Piramide di Cheope

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Coordinate: 29°58′45″N 31°08′03″E / 29.979167°N 31.134167°E29.979167; 31.134167

Piramide di Cheope
Grande Piramide
Vista della Piramide di Cheope.
Vista della Piramide di Cheope.
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Governatorato Giza
Altitudine 60 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 53077
Altezza 146,6 m[1]
Larghezza 230,36 m[1]
Inclinazione 51° 50' 40''[1]
Amministrazione
Patrimonio Menfi
Ente Ministry of State for Antiquities

La Grande Piramide di Giza, conosciuta anche come la Piramide di Cheope o la Piramide di Khufu, è la più antica e la più grande delle tre piramidi della necropoli di Giza, confinante con quello che oggi è El Giza, in Egitto. È la più antica delle sette meraviglie del mondo antico e l'unica a rimanere in gran parte intatta. Gli egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita come tomba per il faraone Khufu (Cheope in Greco), IV dinastia, per un periodo da 10 a 20 anni, concludendosi attorno al 2560 a.C. Secondo alcuni fu realizzata dall'architetto reale Hemiunu.[2][3][4] Inizialmente alta 146,6 metri[1], la Grande Piramide è stata la più alta struttura artificiale del mondo per oltre 3800 anni.[5] In origine, la Grande Piramide era coperta da un rivestimento in pietra che formava una superficie esterna liscia; ciò che si vede oggi è la struttura di base sottostante. Alcune delle pietre del rivestimento che un tempo ricoprivano la struttura sono ancora visibili attorno alla base. Ci sono stati diverse teorie scientifiche e alternative circa le tecniche di costruzione della Grande Piramide. Le ipotesi di costruzione più accreditate si basano sull'idea che la piramide sia stata edificata spostando enormi blocchi da una cava che una volta trascinati siano stati sollevati in posizione.

All'interno della Grande Piramide sono state scoperte tre camere. La camera più bassa, o camera ipogea, è scolpita nella roccia su cui la piramide è stata costruita ed è incompiuta. Le cosiddette[6] Camera della Regina e Camera del Re si trovano più in alto, all'interno della struttura piramidale: la Grande Piramide di Giza è l'unica piramide in Egitto nota per contenere passaggi sia ascendenti che discendenti. La parte principale del complesso di Giza è una cornice di edifici che comprendeva due templi mortuari in onore di Cheope (uno vicino alla piramide e uno vicino al Nilo), tre piramidi più piccole per le mogli di Cheope, una ancor più piccola piramide "satellite", una strada rialzata che collega i due templi e piccole tombe mastaba per i nobili che circondano la piramide.

L'attribuzione della Grande Piramide a Cheope è deducibile dalla concordanza dei rilievi archeologici e dei dati storici disponibili. Erodoto (V secolo a.C.), il primo studioso di cui gli scritti sulla piramide sono giunti fino a noi, raccolse informazioni dai sacerdoti egizi suoi contemporanei e le integrò nelle sue Storie. Erodoto narrò che il sovrano Cheope, per motivi economici dati gli alti costi della costruzione piramidale, pur di terminarla fece prostituire la propria figlia e quest'ultima, per avere la sua dimora di eternita' si fece regalare da ogni uomo con cui andava, anche una pietra costruendosi così la piramide intermedia delle tre edificate accanto alla piramide del padre (Erodoto, Storie - Libro II, Euterpe, 126).[7]

Per i 1200 anni successivi il monumento fu studiato per lo più allo scopo di penetrarvi ed eventualmente saccheggiarlo. Il Califfo Al Mamun ci riuscì nell'820 d.C. scavando una galleria, ma trovò la piramide già vuota. Una volta violata se ne perse l'interesse e alla fine del XIV secolo fu sostanzialmente trasformata in cava. Dalla metà del XVIII secolo divenne meta di esploratori occidentali in cerca di emozioni. Solo dopo le guerre napoleoniche (1799-1801) e lo scoppio dell'egittomania europea iniziarono le campagne sistematiche di studio da parte degli archeologi europei. Con l'indipendenza dell'Egitto, il controllo del sito è passato in mano dello Stato, che comprensibilmente centellina i permessi di scavo e studio.

All'interno non è stato trovato il feretro né il corredo funerario; ciò non sorprende, perché quasi tutte le sepolture reali dell'antico Egitto sono state saccheggiate dai violatori di tombe già nell'antichità, tuttavia questo fatto, unito alla mancanza di decorazioni o geroglifici dei vani interni, ha fatto nascere un buon numero di teorie non accreditate dalla comunità scientifica archeologica sul fatto che le piramidi non sarebbero vere tombe.

L'accesso alla piramide è ristretto a un massimo di 100 persone, in mattinata e nel pomeriggio, ed è vietato fare fotografie all'interno.

Età, posizione e strutture[modifica | modifica sorgente]

La Grande Piramide è stata realizzata nel XXVI secolo a.C. Non tutti concordano sulla data precisa, a causa di problemi di completezza e interpretazione dei Libri dei Re (antiche cronologie dei regnanti in Egitto), tuttavia la data di completamento più probabile è intorno al 2570 a.C.

La Grande Piramide è la più antica delle tre grandi piramidi nella necropoli di Giza, alla periferia de Il Cairo, in Egitto. Poche centinaia di metri a sud-ovest dalla Piramide di Cheope sorge la piramide attribuita al suo successore Chefren, che costruì anche la Sfinge. Ancora a poche centinaia di metri a sud-ovest è la piramide di Micerino, successore di Chefren, alta circa la metà delle due maggiori. La piramide di Chefren appare più alta solo perché è stata costruita su un terreno più elevato.

Nelle immediate vicinanze della piramide vi sono ben sette fosse per barche sacre di cui una è stata ricostruita ed è visibile nell'apposita struttura ove la barca di Cheope ha subito un notevole restauro.[8]

La piramide è provvista di cortile, luogo di culto a nord, tempio funerario, rampa processionale ed altre strutture quali il tempio a valle. Vi sono inoltre annesse alla piramide principale di Cheope anche tre piramidi secondarie di minor dimensione dedicate a sue tre regine e una piramide satellite scoperta nel 1999.[9]

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

La grande Piramide di Cheope
Altra immagine della piramide

Quando fu costruita, la piramide di Cheope era alta circa 146,6 metri (280 cubiti egiziani) ed era pertanto la costruzione più alta realizzata fino ad allora. La sua altezza attuale è tuttavia di soli 138 metri e risulta essere pertanto di poco più alta della piramide di Chefren, alta 136 metri. Causa di questa perdita di altezza è probabilmente la rimozione del rivestimento di pietra calcarea che in passato rivestiva l'intera piramide, dovuto sia a fenomeni di erosione naturale, sia all'asportazione delle pietre calcaree da parte degli abitanti del Cairo, che in passato sfruttarono le piramidi come cave di pietre. La piramide con il suo pyramidion d'oro situato sulla sommità, sotto i raggi del sole doveva risplendere come una gemma gigantesca risultando visibile anche a notevole distanza.

La base della piramide copre oltre 5 ettari di superficie, formando un quadrato di circa 230,34 metri per lato. L'accuratezza dell'opera è tale che i quattro lati della base presentano un errore medio di soli 1,52 cm in lunghezza e di 12" di angolo rispetto ad un quadrato perfetto. I lati del quadrato sono allineati quasi perfettamente lungo le direzioni Nord-Sud ed Est-Ovest (l'errore dell'allineamento è di solo 2′ e 28″[10]). I lati della piramide salgono ad un angolo di 51º 50' 35".

La piramide non ha una sezione perfettamente quadra, ma i lati risultano leggermente concavi, un po' come le fortezze bastionate rinascimentali. La sezione è simmetrica e voluta; infatti, da una parte corregge lo spanciamento prospettico che si otterrebbe nella visione complessiva della piramide, dall'altra migliora la stabilità della struttura.[senza fonte]

Per la costruzione del rivestimento esterno e del corpo interno della Grande Piramide furono scelte pietre di calcare, pesanti ognuna dagli 800 kg alle 4 tonnellate, che rappresentano circa il 97% del materiale usato. Per le camere interne vennero usati monoliti di granito pesanti dalle 20 alle 80 tonnellate. Il peso totale si aggira intorno ai 7 milioni di tonnellate. Il volume totale è di circa 2 600 000 m³ . È quindi la più voluminosa piramide d'Egitto, ma non del mondo, dato che la piramide di Cholula, in Messico è più grande.

Nell'epoca immediatamente successiva alla costruzione, la piramide era rivestita esternamente di bianche pietre di calcare, lucide e molto lisce, incise con antichi caratteri, precipitate al suolo a causa di un violento terremoto nel 1301 a.C. La maggior parte dei blocchi di rivestimento venne rimossa nel XIV secolo per la costruzione della cittadella e della moschea del Cairo[11]. L'opera di demolizione della piramide iniziò tuttavia già in epoca antica, come testimoniano i conci ritrovati nel Complesso piramidale di Amenemhat I recanti incisi i cartigli di Cheope[12].

Vi è notevole incertezza su quanto durarono i lavori di costruzione; le indicazioni di Erodoto sono assai tarde (V sec. a.C.) e di seconda mano, in quanto derivano da quanto riferito dai sacerdoti egizi del tempo. Erodoto narra che furono utilizzati circa centomila uomini[13], che lavorarono per circa vent'anni. Simili indicazioni generano molti dubbi di fattibilità tecnica, economica e sociale e si intrecciano con le infinite teorie su come è stata realizzata la piramide. Oggi le più comuni ipotesi spaziano dai 20 ai 40 anni di cantiere.

La piramide di Cheope si distingue dalle altre per la sua posizione geografica, ma anche per il grande numero di passaggi e vani interni, per la rifinitura delle parti a vista e la precisione di costruzione.

Teorie matematiche[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto tra l'altezza e il lato della base quadrata della piramide di Cheope coincide, con buona approssimazione, alla Sectio Aurea che governa anche la stele del Re Get. Questa proporzione dell'armonia, o numero aureo Fi fu usata da Fidia per progettare il Partenone dell'Acropoli di Atene. Lo studioso Osvaldo Rea[14] dimostra attraverso prove documentali che questa proporzione dell'armonia si riscontra anche nella visione aerea dell'intera Acropoli di Aletrium, nel Lazio, così come nelle proporzioni della Porta Maggiore e della porta minore dell'Acropoli. Si osserva, inoltre, che il valore ottenuto dal rapporto tra il perimetro di base (circa 921,4 m) della piramide ed il doppio dell'altezza della stessa (circa 146,6 m * 2 = 293,2 m), approssima, con buona precisione, il valore del Pi greco.

La lunghezza del perimetro della piramide espresso in pollici è all'incirca pari a 36524, ovvero cento volte il valore 365,24, corrispondente alla durata, espressa in giorni, dell'anno solare. La Grande Piramide costituisce inoltre una sorta di "modello" in scala 1:43.200 dell'emisfero nord della Terra. Se si moltiplica infatti l'altezza originale del monumento (146,729 metri) per 43.200, si ottiene come risultato 6338,476 chilometri, ossia la lunghezza del raggio terrestre dal polo al centro del piano equatoriale con un margine d'errore di appena 15 chilometri (lunghezza reale 6353,941 chilometri). Allo stesso modo, moltiplicando il perimetro di base della piramide (921,459 metri) per 43.200, si ottiene 39.807,035 chilometri, un risultato inferiore di 260 chilometri circa rispetto alla reale circonferenza della Terra all'equatore (40.067 chilometri), ossia un margine d'errore dello 0,75%.[15]

Tuttavia, risultati come questo non devono sorprendere eccessivamente, dal momento che dipendono dalle simmetrie delle figure geometriche elementari, in questo caso sfera e piramide. Secondo un rapporto differente, la piramide è un "modello in scala" di qualunque oggetto approssimabile a una sfera: tanto maggiori sono le dimensioni dell'oggetto con il quale la si raffronta, tanto minore sarà il margine di errore percentuale. In ogni comparazione della piramide con altre strutture artificiali o naturali, quindi, ciò che di sorprendente è attribuibile alla manifattura della piramide stessa è sempre e solo la precisione con la quale essa è stata realizzata, il resto delle corrispondenze attribuibili alle numerose simmetrie presenti nelle figure geometriche semplici.

Dati principali[modifica | modifica sorgente]

  • Altezza in origine = 147,03 m[16] o 146.61 m (280 Cubiti reali);
  • Altezza attuale = circa 137 metri;
  • Lato di base in origine = 231,08 m[16] o 230,38 m (440 Cubiti reali),
  • Volume = 2.617.034 metri cubi[16];
  • 1 Cubito Reale = m 0.5236 (pari a Pigreco / 6);
  • Angolo basale = 51º 50' 35".

Le dimensioni originarie possono solo essere stimate, in quanto lo strato di copertura è andato perduto.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Sezione schematica della Piramide di Cheope:
1. ingresso originale
2. nuova entrata
3. passaggio discendente
4. cunicolo discendente
5. camera inferiore
6. cunicolo ascendente
7. camera della regina
8. cunicolo orizzontale
9. grande galleria
10. camera del re
11. camera delle saracinesche
12. cunicolo verticale

Base d'appoggio[modifica | modifica sorgente]

La piramide poggia sullo sperone dell'Altopiano di Giza che si affaccia sulla valle del Nilo; questo è costituito da roccia calcarea. Uno dei motivi per cui fu scelto il sito, è che la base rocciosa costituiva un solido appoggio per la struttura, impedendo che lo smottamento del terreno (dovuto alla massa di materiale) facesse crollare la struttura, come peraltro era già successo in precedenti piramidi.

Originalmente l'altopiano era piuttosto accidentato, con collinette (ancora oggi fino a quota 105 m s.l.m.) e gole (ex uadi), presentando una naturale pendenza media di circa 5 gradi. La preparazione del sito impose lo spianamento del suolo, tagliando a terrazza le colline e riempiendo con i detriti le cavità, tanto che oggi il dislivello della base perimetrale della piramide è poco più di 2 centimetri (si ritiene che perfino l'attuale dislivello sia dovuto ai movimenti causati dal terremoto del 1301 a.C.).

Una parte delle strutture interne della piramide sono scavate nella roccia viva sotto la base d'appoggio (vedi schema della sezione): gran parte del cunicolo discendente (4), la camera inferiore (5), due cunicoli che si dipartono da quest'ultima e il cunicolo verticale (12).

Da rilievi effettuati sul cunicolo discendente e sul cunicolo verticale, il livello di base in quei punti (interfaccia roccia viva-blocchi di costruzione) non coincide affatto con il precississimo levello di base perimetrale. Per cui si suppone che la piramide poggi e copra una collinetta di 10–15 m di altezza dal livello di base perimetrale. Questo, e la presenza di una camera inferiore incompiuta, ha fatto ipotizzare che la piramide sia stata costruita sopra una più modesta piramide a gradoni o una mastaba rimasta incompiuta.

Corpo[modifica | modifica sorgente]

La piramide è stata realizzata sovrapponendo corsi (cioè strati) di blocchi di pietra calcarea gli uni sugli altri, sfalsati tra loro e con alcuni che si allungano verso l'interno, in modo da migliorare la stabilità e la solidità della struttura. Oggi si possono contare 203 corsi, ma in passato dovevano essercene di più, in quanto la punta della piramide è andata persa. L'altezza dei corsi (e conseguentemente dei blocchi che compongono quest'ultimi) non è costante: mediamente sono compresi tra i 60 e gli 80 cm; mentre alla base, dove si scarica il carico maggiore, si possono trovare corsi alti oltre il metro.

Copertura esterna[modifica | modifica sorgente]

In antichità, il corpo della piramide era rivestito da uno strato di bianchissimi blocchi di calcare di Tura, lavorati e levigati in modo da creare una perfetta forma a piramide, con le pareti lisce. Oggi questi blocchi sono scomparsi, prima per il crollo degli stessi in occasione del terremoto del 1301 a.C., poi perché sono stati rimossi e riutilizzati per edificare i principali monumenti del Cairo. A riprova di ciò, durante il regno di Barkuk (1382-1399 d.C.) ci sono testimonianze per cui la piramide fosse ormai spogliata.

Plinio (I secolo d.C.) sosteneva che questa copertura era ricoperta da geroglifici; se così fosse, avremmo perso un'eccezionale documentazione su Cheope e la sua piramide.

Una piccola testimonianza di come doveva apparire si ha nella Piramide di Chefren, dove, in cima, è sopravvissuto un "cappello" dell'antico rivestimento in pietra chiara.

Cima[modifica | modifica sorgente]

La piramide dovrebbe essere completata da una cima, detta piramydion (pietra culminale). Oggi la cima è scomparsa, tanto che la piramide si presenta "spuntata". In particolare si ferma con una piattaforma di 11 m di lato a 138 m di altezza. La sua assenza è normalmente spiegata ad opera di crolli per fattori ambientali o spoliazioni intenzionali. Le tradizioni antiche ci hanno fatto pervenire la voce che il vertice fosse tutto d'oro (o più probabilmente una pietra verniciata con oro), tale che potesse essere ammirata da molto distante. Alcuni studiosi invece sostengono che la cima fosse sempre stata piatta, e che in loco vi fosse piazzato un tempietto o un altro vistoso manufatto.

Ingresso originale[modifica | modifica sorgente]

L'ingresso originale (1) della Grande Piramide si trova sul lato Nord, a 17 metri dal suolo e 7,29 metri a sinistra dalla linea mediana del lato. Sebbene non sia attualmente utilizzato, è ben visibile a causa di un grande scavo fatto per riportarlo alla luce. Sull'uscio si sono ritrovate tracce tali, che hanno fatto sostenere ad alcuni ricercatori che l'ingresso fosse in antichità dotato di una porta di pietra a cardini orizzontali.

Cunicolo discendente[modifica | modifica sorgente]

Dall'entrata originale si dirama un cunicolo (4) alto 96 cm e largo 1,04 metri, che scende con un angolo di 26° 31'23" attraverso le pietre della piramide penetrando all'interno della base rocciosa su cui sorge l'edificio. Dopo 105,23 metri (di cui 28 nella parte edificata e 77 nella roccia viva) il passaggio diviene orizzontale e continua per 8,84 metri fino alla Camera inferiore (5).

Camera inferiore[modifica | modifica sorgente]

La Camera inferiore (5) è la struttura più bassa della piramide. Questa appare di forma rettangolare, dalle dimensioni approssimative di 14 m di larghezza, 8,3 m di lunghezza e 4,3 m di altezza, ed è visibilmente solo sbozzata.

Nel muro Sud della camera c'è uno stretto cunicolo cieco (circa 75x78 cm), anch'esso solo sbozzato, che termina dopo 16,4 metri. La camera presenta anche un pozzo scavato nel pavimento; però questo è probabilmente lo scavo effettuato dall'archeologo Perring (1837), mentre era alla ricerca di una camera nascosta.

Il motivo della presenza di questa camera incompiuta costituisce un mistero; l'opinione tradizionale è che questa sia un diversivo per i tombaroli. Alcuni egittologi hanno suggerito che questa dovesse essere l'originale camera sepolcrale, ma che Cheope abbia cambiato idea e chiesto che la camera fosse collocata più in alto nella Piramide. Come già accennato, altri pensano che sia invece una realizzazione abbandonata più antica.

Cunicolo ascendente[modifica | modifica sorgente]

A 28,2 m dall'entrata, nel soffitto del passaggio discendente (3), è presente un buco quadrato (originariamente nascosto da una lastra di pietra), questo costituisce l'inizio del Cunicolo ascendente (6) che termina all'inizio della Grande galleria (9). Quest'ultimo è lungo 39,9 metri. Altezza e larghezza sono simili a quelle del cunicolo discendente (105x125 cm). Anche l'inclinazione è pressoché la medesima.

L'estremità inferiore di questo cunicolo è chiusa da tre enormi blocchi di granito, lunghi ognuno circa 1,5 m. Questi avrebbero dovuto salvaguardare dai ladri le camere reali, ma furono semplicemente aggirate scavando un tunnel.

Grande galleria[modifica | modifica sorgente]

Due prospettive della grande galleria (dalla Description de l'Egypte, 1809)

La Grande Galleria (9) costituisce la prosecuzione del Cunicolo Ascendente, ma è alta 8,6 metri e lunga 46,68. Alla base è larga 2,06 metri, ma dopo 2,29 metri i blocchi di pietra rientrano verso l'interno per 7,6 cm su ogni lato. Ci sono 7 di questi gradini, cosicché alla sommità la galleria è larga solo 1,04 metri.

La copertura è fatta di blocchi posati a un angolo leggermente più inclinato rispetto al pavimento, così da incastrare ogni blocco in un incavo ricavato nella sommità della galleria come un dente di un crick. Lo scopo è fare in modo che ogni blocco sia retto dal muro della galleria piuttosto che poggiare sul blocco sotto di esso, cosa che sarebbe risultata in una pressione cumulativa eccessiva al termine della galleria.

Il pavimento della Grande galleria consiste in una doppia gradonata disposta su ogni lato, larga 51 cm, che lascia al centro spazio per una rampa liscia larga 1,04 metri. Vicino al pavimento sono ricavare varie nicchie dall'uso ignoto.

L'estremità inferiore della galleria è un crocevia importante, in quanto, oltre ad essere il punto in cui il cunicolo ascendente sfocia nella Grande galleria, a destra è presente un foro nel muro (oggi bloccato da rete metallica) che costituisce lo sbocco superiore del Cunicolo verticale (12). Da qui inoltre parte il Cunicolo orizzontale (8) che conduce alla cosiddetta Camera della regina (7).

All'estremità superiore della galleria, sul lato destro, è presente un foro nel soffitto che si apre in un breve tunnel attraverso il quale si può avere accesso alla Camera di scarico inferiore.

Lo scopo della Grande Galleria non è stato chiaramente determinato. Una cosa su cui quasi tutti concordano, fa riferimento al sistema di chiusura del Cunicolo Ascendente: le dimensioni della rampa centrale pari a quelle del passaggio ascendente, ha fatto ipotizzare che le pietre di chiusura fossero stivate nella Grande Galleria, e che le lastre delle gradinate reggessero pali di legno intesi a trattenerle dallo scivolare nel passaggio finché i lavori non fossero stati completati. Questa ipotesi però non spiega completamente la struttura e la grandiosità della galleria. Alcune altre note ipotesi prevedono:

  • che originariamente fossero previsti molti più blocchi dei ritrovati, in modo da riempire completamente il cunicolo;
  • che fosse una specie di "cattedrale" per le cerimonie funebri;
  • che contenesse un sistema di contrappesi ed argani destinati al sollevamento dei blocchi più pesanti.

Cunicolo verticale[modifica | modifica sorgente]

La "grotta" scavata nella roccia situata a metà del cunicolo verticale

Il Cunicolo verticale (12) parte dal Cunicolo discendente e, seguendo un percorso irregolare attraverso la muratura della piramide, raggiunge la Grande galleria. Anche questo passaggio è del tutto misterioso; molti hanno esposto teorie, ma mai del tutto convincenti. Tra queste c'è chi sostiene che sia stata la via attraverso la quale i predoni hanno raggiunto le camere reali già in antichità (da cui il nomignolo "passaggio dei ladri").

Cunicolo orizzontale[modifica | modifica sorgente]

Il Cunicolo Orizzontale (8) è un cunicolo in leggerissima pendenza, lungo circa 35 m e avente una sezione approssimativamente quadra di 1,1 m di lato. Vicino alla camera c'è un gradino nel pavimento, dopo il quale il passaggio diventa alto 1,73 metri.

Lungo il suo percorso sono state nel tempo fatte numerose trapanazioni, sempre alla ricerca di camere nascoste (mai trovate).

Camera della regina[modifica | modifica sorgente]

La "Camera della Regina" (7) è esattamente a metà strada tra le facce nord e sud della piramide e misura 5,75 metri per 5,23, con un'altezza al vertice della camera di 6,23 metri. La camera è stata chiamata in questo modo dagli arabi, ma all'interno non sono state trovate evidenze archeologiche di sepolture. È interessante notare che questo è l'unico vano che occupa una posizione centrale nella struttura della piramide, esattamente sotto il suo vertice.

Sul lato orientale della camera è presente una nicchia a gradoni di 4,67 metri di altezza. Dei predoni, pensando che fosse un passaggio murato, la perforarono; in effetti trovarono un cunicolo alto 84 cm e largo 100, ma questo risultò cieco dopo 7 m; altri "esploratori" lo allungarono di altri 7 m, ma inutilmente. Resta il mistero del significato della nicchia e del cunicolo murato; l'opinione comune è che abbia un qualche significato simbolico-religioso.

Nelle pareti nord e sud della camera si aprono dei piccoli cunicoli (7), con una sezione 21x20 cm che, a differenza di quelli ritrovati nella Camera del Re, si sviluppano orizzontalmente per 2 metri, per poi puntare verso l'alto. La parte orizzontale non è originaria: i due metri di collegamento furono infatti tagliati nella pietra nel 1872 da un ingegnere inglese, Waynman Dixon, che credeva, per analogia con la Camera del Re, che questi cunicoli dovessero esistere[17] anche se originariamente i cunicoli non avevano apertura nella camera della regina. Questi vennero chiamati "condotti di ventilazione" ma, dal momento che i cunicoli non sono connessi con le facce esterne della piramide, né erano originariamente connessi con la camera, il loro scopo rimane sconosciuto. Al termine di uno di questi cunicoli, Dixon scoprì, unitamente ad altri reperti, una sfera di diorite nera[18] con inserti in bronzo[19] (attualmente esposta al British Museum), probabilmente una sorta di martello dimenticato dagli operai durante la costruzione.

I condotti nella Camera della Regina furono esplorati nel 1992 dall'ingegnere Tedesco Rudolf Gantenbrink usando un robot cingolato di suo disegno, chiamato "Upuaut 2". Scoprì che uno dei due condotti (quello sud) è bloccato da una lastra di calcare con due "maniglie" di rame consunte. Nel 2002, la National Geographic Society creò un robot simile che fece un buco nella lastra, solo per scoprire una lastra più grande dietro di essa. L'esplorazione è ripresa nel 2011, quando il rover Djedi ha ripreso con la telecamera degli schizzi di colore rosso ancora da interpretare sul pavimento e sul retro della lastra perforata[20]. Il condotto nord si rivelò più difficile da esplorare, a causa delle asperità causate dal non perfetto allineamento dei blocchi. In ogni caso anche in esso fu trovata una "porta" di calcare[21].

Camera delle saracinesche[modifica | modifica sorgente]

Al termine della Grande Galleria c'è un gradino (alto circa 90 cm) che dà su un cunicolo orizzontale lungo approssimativamente 1,02 metri e alto 111 cm, da cui si accede alla Camera delle Saracinesche (11). In questo vano si possono riscontrare quattro alloggiamenti, tre dei quali erano probabilmente destinati ad accogliere delle grandi saracinesche di granito, destinate a chiudere definitivamente la Camera del Re (10).

Oggi le lastre sono scomparse, probabilmente distrutte ed asportate già in antichità. Frammenti di granito rinvenuti da Petrie (1881/82) nel passaggio discendente, probabilmente appartenevano a queste lastre.

Camera del re e camere di scarico[modifica | modifica sorgente]

Sezione della Camera del re (Charles Piazzi Smyth, 1877)

Superata la Camera delle Saracinesche si accede alla struttura chiamata Zed (10) (denominata così per la somiglianza con un geroglifico egizio), composta dalla Camera del Re e dalle Camere di Scarico.

Le dimensioni della Camera del Re sono di 10,47 metri da est a ovest, e 5,234 da nord a sud. La camera ha un soffitto piatto collocato a 5,974 metri dal pavimento. Le pareti, il pavimento e il soffitto sono stati realizzati con grandi blocchi di granito provenienti dalle cave Assuan. I blocchi sono tagliati e collocati con eccellente precisione, tanto che è impossibile inserire tra loro un foglio di carta. Il soffitto è piano, formato da nove blocchi di pietra del peso complessivo di 400 tonnellate.

Al di sopra del soffitto della Camera del Re sono stati realizzati cinque comparti chiamati Camere di scarico. Le prime quattro hanno soffitti piatti, ma la camera terminale ha un tetto a capanna. Come già accennato, la prima camera fu subito scoperta per via del passaggio realizzato in antichità dai costruttori, poi Vyse sospettò l'esistenza di altre camere quando verificò che poteva inserire un lungo palo attraverso una crepa nel soffitto della prima camera. Le altre camere di scarico furono esplorate nel 1837/38 dal Colonnello Howard Vyse e da J.S. Perring, che purtroppo scavarono dei tunnel verso l'alto usando dell'esplosivo.[22] Dalla superiore all'inferiore sono denominate "Camera Davidson", "Camera Wellington", "Camera di Lady Arbuthnotr" e "Camera Campbell". Si ritiene che queste camere bassissime servano a reindirizzare e ridistribuire il carico della massa di pietra che grava sul soffitto della Camera del Re, evitando che questo collassi. Dal momento che non erano state concepite per essere visibili, non sono state rifinite, e le pietre in esse riportano ancora i marchi di cava. È curioso far notare che, una delle pietre nella camera di Campbell presenta un marchio, apparentemente il nome della squadra di lavoro, che contiene l'unico riferimento nella piramide al faraone Cheope.

A un'altezza di 91 cm dal pavimento si trovano due stretti condotti nei muri nord e sud, chiamati Condotti di Ventilazione (10) che, contrariamente a quelli della Camera della Regina, sbucano all'esterno della piramide. Il proposito di questi condotti non è chiaro: sembrerebbero avere degli allineamenti astronomici, ma, d'altro canto, uno di essi segue un percorso irregolare attraverso la struttura, e di conseguenza, attraverso di esso non ci può essere allineamento diretto alle stelle. Non sembra nemmeno che contribuiscano in maniera spontanea alla ventilazione, quindi la spiegazione più verosimile è che siano associati con il rituale di ascensione dell'anima del sovrano. Oggi in uno è stata installata una ventola per cercare di far circolare aria nella piramide, altrimenti viziata dalla presenza dei turisti.

L'unico oggetto presente nella Camera del Re è un sarcofago monolitico rettangolare in granito rosa, con un angolo rotto e senza coperchio (forse razziato in antichità). Il sarcofago è poco più largo del passaggio alla camera, e quindi deve essere stato collocato prima che fosse messo in opera il soffitto. Contrariamente alle pareti, magistralmente lavorate, il sarcofago è rozzamente sbozzato, con tracce di utensili da taglio e scavo visibili in molti punti. Ciò è in contrasto con i sarcofagi ben rifiniti e decorati trovati in altre piramidi dello stesso periodo. Petrie suggerì che un sarcofago decorato fosse stato inizialmente previsto, ma sia andato perso nel fiume a nord di Aswan e sia stato frettolosamente predisposto un rimpiazzo. Questa teoria, tuttavia, non spiega perché il secondo sarcofago non sia stato rifinito in situ. Una spiegazione plausibile è che il sarcofago sia stato inserito nella Camera nelle condizioni in cui lo vediamo oggi, come un manufatto già considerato storico dagli stessi costruttori e quindi mantenuto intatto. Questo ne cambierebbe la destinazione d'uso da sarcofago a contenitore o vasca perché privo di copertura.

Nuova entrata[modifica | modifica sorgente]

La "struttura" più recente della piramide è l'entrata attraverso cui oggi accedono i turisti (2). Questo passaggio è stato realizzato circa nell'820 d.C. dagli operai del califfo al-Ma'mun, per esplorare l'interno del monumento in quanto si favoleggiava della presenza di un grande tesoro.

Il tunnel è tagliato direttamente attraverso il pietrame per circa 27 metri e gira bruscamente a sinistra per intersecare le pietre che bloccano il passaggio ascendente (3). Incapaci di rimuovere queste pietre, gli operai proseguirono il tunnel sopra di esse, attraverso la più morbida pietra calcarea, finché non raggiunsero il passaggio ascendente (6). È possibile raggiungere da questo punto anche il passaggio discendente (4), ma l'accesso è solitamente vietato.

Altri vani[modifica | modifica sorgente]

Il fascino che la Piramide di Cheope esercita è tale che, dopo più di 4000 anni di esplorazioni più o meno scientifiche, ancora si ipotizza l'esistenza di ulteriori strutture.

Di seguito viene presentato un breve elenco di ipotesi con un certo credito:

  • la presenza di due camere nascoste ai lati della Camera del Re, usate per nascondere feretro e corredo del faraone (tracce da un rilievo giapponese con il georadar);
  • la presenza di due camere nascoste al termine dei Condotti di Ventilazione della Camera della Regina;
  • la presenza di una rete di gallerie e stanze sotto la piramide, accessibili da varchi esterni alla struttura (citate da dubbi esploratori ottocenteschi);
  • la presenza di una rampa interna presso la superficie della piramide, usata per la sua realizzazione (J.P. Houdin, M.V. Fiorini).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Jánosi Peter, Le piramidi. Il Mulino, 2006.
  2. ^ Maurizio Damiano-Appia, Egitto - l'età dell'oro, Fabbri Editori, pag.83
  3. ^ Lyon Sprague De Camp, Catherine Crook De Camp, Ancient Ruins and Archaeology, Doubleday 1964, pag. 35.
  4. ^ Ian Shaw, The Oxford History of Ancient Egypt, Oxford University Press 2003, pag. 89.
  5. ^ Fino a circa il 1300 d.C., quando fu costruita la Cattedrale di Lincoln in Inghilterra.
  6. ^ John Romer, nel suo libro The Great Pyramid: Ancient Egypt Revisited scrive: «By themselves, of course, none of these modern labels define the ancient purposes of the architecture they describe.» (Da loro stessi, naturalmente, nessuno di questi appellativi definisce i veri scopi dell'architettura che descrive.) pag. 8.
  7. ^ Maurizio Damiano-Appia, Egitto e Nubia, pag. 130
  8. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II - Necropoli di Giza, Ananke, pag. 151
  9. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II - Necropoli di Giza, Ananke, pag. 120
  10. ^ Maragioglio V. e Rinaldi C., L'architettura delle piramidi menfite - Vol. IV, Tipografia Artale, 1963
  11. ^ Riccardo Manzini, Complessi piramidali egizi - Vol. II - Necropoli di Giza, Ananke, pag. 126
  12. ^ Riccardo Manzini, "Complessi piramidali egizi - Vol.II - Necropoli di Giza, Ananke, ISBN 978-88-7325-233-7, pag.126
  13. ^ Maurizio Daminia-Appia, Egitto - L'età dell'oro, Fabbri Editori, pag 84
  14. ^ Nautilus, l'enigma dell'impero, Osvaldo Rea, ISBN 88-901473-9-3
  15. ^ R. Bauval - G. Hancock, Custode della Genesi, Corbaccio, ISBN 88-7972-232-8
  16. ^ a b c Complessi piramidali egizi - Vol.II - Necropoli di Giza, Ananke, ISBN 978-88-7325-233-7, pag. 128
  17. ^ Robert Bauval, Adrian Gilbert, Il mistero di Orione, Corbaccio, ISBN 88-7972-219-0, pag 112
  18. ^ Robert Bauval, Adrian Gilbert, Il mistero di Orione, Corbaccio, ISBN 88-7972-219-0, pag 256
  19. ^ Robert Bauval, Adrian Gilbert, Il mistero di Orione, Corbaccio, ISBN 88-7972-219-0, pag 194
  20. ^ NewScientists - First images from Great Pyramid's chamber of secrets
  21. ^ Antico Egitto11
  22. ^ Sergio Donadoni,Le grandi scoperte dell'archeologia, Istituto Geografico De Agostini, pag. 80

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hancock, Graham Bauval, Robert &, Keeper of Genesis, Mandarin books, 1996, ISBN 0-7493-2196-2.
  • Hobbs, A. Hoyt Brier, Bob &, Daily Life of the Ancient Egyptians, Greenwood Press, 1999, ISBN 978-0313303135.
  • Paul A. Calter, Squaring the Circle: Geometry in Art and Architecture, Key College Publishing, 2008, ISBN 1-930190-82-4.
  • Peter A. Clayton, Chronicle of the Pharaohs, Thames & Hudson, 1994, ISBN 0-500-05074-0.
  • JH. Cole, Determination of the Exact Size and Orientation of the Great Pyramid of Giza, Cairo: Government Press. SURVEY OF EGYPT Paper No. 39, 1925.
  • Dana M. Collins, The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Oxford University Press, 2001, ISBN 9780195102345.
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  • J. Stamp Jackson, K. &, Pyramid : Beyond Imagination. Inside the Great Pyramid of Giza, BBC Worldwide Ltd, 2002, ISBN 978-0563488033.
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  • J.P. Lepre, The Egyptian Pyramids: A Comprehensive, Illustrated Reference, McFarland & Company, 1990, ISBN 0899504612.
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  • John Romer, The Great Pyramid: Ancient Egypt Revisited, Cambridge University Press, Cambridge, 2007, ISBN 978-0-521-87166-2.
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  • Alberto Siliotti, Guide to the pyramids of Egypt; preface by Zahi Hawass., Barnes & Noble Books, 1997, ISBN unknown.
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  • Joyce Tyldesley, Egypt:How a lost civilization was rediscovered, BBC Books, 2007, ISBN 978-0563522577.
  • Miroslav Verner, The Pyramids: The Mystery, Culture, and Science of Egypt's Great Monuments, Grove Press, 2001, ISBN 0-8021-1703-1.
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  • Armin Wirsching, Die Pyramiden von Giza - Mathematik in Stein gebaut, Books on Demand, 2009, ISBN 978-3-8370-2355-8.
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  • J. Stamp Jackson, K., Pyramid: Beyond Imagination. Inside the Great Pyramid of Giza.
  • Maurizio Damiano-Appia, Egitto e Nubia, Mondadori, ISBN 88-04-39704-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Costruzione più alta del mondo Successore
Piramide Rossa 2570 a.C.— ~1300 d.C. Cattedrale di Lincoln