio e di ferro. In particolare, è ricca in metaidrossido d'alluminio AlO(OH) ed in ortoidrossido Al(OH)3.[1]

La quantità di idrossido di alluminio varia nei differenti depositi tra il 30 e il 75%,.

In genere un deposito bauxitico si presenta sotto forma di aggregato di consistenza litica nel quale si trovano sparse delle pisoliti, ovvero dei noduli di forma tondeggiante, la cui forma sarebbe dovuta al trasporto subito. Il colore della bauxite è in genere rosso cupo con irregolari macchie biancastre.

La bauxite è il principale minerale per l'estrazione dell'alluminio.[1]

Indice

Utilizzo industriale [modifica]

La bauxite, vista come minerale di alluminio, è normalmente ricca di impurità quali silice ed ossidi di ferro e titanio. Il processo industriale di produzione dell'alluminio (Processo Bayer) prevede come primo passo la separazione delle impurità dai sali di alluminio, mediante reazione con soluzioni concentrate di idrossido di sodio; gli idrossidi di alluminio diventano alluminato sodico solubile in acqua, mentre le impurità non passano in soluzione e possono essere separate. L'alluminio dell'alluminato sodico viene poi fatto precipitare, per diluizione della soluzione, in idrossido di alluminio, che viene poi avviato alle successive fasi di purificazione.[1]


In base alla vigente legislazione mineraria italiana, le attività di estrazione della bauxite sono classificate come miniere.

Produzione mondiale [modifica]

Produzione di bauxite nel 2005
Produzione e riserve in migliaia di tonnellate (2008: stime))[2]
Paese Produzione Riserve attuali Riserve stimate
2007 2008
Stati Uniti NA NA 20 000 40 000
Australia 62 400 63 000 5 800 000 7 900 000
Brasile 24 800 25 000 1 900 000 2 500 000
Cina 30 000 32 000 700 000 2 300 000
Grecia 2,220 2 200 600 000 650 000
Guinea 18 000 18 000 7 400 000 8 600 000
Guyana 1 600 1 600 700 000 900 000
India 19 200 20 000 770 000 1 400 000
Giamaica 14 600 15 000 2 000 000 2 500 000
Kazakhstan 4 800 4 800 360 000 450 000
Russia 6 400 6 400 200 000 250 000
Suriname 4 900 4 500 580 000 600 000
Venezuela 5 900 5 900 320 000 350 000
Vietnam 30 30 2 100 000 5 400 000
Altri paesi 7 150 6 800 3 200 000 3 800 000
Totale mondiale (arrot.) 202 000 205 000 27 000 000 38 000 000

Produzione in Italia [modifica]

La produzione italiana non è rilevante su scala mondiale. In passato, esistevano miniere di bauxite in Sardegna ed in Puglia.

Miniera di Bauxite di Otranto

La miniera dismessa di Otranto [modifica]

Nella zona di Otranto l'attività di produzione della bauxite è stata attiva dal 1940 al 1976. La miniera (posizione geografica 40°07′55″N 18°30′02″E / 40.13194°N 18.50056°E / 40.13194; 18.50056), a cielo aperto, non è stata sottoposta a processo di recupero ambientale, e lo scavo è stato riempito dalle acque naturali. Si è così creato un piccolo ecosistema lacustre, che costituisce un significativo esempio di ri-naturalizzazione spontanea di un ambiente antropizzato.

La miniera dismessa di Spinazzola [modifica]

Miniera di bauxite dismessa nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia

Un'altra miniera di bauxite dismessa si trova (posizione geografica 40°59′13″N 16°10′54″E / 40.98694°N 16.18167°E / 40.98694; 16.18167) nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, in agro di Spinazzola (BT). L'attività estrattiva cessò negli anni ottanta del XX secolo, ed oggi la miniera costituisce un sito interessante dal punto di vista paesaggistico ed ambientale.[3]

La miniera dismessa di San Giovanni Rotondo [modifica]

In pieno regime fascista, in un piccolo paesino del Sud, San Giovanni Rotondo, appena conosciuto per la presenza di Padre Pio, si diede vita ad un imponente sito minerario gestito dal colosso Montecatini. Il materiale estratto veniva caricato su camion e trasportato al porto di Manfredonia per la successiva spedizione allo stabilimento di Porto Marghera, gestito dalla stessa società per la prima lavorazione del minerale. Dalla bauxite si produce l'alluminio che negli anni trenta veniva utilizzato principalmente per l'industria bellica (aerei), ma anche per produrre mobili, lampade e biciclette. La produzione venne incentivata principalmente per sostituire materiali di cui l'Italia era povera, come il rame e per svincolarsi dalla dipendenza straniera. La scelta governativa di incoraggiare la Montecatini nello sviluppare il giacimento di San Giovanni Rotondo appare difficilmente comprensibile, soprattutto se si considera che il governo stesso aveva vietato nell'ottobre del 1935 l'esportazione della bauxite e, secondariamente, che persino l'ambizioso piano autarchico dell'alluminio, che prevedeva per il 1941 una produzione di metallo pari a 70.000 tonnellate, avrebbe comportato un utilizzo di non più di 280.000 tonnellate circa di minerale, volume produttivo largamente superato dalle miniere istriane già nel 1937 con 386.000 tonnellate estratte. La scelta di appoggiare lo sviluppo da parte della Montecatini di una produzione di bauxite pugliese , che oltretutto risultava di qualità inferiore rispetto a quella istriana, parrebbe essere stato legata a motivazioni di ordine squisitamente politico. L'esigenza era probabilmente quella di appoggiare lo sviluppo di una produzione di bauxite controllata da un'impresa italiana, e quindi dallo stato, da contrapporre al controllo esercitato dall'americana Alcoa sulle miniere istriane. È ragionevole supporre anche che l'esigenza di sfruttare le risorse garganiche fosse dettata dalla necessità di avere un'autonomia mineraria di fronte ad una possibile guerra. Come sappiamo la politica del regime sull'autarchia mineraria fu abbastanza fallimentare. Comunque si decise di far nascere il più grande stabilimento industriale della Capitanata che vide l'impiego di oltre 800 lavoratori, la costruzione di un villaggio in perfetto stile paternalistico aziendale, con la scuola, la mensa, lo spaccio, il dopolavoro. La miniera fu visitata da Benito Mussolini nel luglio del 1941 e nel 1943 subì un pesante bombardamento da parte degli anglo-americani. Sopravvissuta al saccheggio dei tedeschi in ritirata solo alla fine del 1945 riprese l'attività estrattiva. La miniera sopravvisse grazie ai dazi doganali che scoraggiavano le importazioni e grazie ai contributi del piano Marshall. Quando cominciarono ad allentare il peso dei dazi la miniera iniziò una lenta ma pesante fase di smantellamento. Dal 1959 con la costruzione del pozzo venne aumentata la meccanizzazione della produzione con la conseguente riduzione dell'organico. Fino al 1973 anno della chiusura ci furono anni di lotte sindacali, licenziamenti, trasferimenti ma soprattutto tante vittime sul lavoro. Saranno 27 i minatori a perire nella grande miniera autarchica italiana.

Note [modifica]

  1. ^ a b c Cesare Brisi - Vittorio Cirilli, Chimica generale e inorganica, Levrotto & Bella, Torino, 1984, pagg. 335-336
  2. ^ (EN) U.S. Geological Survey, Mineral Commodity Summaries, gennaio 2009
  3. ^ Provincia di Barletta-Andria-Trani - Spinazzola

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