Ara Pacis

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Coordinate: 41°54′23″N 12°28′32″E / 41.906389°N 12.475556°E41.906389; 12.475556

Ara Pacis
Vista frontale dell'Ara Pacis.
Vista frontale dell'Ara Pacis.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Roma Roma
Amministrazione
Patrimonio Centro storico di Roma
Ente Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale
Responsabile Claudio Parisi Presicce
sito web
La processione scolpita a bassorilievo
« Non è una grande opera d'arte, ma è una testimonianza estremamente tipica del suo tempo. »
(Ranuccio Bianchi Bandinelli, Roma - L'arte romana nel centro del potere, 1969)

L'Ara Pacis Augustae è un altare (altare della pace augustea) dedicato da Augusto nel 9 a.C. alla Pace nell'età augustea,[1] intesa come dea romana, e posto in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie, luogo emblematico perché posto a un miglio (1.472 m) dal pomerium, limite della città dove il console di ritorno da una spedizione militare perdeva i poteri ad essa relativi (imperium militiae) e rientrava in possesso dei propri poteri civili (imperium domi). Questo monumento rappresenta una delle più significative testimonianze dell'arte augustea ed intende simboleggiare la pace e la prosperità raggiunte come risultato della Pax Romana.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Saturnia tellus
Il Lupercale a colori
Sacrificio di Enea ai Penati
Il Sacrificio di Enea ai Penati a colori
La Personificazione di Roma
La Personificazione di Roma a colori.
I littori e Augusto (a destra)
I Flamini
Le due famiglie di casa imperiale in fondo al fregio sud
La decorazione interna
(LA)
« [Cu]m ex H[isp]ania Gal[liaque, rebu]s in iis provincis prosp[e]re [gest]i[s], R[omam redi] Ti. Nerone P. Qui[ntilio c]o[n]s[ulibu]s, ~ aram [Pacis A]u[g]ust[ae senatus pro]redi[t]u meo consa[c]randam [censuit] ad campum [Martium, in qua ma]gistratus et sac[er]dotes [et v]irgines V[est]a[les ann]iversarium sacrific]ium facer[e decrevit.] »
(IT)
« Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia [...] compiute felicemente le imprese in quelle provincie, il Senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare l'ara della Pace Augusta presso il Campo Marzio e dispose che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero un sacrificio annuale. »
(Res Gestae Divi Augusti, 12-2.)

Il 4 luglio del 13 a.C., infatti, il Senato decise la costruzione di un altare dedicato a tale raggiungimento in occasione del ritorno di Augusto da una spedizione pacificatrice di tre anni in Spagna e nella Gallia meridionale.

La dedica, cioè la cerimonia di consacrazione solenne, non ebbe però luogo fino al 30 gennaio del 9 a.C., data importante perché compleanno di Livia, moglie di Augusto.

Il monumento era collocato con un'entrata sull'antica via Flaminia e una verso il Campo Marzio. Nel II secolo d.C. il livello della zona si alzò notevolmente e l'ara dovette essere circondata da un muro di mattoni: ormai sporgeva dal terreno solo a partire dai fregi figurati.

La scoperta dei primi blocchi scolpiti, appartenenti all'altare, risale al 1568, sotto Palazzo Peretti in via in Lucina, sito di un teatro, in seguito trasformato in un cinema. Questi rilievi presero varie strade: per esempio la Saturnia tellus entrò nelle collezioni medicee e finì agli Uffizi.

Altri scavi risalgono al 1859, quando furono recuperati il rilievo di Enea e la testa di Marte del rilievo del Lupercale. Nel 1879 von Duhn riconobbe i frammenti come provenienti dall'Ara di Augusto. Nel 1903 e nel 1937-1938 furono intrapresi scavi regolari, conclusi quando, ricomposte tutte le parti (non senza alcune inesattezze, come l'orientamento dell'altare), l'altare fu collocato in un padiglione appositamente costruito presso il Mausoleo di Augusto, a ridosso del lungotevere nel luogo dove sorgeva la dogana del Porto di Ripetta, e ad una certa distanza dal luogo dove doveva originariamente trovarsi (ovvero sotto il palazzo Fiano-Peretti). L'inaugurazione del nuovo museo avvenne il 23 settembre 1938, in occasione del bimillenario augusteo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto dell'Ara Pacis è stato ricostruito grazie alla testimonianza delle fonti, agli studi durante gli scavi e alle raffigurazioni su alcune monete romane.

L'Ara Pacis è costituita da un recinto quasi quadrato (m 11,65 x 10,62 x h 3.68), elevato su basso podio, nei lati lunghi del quale si aprivano due porte, larghe 3,60 metri; a quella anteriore si accede da una rampa di nove gradini; all'interno, sopra una gradinata, si erge l'altare vero e proprio. La superficie del recinto presenta una raffinata decorazione a rilievo, esterno e interno. Nelle scene la profondità dello spazio è ottenuta mediante differenti spessori delle figure.

Quattro pilastri angolari corinzi, più altri quattro ai fianchi delle porte, sono decorati sull'esterno da motivi a candelabra e lisci all'interno. Essi sostengono l'architrave (interamente ricostruita, senza parti antiche) che, secondo le raffigurazioni monetarie, doveva essere coronata da acroteri.

L'Ara Pacis è un monumento chiave nell'arte pubblica augustea, con motivi di origine diversa: l'arte greca classica (nei fregi delle processioni), l'arte ellenistica (nel fregio e nei pannelli), l'arte più strettamente "romana" (nel fregio dell'altare). L'aspetto era quindi eclettico e la realizzazione fu certamente opera di botteghe greche.

L'aspetto politico-propagandistico è notevole, come in molte opere dell'epoca, con i legami evidenti tra Augusto e la Pax, espressa come un rifiorire della terra sotto il dominio universale romano. Inoltre è esplicito il collegamento tra Enea, mitico progenitore della Gens Iulia, e Augusto stesso, secondo quella propaganda di continuità storica che voleva inquadrare la presa di potere dell'imperatore come un provvidenziale ricollegamento tra la storia di Roma e la storia del mondo allora conosciuto. Non a caso Gaio e Lucio Cesari sono abbigliati come giovanetti troiani, così come è illuminante l'accostamento tra il trionfo di Roma e la Saturnia Tellus, l'età dell'oro.

Decorazioni esterne[modifica | modifica sorgente]

L'esterno è decorato da un fregio figurato in alto e da elaborati girali d'acanto in basso; i due ordini sono separati da una fascia a meandro; queste fasce decorate si interrompono quando incontrano i pilastri per poi proseguire sugli altri lati.

Nella parte bassa si ha un'ornamentazione naturalistica di girali d'acanto e, tra essi, piccoli animali (per esempio lucertole e serpenti). I girali si dipartono in maniera simmetrica da un unico cespo che si trova al centro di ogni pannello. Possiamo notare un'eleganza e una finezza d'esecuzione che riconducono all'arte alessandrina. La natura viene infatti vista come un bene perduto, secondo uno dei temi della poesia di quel tempo: basti pensare a Virgilio e Orazio.

La fascia figurata si divide in quattro pannelli sui lati delle aperture (due per lato) e un fregio continuo con processione-assemblea sui lati lunghi, che va letto unitariamente come un'unica scena.

Pannelli sul lato principale[modifica | modifica sorgente]

I due pannelli figurati del lato principale, dal quale si accedeva all'altare, rappresentano il Lupercale e il Sacrificio di Enea ai Penati.

Il Lupercale

Di questa scena (posta a sinistra) restano solo pochi frammenti, ma che comunque permettono di ricostruire la mitica fondazione di Roma: vi si riconosce il dio Marte armato, padre dei gemelli Romolo e Remo e divinità protettrice dell'Urbe, e il pastore Faustolo; essi assistono, presso il Ficus ruminalis, all'allattamento dei gemelli da parte della lupa, tra i resti di piante palustri che caratterizzano lo sfondo.

Il Sacrificio di Enea ai Penati

A destra si trova il Sacrificio di Enea ai Penati. Vi si riconosce Enea, in quanto figlio di Venere (ma alcuni sostengono Numa Pompilio), col figlio Ascanio o Augusto (ritenuto discendente di Venere) presso un altare rustico, assistiti da due giovani camilli. L'altare è avvolto da festoni e vi vengono sacrificati primizie e la scrofa bianca di Laurento. Il sacrificio è destinato ai Penati (protettori) di Lavinio, che presenziano alla scena affacciandosi da un tempietto sulla roccia, posto sullo sfondo in alto a sinistra. Enea ha il capo velato e veste un mantello che gli lascia scoperto parte del busto atletico. In mano reca lo sceptrum. Ascanio è dietro di lui (secondo alcuni potrebbe essere anche Acate) e ci è pervenuto solo nel frammento della mano destra appoggiata a una lancia e di una parte delle vesti, all'orientale.

Pannelli sul lato secondario[modifica | modifica sorgente]

Sull'altro lato si trovano i rilievi della Personificazione di Roma, quasi completamente perduto, e della Saturnia tellus.

La Personificazione di Roma

Questo rilievo, pervenutoci in resti molto scarsi, permette di riconoscere sulla destra solo una personificazione di Roma in abito ,amazzonico, seduta su una catasta d'armi.

La Saturnia tellus
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Saturnia tellus (Ara Pacis).

Questo pannello è uno dei meglio conservati, pervenutoci praticamente integro. Si tratta di una complessa allegoria di una mitica terra dell'Età dell'oro. Il rilievo rappresenta una grande figura matronale seduta con in grembo due putti e alcune primizie. Ai lati si trovano due ninfe seminude, una seduta su un cigno in volo, simbolo dell'aria, e l'altra su un drago marino, simbolo del mare; questi due animali predominanti riecheggerebbero la serenità della pace, cioè terra marique: la pace in terra e in mare. Anche il paesaggio ha elementi allegorici: a sinistra è fluviale, con canne e un'oinochoe dal quale fluisce l'acqua, al centro è roccioso con fiori e animali (una giovenca accasciata e una pecora che pascola), mentre a destra è marino. L'interpretazione della scena non è univoca: la figura centrale potrebbe essere una Venere Genitrice o una personificazione dell'Italia, o forse ancora della Pax: forse queste interpretazioni erano fuse in un'ideologia ambivalente della Pax Romana dell'epoca di Augusto. D'altronde non è da escludere la presenza di Venere, che farebbe coppia col rilievo della personificazione di Roma, i cui culti saranno poi accoppiati.

Fregio della processione[modifica | modifica sorgente]

Sui lati lunghi è raffigurata la processione per il voto dell'Ara, divisa in due parti: una ufficiale, coi sacerdoti, e l'altra semiufficiale con la famiglia di Augusto. La lettura va concepita unitariamente, con quattro sezioni: metà di quella ufficiale e metà di quella semiufficiale per lato, in maniera da facilitare la concezione unitaria del fregio. Ma se le due scene della processione ufficiale sono una il seguito dell'altra, le due scene della famiglia imperiale vanno considerate come una accanto all'altra.

Sebbene l'identificazione dei personaggi non sia indiscutibilmente certa, è ormai generalmente accettata. L'insieme rievoca le Panatenee del fregio continuo del Partenone di Atene. In ogni caso la scena non va interpretata come un reale corteo, così come potrebbe essere avvenuto nel 13 a.C., poiché Augusto sarebbe diventato pontefice massimo solo nel 12 a.C., né può essere la processione del 9 a.C., perché Agrippa era già morto, Tiberio e Druso erano in campagne militari nell'Illirico e in Germania. Si tratta quindi di una raffigurazione politica ideale, da mettere in relazione con le gravi incertezze di quegli anni legate alla successione, che troveranno una temporanea soluzione nel 6 a.C. con la crisi e l'esilio volontario di Tiberio.

Lato sud

La scena più importante e meglio conservata è sul fianco meridionale[2], con personaggi della famiglia imperiale. La successione delle figure ricalca un preciso schema protocollare, legato alla successione al trono come era concepita da Augusto attorno al 10-9 a.C. Anche la divisione in primo e secondo piano delle figure (piani che diventano enfaticamente tre nella raffigurazione della famiglia di Augusto e Livia) non è casuale.

La processione ha inizio con la raffigurazione lacunosa di littori (secondo la tradizione dodici), un camillo che porta la cassetta sacra del collegio pontificale (l'acerra) e il lictor proximus, che cammina all'indietro: egli secondo la tradizione infatti non volge le spalle al magistrato e al sommo sacerdote.

Seguono quindi una serie di togati, a partire dall'imperatore Augusto col capo velato nella veste di pontefice massimo. Chiudono il corteo ufficiale, in primo piano, i quattro flamines maiores (dialis, martialis, quirinalis e iulialis). Il Flamen iulialis è quello dotato di un vera e propria fisionomia, questo perché era un vero parente di Augusto, Sesto Appuleio. L'ultimo personaggio religioso è il flaminius lictor, col capo coperto e l'ascia sacra sulla spalla.

A questo punto, dopo un netto stacco, inizia la processione della famiglia imperiale, coi personaggi disposti secondo la linea dinastica all'epoca della costruzione dell'altare.

Per primo si trova Agrippa, morto nel 12 a.C., pure col capo coperto, posto di profilo; seguono il piccolo Gaio Cesare (nipote e figlio adottivo di Augusto), Giulia maggiore, figlia di Augusto, o Livia, sua moglie, prima di Tiberio, suo figlio; sconosciuto è il personaggio in secondo piano; la donna dopo di lui è Antonia minore, che tiene per mano il piccolo Germanico, figlio di lei e di Druso maggiore, il quale si trova subito dopo; il gruppo seguente è di Antonia maggiore e i suoi figli Gneo Domizio Enobarbo (futuro padre di Nerone) e Domizia, seguiti da suo marito Lucio Domizio Enobarbo; il personaggio che fa cenno di silenzio a questi bambini parrebbe non essere né MecenateOrazio, secondo alcune interpretazioni proposte, ma uno degli Appulei, forse Marco console nel 20 a.C., figlio di una sorellastra di Augusto e fratello del Flamen iulialis.

Lato nord

Il lato nord è peggio conservato e ha quasi tutte le teste dei personaggi rifatte nel XVI secolo. In cima prosegue la processione secondo l'ordo sacerdotum, con gli auguri, forse recanti dipinti o le insegne del loro potere, e i quindecemviri sacris faciundis, riconoscibili dal camillo con l'acerra dai simboli di Apollo; seguono i septemviri epulones, anch'essi identificabili dai simboli dell'acerra del secondo camillo.

Riparte poi, in parallelo con la processione del lato sud, la sfilata dei personaggi della casa imperiale, aperta da Lucio Cesare e da sua madre Giulia maggiore, figlia di Augusto (che quindi sarebbero alla stessa altezza di Agrippa, sull'altro lato); segue un fanciullo abbigliato come un camillo, forse il figlio di Iullo Antonio. A questo punto è la volta di Claudia Marcella maggiore col console Iullo Antonio, e la piccola Giulia minore; poi Claudia Marcella Minore, il figlio e il marito Sesto Appuleio, console nel 29 a.C., del quale i resti sono molto scarsi.

La successione al trono quindi era rigidamente raffigurata in due rami principali, corrispondenti ciascuno a un lato, e iniziava quindi da Giulia o da Agrippa, coi relativi figli, poi i figli di Livia (Tiberio e Druso), seguite dalle due Antonie e le due Marcelle.

Decorazioni interne[modifica | modifica sorgente]

La superficie interna del monumento reca nel registro inferiore scanalature verticali simulanti una palizzata, riproduzione di quella provvisoria eretta alla constitutio dell'ara. Questo steccato, presente negli altari romani più antichi fin dal VII-VI secolo a.C., veniva ancora costruito per i templi augurali che precedevano il luogo sacro vero e proprio.

In quello superiore si trovano festoni sorretti da bucrani, cioè crani di buoi con ghirlande, con al centro, sopra le ghirlande, dei phialai. Anche questo motivo deriva dalla costruzione provvisoria lignea del 13 a.C. tra i due ordini corre una fascia a palmette e fiori di loto.

Altare paci[modifica | modifica sorgente]

L'altare

L'altare è costituito da un podio di tre gradini su ciascun lato, sul quale poggia un basamento che presenta altri cinque gradini solo su un fronte, dove passava il sacerdote che celebrava il sacrificio sulla mensa, utilizzata per le offerte delle spoglie di animali e stretta tra due avancorpo laterali.

La mensa occupa tutto lo spazio interno del recinto dal quale è separata da uno stretto corridoio il cui pavimento è leggermente inclinato verso l'esterno.

Le due sponde laterali presentano un pulvino di coronamento con girali vegetali e leoni alati.

L'altare è decorato con personaggi femminili sullo zoccolo, allegorie forse delle province dell'Impero, mentre nel fregio superiore che gira all'interno ed all'esterno della mensa vi è la raffigurazione del sacrificio che vi si celebrava annualmente, con le Vestali ed il pontefice massimo (all'interno), accompagnati (nel rilievo esterno) da camilli, sacerdoti vittimarii e dagli animali destinati ai suovetaurilia: di questo rilievo è ben conservata solo la fiancata sinistra.

Sull'altare le figure sono rappresentate ad altissimo rilievo, ben diverse da quelle dei piani sovrapposti nel recinto esterno. Tali contrapposizioni, ben illuminanti sulla bipolarità dell'arte romana, si ritrovano anche negli archi trionfali, nei pannelli con scene di diverso tipo (allegorico e allusivo contro scene tratte dalla realtà idealizzata).

Colori[modifica | modifica sorgente]

Il 22 novembre 2009 dalle 21:00 alle 24:00[3] il lato principale e quello secondario sono stati illuminati a colori con una tecnologia virtuale applicata per la prima volta nella storia dell’archeologia su un monumento di età romana.

Museo dell'Ara Pacis[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo dell'Ara Pacis.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Res Gestae Divi Augusti, 12.
  2. ^ Il lato meridionale era infatti quello che dava verso la città.
  3. ^ L'Ara Pacis a colori / Eventi - Museo dell'Ara Pacis

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Moretti, Ara Pacis Augustae, Roma 1946.
  • Erika Simon, Ara Pacis Augustae, Wasmuth 1967.
  • Piero Adorno, L'arte italiana, vol. I tomo 1, G. d'Anna, 1985.
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1975.
  • AA.VV., Richard Meier: il Museo dell'Ara Pacis, Milano 2007.
  • Federico Del Prete, Ara Pacis, Punctum, Roma 2006.
  • Orietta Rossini, Ara Pacis, Electa, Milano 2006, ISBN 88-370-4379-1

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]