Castelvenere

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Castelvenere
comune
Castelvenere – Stemma Castelvenere – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Benevento-Stemma2.png Benevento
Amministrazione
Sindaco Alessandro Di Santo (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 41°14′00″N 14°33′00″E / 41.233333°N 14.55°E41.233333; 14.55 (Castelvenere)Coordinate: 41°14′00″N 14°33′00″E / 41.233333°N 14.55°E41.233333; 14.55 (Castelvenere)
Altitudine 119 m s.l.m.
Superficie 15,23 km²
Abitanti 2 562[1] (31-12-2010)
Densità 168,22 ab./km²
Frazioni Parito,
Comuni confinanti Guardia Sanframondi, San Lorenzello, San Salvatore Telesino, Solopaca, Telese Terme
Altre informazioni
Cod. postale 82030
Prefisso 0824
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 062019
Cod. catastale C280
Targa BN
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti castelveneresi, vienneresi
Patrono san Barbato
Giorno festivo 19 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castelvenere
Posizione del comune di Castelvenere nella provincia di Benevento
Posizione del comune di Castelvenere nella provincia di Benevento
Sito istituzionale

Castelvenere ( "r' viennr" in dialetto castelvenerese) è un comune italiano di 2.690 abitanti della provincia di Benevento in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dal fiume Calore e dal torrente Seneta.

La produzione agricola è soprattutto incentrata sulla coltivazione dell'uva da cui si ricava del vino pregiato.

Fa parte insieme ad altri 40 comuni della regione Campania, dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Fa parte della Comunità montana del Titerno.

Castelvenere dista circa 34 km da Benevento, 30 km da Caserta, 60 km da Napoli, 195 km da Roma, 80 km da Ariano Irpino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome originario del comune era Véneri forse perché nella zona vi era un tempio dedicato alla dea Venere.[2]

Nel XIV secolo era citata con il nome di Castrum Veneris.[3]

Dal 1151 al 1460 fu feudo della famiglia Sanframondo, di origine normanna.

Successivamente fu possedimento dei Monsorio.

Nel 1532 contava trentasei famiglie che divennero settanta alla fine del Cinquecento.[4]

Nel 1638, dopo un'attenta valutazione del feudo, fu acquistato dal dott. Lelio Carfora, governatore di Cerreto Sannita, per conto della famiglia Carafa.

Nella valutazione o "apprezzo" del feudo del 1638 si viene a sapere che Castelvenere "sta edificato su luogo piano, fortissimo di muraglia, con fossi attorno, di maniera che dalla parte di tramontana sta eminente, per esservi un vallone sotto, per dove scorrono le acque del paese; s'entra per una porta con ponte levatoio dalla parte occidentale, dove si trova una bella strada dritta, di conveniente larghezza, spartita in vichi da una parte e dall'altra." Il feudo fu valutato 10.520 ducati.[5]

Il terremoto del 5 giugno 1688 danneggiò il paese.

Dal 1861 fa parte della provincia di Benevento.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Nicola, ricostruita nel XX secolo;
  • Chiesa di Santa Maria della Foresta, di origine bizantina (VI secolo d.C.), è appartenuta ai conti Carafa;
  • Torri medievali.
  • Chiesa di Santa Maria della Seggiola costruita nel 1898.
  • Casale Cerza, databile all'anno 1857.
  • Casino Brizio, struttura di fine Settecento, usato come casino di caccia.

castelvenere è nota per il vino e per le olive e soprattutto per il tufo.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Persone legate a Castelvenere[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Touring, op. cit., p. 282.
  3. ^ Marrocco, op. cit., p. 39.
  4. ^ Pescitelli, op. cit., p. 237.
  5. ^ Marrocco, op. cit., p. 40.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., L'Italia: Campania, Milano, Touring Club Italiano, 2005.
  • Dante B. Marrocco, Guida del Medio Volturno, Napoli, Tipografia Laurenziana, 1986.
  • Renato Pescitelli, Chiesa Telesina: luoghi di culto, di educazione e di assistenza nel XVI e XVII secolo, Auxiliatrix, 1977.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]