Storia della Cina

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History of China
Storia della Cina
MITOLOGICA
Tre Augusti e Cinque Imperatori
ANTICA
Dinastia Xia c. 2100 – c. 1600 a.C.
Dinastia Shang c. 1600 – c. 1046 a.C.
Dinastia Zhou c. 1045 – 256 a.C.
 Dinastia Zhou occidentale
 Dinastia Zhou orientale
   Periodo delle primavere e degli autunni
   Periodo dei regni combattenti
IMPERIALE
Dinastia Qin 221–206 a.C.
Dinastia Han 206 a.C. – 220 d.C.
  Dinastia Han occidentale
  Dinastia Xin
  Dinastia Han orientale
Tre Regni 220–280
  Wei, Shu e Wei
Dinastia Jìn 265–420
  Jin occidentale Sedici regni
304–439
  Jin orientale
Dinastie del Nord e del Sud
420–589
Dinastia Sui 581–618
Dinastia Tang 618–907
  (Wu Zetian 690–705)
5 dinastie
e 10 regni

907–960
Dinastia Liao
907–1125
Dinastia Song
960–1279
  Song del Nord W. Xia
  Song del Sud Dinastia Jīn
Dinastia Yuan 1271–1368
Dinastia Ming 1368–1644
Dinastia Qing 1644–1911
MODERNA
Repubblica di Cina 1912–1949
Repubblica popolare
cinese

1949–presente
Repubblica di Cina
(Taiwan)

1949–presente


La storia della Cina e della sua civiltà ha origine dai piccoli insediamenti sorti lungo le vallate del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro durante l'era del Neolitico. In particolare è il Fiume Giallo che è considerato la culla della civiltà cinese.

Le prime informazioni della storia scritta della Cina risalgono alla dinastia Shang (1700-1046 a.C.).[1] Gli ossi oracolari con i primi caratteri cinesi della dinastia Shang sono stati datati attraverso il radiocarbonio al 1500 a.C.[2] La cultura, letteratura e filosofia cinesi iniziarono il loro sviluppo durante la successiva dinastia Zhou (1045-256 a.C.).

La dinastia Zhou cominciò poi a cedere alle pressioni interne ed esterne durante l'VIII secolo a.C., e la sua abilità nel controllare i signorotti locali andò indebolendosi fino al punto che il territorio si suddivise in piccoli stati regionali, dando inizio al periodo delle primavere e degli autunni che sfociò successivamente nel periodo dei regni combattenti. Nel 221 a.C. Qin Shi Huangdi unificò i bellicosi regni locali e creò il primo Impero cinese. Le successive dinastie della storia cinese svilupparono sistemi burocratici che permisero all'Imperatore della Cina di mantenere il controllo dei suoi vasti territori.

La storia cinese risulta così caratterizzata dall'alternanza di periodi di unità e divisioni. In qualche occasione il territorio fu dominato da popoli provenienti dall'Asia centrale, che furono poi assimilati nella popolazione Han. Influenze culturali e politiche da molte parti del continente asiatico, portate da ondate successive di immigrazione, espansione e assimilazione culturale, sono parte della moderna cultura della Cina.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Paleolitico[modifica | modifica sorgente]

Paleolitico inferiore[modifica | modifica sorgente]

L'area dell'attuale Cina risulta essere stata abitata dall’Homo erectus già da più di un milione di anni fa.[3] Infatti recenti analisi magnetostratigrafiche su utensili litici trovati nel sito di Xiaochangliang, li fanno risalire a 1,36 milioni di anni fa (Ma).[4] Nel sito di Xihoudu, nella provincia di Shanxi, sono state trovate tracce dell'utilizzo del fuoco risalenti a 1,27 Ma.[3]

Scavi a Yuanmou (元謀) e successivamente a Lantian (藍田) hanno mostrato evidenza di abitazioni primitive. Forse però la specie più famosa di Homo erectus ritrovata in Cina è quella del cosiddetto Uomo di Pechino (北京人) ritrovato nel 1923.

L’Homo sapiens potrebbe aver raggiunto la Cina circa 65 000 anni fa dall'Africa. In una grotta a Liuzhou, nella provincia di Guangxi, sono stati trovati tre frammenti di vasellame datati tra 19 000 e 16 500 anni a.C.[5]

Paleolitico superiore[modifica | modifica sorgente]

Risalenti al Paleolitico medio e superiore sono i siti trovati nella regione dell’Ordos, nella Cina settentrionale, comprendenti focolari, grandi quantità di pietra lavorata e di ossa di fossili animali – mammuth, rinoceronti, bufali, gazzelle e frammenti di uova di struzzo. Nella Caverna Superiore di Zhoukoudian si sono trovati resti di tre scheletri umani che sono stati datati intorno al 16 922 a.C.

Neolitico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Civiltà neolitiche in Cina.
Manufatto della cultura di Yangshao.

Le origini della cultura neolitica in Cina vengono fatte risalire a 14 000-12 000 anni fa.[6]

Testimonianze di un’antica agricoltura cinese basata sulla coltivazione del miglio sono state datate con il radiocarbonio al 7 000 a.C.,[7] e associate alla cultura di Peiligang (裴李崗文化) della contea di Xinzheng (新鄭縣), nella provincia di Henan (河南省), in seguito a scavi del 1977.[8]

L’agricoltura permise un aumento della popolazione, data l’abilità nell'immagazzinare le risorse e comparvero le prime figure di amministratori ed artigiani.[9] Nel tardo Neolitico, la valle del Fiume Giallo (Huáng Hé 黃河) divenne il centro della cultura di Yangshao, sviluppatasi fra il 5000 e il 3000 a.C. Fra gli insediamenti di questo periodo, il più significativo dal punto di vista archeologico è quello ritrovato a Banpo (半坡), nello Xi'an (西安).[10]

Per questa parte della storia cinese la documentazione scritta è molto carente.
Verso il 7 000 a.C. la coltivazione dei cereali aveva dato origine alla cultura Jiahu. A Damaidi, nel Ningxia, sono state scoperte 3 172 iscrizioni rupestri datate al 6 000-5 000 a.C., che rappresentano 8 453 elementi come il sole, la luna, le stelle, gli dei, scene di caccia o pascolo. Questi pittogrammi sono ritenuti simili ai più antichi caratteri scritti cinesi finora appurati.[11][12]

In una fase più tarda del Neolitico, fra il 3000 e il 2000 a.C., si diffuse la cultura di Longshan, basata nel basso e medio Fiume Giallo. Durante il periodo della cultura Lóngshān iniziò la costruzione di città, con mura di terra compattata e fossati. Il sito di Taosi è il più grande insediamento fortificato della cultura di Longshan. Gli artigiani di questa cultura conoscevano l’uso del tornio e produssero vasellame di fattura molto pregiata. La coltura del riso era già diffusa, e veniva già praticata la coltura del baco e la produzione di seta.

La fase centrale[modifica | modifica sorgente]

I Tre Augusti e i Cinque Imperatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tre Augusti e Cinque Imperatori.

Lo studio della storia primitiva della Cina è reso complicato dalla mancanza di una lingua scritta e dalla scarsa affidabilità dei primi documenti nel descrivere fatti accaduti in tempi molto più antichi. Come per la storia antica di altri popoli esiste una certa commistione tra fatti e leggende riguardo alle origini del proprio popolo. Siti archeologici come quelli di Sanxingdui (三星堆) ed Erlitou (二里頭) mostrano prove di una civiltà dell’età del bronzo in Cina.

La prima esauriente trattazione sulla storia della Cina, le Memorie di uno storico (史記) di Sima Qian (司馬遷), un rinomato storiografo del II secolo a.C., comincia circa 1300 anni prima, con la descrizione dei Tre Augusti e Cinque Imperatori (三皇五帝). Questi governanti erano re semi-mitici ed esempi morali, e uno di loro, l’Imperatore Giallo (黃帝), è definito come l’antenato di tutti i cinesi.

Sima Qian riferisce che il principio del passaggio delle cariche di governo per ereditarietà venne introdotto per la prima volta nel periodo della Dinastia Xia (夏朝), e questo modello venne portato avanti nelle successive dinastie Shang e Zhou (周朝). È da questo periodo delle tre dinastie (cinese: 三代; pinyin: sāndài) che si riesce a delineare con chiarezza la storia della Cina.

Dinastia Xia (2100-1600 a.C. circa)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Xia.

La dinastia Xia (cinese: 夏; Pinyin: xià), 2100-1600 a.C. circa, è la prima dinastia ereditaria cinese, sviluppatasi quando sul territorio appaiono le prime forme statali all'interno di una società fortemente stratificata e in cui l’agricoltura, la tecnica, l’artigianato, l’arte vedono un forte impulso. Regnò su una vasta area attraversata dal Fiume Giallo, comprendente le attuali regioni dell’Henan e Shandong a est, Shanxi a ovest, l’Hubei a nord, l’Hebei a sud.

Il primo sovrano fu il grande , ricordato soprattutto per le grandi opere di regolazione delle acque. La dinastia governò con diciassette sovrani che si susseguirono per quattordici generazioni. L'ultimo sovrano, il corrotto Jie, fu detronizzato da Shang Tang che diede inizio alla dinastia Shang.

Anche se oggetto di una vasta tradizione orale, la reale esistenza e storicità di questa dinastia fu a lungo messa in dubbio, e fu ipotizzato fosse solo stata creata dal mito. A fine degli anni cinquanta gli importanti ritrovamenti archeologici nel sito di Erlitou (città di Yanshi, nello Henan) chiarificarono di molto le cose. Durante la dinastia vide la luce una propria cultura collocabile tra la cultura di Longshan e quella Shang antica.

L’esistenza di una organizzazione statale sembra dimostrata delle fondamenta di enormi palazzi a Erlitou. Tali opere non sarebbero state possibili senza mezzi coercitivi e l’utilizzo di abbondante manodopera. La società era fortemente gerarchizzata e questo è riscontrabile nella differenza delle tombe e delle abitazioni. Economicamente la cultura Xia era basata sull'agricoltura. Erano prodotti attrezzi agricoli, vasellame in terracotta e in bronzo; venivano praticati i sacrifici umani.
Non sono note le cause della fine della cultura Xia.

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Dinastia Shang (c. 1600-1046 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Shang.
Vaso di bronzo della dinastia Shang. (Da Funan, nella provincia di Anhui)

La dinastia Shang (商朝), detta anche Dinastia Yīn (殷代) (ca. 1600 a.C. - 1046 a.C.) è la seconda dinastia cinese, ma solo la prima di cui si abbiano conferme storiche, e regnò sulla parte nordorientale della Cina, nella valle del Fiume Giallo. La dinastia Shang seguì la semi-mitica dinastia Xià e precedette la dinastia Zhōu.

La dinastia Shang sarebbe stata fondata da un comandante che si ribellò all'ultimo sovrano della dinastia Xià. La civiltà Shang era basata sull'agricoltura, e praticava la caccia e l'allevamento di animali. Aveva anche sviluppato un complesso sistema di scrittura, nonché tecniche di fusione del bronzo e di produzione di vasellame molto avanzate.

Le Memorie di uno storico di Sima Qian affermano che la capitale della dinastia Shang cambiò sei volte. L'ultimo e il più importante trasferimento fu quello nella città di Yin, nel 1350 a.C., che segnò l'età d'oro della dinastia. La denominazione di dinastia Yin è diventato un popolare sinonimo di dinastia Shang.

A quanto risulta dalle ultime scoperte archeologiche cinesi, la dinastia Shang ebbe inizio nel 1766 a.C. quando Shang Tang rovesciò Jie, l'ultimo sovrano della dinastia Xia, ristabilendo la pace e istituendo un governo più umano.[senza fonte] Durante questo periodo dinastico la città più importante fu Yin che divenne capitale e centro sociale-economico della Cina settentrionale.

La forma di governo era teocratica con a capo una successione di re le cui principali funzioni erano forse rituali più che politiche. Il trono, ereditario, venne trasmesso di padre in figlio per trenta generazioni e i nomi dei sovrani vennero registrati da Sima Qian.

Alla dinastia Shang successe la dinastia Zhou (1046-256 a.C.) al termine della Battaglia di Muye.

Dinastia Zhou (1046-256 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Zhou.

Alla fine del II millennio a.C., la dinastia Zhou cominciò ad affermarsi nella valle del Fiume Giallo, sconfiggendo la dinastia Shang. Originariamente, era un popolo che viveva nella regione ad ovest del regno degli Shang, e il sovrano degli Zhou, il re Wu, era stato nominato protettore occidentale dai re Shang.
Sconfitti gli Shang nella battaglia di Muye (1046 a.C.), il re Wu diede inizio alla dinastia Zhou che, con le sue sottodinastie, ebbe la più lunga durata tra le dinastie cinesi, regnando dal 1046 al 256 a.C. Re Wu invocò il concetto di mandato divino per legittimare la sua presa di potere, concetto che fu fondamentale per legittimare il regno di quasi tutte le dinastie seguenti.

Durante la dinastia Zhou maturò la filosofia cinese, con personalità come Confucio e Laozi, fondatori del confucianesimo e del taoismo, che influenzarono il pensiero cinese fino ai giorni nostri.

Periodo delle Primavere e degli Autunni (770-454 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo delle primavere e degli autunni.

Il "Periodo delle primavere e degli autunni" (春秋時代) fu un periodo della storia cinese dal 770 a.C. al 454 a.C. Prende il nome dalle cronache di quel tempo, gli Annali delle primavere e degli autunni, tradizionalmente attribuiti a Confucio, che narrano gli avvenimenti dello stato di Lu dal 770 a.C. al 481 a.C.

In realtà il periodo delle "Primavere e degli Autunni" (Chunqiu) termina nel 454 a.C., anno in cui il principato di Jin si divide in tre stati indipendenti (Han, Wei, Zhao). In questo periodo i capi militari locali al servizio della dinastia Zhou ingaggiarono una guerra interna allo scopo di affermare la propria egemonia. Inoltre la situazione si aggravò ulteriormente con l'invasione di alcune popolazioni straniere provenienti da nord-ovest, tra cui i barbari del Quanrong che costrinse gli Zhou a spostare la capitale più a est, da Hao a Luoyang. Ebbe così inizio la seconda era della dinastia Zhou: la dinastia Zhou orientale.

Emersero 7 stati principali, in perenne lotta tra loro: Han, Zhao, Wei, Yan, Qin, Qi, Chu; i prìncipi di quegli stati (Wang) detenevano tutto il potere, ma continuarono solo formalmente a servire la dinastia dominante.

Fu questo un periodo molto ricco per lo sviluppo della filosofia cinese; sorsero infatti, in risposta ai profondi cambiamenti del mondo politico, le cosiddette Cento Scuole di Pensiero, così come alcuni fra i più influenti movimenti (il confucianesimo, il taoismo, il legismo e il moismo).

Periodo dei regni combattenti (453-221 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi periodo dei regni combattenti.

Con Stati combattenti o Regni combattenti (cinese: 战国; pinyin: Zhànguó) si indica il periodo storico cinese che va dal 453 a.C. al 221 a.C.

Il periodo dei regni combattenti vide numerosi stati - Han, Wei, Zhao, Qi, Qin, Yan e Chu - combattersi la supremazia nell'antica Cina. Ad imporsi fu lo stato di Qin, che per raggiungere questo scopo ricorse ad ogni mezzo, dallo scontro militare alla manovra diplomatica, dall'inganno all'assassinio degli avversari.
La fase conclusiva del processo di unificazione ebbe inizio con l'ascesa al trono di Qin del re Ying Zheng nel 246 a.C., sovrano dalle rare capacità organizzative e dall'eccezionale senso strategico, che conquistò nell'ordine: Han (230 a.C.), Wei (225 a.C.), Chu (223 a.C.), Zhao e Yan (222 a.C.) e Qi nel 221 a.C. unificando così la Cina e dando inizio alla dinastia Qin. Yin Zheng si rinominò Qin Shihuangdi, nome che si richiamava agli antichi sovrani mitici.

Il Periodo dei regni combattenti vide il fiorire della lavorazione del ferro, che sostituì il bronzo nelle armi. La sfera d'influenza della cultura cinese si allargò ad aree come lo Shu (l'attuale Sichuan) e lo Yue (l'odierno Zhejiang). Le scuole filosofiche più importanti, come il confucianesimo, il taoismo e il moismo subirono varie elaborazioni e se ne aggiunsero altre, come il legismo formulato da Han Feizi, dando vita alle Cento scuole di pensiero.

Il primo Imperatore cinese e la dinastia Qin (246-206 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Qin e Imperatore della Cina.

Nel 246 a.C. Ying Zheng divenne re dello stato di Qin e ben presto, grazie alle sue grandi doti strategiche, a un forte esercito e spesso ricorrendo all'inganno e all'assassinio degli avversari, sconfisse gli altri 6 regni che occupavano il territorio cinese: Zhao, Han, Wei, Yan, Qi e Chu.

Con la sconfitta di Qi, nel 221 a.C. Ying Zheng realizzò infine l'unificazione della Cina e assunse il titolo di Qin Shi Huang Di (Primo Imperatore della Dinastia Qin). Questo atto fu una sfida alla tradizione perché fino ad allora i termini Huang e Di erano stati utilizzati esclusivamente per indicare i grandi imperatori della più remota antichità, che avevano dato origine alla civiltà. Ying Zheng si poneva così sul loro stesso piano, sottolineando il fatto che non aveva bisogno della tradizione per legittimare il proprio potere. Si accinse quindi a realizzare una serie di riforme, sotto il consiglio del primo ministro legista Li Si, che avrebbero lasciato un'impronta indelebile nella storia cinese.

L'antica aristocrazia venne esautorata, le famiglie nobili furono costrette a trasferirsi nella capitale Xianyang, l'intero territorio venne diviso in distretti raccolti in governatorati, tutte le unità di misura vennero unificate così come la moneta e la scrittura. Per favorire la comunicazione tra le diverse regioni venne imposto un unico scartamento assiale per i carri e fu costruita un'ampia rete stradale per un totale di circa 6 000 km.

Shi Huang Di produsse un rinforzamento delle difese settentrionali del paese innalzate per proteggere il territorio dalla incursioni dei cosiddetti barbari Hsiungnu. L'opera, secondo il grande storico cinese Sima Qian, venne affidata al generale Meng Tian e al suo esercito di 300 000 uomini. L'obiettivo imperiale doveva essere quello di collegare i vari pezzi di muraglia già esistenti ottenendo, come risultato, la Grande muraglia.
Affinché nessuno potesse dubitare della sua autorità invocando la tradizione, accolse la proposta di Li Si e nel 213 a.C. decretò che tutti i testi antichi fossero bruciati per cancellare il ricordo del passato, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnico.

I fattori che determinarono la caduta della dinastia furono numerosi, innanzitutto la frenesia con cui Shi Huang Di aveva attuato la sua politica e la spietatezza dei metodi punitivi da lui adottati, come il principio della responsabilità collettiva (se una persona commette un reato, tutto il suo clan d'appartenenza ne sarà colpevole). Migliaia di contadini erano stati costretti ad abbandonare i campi per andare a combattere o per partecipare ai lavori di costruzione della Muraglia, delle strade, dei canali e dei palazzi imperiali. Le realtà locali furono sconvolte anche a causa dell'unificazione della moneta e del sistema di scrittura.

La dinastia non sopravvisse alla morte del suo primo imperatore nel 210 a.C., il governo non fu in grado di gestire la situazione e l'azione della corte fu pressoché paralizzata da intrighi di corte e lotte per il potere. A seguito di un complotto attuato dal primo ministro Li Si e dall'eunuco Zhao Gao, l'erede al trono fu costretto a suicidarsi. Zhao Gao si sbarazzò anche di Li Si, che fu imprigionato e messo a morte. Al trono fu posto Er Huang Di (Secondo Imperatore), secondogenito di Shi Huang Di, che venne anch'egli presto ucciso. Il potere passò a Zi Ying, nipote del primo Imperatore, il quale non osò assumere il titolo di Terzo Imperatore.

Mentre il governo era dilaniato da lotte intestine, nel 209 a.C. scoppiò una grande rivolta popolare che si espanse per tutto l'Impero. Le forze principali dei ribelli erano comandate da Xiang Yu, che nel 206 a.C. ottenne la resa di Qin, mise a sacco la capitale e fece uccidere l'Imperatore Zi Ying, e da Liu Bang, che trasferì la capitale a Chang'an e, nel 206 a.C., si proclamò Imperatore della nuova dinastia Han, assumendo in seguito il nome di Gao Zu.

Dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia Han.

La dinastia Han (caratteri non semplificati: 漢朝, caratteri semplificati: 汉朝, pinyin: Hàncháo) governò la Cina dal 206 a.C. al 220 d.C. Fu preceduta dalla Dinastia Qin e seguita dal periodo dei Tre Regni. La dinastia Han diede in seguito anche il suo nome alla popolazione etnica cinese per differenziarsi dalle numerose altre minoranze etniche presenti in Cina.

La dinastia fondata dalla famiglia Liu (刘), regnò sulla Cina per quattro secoli diffondendo la sua influenza sul Vietnam, l'Asia Centrale, la Mongolia e la Corea.

Durante la dominazione Han, Il Confucianesimo divenne la filosofia ufficiale di stato, l'agricoltura e il commercio prosperarono, tanto che la popolazione raggiunse i 50 milioni di abitanti, di cui tre milioni abitavano la capitale Chang'an长安, di fatto la più grande metropoli del suo tempo.

La dinastia Han si divide in due periodi: il primo detto Dinastia degli Han Anteriori (Qian Han 前漢) o anche Dinastia Han Occidentali (Xi Han 西漢) fiorì dal 206 a.C. - al 9 d.C. ed ebbe come capitale Chang'an. Il secondo periodo è definita Dinastia degli Han Posteriori (Hou Han 後漢) o anche Dinastia Han Orientali (Dong Han 東漢) dal 25 d.C. - al 220 d.C. con capitale Luoyang, più a est rispetto a Chang'an, da cui il nome dinastico. Attualmente si predilige la distinzione tra orientali-occidentali per evitare confusione con la meno nota dinastia degli Han Posteriori del periodo delle Cinque dinastie e dieci regni, sebbene gli storici cinesi, come Sima Guang, abbiano utilizzato l'altra distinzione.

Durante la dinastia Han si ebbero grandi progressi intellettuali, letterari, artistici e scientifici. Fu perfezionata la scoperta della carta tanto da poterla utilizzare quale supporto per la scrittura e soppiantare così il precedente sistema su seta o su piccole liste di bambù. Durante questa dinastia visse il più famoso storico cinese, Sima Qian司馬遷 (145 a.C. - 86 a.C.), il cui Shiji史記 o Memorie Storiche fornisce tavole genealogiche, biografie e cronache dai tempi dei sovrani leggendari fino ai tempi dell'imperatore Wudi 漢武帝(141 a.C.- 87 a.C.).

L'impero Han nell'87 a.C.

La forza militare della dinastia Han permise all'impero di espandersi a occidente nella pianura desertica del Tarim, dove erano situate le città-stato e i principati dei Tocari, Saci e Sogdiani nella provincia del Xinjiang-Uigur attualmente di etnia prevalentemente uigura. In questo modo la Via della seta veniva resa sicura fino al Pamir, ai confini con la Battriana nell'odierno Afghanistan.
Anche il Vietnam settentrionale e la Corea furono invasi dagli eserciti Han. In questo periodo si sviluppa il sistema di tributi in base al quale stati periferici indipendenti o semi-indipendenti pagano una sorta di omaggio formale di sottomissione alla Cina, inviano doni e stabiliscono sistemi di commercio regolato, in cambio della pace e del riconoscimento alla legittimità al governo locale. Anche l'invio di principesse cinesi servì a mantenere l'equilibrio diplomatico con i vicini, soprattutto con le tribù e le confederazioni nomadi del nord, in particolare con i Xiongnu e i Wusun.

Tre Regni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi periodo dei tre regni.
I Tre Regni nel 262, alla vigilia della conquista da parte dell'impero di Wei

Il periodo dei Tre Regni (Cinese semplificato: 三国; Cinese tradizionale: 三國; Pinyin Sānguó) è un periodo della storia della Cina. In senso strettamente accademico si riferisce al periodo tra la fondazione del Regno Wei nel 220 e la conquista del Regno Wu da parte della Dinastia Jin nel 280. Comunque, molti storici cinesi fanno risalire l'inizio di questo periodo all'insurrezione dei Turbanti Gialli nel 184.

Dinastia Jin e Periodo dei Sedici Regni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Jìn e Sedici regni.

Dopo il periodo dei tre regni, la riunificazione avvenne sotto la dinastia Jìn, che può essere divisa in due fasi: la dinastia Jìn occidentale (265 - 316), che fu in grado di unificare la Cina, e la dinastia Jìn orientale (317 - 420), che continuarono a governare il sud della Cina

Nell'anno 263, le truppe del Regno Wei conquistavano lo stato di Shu, cosicché i tre regni divennero due. Nel 265, Sima Yung, della prestigiosa famiglia Sima, discendente di Sima Qian, sconfisse l'imperatore Wei, togliendo così il potere alla famiglia Cao, e instaurando la dinastía Jin. Nell'anno 280, i Jin conquistarono il regno di Wu, di modo che riuscirono a riunificare sotto la nuova dinastia l'antico impero Han.

La riunificazione non durò molto tempo. La corte Jin in Luoyang fu sempre più minacciata dai popoli nomadi del nord che avevano formato vari stati ed avevano una grande tradizione militare; difatti riuscirono a conquistare le capitali della dinastia Jin: Luoyang nel 311 e Chang'an nel 316. Così lo stato Jin scomparì dal nord della Cina, che rimase diviso in ben sedici regni.
La conquista del nord da parte dei popoli nomadi o seminomadi provocò un importante esodo della popolazione verso il sud. La corte Jin si ricostituì nella città di Jiankang, molto più a meridione, vicino alla attuale Nanchino, dove continuarono a governare fino al 420.

Gli storici cinesi hanno così dato il nome di "periodo dei Sedici regni" all'epoca compresa fra il 304 e il 439, durante la quale il nord della Cina attraversò una fase di frammentazione politica e di caos. Questi sedici regni inoltre erano retti da popoli di etnia non cinese.

Periodo delle Dinastie del Nord e del Sud[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastie del Nord e del Sud.

Sarà un altro popolo di etnia non cinese, i tuoba, coloro che riuscirono a unificare il nord della Cina sconfiggendo tutti questi piccoli stati e proclamando la dinastia Wei del Nord nel 440. Con il settentrione unificato, la Cina rimase divisa in due stati: quello a nord, nel quale si succederanno le cosiddette dinastie settentrionali: Wei del Nord, Wei dell'Est, Wei dell'Ovest, Qi del Nord e Zhou del Nord; e un altro al sud, nel quale, essendo sconfitto l'ultimo imperatore Jin nel 420, si succederanno quattro dinastie nella corte di Jiankang: Song, Qi, Liang e Chen.

Dinastia Sui[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Sui.

Dinastia Tang[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Tang.

Periodo delle Cinque dinastie e dieci regni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cinque dinastie e dieci regni.

Dopo la fine della dinastia Tang, con la fondazione della dinastia Liang nel nord della Cina, inizia una fase di instabilità in cui, in un breve periodo, si succederanno cinque dinastie nel settentrione della Cina (dinastia Liang Posteriore, dinastia Tang Posteriore, dinastia Jin Posteriore, dinastia Han Posteriore e dinastia Zhou Posteriore), frattanto, nel sud apparirono dieci regni indipendenti. Questa epoca, dal 907 al 960, è conosciuta dagli storici cinesi come il periodo delle Cinque dinastie e dieci regni", o semplicemente delle "Cinque Dinastie".

Dinastia Song[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Song.

Dinastia Yuan[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Yuan.

Dinastia Ming[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Ming.

Dinastia Qing[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia Qing.

La Repubblica di Cina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Repubblica di Cina (1912-1949).
Bandiera della Repubblica di Cina

La rivolta di Wuchang nel 1911 portò alla proclamazione di indipendenza e della Repubblica di Cina, ponendo fine al Celeste Impero.

La Repubblica di Cina si instaura nel 1912, al termine della Rivoluzione Xinhai. Nel periodo appena successivo, la neonata Repubblica fu sconvolta da due guerre civili fra i nazionalisti del generale Chang Shai Shek e i comunisti di Mao Tse Tung (1927-1937 e 1945-1949) e l'invasione giapponese (1937-1945). Con la Rivoluzione cinese del 1949, la Repubblica di Cina si riduce alla sola Taiwan, mentre il controllo della Cina continentale passa alla neoproclamata Repubblica popolare cinese.

La Repubblica popolare cinese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica popolare cinese.
Mao Tse-tung proclama la Repubblica Popolare Cinese

Nel 1950 furono introdotte una serie di riforme, fra cui quella agraria (ripartizione delle terre) e fu divulgata anche nelle campagne quella sul matrimonio (divorzio e libertà della donna) introdotta negli anni '30 dal Guomindang. Circa 5 000 missionari cristiani furono espulsi e nel periodo di terrore della riforma agraria (1950-1952) furono sterminati milioni di contadini e proprietari terrieri.[senza fonte]

Nelle campagne dei Tre contro (Sanfan) e Cinque contro (Wufan) l’obiettivo fu costituito dalla “corruzione” degli industriali e dei capitalisti cinesi, cosa che costituì un pretesto per la nazionalizzazione di numerose imprese.

Il primo piano quinquennale (1953-1957, attuato a partire dal 1955) denotò una forte impronta sovietica nel privilegiare l’industria pesante a scapito della tradizionale risorsa economica cinese, l’agricoltura.

Nel 1956 col discorso Sui dieci grandi rapporti, Mao Tse-tung volle esporre la nuova visione socialista dei rapporti sociali, lanciando contemporaneamente la campagna dei Cento fiori. Quest’ultimo movimento era aperto agli intellettuali, che furono incoraggiati a partecipare al dibattito sull'evoluzione dello stato socialista; ben presto però questi iniziarono a criticare aspramente il governo, per cui si rese necessaria una campagna correttiva denominata Campagna contro la destra in cui mezzo milione di funzionari e intellettuali furono destituiti o mandati ai lavori forzati.

Pur essendo stato predisposto un secondo piano quinquennale, esso perse importanza di fronte al grande balzo in avanti (1958-1960), nel quale si avvertì un significativo distacco dalla linea dell’Unione Sovietica: venne avviata la collettivizzazione delle terre ed incoraggiato ogni sforzo per la produzione di materiali industriali come l’acciaio. Il Grande balzo in avanti ebbe esiti fallimentari, causando una carestia nella quale si stima siano morti tra i 15 e i 42 milioni di persone.[13] Nel 1959, in seguito alla repressione della rivolta di Lhasa, il Dalai Lama fuggì in esilio in India, ove costituì il Governo tibetano in esilio. Quello stesso anno il maresciallo Peng Dehuai criticò Mao Tse-tung definendo il Grande Balzo “espressione di un fanatismo piccolo borghese”, e venne destituito immediatamente dopo. Come reazione la destra del Partito, nella persona del sindaco di Pechino Peng Zhen e del suo vice, lo scrittore Wu Han, iniziarono a diffondere ed a rappresentare il dramma teatrale La destituzione di Hai Rui. Questo si rifaceva all’episodio storico dell’ingiusta destituzione dell’integerrimo funzionario imperiale Hai Rui, celandosi dietro la figura di costui quella dello stesso Peng Dehuai.

Nel 1962 vi fu la breve guerra Cino-Indiana, che si concluse a favore della Cina. In precedenza, per due volte la Repubblica Popolare aveva tentato la riunificazione con Taiwan: le due crisi dello stretto (la prima nel 1954-1955 e la seconda nel 1958) si risolsero con un "cessate il fuoco" e un conseguente ristabilimento dello status quo ante bellum, dovuto anche all'intervento statunitense in favore dell’isola.

Nella seconda metà degli anni Sessanta si assistette a una radicalizzazione della lotta tra la destra e la sinistra del partito, quest’ultima sotto la guida di Mao Tse-tung e Lin Biao, che si proponevano una maggiore politicizzazione della società. Fu creato a questo scopo il movimento di educazione socialista, che trovò però scarso consenso; la destra cercò infatti di delimitare questo movimento in ambito puramente intellettuale e culturale (tesi di febbraio), ed ebbe così inizio la rivoluzione culturale (1965-1969). La sinistra istituì un “gruppo per la rivoluzione culturale”, presieduto da Chen Boda e guidato dalla cosiddetta “banda dei quattro”, e volle coinvolgere gli studenti delle scuole secondarie, i quali furono invitati a lasciare gli studi per organizzare ovunque delle sedute di indottrinamento politico e di distruzione della “vecchia cultura”, culminando in episodi di fanatismo quali la Comune di Shanghai. Il movimento, oltrepassando le intenzioni degli ideatori ebbe l’effetto di minare seriamente le basi dell’organizzazione statale, e per estinguerlo si dovette ricorrere alla forza militare.

Nel 1971 morì Lin Biao in un incidente aereo. Nello stesso anno il segretario di stato americano Henry Kissinger visitò segretamente la Cina, che pochi mesi dopo venne ammessa all’ONU occupando il posto di Taiwan. Nel 1972 seguì la visita del presidente americano Nixon.

Nel 1973 iniziò un nuovo contrasto tra la sinistra e la destra del partito, prima sotto l’insegna della campagna contro Confucio (ove per Confucio si intendeva attaccare Zhou Enlai), che suscitò come risposta da parte di quest’ultimo la critica a Lin Biao, critica a Confucio. Nello stesso periodo Deng Xiaoping ricomparve sulla scena pubblica.

Nel 1975 Zhou Enlai avanzò il piano delle quattro modernizzazioni (industria, agricoltura, difesa, scienza). L’8 gennaio 1976 moriva Zhou Enlai, e il 9 settembre scomparve anche Mao Tse-tung. A ottobre venne arrestata la “banda dei quattro” mediante un’azione di polizia. Nell’aprile era stato designato Hua Guofeng come primo ministro, un funzionario che si schierò con l’ala radicale estromettendo il “moderato” Deng Xiaoping, la cui linea trionfò a partire da un paio d’anni dopo. Il 1979 fu l'anno della guerra sino-vietnamita, che contribuì a guastare i rapporti con il Vietnam (e l'URSS): si dovette attendere la caduta del muro di Berlino e altri dieci anni per arrivare, per 1999, alla firma di un trattato di alleanza tra le nazioni socialiste.

Nei primi anni ottanta iniziarono le riforme economiche che portarono al ritorno di una limitata proprietà agricola, alla liberalizzazione di alcuni settori del mercato ed all'istituzione delle “zone economiche speciali”, sottratte alla legislazione economica nazionale ed aperte agli investimenti stranieri ed infine alla revisione del sistema abitativo urbano. Nel 1984 furono abolite le comuni popolari.

Le proteste di piazza Tienanmen

Nel 1986 la corrente riformista guidata da Hu Yaobang lanciò il movimento del doppio cento richiamandosi a quello dei cento fiori (1956), secondo cui si proponeva una maggiore separazione tra le funzioni del Partito e quelle dello Stato. Seguirono manifestazioni studentesche di sostegno a Hu Yaobang. Quest’ultimo morì il 15 aprile 1989, e nelle commemorazioni gli studenti invocarono la democrazia. Gli organi di stampa replicarono che si trattava solo di pochi gruppi di “controrivoluzionari”, allora gli studenti iniziarono le manifestazioni che continuarono con gli scioperi della fame e gli applausi a Gorbačëv, in quel momento in visita ufficiale in Cina e considerato il campione delle riforme in Unione Sovietica. Le proteste culminarono nelle giornate del 16 e 17 maggio 1989 presso piazza Tienanmen a Pechino, quando l’esercito disperse i manifestanti sparando sulla folla. Probabilmente l’ordine di aprire il fuoco arrivò dalla stessa dirigenza, preoccupata che il movimento democratico potesse pregiudicare le riforme economiche.

Negli anni novanta l’economia cinese, con la nuova formula economia socialista di mercato (1992) ha registrato una crescita significativa ed a tratti eccessiva, tanto da rendersi necessarie talvolta manovre di freno alla stessa. Deng Xiaoping si ritirò dalla vita politica attiva nel 1992 e morì il 19 febbraio 1997. "Uomo forte" di Pechino divenne Jiang Zemin: sotto la sua guida vi fu nel 1995-1996 la terza crisi dello Stretto di Taiwan, ancora una volta risoltasi con un nulla di fatto; nel luglio del 1997 tuttavia Hong Kong ritornò alla Cina, e Macao seguì lo stesso destino nel 1999.

Nel novembre 2002 Hu Jintao successe a Jiang Zemin alla segreteria generale del Partito Comunista Cinese. Nel 2003 Hu Jintao fu designato presidente della Repubblica popolare cinese. Nel 2007 il parlamento cinese ha votato una legge che consente la proprietà privata ai suoi cittadini.

Note[modifica | modifica sorgente]

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  13. ^ “Il grande balzo in avanti”. Ovvero come Mao affamò milioni di cinesi | Blitz quotidiano

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]