Augusto di Prima Porta

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Augusto di Prima Porta
Augusto di Prima Porta
Autore sconosciuto
Data I secolo d.C.
Materiale marmo bianco
Dimensioni 204 cm 
Ubicazione Musei Vaticani, Città del Vaticano

L'Augusto di Prima Porta, nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza in pelle dei legionari) è una statua romana che ritrae l'imperatore Augusto. Alta 2,04 metri, è realizzata in marmo bianco ed è attualmente conservata nei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano. Venne ritrovata nella villa di Livia, l'abitazione di Livia Drusilla, moglie di Augusto, a Prima Porta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente si ritiene che la statua sia databile agli anni successivi la restituzione delle insegne romane da parte dei Parti nel 20 a.C. Questa data è certamente un terminus post quem. Alcuni credono però che la statua sia stata concepita verso l'8 a.C., al termine delle campagne di "pacificazione" nelle province di Tiberio.

Comunque la datazione della statua è stata oggetto di studi approfonditi e di dibattiti. È possibile che quella pervenutaci sia in realtà la copia di un originale in bronzo dedicata all'imperatore dal senato nel 20 d.C. e posizionata in pubblica piazza, il cui autore potrebbe essere stato uno scultore greco. Alcuni storici e critici ritengono che Tiberio, figlio di Ottaviano, abbia regalato la statua in marmo alla madre Livia dopo la morte del padre. Si spiegherebbe così il ritrovamento di una statua con significati tanto propagandistici e che certamente dovevano destinarsi a un pubblico vasto all'interno di una casa privata come era la villa di Livia. E si spiegherebbe così la scelta delle raffigurazioni sull'armatura: la restituzione delle insegne romane perse nella campagna partica di Crasso e le conquiste occidentali. In entrambi questi successi molto merito ebbe, appunto, Tiberio che con questo dono ci faceva garante e naturale prosecutore della politica paterna. D'altronde è stato anche notato che la statua poteva essere un dono fatto dallo stesso Augusto alla moglie Livia e in questo senso la statua verrebbe a essere interpretata come un manifesto in sostegno di Tiberio, del quale si celebrano le imprese sia in oriente che in occidente.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La statua dell'imperatore è raffigurata in piedi, con il braccio destro alzato e il gesto di attirare l'attenzione: si tratta della posa con cui si richiedeva il silenzio prima dell'adlocutio (incitamento all'esercito prima della battaglia).

La figura indossa la corazza che è decorata riccamente, al di sotto della quale porta la tunica corta militare. Un paludamentum (mantello che insieme al Parazonium era il simbolo un generale romano quando comandava un esercito) gli avvolge i fianchi, ricadendo mollemente sulla mano sinistra, con un panneggio particolarmente elaborato. Nella stessa mano impugna la lancia. Il capo e i piedi sono nudi (non indossa quindi né l'elmo né i calzari). Sulla gamba destra è riportato un putto: Eros, a cavallo di un delfino. Eros era figlio di Venere e il delfino è un omaggio a Venere, simboleggia infatti la nascita della dea avvenuta dall'acqua. Infatti Augusto apparteneva alla gens Julia, che si riteneva discendere da Venere, madre di Enea, tramite il figlio di questi Ascanio o Julo.

L'imperatore è ritratto, almeno nel volto, nelle sue reali fattezze, anche se idealizzate nella celebrazione della sua carica.

La corazza[modifica | modifica wikitesto]

La corazza

L'iconografia della statua è spesso stata accostata a certe immagini evocate dal Carmen saeculare di Orazio. D'altronde, se prendiamo come vera l'ipotesi della realizzazione della statua durante l'impero di Ottaviano e non durante quella di Tiberio, le due opere sono abbastanza contemporanee. Il Carmen infatti viene letto pubblicamente per la prima volta il 17 a.C. durante i Ludi Saeculares, voluti dall'imperatore per celebrare la venuta della nuova Pax romana e dell'età dell'oro già preannunciata da Virgilio nella IV ecloga.

La corazza imperiale era tipicamente in pelle con inserti in metallo. È scolpita come aderente, facendo risaltare il fisico atletico, che ricorda le sculture greche di certi eroi.

Grande importanza simbolica hanno i rilievi che la decorano, con particolare riferimento alla storia contemporanea e all'ideologia di Augusto. Vi sono raffigurati:

  • In alto una personificazione del Caelum
  • Sotto di esso vola la quadriga del Sol
  • Procedendo verso destra troviamo la Luna quasi completamente coperta da l'Aurora (un'altra interpretazione vuole che al posto dell'Aurora sia rappresentato il dio della luce del mattino Phosphorus)
  • Al centro vi è la scena del re dei Parti Fraate IV che restituisce le insegne catturate ai Romani dopo la sconfitta di Crasso; è presumibile che il generale romano raffigurato con ai piedi un cane (o più probabilmente un lupo, simbolo per eccellenza di Roma), sia Tiberio, visto che proprio lui partecipò alla campagna partica. Ma non è da escludere che si tratti dello stesso Augusto o di un semplice legionario romano o infine dello stesso dio della guerra: Marte.
  • Ai due lati si trovano rispettivamente due donne che piangono. Quella a destra tiene in mano uno stendardo sui cui è raffigurato un cinghiale e la tipica tromba celtica a forma di drago: il carnyx. Quella a sinistra, colta in atteggiamento di sottomissione, porge un fodero senza gladio. È possibile che la prima rappresenti le tribù celtiche del Nord-Ovest della Spagna, Astures et Cantabri, che erano state conquistate da Augusto, oppure la Gallia stessa che sempre dall'imperatore era stata riorganizzata e pacificata tra il 12 e l'8 a.C.; la seconda invece, non essendo completamente disarmata, potrebbe raffigurare le tribù germaniche situate tra il Reno e l'Elba che comunque sarebbero presto state oggetto di conquista oppure i regni dell'Oriente ellenistico, clienti di Roma.
  • In basso, semisdraiata, si trovano la dea Tellus, simbolo di fertilità, tenente un corno colmo di frutta e due neonati che si afferrano alla veste della dea (tale raffigurazione ha molte somiglianze con la Tellus Mater dell'Ara Pacis)

Stile[modifica | modifica wikitesto]

La statua può essere considerata il prototipo delle statue loricate imperiali romane, prodotte fino al tardo impero.

La statua riprende la corrente neoattica tipica dell'epoca, ispirandosi abbastanza fedelmente all'atteggiamento equilibrato del Doriforo di Policleto, adattandolo però all'arte romana. Il soggetto non è più nudo, ma la corazza aderente permette di mantenere una linea di continuità con la scultura greca, che ritraeva unicamente personaggi immaginari dalle proporzioni corporee armoniche e ben definite. A differenza dell'opera greca però storia e mitologia non coincidono: è tipico anzi dell'arte romana il soggetto più puramente storico.

Centrale è la simbologia dei rilievi sulla corazza, eseguiti con perizia e paragonabili a opere vicine, come l'ara di Domizio Enobarbo o la stessa Ara Pacis. Anche la statua è opera di uno o più artisti di quella cerchia. Una certa durezza è presente nel volto, con un taglio esatto ma freddamente idealizzato dei tratti somatici e della capigliatura.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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