Storia antica
Il termine storia antica indica sia la prima età della storia (e in questo caso si è usato anche il termine, ormai desueto, evo antico), sia la disciplina che studia detto periodo.
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[modifica] Caratteristiche generali
[modifica] Limiti geografici e cronologici
Dal punto di vista geografico, la storia antica è innanzitutto storia del Mediterraneo e dei territori circostanti[1][2]. L'unità ideale di questa area non ha tanto a che fare con caratteristiche "nazionali" dei popoli che abitarono quelle zone, quanto dalla ricchezza degli scambi culturali, rispetto ai quali il Mediterraneo rappresentò una sorta di "funzione mediatrice". Ma l'asse centrale di questo immenso rivolgimento umano si è andato spostando nel tempo ed è arrivato al Mediterraneo da est, dal cosiddetto Vicino Oriente, e il Vicino Oriente antico rappresenta gli inizi della storia antica sotto numerosi aspetti (per lungo tempo fu inteso come "culla della civiltà"), tanto che, nel suo complesso, i confini dell'area geografica in questione possono essere indicati nel fiume Indo e nelle Colonne d'Ercole[3].
Quanto ai termini cronologici, si può distinguere una storia "pre-classica", il cui limite iniziale può essere associato all'apparizione delle fonti scritte in aggiunta a quelle archeologiche, mentre un terminus ad quem può corrispondere all'apparizione delle fonti greco-romane[4]. Un'altra cesura decisiva è la costituzione dell'impero persiano (500 a.C. ca.), fatto che coincide con il definitivo inserimento delle popolazioni vicino-orientali in un'articolazione storica sopra-regionale. Ciò ha a che fare con quanto detto rispetto all'asse geografico: un primo accenno fondamentale di rapporto tra Oriente e Occidente (con l'ingresso di quest'ultimo nella storia illuminata dalle fonti scritte) è rappresentato dall'apparizione dei cosiddetti Popoli del Mare (1200 a.C.): la crisi del XII secolo a.C. comporta un riassetto di vastissima portata nel Vicino Oriente e la stessa scansione tradizionale ottocentesca individuava in questo frangente la separazione tra Età del Bronzo ed Età del Ferro[5].
Tradizionalmente, la storiografia ha individuato la fine della preistoria nell'invenzione della scrittura (logografica nella seconda metà del IV millennio a.C., sillabica nella prima metà del III). Tale inizio non va però visto come isolato, ma in stretta associazione con altri fattori decisivi: nascita delle città, lavoro specializzato, stratificazione socio-economica, costituzione dello Stato, tutti elementi che rappresentano gli elementi culminanti di ciò che Gordon Childe ha definito "rivoluzione urbana", processo che può ritenersi consolidato intorno al 3500 a.C.[6] Quello della Bassa Mesopotamia va pensato come "precoce" focolaio di urbanizzazione ed esistono altri nuclei importanti: l'Egitto, l'Iran, l'Asia centrale, la valle dell'Indo, l'Egeo, l'Arabia meridionale, ma anche la Cina, il Messico e il Perù, i quali ultimi hanno però, come è ovvio, un carattere di totale separatezza rispetto al baricentro mediterraneo e vicino-orientale.[7]
Si può complessivamente dire che l'origine della storia antica coincide con la nascita della città e dello Stato: la rivoluzione agricola, con l'aumento di produzione di derrate che essa comportò, è il presupposto per la creazione di un'eccedenza alimentare che, gestita da un "polo redistributivo centrale", rende possibile mantenere lavoratori specializzati. La priorità logica (ma non cronologica), in una massima semplificazione, va attribuita alla polarizzazione città-campagna, alla creazione di un ceto dirigente (di re e sacerdoti): come scrive Mario Liverani, "Il «salto» più appariscente sarà quello demografico ed urbanistico, ma il più sostanziale è quello organizzativo".[8] Scrive ancora Liverani:
| « L'origine della città significa origine dello Stato e della stratificazione socio-economica. Significa dunque l'origine della storia, non tanto perché il nuovo strumento della scrittura mette a nostra disposizione una fonte di informazione più esplicita e più dettagliata, ma soprattutto perché per la prima volta si assiste all'interazione complessa di gruppi umani all'interno delle singole comunità [...][8] » |
Quanto al limite basso dell'evo antico, la tradizione lo individua nella caduta dell'Impero romano d'Occidente (476). Talvolta si fa terminare tale età con la grande ondata delle invasioni barbariche nell'Impero romano (a partire dagli inizi del V secolo) o con il periodo immediatamente successivo alla morte di Giustiniano I (fine del VI secolo) che segna il definitivo tramonto del mondo classico grecoromano. Se tale datazione è valida per il mondo occidentale, in Oriente si preferisce protrarre l'età antica fino alla Dinastia Qin in Cina (II secolo a.C.) o all'Impero Chola in India (IX secolo) o altre epoche storiche. Nel resto del mondo (ad esempio in alcuni zone dell'Africa, nelle regioni austronesiane e nelle Americhe) le popolazioni autoctone seguono altri tipi di datazione.
[modifica] Le fonti della storia antica
La principale difficoltà nello studio della storia antica consiste nel fatto che solamente una parte di essa è documentata da fonti scritte e che non tutta la storiografia antica è pervenuta fino ai nostri giorni. Se da una parte alcune antiche civiltà non hanno espresso documenti scritti relativi al loro passato, la stessa storiografia romana, anche se estremamente prolifica, presenta delle lacune. È il caso del trattato Ab Urbe condita libri di Tito Livio, opera scritta nel I secolo in 142 volumi, dei quali solamente 35 riassunti (Periochae) sono giunti fino a noi.
Per meglio comprendere il mondo antico le due principali strade percorribili dagli storici sono: le fonti non scritte, studiate dall'archeologia, e le fonti scritte: documenti ed opere letterarie. L'archeologia è lo studio delle civiltà antiche mediante il ritrovamento, l'analisi e l'interpretazione delle tracce materiali pervenute ai giorni nostri. Attraverso lo studio dei resti archeologici (architetture, manufatti, resti biologici e umani) gli studiosi del passato cercano di interpretare come i popoli del passato hanno vissuto. Accanto all'analisi dei reperti portati alla luce dagli scavi archeologici, lo studio della storia antica si avvale dei resoconti degli storici coevi, le fonti di prima mano per la conoscenza degli eventi relativi al passato. La produzione letteraria degli storici antichi, quali Erodoto, Livio, Polibio, Svetonio, Tucidide, Tacito ed altri, è fonte imprescindibile per la ricostruzione dei fatti e la comprensione del mondo antico. Ulteriori metodi di analisi storiografica antica sono quello comparativo, quello induttivo e quello morfologico.
[modifica] Note
- ^ Hermann Bengtson, Introduction..., 1975, cit., p. 2.
- ^ Per gli antichi, il Mediterraneo era il "Mare Superiore" e il Golfo Persico il "Mare Inferiore".
- ^ Hermann Bengtson, Introduction..., 1975, cit., p. 3.
- ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 13.
- ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 629.
- ^ Liverani, op. cit., 2009, pp. 13-14.
- ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 14.
- ^ a b Liverani, op. cit., 2009, p. 108.
[modifica] Bibliografia
- Hermann Bengtson, Introduction to Ancient History, University of California Press, 1975.
- Mario Liverani, Antico Oriente: storia, società, economia, Roma-Bari, Laterza, 2009. ISBN 978-88-420-9041-0
[modifica] Voci correlate
- Preistoria
- Cronologia della storia antica
- Vicino Oriente antico
- Età del rame
- Età del bronzo
- Età del ferro
- Grecia antica
- Storia romana
[modifica] Bibliografia
- Chris Peter; Stringer Andrews, Storia completa dell'evoluzione umana, Logos, 2006. ISBN 88-7940-401-6
- K. Santon, L. McKay, Atlante storico mondiale, Gribaudo-Parragon, 2007, ISBN 978-88-7906-286-2
- M. Rostovcev, Storia del mondo antico, Saggi Bompiani, 1999, 2 VOL., ISBN 88-452-4239-0
[modifica] Altri progetti
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