Provincia di Benevento

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Provincia di Benevento
provincia
Provincia di Benevento – Stemma Provincia di Benevento – Bandiera
Rocca dei Rettori, sede della Provincia.
Rocca dei Rettori, sede della Provincia.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Amministrazione
Capoluogo Benevento
Presidente Claudio Ricci (PD) dal 14-10-2014
Territorio
Coordinate
del capoluogo
41°08′00″N 14°47′00″E / 41.133333°N 14.783333°E41.133333; 14.783333 (Provincia di Benevento)Coordinate: 41°08′00″N 14°47′00″E / 41.133333°N 14.783333°E41.133333; 14.783333 (Provincia di Benevento)
Superficie 2 080,44 km²
Abitanti 283 393 (30 ottobre 2011[1])
Densità 136,22 ab./km²
Comuni 78 comuni
Province confinanti Avellino, Campobasso, Caserta, Foggia, Napoli
Altre informazioni
Cod. postale 82100 (Benevento), 82010; 82018; 82030; 82038; 82020; 82021; 82015; 82024
Prefisso 0823, 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062
Targa BN
Cartografia

Provincia di Benevento – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Benevento (pruvincia de Bineviénte in beneventano) è una provincia italiana della Campania di 283.393 abitanti, istituita il 25 ottobre 1860.

Il Centro Servizi Amministrativi

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Confina a nord con il Molise (provincia di Campobasso), a est con la Puglia (provincia di Foggia), a sud con la provincia di Avellino e la provincia di Napoli, a ovest con la provincia di Caserta.

La sua massima dimensione longitudinale tra il colle Giglio sul confine nord (41°29') ed il monte Avella, sul confine sud (40°59') è di 30', pari a 55,590 km; e la massima lunghezza fra la falda del monte San Vito sul confine orientale (2°42'), e la punta estrema del territorio di Limatola nel Volturno (1°54') è di 48', pari a 67 km circa (al parallelo 41°14' che taglia per metà la provincia).

Posta nel cuore dell'Appennino sannitico (che fa parte dell'Appennino meridionale), questa provincia, a guardarla sulla carta a rilievo, ha la forma di una grande conca alpestre, molto accidentata, compresa quasi tutta nel bacino del medio e basso Calore, tranne l'estremo lembo proteso verso nord-est, il quale rientra nell'alto bacino del Fortore, ed il versante occidentale del Taburno, che fa parte del bacino del Volturno.

L'altitudine media di questa "conca" è di circa 900 m sul livello del mare; la massima depressione si ha nella punta di Limatola (44 m) e la massima elevazione con il monte Mutria (1822 m); è cinta dai contrafforti del Matese e dai monti Molisani a nord; dai monti Dauni ad est; dai monti del Partenio e dalle ultime appendici del Terminio a sud; e dai monti Tifata e Taburno ad ovest.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna valle del Calore Beneventano in origine era un bacino chiuso occupato da un lago, di cui il Calore, il Tammaro ed il Sabato erano i principali tributari. Per una violenta depressione del suolo tra l'estremità settentrionale del Taburno e la meridionale del Matese, le acque di quel lago si sarebbero aperte il varco verso il Volturno ed avrebbero formato l'odierna valle del basso Calore con la piana di Solopaca. Che la conca beneventana in origine sia stato un lago è provato dal fatto che l'odierna piana di Benevento e quasi tutte le colline che la circondano sono di formazione terziaria (compresa tra 70-63 e 1-2 milioni di anni fa), composte cioè di stratificazioni ghiaiose, o ammassamenti di ciottoli misti a calcare ed arenaria.

Durante il terziario accaddero intensi e vasti movimenti tettonici, soprattutto legati alla cosiddetta orogenesi alpina, che non si limitò alle sole Alpi, ma alla quale si devono le principali linee direttrici del rilievo attuale dei continenti. Di formazione secondaria o mesozoica (tra 230-225 e 70-63 milioni di anni fa) è, invece, costituita la cinta montana della provincia.

I terreni sono costituiti in massima parte da elementi argilloso - calcareo - silicei, con qualche raro masso erratico di granito (Valfortore); non sono rare invece le concrezioni conchiliace e le incostrazioni ittiche (Pietraroja, Castelfranco in Miscano), i giacimenti di marmi colorati (Vitulano, Cautano, Paduli), e di selci trasparenti e calcedonio comune.

Non mancano zone in cui sono evidenti i segni di una primordiale attività vulcanica, come nelle regioni Vitulanese, Telesina e Galdina. Nella valle di Vitulano, in quasi tutto il suolo di Tocco Caudio, vi sono giacimenti di tufo con pomici, foglie di mica e cristalli di pirosseno, attestanti chiaramente l'esistenza del cratere di un vulcano spento, dal quale dovettero essere lanciate tutte le sostanze vulcaniche che si rinvengono in molte parti della valle Beneventana. La stessa base del paese di Tocco Caudio non sarebbe che un cono rovesciato di tufo vulcanico.

Nelle regioni Telesina e Cerretese poi, oltre alle sorgenti d'acqua termali e minerali, vi sono grandi giacimenti di tufo grigio, formati evidentemente da ceneri vulcaniche, e di lignite (Pietraroja) che, secondo molti geologi, è indizio dell'origine vulcanica di quei terreni. Nel settore nord-est, tra il Tammaro ed il Fortore, non vi è nessuna traccia di terreno vulcanico oltre al tufo di monte Caffarello (687 m), in quel di San Marco dei Cavoti.

Per trovare un'altra zona vulcanica bisogna andare al di là del Fortore, nella regione Galdina. Nel sito detto Fontane Padule ad est di San Bartolomeo in Galdo, e tra il bosco Montauro ed Alberona, si trovano ad una certa profondità pomici, scorie, pezzi d'ossido nero di manganese e di ferro fuso in forma spirale, oltre a strati di torba papiracea, un'immensa quantità di piriti e strati di ferro, carbonati e litoidi.

Sorgenti d'acqua termo-minerali vengono fuori da tutti i punti del suolo della provincia.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima della provincia di Benevento presenta inverni freddi, con gelate e brinate che si presentano spesso al mattino dopo nottate con cielo sereno. Nelle conche appenniniche, dove peraltro si trova il capoluogo, si ha il fenomeno dell'inversione termica, (che favorisce la marcata discesa di temperatura dopo il tramonto per irraggiamento notturno) per il quale spesso la temperatura scende anche al di sotto degli 0° in mancanza di vento e di nubi. Le precipitazioni sono scarse, con accumuli annuali che mediamente non superano i 600-700 mm. Fa eccezione la zona pedemontana al confine col Molise, dove, grazie all'effetto stau[non chiaro] indotto dal Matese, le precipitazioni aumentano sensibilmente con accumuli annuali che arrivano sino a 2000 mm. D'inverno la neve cade in abbondanza sul massiccio del Matese ed in generale sopra i 400-500 m; la neve si spinge a quote inferiori solo in occasione di poderose irruzioni di aria gelida dai Balcani. Un evento nevoso molto importante nella provincia di Benevento ci fu nel febbraio 2012, quando il beneventano, come praticamente tutta l'Italia, fu colpito da gelo e neve fino al piano, con accumuli nevosi fino a 35 cm nel capoluogo.

Monti[modifica | modifica wikitesto]

Nella conca di Benevento, da quando un lago preistorico prese figura e corso di fiume formando l'odierna valle del medio e basso Calore, vi confluiscono da opposte direzioni, proprio nei pressi della città, i suoi due maggiori tributari, il Tammaro da nord ed il Sabato (fiume) da sud, i quali, scavando con il Calore medesimo, le tre maggiori vallate della provincia, la dividono in quattro settori:

  • settore sud-est, tra il Sabato ed il medio Calore;
  • settore nord, tra il medio Calore ed il Tammaro;
  • settore nord-ovest tra il Tammaro ed il basso Calore;
  • settore sud-ovest, tra il basso Calore ed il Sabato.

Nel settore sud-est vi sono le ultime diramazioni del Terminio, che separano la valle del Sabato da quella del Calore, con le alture di San Giorgio del Sannio (380 m), quelle di Sant'Angelo a Cupolo, con il monte Pagliari (475 m), quelle di San Nazzaro e Calvi, con il monte San Marco (505 m) e le alture di Cucciano che separano la valle del Calore da quella dell'Ufita, con il monte Calvano (554 m), Rocchetta (632 m) e Cucciano (700 m).

Nel settore nord-est vi è l'incurvatura della dorsale appenninica, dove i monti Molisani si congiungono con i monti Dauni, formando la catena la catena arcuata dei monti d'Alberona, Roseto, Castelfranco, Montefalcone, Foiano di Val Fortore e Baselice nella quale sono le sorgenti del Fortore.

In questa catena emergono i monti: Taglianaso (908 m), Teglia (742 m), Tufara (913 m) e S. Angelo (641 m) al confine nord-est, sulla destra del Fortore; mentre sulla sinistra, costituenti lo spartiacque tra la valle del Fortore e quella del Tammaro si trovano i monti: Serravessilli (892 m), Calvello (946 m), Rovino (920 m), S. Onofrio (950 m), S. Luca (981 m) e S. Marco (1007 m).

Tra le diramazioni dei monti Molisani si distinguono anche le montagne di Cercemaggiore (960 m), quelle di Santa Croce del Sannio con il monte S. Martino (853 m), il Murgia Giuntatore (992 m), il m. Saraceno (1086 m), i monti di Colle Sannita (871 m) e di Castelvetere in Val Fortore (706 m), le alture di Castelfranco in Miscano con il monte S. Felice (851 m), di San Marco dei Cavoti con il monte Caffarello (687 m), e le alture di Foiano di Val Fortore con i monti Barbato (946 m) e Fontesanlorenzo (981 m), e giù fino al colle di Paduli (380 m) ed al monte Crapiano (371 m) che forma le appendici estreme dei monti Molisani sulla destra del Calore.

Nel settore NW si elevano le propaggini del Matese, dove sono i monti più alti della provincia, che determinano lo spartiacque tra le valli del Tammaro, del Volturno e del basso Calore. Il crine di displuvio è costituito da una ramificazione che cominciando dal monte Acero (733 m), a sud-ovest, gira per i monti Monaco di Gioia (1331 m), Erbano (1390 m), Crosco (1300 m), Pescolombardo (1566 m), Monte Mutria (1822 m), Moschiaturo (1470 m), Pagliarella (1020 m) e termina all'altro gruppo dei Giallonardo (1030 m).

Vi si distinguono inoltre i monti Serra Macchia Strinata (1252 m), Morrone della Serra (1351 m), Colle Statera, (1252 m), Cima Selvozza (1194 m), Rotondo (926 m), Mangialardo (1030 m), Calvello (1018 m), Valluccio (1010 m), Coppo (1009 m) e giù sino ai monti di S. Vitale (250 m), Scopa (251 m) e S. Angelo (190 m), che forma le estreme appendici meridionali del Matese.

Nel settore SW, tra i torrenti Serretelle e Corvo ad est, la valle del basso Calore a nord, il bacino del Volturno ad ovest, e la valle dell'Isclero a sud, sorge il gran massiccio del Taburno, il quale a sud-est per mezzo di un ramo formato dal monte Mauro (671 m), dal valico di Sferracavallo (300 m), dal colle Tufara (500 m) e dal monte Cornice (907 m) si congiunge al monte Avella (1591 m), nella catena del Partenio separando la valle Caudina da quella di Benevento.

Talché il crine displuviato è formato da questo ramo e dai monti Taburno (1393 m), Tuoro Alto (1300 m), Rosa (1310), Camposauro (1394 m), Pizzo Cupone (1234 m) e Pentime (1170 m), nella direzione di sud-est a nord-ovest.

Il massiccio del Taburno è formato come da un grande acrocoro, che nella parte superiore comprende la valle Vitulanese lunga circa 15 km²., da Montesarchio a Paupisi, cinge a guisa di una grande terrazza il fianco orientale del massiccio in tutta la sua lunghezza ed altezza media di circa 500 m, che passa per Campoli, Cautano, Foglianise, Vitulano, Torrecuso e Paupisi.

Il crinale del Taburno si sviluppa nella stessa direzione della valle Vitulanese da sud a nord ed è diviso trasversalmente in due sezioni per mezzo della piana di Prata (790 m) che apre un varco fra i due versanti orientale ed occidentale, e mette in comunicazione la valle Vitulanese, con quella del Volturno. La sezione meridionale, oltre ai monti già menzionati, comprende: il Pizzo Cardito (1150 m), Cepponeto (1270 m), Colle dei Paperi (1331 m), Toppo Ortichelle (1260 m), Toppo Campiglia (1205 m), m. Coppola (1011 m) e la sezione settentrionale del m. Gaudello (1209 m), il Piano d'Andrea (1304 m), il Tesoro (1180 m) ed altri.

A sud di Benevento si prolungano le appendici settentrionali del Partenio che segna lo spartiacque fra la valle del Corvo e quella del Sabato, con il m. Trascio (461 m) e le colline di San Leucio del Sannio (380 m), M. Calvo (347 m) e la Gran Potenza o Monte san Felice (200 m).

Valichi[modifica | modifica wikitesto]

In una zona montuosa come il Sannio non pochi sono i valichi per le comunicazioni interne ed esterne, che una volta, quando esso non era così provvisto di vie ferrate e rotabili, furono per secoli molto frequentati. Sul confine occidentale, con la provincia di Caserta, ve ne sono due: la sella di Arpaia (300 m) tra il Monte Tairano (768 m) ed il Monte Veccio (860 m), per la quale si giunge nella valle Caudina; e la gola di Moiano (264 m) per la quale si entra nella medesima valle per chi venga da Sant'Agata de' Goti. Dalla valle Caudina si scende nella conca beneventana attraverso la sella di Sferracavallo (300m), a sud-est di Montesarchio.

Un antico valico per il quale il Sannio caudino comunicava con Apulia e Daunia e gli Irpini con i Pentri, era l'altro estremo della provincia, nella gola dell'antica Cluvia, presso Buonalbergo, la dove è ora il ponte delle Chianche: qui vi era lo sbocco di quella grande arteria di viabilità detta tratturo, tipica via per la quale i Sanniti, quasi tutti dediti alla pastorizia, si conducevano con i loro greggi ed armamenti da luogo a luogo. Qui i Romani posero una guarnigione ed una colonia, quale punto strategico inespugnabile, per proteggere le comunicazioni fra la valle del Miscano e quella del Tammaro.

Un altro valico si trova sul confine nord, presso Sassinoro dove era l'antica stazione di Sirpio o Super Tamarum della via Numicia (Itinerario antonino) che conduceva a Boiano: a quella via forse corrisponde in parte l'odierna sannitica.

Ancora, il valico del monte Erbano, sul confine NW della provincia di Benevento, con il Molise, rispondente ad uno dei tre valichi poliziani per i quali all'interno della regione sannitica si usciva nella pianura campana: il primo quello che viene dal Sannio, il secondo dall'Eribano, ed il terzo dalla regione irpina. ("Prima est qua venitur a Samnio, altera ex Eribano, postera e regione hirpinorum." Polib.)

Pianure[modifica | modifica wikitesto]

Le più notevoli pianure della provincia sono:

  • La Piana di Solopaca, alla confluenza del Calore con il Volturno, all'altezza media di soli 50 m con una superficie di circa 36 km², e la pianura precedente, tra il Ponte Maria Cristina e la stazione di Casalduni, quasi alla medesima altezza, con un'estensione di circa 8 km², entrambe attraversate dal basso Calore.
  • La Piana di Benevento, all'altezza media di circa 130 m, con un'estensione di oltre 10 km² attraversata dal medio Calore
  • Il Piano di Apice, a 165 m d'altezza media, a NW del paese, sulla sinistra del Calore, di forma quasi triangolare, con una superficie di 225.000 m².
  • La Piana di Calice, a SW di San Giorgio La Molara, all'altezza di circa 270 m, sulla sinistra del Tammaro, con una superficie di circa 625.000 m².

Altopiani[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte degli altopiani sono antiche pianure fluviali che hanno poi subìto un sollevamento tettonico, ma esistono anche altopiani d'erosione che corrispondono ad antica superficie d'erosione e altopiani strutturali formati da antiche superfici strutturali.

Nella provincia di Benevento abbiamo:

  • Il pianoro di Campitello (1075 m) tra i monti di Vitulano con un circuito di oltre 2300 m;
  • La Piana di Prata, separa il versante del Taburno con i monti Gaudello e Monte S.Angelo da quello del Camposauro con Pizzo Cardito e Serra del Ceraso, a 790 m e con un circuito di circa 10 km;

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

I fiumi principali sono: innanzitutto il Calore Irpino, che nasce in provincia di Avellino per riversarsi nel Volturno, il quale interessa parzialmente i confini occidentali; abbiamo poi due affluenti del Calore provenienti sempre dalla provincia di Avellino: il Sabato, che confluisce nel Calore nei pressi di Benevento, e l'Ufita (il Miscano, nato in provincia di Foggia, si riversa nell'Ufita); un altro affluente, il Tammaro, proviene dalla provincia di Campobasso.

Abbiamo poi:

I laghi sono pochi e di scarsa importanza:

  • Il lago principale è quello che si estende a nord dell'abitato di Campolattaro, di origine artificiale: si è sviluppato a seguito della costruzione della diga sul Fiume Tammaro. La flora e la fauna è protetta grazie all'istituzione di una riserva gestita dalla WWF.
  • il Lago di Telese, è il più frequentato e conosciuto;
  • il Laghetto di Decorata, nel Comune di Colle Sannita;
  • un laghetto artificiale sito nel comune di Foiano di Val Fortore, in contrada San Giovanni alla sorgente del vallone Mazzocca, che assegnò il nome alla famosa badia, con una capacità di 60.000 m3 e 1,2 litri al secondo. Fino all'inizio del XX secolo notevoli erano la purezza delle sue acque cristalline, e l'amenità del luogo;
  • il Laghetto delle Mignatte, tra il territorio di Montefalcone di Val Fortore e San Giorgio La Molara, così detto perché vi si trovavano delle sanguisughe, le quali furono poi distrutte per coltivarvi l'anguilla, oggi scomparsa. Ha un diametro non superiore a 20 metri, ed una capacità di circa 4600 metri cubi d'acqua;
  • nel territorio di Morcone a sud di Montorfano, vi è un'estesa pianura concava, in cui d'inverno si raccoglievano le acque delle alture circostanti, formando il Lago di Montorfano; sempre nello stesso comune vi è un altro lago in località San Benedetto destinato alla pesca sportiva;
  • il Lago Sepino sito a nord-est del monte Calvello, al confine tra Pontelandolfo e Morcone, raggiungibile tramite una comoda strada. La sua superficie è di circa 1 km², ed è asciutto durante il periodo estivo;
  • In località Mulino Vecchio, alla confluenza dei torrenti Alente e Alenticella sempre nel comune di Pontelandolfo è stato realizzato dalla Comunità Montana un laghetto, per consentire gli spegnimenti degli incendi del bosco. Il luogo offre ampi spazi di parcheggio ed è privelegiato per la pesca sportiva e le gare di pesca della trota;
  • nel comune di San Lupo vi è un laghetto sito alla contrada Lago in una piccola conca tettonica sul Monte Petroso;
  • nel comune di Durazzano, nei pressi del monte Mellino, vi è un laghetto che defluisce, attraverso la vallata di Durazzano, nel fiume Isclero;
  • nel comune di Guardia Sanframondi in località Pineta si può ammirare un piccolo laghetto collinare;
  • infine in località Tora nel comune di Montesarchio si trova un laghetto collinare che occupa una superficie di circa 6000 m².

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Le differenze climatiche e geologiche imprimono una certa differenza anche allo sviluppo della vegetazione nella provincia.

In quasi tutte le valli e le pendici vegetano spontaneamente la malva, il rovo, l'ortica, il gettaione, il rosolaccio, lo stoppione, il sambuco erbaceo, la mercorella e simili, indizio della fericità del suolo.

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

La Camera di Commercio

Pil (prodotto interno lordo) pro capite: 15.882 €

Pil totale: 4.577,9 mil €

Tasso di disoccupazione: 10,8%

Totale occupati: 93.025 di cui:

Agricoltura: 11,53% Industria: 21,50% Servizi: 66,97%

Viabilità[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Prima del 1860 vi erano due vie rotabili di grandi comunicazioni: la Sannitica, che da Napoli, attraverso Caserta, Solopaca, Guardia Sanframondi, San Lupo, Pontelandolfo e Morcone andava a Campobasso; e l'antica via Consolare che da Caserta, attraverso la valle Caudina e Benevento, andava a innestarsi alla via regia delle Puglie prima di Mirabella Eclano.

In tutto, una novantina di km di vie maestre. Delle due solo la via Consolare passava per Benevento; essa, essendo allora l'unica grande arteria del transito meridionale tra i versanti tirrenico ed adriatico, bastava a fare di Benevento un centro commerciale e strategico di primissimo ordine, e la città dovette a ciò la sua fortuna nell'antichità romana e nell'alto medioevo. Ma da quando Benevento, nell'XI secolo, cadde sotto il dominio del Papa, e Carlo I d'Angiò, per liberare la viabilità del Regno di Napoli, nel 1269 tracciò la nuova via, che da Napoli, per Monteforte Irpino, Avellino ed Ariano andava in Puglia, la via Consolare divenne anemica, ed il cuore di essa, Benevento, fu minacciata sempre da paralisi commerciale.

Bisogna tuttavia aggiungere una strada particolare, il regio tratturo: ampia via naturale, tracciata, sin ab antiquo, dal periodico passaggio delle gregge e degli armenti. Il regio tratturo beneventano entrava nella provincia per il passo di Serravessilli, attraversava la Murgia delle Fate a sud di San Giorgio La Molara, guadando i torrenti Drago e Tamaricchio alle loro confluenze con il Tammaro, passava sotto Reino e lasciando a destra Circello, a sinistra Santa Croce del Sannio a nord di Sassinoro entrava nel Molise. Centinaia di migliaia di capi d'armenti passavano e ripasavano annualmente per quella via recando il più valido contributo alla agricoltura.

Dal 1860 Benevento è tornata, un centro importante di viabilità nel mezzogiorno d'Italia. Sin dal 1871 il Prefetto della nuova provincia poté annunziare al Consiglio provinciale, che questa, "testé priva quasi affatto di strade, oramai se n'era tanto arricchita, che tra le province d'Italia non occupava più uno degli ultimi posti", ed indicava come già compiute, o presto a compiersi, la provinciale di Val Fortore che arrivava fino a San Bartolomeo in Galdo, quella dei Ciardelli che andava direttamente ad Avellino, quella di Alvignanello che andava a Caserta, e le comunali che coprivano tutti i comuni della provincia. Oggi dunque moderne vie di comunicazione consentono di raggiungere e attraversare comodamente il territorio provinciale. Poiché la città si è estesa in modo considerevole sono state infine create agli inizi degli anni Settanta del XX secolo una moltitudine di strade, tra cui le due tangenziali che circondano ad anello il capoluogo.

Per ciò che riguarda i collegamenti con il resto della regione e del Paese invece si avverte ancora la mancanza di una via comoda e diretta per raggiungere il Napoletano: attualmente la via più diretta è la Strada statale 7 Via Appia, percorrendo la quale però è necessario uscire su strade secondarie nei pressi di Arienzo e immettersi poi nella rete viaria della provincia di Napoli. Manca altresì un collegamento diretto e veloce con Avellino, dato che tale non può più definirsi né il percorso attraverso la declassata Strada statale 88 dei Due Principati né il percorso via A16. Di contro la SS 372 Telesina Benevento-Caianello, che attraversa tutti i comuni della valle Telesina e molti della provincia di Caserta, si innesta sulla A1 e permette così di arrivare a Roma in meno di tre ore. La Strada statale 87 Sannitica raggiunge Campobasso, e Termoli, permettendo di proseguire verso i paesi abruzzesi, tra cui San Salvo, Vasto e Pescara luoghi di vacanza di molti beneventani. Un raccordo autostradale che passa per San Giorgio del Sannio collega la Tangenziale est di Benevento con l'autostrada A16 Napoli-Canosa. La strada statale 212 della Val Fortore (SS 212) è una strada statale italiana che taglia longitudinalmente il Sannio, prendendo il nome dalla valle formata dall'omonimo fiume. La strada statale 212 var Variante di Pietrelcina (SS 212 var) è una strada statale italiana di recente costruzione che prende il nome dal comune di cui evita l'attraversamento del centro urbano.

La strada rappresenta il tratto a tutt'oggi in esercizio della nuova Fortorina, arteria che sulla carta dovrebbe collegare Benevento con la valle del Fortore, in sostituzione degli obsoleti tracciati della strada statale 212 della Val Fortore e della strada statale 369 Appulo Fortorina. In particolare è stata approvata la costruzione dell'arteria fino allo svincolo di San Marco dei Cavoti, per confluire proprio nella ex SS 369. Il tratto in funzione è stato inaugurato il 28 marzo 2012 e ha origine dal tratto ammodernato della SS 212 non lontano dalla stazione di Pietrelcina e termina provvisoriamente in corrispondenza dello svincolo di Pesco Sannita, per una lunghezza di 4,200 km.

Ferrovia[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Benevento è attraversata da diverse linee ferroviarie, sia di carattere nazionale che di carattere regionale. La principale rete ferroviaria è la tratta sannita della linea Napoli - Foggia che permette il collegamento da Roma a Lecce passando per i maggiori centri della puglia. È gestita da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) che la classifica come linea principale[3].

La linea è stata soggetta negli ultimi anni ad alcuni lavori che hanno portato al raddoppio di binario tra Vitulano e Apice. È in fase di studio il progetto di tramutarla in una linea con le caratteristiche di Alta capacità, raddoppiando il resto del tracciato, rettificandolo in certi punti e costruendo una galleria di base che valicherà l'Appennino a una quota più bassa dell'attuale.

La linea Benevento–Campobasso è una linea ferroviaria secondaria sia della Campania che del Molise ed unisce Benevento con Campobasso, dovendo rappresentare all'inizio un'alternativa alla ferrovia Napoli–Foggia per congiungere il Tirreno all'Adriatico: tale iniziativa non verrà mai attuata, facendo restare la ferrovia in uno stato di isolamento sin dai suoi albori.

Tra le linee di carattere regionale, sono da segnalare, la linea Benevento - Avellino che collega le due città della Campania proseguendo poi per Salerno e creando di fatto la ferrovia Salerno–Avellino–Benevento. E la linea Benevento - Cancello detta anche Ferrovia della Valle Caudina, che collega il capoluogo sannita con Napoli, oggi parte della società MetroCampania NordEst.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ducato di Benevento
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Benevento.

La provincia di Benevento fu costituita con decreto di Garibaldi del 25 ottobre 1860, ma il potere temporale dei Papi, nella città era finito già prima che Garibaldi giungesse a Napoli.

Il 3 settembre si era avuta infatti una incruenta e singolare "rivoluzione" conclusasi con la liberazione di Benevento. I volontari del Vitulanese guidati da Giuseppe De Marco, ed i garibaldini beneventani guidati da Salvatore Rampone dovettero difendersi più dalle scomuniche che dalle artiglierie pontificie, che rimasero mute, senza accennare neanche una simbolica resistenza bellica, come invece avvenne nell'ultimo atto della caduta del potere temporale, dieci anni dopo a Porta Pia. I disordini popolari si mutarono presto in festa cittadina ed i gendarmi del Papa si unirono ai beneventani nella gioiosa esultanza. Il Delegato Pontificio, (Eduardo Agnelli) dopo una formale protesta, accettò l'invito del Rampone in nome di Garibaldi, a lasciare la città. Si concludevono così otto secoli di dominio pontificio, e Benevento si emancipava dal potere temporale per porsi a capo di una circoscrizione provinciale.

Il tanto atteso decreto per la circoscrizione territoriale della Provincia di Benevento a firma del Luogotenente del Re fu emesso il 17 febbraio 1861. La circoscrizione originaria dava alla provincia di Benevento un'estensione di miglia quadrate 860 ed una popolazione di 326.108 ab.. I Comuni erano 107, con 33 villaggi annessi. Si divideva in quattro distretti:

  • Distretto di Benevento (129218 ab.)
  • Distretto di Piedimonte (72714 ab.)
  • Distretto di Colle o Morcone (68624 ab.)
  • Distretto di Ariano (55552 ab.)

Ma a Torino, nella seduta della Camera dei deputati del 2 aprile 1861, si annunciava una tempesta contro la nuova provincia di Benevento: Giuseppe Massari, deputato di Bari, recava all'assemblea giudizi gravi sull'amministrazione delle province napoletane; nell'occasione poi, criticò la nuova provincia di Benevento, costituita con danni gravi nei confronti delle altre province di Avellino, Salerno, Foggia, Campobasso, Caserta.

La provincia apparve destinata al soffocamento. Il 3 aprile venne presentata la proposta di legge del deputato casertano Beniamino Caso, e da altri deputati delle province di Terra di Lavoro (Caserta) di Principato Ultra (Avellino) e del Molise, che chiesero la sospensione del decreto del Luogotenente del Re. I dibattiti furono lunghi ed animati, alla fine però con grande maggioranza di voti il 15 maggio 1861 la Camera Dei Deputati rigettava la legge di sospensione del deputato Caso, ed approvava la circoscrizione della provincia di Benevento, anche se alla fine molti comuni non vi furono inclusi come progettato.

Prima dell'attuale assetto definitivo, all'inizio del Novecento, la provincia di Benevento fu costituita da 3 Circondari:

La provincia si ampliò momentaneamente nel 1927 integrando parte della soppressa provincia di Caserta; alla ricostituzione di quest'ultima (1945), la provincia di Benevento tornò nei confini precedenti[4].

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Una versione differente dello stemma, spesso utilizzata dalla Provincia.

I Sanniti a perpetuare la memoria dei loro padri, in tutte le insegne e le armi che usavano, portavano effigiata la testa del toro.

In molti luoghi e città dell'antico Sannio come a Boiano ed Isernia, in marmi, con molto artificio ed in diverse guise, si vede scolpito il toro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti della Provincia di Benevento e Prefetti della Provincia di Benevento.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

L’Alto Tammaro è una zona olivicola, dove si produce l'olio "Sannio Beneventano".

Tutti i paesi della Comunità Montana del Fortore fanno parte dell'area di produzione del "Caciocavallo Silano", formaggio di denominazione di origine protetta (D.O.P.).

I vini D.O.C. prodotti sono l'Aglianico del Taburno, il Solopaca e il Sant’Agata dei Goti, famoso nella tipologia Falanghina.

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale dei comuni della provincia di Benevento.

Appartengono alla provincia di Benevento i seguenti 78 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Nella tabella i comuni della provincia di Benevento con più di 5.000 abitanti:[5]

Pos. Stemma Comune Popolazione Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.)
Benevento-Stemma.png Benevento 61.700 129,96 484 135
Montesarchio-Stemma.png Montesarchio 13.198 26,26 636 300
Sant'Agata de' Goti-Stemma.png Sant'Agata de' Goti 11.310 62,92 214 159
San Giorgio del Sannio-Stemma.png San Giorgio del Sannio 9.809 22,3 538 380
Airola-Stemma.png Airola 8.062 14,5 702 270
Telese Terme-Stemma.svg Telese Terme 6.964 9,83 921 55
Apice-Stemma.png Apice 6.245 48,8 185 245
Guardia Sanframondi-Stemma.png Guardia Sanframondi 5.246 21 394 428
San Bartolomeo in Galdo-Stemma.png San Bartolomeo in Galdo 5.090 82 71 597
10° Morcone-Stemma.svg Morcone 5.042 51,29 139 600

Comuni meno popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Nella tabella i comuni della provincia di Benevento con meno di 1.000 abitanti:

Pos. Stemma Comune Popolazione Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.)
78° Ginestra degli Schiavoni-Stemma.png Ginestra degli Schiavoni 526 14,84 35 540
77° Sassinoro-Stemma.png Sassinoro 595 13,17 45 545
76° Pietraroja-Stemma.png Pietraroja 600 35,60 17 818
75° Sant'Arcangelo Trimonte-Stemma.png Sant'Arcangelo Trimonte 643 9,85 65 363
74° Arpaise-Stemma.png Arpaise 858 6,59 130 410
73° San Lupo (Italia)-Stemma.png San Lupo 886 15,18 58 500
72° San Nazzaro (Italia)-Stemma.png San Nazzaro 934 2,03 460 495
71° Castelfranco in Miscano-Stemma.png Castelfranco in Miscano 964 43,14 22 760

Etnie minori[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2010 gli stranieri residenti in provincia provengono da:

Fonte Istat (31-12-2011)

Zone Agrarie della provincia di Benevento[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema circoscrizionale statistico nell'ambito della provincia di Benevento dell'Istituto Centrale di Statistica prevede questa suddivisione:

Numero Zona Zona Numero Comuni Comuni
1 Matese Sud-Orientale 12 Amorosi, Cerreto Sannita, Circello, Colle Sannita, Cusano Mutri, Faicchio, Morcone, Pietraroja, Puglianello, San Lorenzello, Santa Croce del Sannio, Sassinoro
2 Tammaro e Alto Fortore 12 Baselice, Buonalbergo, Castelfranco in Miscano, Castelpagano, Castelvetere in Val Fortore, Foiano di Val Fortore, Ginestra degli Schiavoni, Molinara, San Bartolomeo in Galdo, Montefalcone di Val Fortore, San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti
3 Monti del Taburno 16 Airola, Arpaia, Arpaise, Bonea, Bucciano, Campoli del Monte Taburno, Castelpoto, Ceppaloni, Foglianise, Forchia, Moiano, Montesarchio, Pannarano, Paolisi, Sant'Agata de' Goti, Tocco Caudio,
4 Calore Irpino Inferiore 14 Campolattaro, Casalduni, Castelvenere, Fragneto l'Abate, Fragneto Monforte, Guardia Sanframondi, Pago Veiano, Pesco Sannita, Ponte, Pontelandolfo, Reino, San Lorenzo Maggiore, San Lupo, Torrecuso
5 Valle Telesina 11 Cautano, Dugenta, Durazzano, Frasso Telesino, Limatola, Melizzano, Paupisi, San Salvatore Telesino, Solopaca, Telese Terme, Vitulano
6 Colline Beneventane 13 Apice, Apollosa, Benevento, Calvi, Paduli, Pietrelcina, San Giorgio del Sannio, San Leucio del Sannio, San Martino Sannita, San Nazzaro, San Nicola Manfredi, Sant'Angelo a Cupolo, Sant'Arcangelo Trimonte

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat - Popolazione residente al 30/10/2012
  2. ^ citazione necessaria
  3. ^ RFI - Rete in esercizio (PDF). URL consultato l'8 settembre 2009.
  4. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, articolo 1, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  5. ^ ISTAT, Popolazione residente al 31 agosto 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Mellusi, L'Origine della Provincia di Benevento, II ed. 1975, stab. lito-tipografico Editoriale De Martini S.p.A
  • Antonio Iamalio, La Regina del Sannio, ed. P. Federico e G.Ardia, Napoli 1918
  • Giovanni Marinelli, Le prov. d'Italia; prov. di Benevento, Roma, Soc. Ed. D.A., 1900
  • Alfonso Meomartini, I Comuni della prov. di Benevento, ed. De Martino, 1907
  • Vincenzo Mazzacane, Memorie storiche di Cerreto Sannita, ed. Telesina, 1911

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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