Sarcofago degli Sposi

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Sarcofago degli Sposi, Museo del Louvre a Parigi.

Il Sarcofago degli Sposi è un'urna funeraria etrusca in terracotta dipinta nel VI secolo a.C., conservata nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.

La scultura raffigura una coppia di sposi sdraiata in un triclinio a un banchetto nell'atto di versarsi del profumo sulle mani.
Entrambe le figure hanno i capelli lunghi e gli occhi allungati e il sorriso arcaico. La donna possiede un copricapo caratteristico e dei sandali ai piedi mentre il marito presenta un barbetta lunga ed appuntita.

La scultura ritrovata nel XIX secolo durante scavi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri. Un sarcofago simile si trova nel Museo del Louvre a Parigi. Questi due coniugi sono raffigurati sdraiati semidistesi su un klìne (un letto di bronzo ricoperto di stoffe e cuscini, sopra il quale gli ospiti si adagiavano durante le feste), avente zampe adornate di volute e su un materasso munito di coperta e cuscino, in posizione di perfetta parità, come se partecipassero ad un banchetto; detta consuetudine fu ripresa dai Romani, che molto amavano le conversazioni conviviali.

Gli etruschi attribuivano infatti grande importanza al culto dei morti, anche perché era un mezzo per l'affermazione del prestigio e della potenza di una famiglia.

Il marito, dal petto possente e muscoloso, con lunghi capelli e barba a punta, appoggia affettuosamente il braccio destro sulla spalla della consorte. I movimenti delle loro mani, che un tempo reggevano coppe e patere, per un'ultima libagione, si intrecciano in un gioco prezioso: le espressioni serene dei volti, i gesti pacati, ci parlano di un reciproco amore e, soprattutto, di un profondo rispetto. L’atteggiamento dell’uomo, ritratto in atteggiamento affettuoso accanto alla sua sposa, sottolinea la considerazione ed il rispetto che godeva la donna nella società etrusca. Ella era tenuta in grande considerazione e aveva un ruolo di tutto rilievo nella vita quotidiana e sociale. Partecipava ai banchetti, come testimoniano le pitture delle tombe di Tarquinia, assisteva a spettacoli e giochi, presenziava a feste e cerimonie: dava anche il suo cognome ai figli. I corredi funebri hanno rivelato che le etrusche potevano possedere oggetti lussuosi e raffinati, sui quali amavano far imprimere il loro nome personale e quello di famiglia. Ricevevano un'adeguata educazione e spesso erano in possesso di una buona cultura, che sapevano mettere a frutto. Le espressioni serene dei volti, i gesti pacati, parlano di un reciproco amore e, soprattutto, di un profondo rispetto. La donna porta ai piedi le scarpe a punta dette calcei repandi e in testa il tutulus, caratteristici capi di abbigliamento etruschi, di origine orientale. Ha lunghe trecce che le scendono sul petto ed è vestita di tunica e manto. Gli occhi allungati e obliqui dei coniugi non riproducono una caratteristica etnica, ma rispecchiano lo stile arcaico. L'influenza greco-orientale è evidente. Sono visibili elementi di derivazione ionica che dimostrano i continui contatti che l'Etruria aveva con il mondo greco, come ad esempio il sorriso, l'acconciatura dei capelli, le superfici levigate e la sottigliezza dei volti. Tutto ciò, però, è interpretato in maniera personale e assolutamente anti-classica. Nella composizione è accentuato uno squilibrio portato dalla diminuzione dello spessore nelle gambe e dall'aumento dello stesso nei busti. La posizione della coppia sposta tutto il peso verso destra e rompe l'equilibrio dell'intera figura. Le dimensioni dei corpi - a grandezza pressoché naturale - rivelano la maestria raggiunta dagli etruschi nel modellare e nel cuocere l’argilla. La ricchezza delle decorazioni di superficie, l’attenzione alla resa delle figure con piani morbidi e sfuggenti, tutto parla della raffinatezza dell’arte etrusca dell’epoca, che aveva saputo quindi recepire le conquiste anatomiche e spaziali greche, facendole proprie ed esaltandole con una più spiccata attenzione naturalistica.