Giugurta

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Giugurta
Giugurta
Re della Numidia
Predecessore Iempsale I
Successore Aderbale
Altri titoli Condottiero numida
Nascita Numidia, 160 a.C.
Morte Roma, 104 a.C.
Dinastia dinastia Massesili
Padre Mastanabale

Giugurta (160 a.C. circa – 104 a.C.) fu un re berbero della Numidia.

[modifica] Premessa storica

I Numidi erano una popolazione berbera del Nordafrica divisa in due regni (i Massili a est e i Massesili a ovest) fino a che il regno non venne unificato da Massinissa, alleato dei Romani nel 206 a.C. (seconda guerra punica). Le dimensioni del regno all'epoca abbracciavano, grosso modo, la moderna Algeria. Il figlio Micipsa gli succedette nel 148 a.C. Giugurta, nipote illegittimo di Massinissa, fu adottato dal re suo zio e inviato in Spagna dove combatté con i Romani agli ordini di Publio Cornelio Scipione l'Emiliano, nella campagna che si concluse con la distruzione di Numanzia.

[modifica] Scontro con Roma

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra giugurtina.

Nel 119 a.C. morì Micipsa, che lasciò in eredità il regno ai figli Aderbale, Iempsale e al nipote Giugurta. Non avendo Micipsa previsto una divisione del territorio, cominciarono le dispute tra i tre eredi.

Iempsale considerava il cugino un intruso e reclamò la divisione del regno in due sole parti. Giugurta, fingendo di voler trattare con lui, lo invitò a casa sua e lo fece assassinare. Poi mosse guerra ad Aderbale, che sconfitto fuggì a Roma per chiedere aiuti. Ma Giugurta lo anticipò inviando a Roma un’ambasciata carica di doni per guadagnare alla sua causa gli uomini più influenti dell’Urbe. Il Senato per questo motivo, accolse freddamente il giovane figlio di Micipsa: si limitò a creare una commissione con a capo Lucio Opimio col compito di dividere la Numidia fra Aderbale e Giugurta. Giugurta lo corruppe senza difficoltà ottenendo l’assegnazione della parte di paese più ricca.

Giugurta comunque non si accontentò nemmeno di questa divisione e nel 113 a.C. attaccò nuovamente Aderbale. Questi si rifugiò a Cirta, odierna Costantina, allora abitata da molti commercianti italici e romani. Questi consigliarono Aderbale di cedere la città al nemico e di rimettersi alla giustizia di Roma. Aderbale, cedendo alle loro pressioni, consegnò la città a Giugurta col patto che risparmiasse la popolazione. Giugurta promise ma, una volta entrato in città, uccise ogni abitante armato e fece crocifiggere Aderbale. Massacrò anche i commercianti italici e romani che avevano consigliato la resa.

Roma gli dichiarò guerra (111 a.C.) e inviò in Africa un esercito comandato dal console Lucio Calpurnio Bestia. L’esercito romano riuscì a conquistare parecchie città ma improvvisamente Calpurnio Bestia sospese le operazioni di guerra e concluse con Giugurta un trattato (111 a.C.) che non puniva il re numida e anzi gli consentiva di entrare in possesso delle province usurpate. Era successo che Giugurta aveva corrotto anche lui.

A Roma il tribuno Caio Memmio riuscì a ottenere l’apertura di un'inchiesta sulla strage di Cirta e fu inviato in Africa il pretore Lucio Cassio Longino con lo scopo di condurre a Roma Giugurta affinché rispondesse di tutte le accuse che gli erano mosse. Rassicurato da Longino che non gli sarebbe stato fatto alcun male, Giugurta si presentò a Roma, e qui corruppe l'altro tribuno, Caio Bebio, che pose il veto sull'interrogatorio. Così il processo fu interrotto fra l'indignazione e le proteste popolari.

Trovandosi a Roma, Giugurta organizzò anche l'uccisione di Massiva, un altro nipote di Massinissa pretendente al trono che viveva nell’Urbe. Infine fuggì.

A Roma si gridò allo scandalo. Le operazioni in Africa ripresero sotto il comando del console Spurio Postumio Albino (110 a.C.), il quale tuttavia trascorse l'anno senza concludere nulla e quando alla data delle elezioni tornò a Roma, lasciò imprudentemente al comando il proprio fratello Aulo, come legato; questi tentò dapprima di impadronirsi della fortezza di Suthal, dov'erano custoditi i tesori del re, poi si diede imprudentemente a inseguirlo. Non lungi da Calama il campo romano fu invaso per tradimento e i legionari, accerchiati sui colli vicini, furono costretti a una resa e a una pace infamanti. La notizia del disastro sollevò un'ondata di sdegno che portò alla creazione di un tribunale speciale per processare quanti si erano fatti corrompere.

La pace conclusa da Aulio Postumio venne dichiarata nulla e fu inviato in Africa il console Quinto Cecilio Metello. Questi sconfisse ripetutamente Giugurta. Quando anche la ricca città di Tala cadde nelle mani dei romani, Giugurta riparò nel territorio dei Getuli, dove ottenne l'appoggio del suocero Bocco, re della Mauritania.

Cominciò la guerriglia, che si prolungò per tutto il 108 a.C. Così, in via straordinaria, venne prorogato anche il mandato di Metello. Per contrastare la proroga dei poteri a Metello anche per l'anno seguente (107 a.C.), i popolari proposero come secondo console Caio Mario, che aveva già combattuto in Africa come luogotenente di Metello. Caio Mario vinse le elezioni (107 a.C.) e riuscì a ottenere un mandato speciale per proseguire la guerra africana al posto di Metello. Mario riuscì a riprendere le città e i paesi in mano agli insorti. Quando conquistò anche Cirta, Bocco decise di abbandonare il genero, consegnandolo al questore di Mario, Lucio Cornelio Silla. Questo episodio segnò la fine della guerra giugurtina (105 a.C.).

[modifica] Prigionia e morte

Giugurta fu portato a Roma per accompagnare il trionfo di Mario e quindi gettato nel Carcere Mamertino, dove venne ucciso, strangolato (secondo Eutropio) o fatto morire di inedia (secondo Plutarco). La Numidia orientale venne data a Gauda, altro discendente di Massinissa poco pericoloso e piuttosto incapace, la metà orientale venne consegnata a Bocco come premio per il suo aiuto. Le vicende della guerra contro Giugurta sono trattate nel Bellum Iugurthinum dello storico Sallustio. A Giugurta, o meglio alla sua morte in carcere, ha inoltre dedicato un suo poemetto in latino, di 131 esametri, Giovanni Pascoli (Iugurtha, 1896).

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Re della Numidia
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