Demetrio Falereo

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Statua di Demetrio all'ingresso della Bibliotheca Alexandrina.

Demetrio Falereo (in greco antico Φαληρεὺς Δημήτριος, traslitterato in Falerèus Demétrios; Falero, 345 a.C.282 a.C. circa[1]) è stato un oratore, politico e filosofo greco antico, discepolo di Teofrasto e uno dei primi filosofi peripatetici.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di famiglia non illustre, fu discepolo di Teofrasto, quando questi dirigeva il Peripato, e condiscepolo di Menandro, del quale rimase amico.

Nel 325 a.C. iniziò la sua carriera politica, facendosi notare come il più abile oratore del suo tempo. Per questo motivo, Cassandro gli affidò il governo di Atene, che resse per dieci anni, introducendo importanti riforme nel sistema giuridico, tuttavia subordinato ad un governo filomacedone.

Il malcontento verso di lui, che crebbe dopo un periodo iniziale di apparente popolarità, ebbe modo di manifestarsi quando Atene fu attaccata da Demetrio Poliorcete nel 307 a.C. I concittadini lo costrinsero allora a fuggire, distrussero le 360 statue che secondo diverse fonti gli erano state erette (sembra che ne fosse risparmiata solo una) e lo condannarono a morte in contumacia.

Demetrio si rifugiò prima a Tebe e poi ad Alessandria, alla corte di Tolomeo I, del quale divenne uno dei più importanti consiglieri.

Alla morte di Tolomeo I, nel 283 a.C., cadde in disgrazia, probabilmente perché non aveva favorito l'ascesa al trono di Tolomeo II, appoggiando uno dei suoi fratelli. Fu allora esiliato nell'Alto Egitto, dove morì poco dopo, sembra per il morso di un serpente.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Demetrio è stato l'ultimo tra i oratori Attici degno di questo nome;[2] dopo di lui, l'attività cominciò a perdere valore. Le sue orazioni sono state caratterizzate da uno stile morbido, grazioso, ed elegante,[3] piuttosto che sublime come in quelle di Demostene.

Diogene Laerzio, che gli dedica un capitolo elencando tutti i suoi scritti (su argomenti di etica, retorica e letteratura) di cui abbiamo solo frammenti, è una delle principali fonti su di lui.

Le sue opere, che trattavano alcune di storia, alcune di politica, altre di filosofia, alcun'altre di poesia, sono tutte andate perdute.

I suoi meriti letterari non sono limitati a quanto scrisse, dato che fu un uomo aperto a tutte le idee e pratico. Qualsiasi cosa imparasse o conoscesse, veniva applicata ad ogni circostanza della vita: per esempio, la pratica delle tragedie cadde in disuso ad Atene, a cause delle esose spese che ne derivavano; per permettere alla gente un divertimento intellettuale meno costoso ma non meno utile, stabilì che dei Rapsodisti recitassero i poemi Omerici sul palco.

Secondo Strabone,[4] Demetrio ispirò la creazione del Museo, meglio conosciuto come la Biblioteca di Alessandria, che fu modellata sulla base del Liceo di Aristotele. Il Museo conteneva un Peripato (Περίπατος, corridoio coperto), un Syssition (συσσίτιον, sala da pranzo comune) e una organizzazione per categorie dei rotoli degli scritti antichi.

Ateneo riferisce che Asclepiade aveva scritto una sua biografia, che è perduta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tiziano Dorandi, Chapter 2: Chronology, in Algra et al. (1999) The Cambridge History of Hellenistic Philosophy, pages 49-50. Cambridge.
  2. ^ Cicerone, Brutus, 8; Quintiliano, X, 1, 80.
  3. ^ Cicerone, Brutus, 9 e 82; De oratore, II, 23; Orator, 27. Quintiliano, X, 1, 33.
  4. ^ Strabone, XIII, 608; XVII, 793-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie
  • F. Wehrli, Demetrios von Phaleron, in Die Schule des Aristoteles vol. 4, 2nd edn. Basel: Schwabe, 1968]: 21-44.
  • Fortenbaugh, W., Schütrumpf, E., (1999), Demetrius of Phalerum: Text Translation and Discussion. Transaction Publishers. ISBN 0-7658-0017-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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