Calore Irpino

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Calore Irpino
Calore Irpino
Fiume Calore nei pressi di Castelvetere
Stato Italia Italia
Regioni Campania Campania
Lunghezza 108 km
Portata media 31,8 m³/s
Bacino idrografico 3058 km²
Altitudine sorgente 1660 m s.l.m.
Nasce monte Accellica
Affluenti Frédane, Tammaro, Ufita, Sabato, Jenga, Alenta, Janare
Sfocia fiume Volturno presso Amorosi

Il Calore Irpino o Beneventano (per distinguerlo dall'altro omonimo Calore Lucano, affluente del Sele), è un fiume della Campania lungo 108 km, principale affluente del fiume Volturno.

Corso del fiume[modifica | modifica sorgente]

Nasce dal Monte Accellica (1.660 metri), nel comune di Montella, nei Monti Picentini.

Il suo corso può essere diviso in alto, medio e basso Calore.

Per i primi 43 km scorre nella provincia di Avellino e per altri 65 km nella provincia di Benevento

Alto Calore[modifica | modifica sorgente]

Ricco d'acque fin dalla sorgente, scorre nel suo tratto iniziale dirigendosi verso nord e bagnando i centri di Montella, Cassano Irpino, Castelfranci, Montemarano, Castelvetere sul Calore, Luogosano, Paternopoli (dove riceve da destra il torrente Frédane), Taurasi, Lapio, Montemiletto, Mirabella Eclano (presso la frazione Calore) e Venticano (all'altezza di Castel del Lago), entrando così in provincia di Benevento presso il cosiddetto Ponte Rotto. Qui lascia sulla sinistra San Giorgio del Sannio, bagna il centro abitato di Apice e presso la stazione di quest'ultimo volge ad ovest dopo aver ricevuto da destra il fiume Ufita.

Medio Calore[modifica | modifica sorgente]

Il Ponte Vanvitelli (o Calore) a Benevento

Correndo fra i colli di Paduli a nord e quelli di Benevento a sud, riceve poi da destra il Tammaro, suo principale tributario, presso Ponte Valentino.

Più a valle il fiume giunge presso il capoluogo: qui riceve da sinistra il torrente San Nicola, lambendo a nord il territorio beneventano, ancora da sinistra il Sabato e poco più giù il torrente Corvo.

Sotto Castelpoto il fiume volge per poco a nord, ricevendo da sinistra il torrente Jenga.

Basso Calore[modifica | modifica sorgente]

Presso il paese di Ponte il Calore si dirige nuovamente verso ovest ricevendo da destra i torrenti Alenta e Janare (quest'ultimo nasce dalle propaggini a nord-ovest del monte Ciesco, 833 m s.l.m.), e formando un ampio fosso ed un lungo canale, delimitando il territorio comunale di San Lupo e quello di San Lorenzo Maggiore. Quindi, oltrepassa Telese Terme ed in seguito Solopaca, per arrivare infine ad Amorosi, di fronte al castello di Campagnano e si versa nel Volturno.

Regime[modifica | modifica sorgente]

Caratterizzato da un bacino di raccolta assai ampio (3.058 km², oltre la metà di quello totale del Volturno), dalla discreta permeabilità e ricco di sorgenti, il Calore ha una notevole portata d'acqua alla foce (31,8 m³/s, il quarto del sud-Italia dopo Volturno, Sele e Crati), pur risentendo in maniera pesante di una certa irregolarità di regime e di un pesante sfruttamento delle sue acque.

In autunno e inverno a causa delle precipitazioni sono dunque frequenti e imponenti le piene (talvolta disastrose come accaduto il 2 ottobre del 1949, alle ore 5.30 quando venne alluvionata per gran parte la città di Benevento); al contrario in estate il fiume rimane a tratti impoverito della sua portata a causa delle pesanti captazioni delle sue acque.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Una particolarità di questo fiume è data dalla temperatura delle sue acque che, poco prima di entrare nella provincia di Benevento, si presenta più elevata rispetto a quella degli affluenti Tammaro e Sabato. Per questa sua caratteristica anticamente nei mesi estivi ci si bagnava nel fiume con la convinzione che fornisse benefici effetti termali, curando persino i dolori reumatici. Da questa particolarità si è ritenuto che derivasse il nome del fiume.

Secondo lo storico locale Alfonso De Blasio ("Historie controverse dell'antichissima città del Sannio, oggi Benevento" del sec. XVII, opera inedita di cui si è persa molta parte), il nome deriverebbe piuttosto dal termine osco calor, con il significato di "fiume", "che scorre" (dalla radice indoeuropea gal o cal, con il significato di "scorrere").

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il fiume viene citato da diversi autori antichi (Tito Livio[1], Vibio Sequestre, Appiano (che lo trascrive in greco come "Alor")[senza fonte].

La valle del Calore Irpino, nel tratto compreso tra la piana di Apice e quella di Telese, in conseguenza del suo antico ruolo di sbocco di gran parte delle vie di comunicazione tra la Puglia, la Campania, l'Irpinia e il Molise, fu in passato teatro di importanti eventi bellici:

Romualdo II duca longobardo di Benevento, nel 726 concedeva ai beneventani il diritto di pescare nel fiume. La concessione fu confermata da Radelchi I nel luglio dell'839.

Giovanni Cotta (1480-1510) così lo cantò: "Ocelle Fluminum Calor, Calor pulcer/Calor bonorum cura amorque nynfarum/Quem caeruleun fovens caput sino blando/Montella secum amore vicit aeterno[2].

Il 24 luglio 1506 è ricordato in una cronaca dell'epoca (del notaio Marino De Maurellis[3]) un episodio relativo al fiume: le acque erano divenute torbide e i pesci risalivano alla superficie facendosi facilmente catturare dalla popolazione di Benevento. In quel periodo il fiume aveva una notevole portata d'acqua, tanto da permettere alle zattere e barche il transito sino al Volturno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Livio, Ab Urbe condita, XXIV,14 e XXV,17.
  2. ^ N.Vigliotti, Limata e San Lorenzo Maggiore, ed. Anselmo Marigliani, 1977, p.13.
  3. ^ Alfredo Zazo, Curiosità storiche beneventane, De Martini S.P.A, Benevento 1986, p. 20-21

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Iamalio, la Regina del Sannio, P. Federico & G. Ardia, Napoli, 1918
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