Piramidi egizie

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Le piramidi egizie sono delle strutture architettoniche a forma di piramide realizzate dalla civiltà egizia.

Mappa con la localizzazione dei siti con i complessi piramidali (contrassegnati dal triangolo)

Come tali si intendono generalmente le piramidi principali e le più grandi di un complesso funerario costruite come cenotafio o per la sepoltura del sovrano defunto.[1]

Sono a base quadrata e, fatta eccezione per quelle della III dinastia, che sono a gradoni con una base rettangolare, hanno quattro facce lisce che congiungono gli spigoli della base al vertice, dove era situato il pyramidion. Secondo la teoria maggiormente accettata tra gli studiosi, le piramidi furono erette come monumenti funerari al di sopra della tomba del sovrano. Lo sviluppo di tali monumenti ebbe inizio nel XXVII secolo a.C., con la III dinastia, come evoluzione della tomba a mastaba, e terminò con le piramidi costruite durante la XIII dinastia nel XVIII secolo a.C.

L'edificio era chiamato mer in egizio e senza collegamento con il nome greco di πυραμίς, pyramìs, che per altro identificava un dolce. In realtà il termine piramide deriva dall'egizio pri-em-us parola indicante un lato della piramide, così come scritto su di un papiro oggi a Londra.[2]

Venivano costruite solo sulla riva occidentale del Nilo perché dove tramontava il sole vi era la Duat.[3]

Non c'è ancora alcuna spiegazione sui motivi della scelta dei siti per edificare le piramidi spesso a notevole distanza l'una dall'altra. Può essere credibile l'ipotesi che mentre alcuni sovrani appartenenti alla stessa dinastia costruivano il loro complesso funerario vicino al predecessore, altri forse per lotte e conflitti dinastici edificavano la loro "Dimora di eternità" molto lontano da chi li aveva preceduti.[4]

I luoghi di edificazione dovevano comunque avere precise caratteristiche oltre che essere ad ovest del Nilo: dovevano avere un terreno molto stabile e possibilmente elevato, avere vaste cave di pietra, essere vicini al fiume per facilitare i trasporti ed alle terre coltivate per avere il vitto per le maestranze.[4]

Nell'Antico Regno erano di importanza strategica i riferimenti sacri per l'orientamento del complesso come dimostra la direzione di molte piramidi verso il religioso centro di Eliopoli, situato ad oriente, dove il sovrano defunto poteva rinascere con il sorgere del sole.[4]


Terminologia delle piramidi[modifica | modifica wikitesto]

  • Piramide canonica: piramide con profilo a pendenza costante indipendentemente dal nucleo che poteva anche essere edificato a gradoni e successivamente rivestito con lastre di pietra. Compare con l'inizio della IV dinastia[5]
  • Piamide compatta: piramide con profilo a pendenza costante ma con nucleo edificato a forma piramidale. Compare nel tardo Medio Regno[6]

L'architettura delle piramidi egizie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Complesso piramidale egizio.

Le piramidi a gradoni della III dinastia[modifica | modifica wikitesto]

La piramide di Gioser a Saqqara[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piramide di Djoser.
La piramide a gradoni a Saqqara

La prima piramide fu quella, a gradoni, costruita a Saqqara per Djoser, secondo sovrano della III dinastia. Si tratta probabilmente del primo monumento costruito interamente in pietra. Il suo progettista, Imhotep, ne ebbe tanta fama da essere ricordato nei secoli e divinizzato.

La piramide, a sei gradoni sovrapposti, aveva la base rettangolare di 109 × 121 m e l’altezza di 59,94 m (oggi ridotti a 58,63). All’interno contiene un reticolo di gallerie e pozzi, al centro del quale è la camera sepolcrale di Djoser. Alcune gallerie erano destinate a ospitare i sarcofagi dei componenti della famiglia reale. Altre gallerie avevano la funzione di magazzino e contenevano circa 40.000[7] vasi di alabastro, porfido e altre pietre pregiate. I blocchi di pietra usati sono poco più grandi dei mattoni crudi precedentemente utilizzati nella costruzione delle mastabe. Molte delle strutture realizzate con questi blocchi imitano nella forma elementi costituiti da materiali deperibili, come tronchi, stuoie e fasci di giunchi.

L’analisi della struttura ha permesso di dimostrare che essa è il risultato di quattro successive variazioni di un progetto che in origine prevedeva semplicemente una grande mastaba.

La piramide è il più importante edificio di un complesso funerario che comprendeva templi e altri edifici e occupava una zona di oltre 15 ettari recintata da una muraglia, ad imitazione di Muro Bianco, alta circa 10 metri. Esisteva un'unica vera porta di accesso al complesso, ma lungo la muraglia vi erano anche 14 false porte.

Le altre piramidi a gradoni[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quello di Djoser, si conoscono altri due grandi complessi funerari con piramide a gradoni della III dinastia: quello di Sekhemkhet, anch’esso a Saqqara e quello trovato a Zawyet el-Aryan, che è stato attribuito a Khaba. La piramide di quest’ultimo complesso, detta piramide a strati (Layer Pyramid), è una piramide a gradoni formata da strati indipendenti appoggiati uno all’altro. L’altezza doveva essere di circa 41 metri, ma i resti attuali raggiungono solo 16 metri.

Sono note quattro altre piccole piramidi a gradoni risalenti alla fine della dinastia.

La piramide di Meidum[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piramide di Meidum.
La piramide di Meidum

L'ultimo sovrano della III dinastia, Huni, si fece costruire a Meidum l'ultima e la più grande delle piramidi a gradoni. Analisi dei resti hanno dimostrato che la piramide consisteva di sette o otto gradoni, con un lato di base di circa 122 metri e un'altezza di 82 metri.

Durante il regno di Snefru, il fondatore della IV dinastia, si decise di trasformare la piramide di Huni in una piramide regolare, la prima di questo tipo, colmando gli spazi tra i gradoni e aggiungendo un rivestimento. La piramide geometrica che ne risultò aveva il lato di base di 144 m e l’altezza di 91,7 m.

Con il tempo il degrado del monumento fece riemergere la struttura a gradoni sottostante. Nel XV secolo erano ancora visibili cinque gradoni, come sappiamo da autori arabi. Oggi resta solo un grande torrione a base quadrata, immerso in una collina di detriti.

Le piramidi della IV dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi IV dinastia egizia.

Le piramidi di Snefru[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Necropoli di Dahshur.
La piramide a doppia pendenza di Snefru

Per motivi che ci sfuggono Snefru ha lasciato, oltre a quella di Meidum, altre due piramidi: la Piramide romboidale detta anche piramide a doppia pendenza, e la Piramide rossa, entrambe a Dahshur.

Le piramidi di Snefru, e i complessi funerari in cui sono inserite, differiscono notevolmente da quelle della III dinastia. Scompaiono sia le false porte sul muro di cinta sia gli elementi che imitavano tronchi o altri materiali deperibili. Inoltre la struttura del complesso diviene aperta: il muro di cinta non circonda più numerosi edifici, ma solo la piramide, il Tempio funerario, eretto presso la facciata orientale della piramide, e una piccola piramide satellite, che appare per la prima volta accanto alla Piramide a Doppia Pendenza. La Via Cerimoniale, che parte dal tempio funerario, esce dall'area cintata e giunge al Tempio a valle, situato in genere sulla riva del Nilo.

Nel caso della Piramide a Doppia Pendenza la Via Cerimoniale è lunga 704 m, mentre l’area cintata è un quadrato di circa 300 metri di lato. Il nome della piramide deriva dalla sua caratteristica più appariscente: non si tratta di una vera piramide in quanto le facce, giunte all’altezza di 49 metri, variano bruscamente la pendenza, che passa da 54° 3' a 43° 21'. Il lato di base è 188,6 m e l’altezza originale 105 m.

la piramide rossa di Snefru

Secondo l’interpretazione più plausibile la strana forma della piramide è il risultato di una modifica del progetto effettuata in corso d’opera. A causa di cedimenti nella struttura interna verificatisi quando la piramide aveva raggiunto circa la metà dell’altezza prevista (cedimenti che hanno lasciato crepe ancora rilevabili), si decise di diminuire la pendenza della parte superiore per non accrescere eccessivamente il carico.

I cedimenti furono dovuti ad un'errata costruzione del tetto della camera funeraria che fu realizzato piatto invece che piramidale. Il cambio di pendenza non fu realizzato a caso ma fu fatto per ricondurre la forma della piramide a quella di un obelisco anche se di proporzioni particolari. Non era possibile ammettere una sconfitta in una costruzione così importante, occorreva comunque completarla e darle un nuovo senso.

Non lontano dalla precedente, sempre a Dahshur, Snofru fece erigere la Piramide rossa, detta anche Piramide Nord. Si tratta della prima piramide progettata e realizzata come piramide geometrica regolare. In origine era rivestita di calcare fino di Tura, che è stato asportato quasi completamente nel medioevo.

La base non è un quadrato perfetto, ma un rettangolo di 218,5 × 221,5 m, l’altezza è 104,4 m e la pendenza 43° 36': una delle più basse tra quelle delle piramidi egiziane

Le piramidi di Giza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piramidi di Giza.

I successori di Snofru, facendo tesoro dell'esperienza accumulata nei due secoli precedenti, eressero sull’altopiano di Giza le piramidi più grandi e famose della storia.

Le proporzioni divennero gigantesche. La più grande fu la prima eretta a Giza: quella di Cheope. I lati della base, che è quasi esattamente un quadrato, misurano metri 230,4; 230,52; 230,6; 230,54. L’altezza originaria era 146,7 m. I lati sono orientati secondo i punti cardinali con una precisione che ha sempre stupito: l’errore è circa 3'.

Il successore di Cheope, Djedefra, non fece costruire la sua piramide a Giza, ma 8 km più a nord. Il monumento rimase però incompiuto per la morte precoce del sovrano.

I sovrani successivi, Chefren e Menkaura, tornarono a scegliere Giza per le loro piramidi.

Il successore di Menkaura, Shepsekhet, ultimo sovrano della dinastia, per motivi che non conosciamo, interruppe la tradizione facendosi seppellire in una semplice mastaba.

Secondo una teoria, le piramidi di Giza rispecchierebbero lo schema della cintura di Orione.

Le piramidi della V dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Le piramidi di Abusir

Con la V dinastia si riprese la tradizione della costruzione di piramidi, che però non raggiunsero mai più le dimensioni gigantesche del periodo precedente.

Il primo sovrano della dinastia, Userkaf, fece costruire la sua piramide a Saqqara, accanto a quella di Djoser. Le dimensioni del monumento sono di tutto rispetto, anche se non confrontabili con quelle raggiunte da Cheope e Chefren. Il lato di base misura circa 75m e l’altezza circa 50m.

Con il successore di Userkaf, Sahura, i complessi sepolcrali cambiano ubicazione, anche se non di molto: viene scelto infatti il sito di Abusir, non lontano da Saqqara. Le piramidi di Abusir sono di proporzioni relativamente modeste, ma eleganti e riccamente decorate. Durante la V dinastia crescono invece le dimensioni del tempio funerario.

La piramide dell'ultimo esponente della dinastia, Unis, ha il lato di 67 m e l’altezza di soli 19m. Si tratta tuttavia di un monumento di grande importanza perché è il primo che contiene i famosi Testi delle piramidi.

Le piramidi della VI dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Durante la VI dinastia tutte le piramidi, di tipo canonico, hanno con buona approssimazione le stesse dimensioni, circa 80 metri di lato di base e 52 metri di altezza, e vi è un uso limitato di materiali pregiati. Ci sono giunte praticamente in rovina e sorgono quasi tutte a Saqqara sull'altopiano che dominava l'antica capitale egizia di Menfi nelle vicinanze della Piramide di Djoser. Tra le piramidi della VI dinastia annoveriamo quelle dei sovrani:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piramide di Khui.

La tradizione iniziata da Unis viene continuata inserendo testi religiosi all’interno delle piramidi, sulle pareti di camere interne. I soffitti di colore blu hanno incise stelle dorate raffigurazione del cielo notturno come nella tomba di Teti. Le pareti sono decorate con geroglifici blu o verdi, colori che rappresentano l'acqua e la rinascita, recitanti i Testi delle piramidi. Di splendida fattura i geroglifici verdi della tomba di Pepi I.

La costruzione di piramidi si interrompe durante il primo periodo intermedio.

La XII dinastia e le ultime piramidi[modifica | modifica wikitesto]

La piramide di Amenemhat III, della XII dinastia
La piramide di Sesostri II, della XII dinastia ad el-Lahun

I faraoni della XII dinastia ripresero l’usanza di farsi seppellire in tombe a forma di piramide. Le loro piramidi erano rivestite di calcare pregiato ma, ad eccezione di quella di Amenemhat I, il materiale usato non era più la pietra, ma i mattoni. Lo stato di conservazione in cui ci sono arrivate (esemplificato dalle immagini a lato) è assai precario. Le dimensioni erano maggiori di quelle della VI dinastia: l’altezza superava i 100 metri.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piramide di Amenemhat I.

Viene di nuovo scelto il sito di Dahshur, già usato da Djoser. In questo periodo si moltiplicano le piccole piramidi costruite per le regine o altri componenti della famiglia reale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piramide di Amenemhat II e Piramide di Amenemhat III.

Le ultime due piramidi note risalgono alla XIII dinastia, durante il secondo periodo intermedio e con i sovrani del Nuovo Regno furono preferite altre tipologie di tombe.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, Vol. II, pag. 49
  2. ^ Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, pag 245
  3. ^ Peter Jánosi, Le piramidi, pag.15
  4. ^ a b c Peter Jánosi, Le piramidi, pag. 16
  5. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, pag.47
  6. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, pag.48
  7. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, pag. 66
  8. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pag. 104
  9. ^ Corinna Rossi, Piramidi, pag.152
  10. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'antico Egitto, pag. 86
  11. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pag. 110
  12. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pag.112
  13. ^ Franco Cimmino, "Dizionario delle dinastie faraoniche, pag. 115

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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