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| Lingua egizia ({{{nomenativo}}}) † |
| Creato da |
{{{creatore}}} |
| Contesto |
{{{contesto}}} |
| Parlato in |
{{{stati}}} |
| Parlato in |
Antico Egitto |
| Periodo |
3200 a.C.-medioevo |
| Persone |
{{{persone}}} |
| Classifica |
estinta |
| Scrittura |
geroglifico
Ieratico
demotico |
| Tipo |
VSO |
| Filogenesi |
Lingue afro-asiatiche
Lingue berbere
Lingue semitiche
Egiziano |
| Suddivisioni |
{{{sub1}}} |
| Statuto ufficiale |
| Nazioni |
{{{nazione}}} |
| Regolato da |
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| Codici di classificazione |
| ISO 639-1 |
|
| ISO 639-2 |
|
| ISO 639-3 |
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| ISO 639-5 |
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| SIL |
(EN) |
| SIL |
{{{sil2}}} |
| Estratto in lingua |
Il Padre Nostro
Padre Nostro in trascrizione, vedi anche ultima sezione della voce
"Jt=n, imy m pt.w,d=tw ḏsr rn=k, jy(w) t3=k, jw ir.t=tw mrw.t=k mj m pt, m T3. D=k n=n min t=n n(y) r' nb n sšm=k n m bjn, sfḫ n m bw-ḏw. jḫ wnn=tw..."
"Padre Nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno (lett. terra), sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in Terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e non ci indurre in tentazione (lett. nel male), ma liberaci dal male. Amen (lett. così sia)"
Per un'altra preghiera in Egiziano Antico, cfr. Eterno Riposo in Egiziano Antico, da Egittologia.net.
[1]
|
Traslitterazione
{{{traslitterazione}}}
|
|
La lingua egizia (in egizio 𓂋𓈖𓆎𓅓𓏏𓊖 r n kmt, letteralmente bocca della Terra Nera ossia ciò che si parla lungo le rive del Nilo) è una lingua che appartiene al gruppo linguistico delle lingue afro-asiatiche, imparentata con il gruppo delle lingue berbere e con quello delle lingue semitiche. Le prime testimonianze scritte della lingua dell'Antico Egitto risalgono all'incirca al 3200 a.C. e la lingua sopravvisse fino al V secolo nella forma dell'egizio demotico e fino al medioevo nella forma della lingua copta; la sua lunga durata, oltre quattro millenni, la rende una delle lingue storiche più antiche conosciute agli uomini moderni.
La lingua ufficiale dell'Egitto è attualmente l'arabo, che progressivamente, nei secoli successivi alla conquista arabo-musulmana, sostituì l'egizio e la lingua copta come lingua quotidiana. Il copto viene ancora usato come lingua liturgica nella chiesa cristiana copta.
[modifica] Parentele linguistiche dell'Egiziano Antico
Le lingue afroasiatiche sono generalmente raggruppate in tre gruppi: le lingue semitiche, come l'arabo e l'ebraico, le lingue camitiche, come le lingue berbere e somale, e il terzo gruppo è proprio costituito dall'antico Egiziano: le somiglianze tra queste lingue, in particolare con quelle camitiche, sono diverse. La struttura della grammatica, ad esempio: le grammatiche dell'egiziano antico sono modellate su quelle arabe: Alan Gardiner, nel suo Egyptian Grammar, designa sempre i verbi alla terza persona singolare, com'è convenzione nelle lingue semitiche.
Alcune parole e desinenze: in amarico il femminile si forma con la desinenza .it, in egiziano con la .t; oppure, sempre dall'amarico, il pronome di 1ᵃ persona plurale è in entrambe le lingue =n. Un'altra parentela semantica è, ad esempio, il verbo sḏm (ascoltare), molto simile allo šemà ebraico. In egiziano esiste il verbo šemâ, che significa "cantare": la parentela di campo semantico è notevole.
[modifica] Sviluppo della lingua
Gli studiosi raggruppano la lingua egizia in sei grandi suddivisioni cronologiche:
La scrittura ideografica egizia risalirebbe al 3000 a.C. e i testi in essa redatti sono generalmente raggruppati nella denominazione di "egizio arcaico".
L'egizio antico fu parlato per oltre 500 anni, dal 2600 a.C. in poi. L'egizio medio fu parlato a partire circa dal 2000 a.C. per altri 700 anni, fino all'apparire dell'egizio tardo; sopravvisse ancora fino ai primi secoli dell'era cristiana come lingua scritta, in modo simile al latino durante il Medioevo. Il demotico apparve intorno al 650 a.C. e sopravvisse come lingua scritta fino al V secolo. Il copto, il cui dialetto bohairico è tuttora utilizzato dalle chiese cristiane egiziane, apparve nel IV secolo e sopravvisse come lingua scritta di uso corrente fino al XIV secolo e probabilmente fu utilizzato ancora come lingua parlata nelle campagne ancora per qualche secolo. L'arabo rimpiazzò gradualmente il copto parlato e venne utilizzato come lingua dell'amministrazione politica musulmana a partire dalle invasioni arabe del VII secolo.
L'egizio antico, medio e tardo utilizzavano la scrittura geroglifica, solitamente di utilizzo monumentale (da cui anche il nome greco: ἱερός = sacro, γλύφειν = incidere), termine che in qualche modo riprendeva la voce egizia mdw nṯr /medu-netjer/
,"parole di Dio" e quella ieratica, evolutasi parallelamente ai geroglifici, con cui ha uno stretto legame, e caratterizzata da una forte corsivizzazione e frequenti legature fra i segni, solitamente utilizzata per la scrittura quotidiana su papiro, legno o pietra. Dalla scrittura ieratica deriva anche quella utilizzata per il demotico, la cui apparenza è vagamente simile alla moderna scrittura araba, sebbene non ci sia alcuna parentela. Il copto fu scritto utilizzando l'alfabeto copto, una forma modificata dell'alfabeto greco, con alcuni simboli presi in prestito dal demotico per i suoni che non comparivano nel greco antico.
Qui sotto, la tabella dei segni monoconsonantici con la trascrizione secondo Rainer Hannig:
| Segni monoconsonantici |
| Segno |
Traslitterazione |
Pronuncia |
Note |
|
|
ȝ |
a |
chiamato aleph,
avvoltoio egiziano |
|
|
j |
i/a |
chiamato yodh
canna |
|
o
|
y |
y |
doppio yodh
un paio di canne o due barre |
|
|
̒ ' |
a |
chiamato ayin,
fricativa faringale sonora
braccio |
|
o
|
w |
w/u |
chiamato waw
pulcino di quaglia o sua abbreviazione ieratica |
|
|
b |
b |
piede |
|
|
p |
p |
stuoia di canna o sgabello |
|
|
f |
f |
vipera cornuta |
|
|
m |
m |
civetta |
|
|
n |
n |
acqua |
|
|
r |
r |
bocca |
|
|
h |
h |
tettoia di giunchi o cortile |
|
|
ḥ |
h |
h enfatica,
fricativa faringale sorda,
treccia di lino o lucignolo |
|
|
ḫ |
kh |
suono gutturale,
fricativa velare sorda,
placenta o palla di stringhe (?) |
|
|
ẖ |
kh |
suono dolce,
fricativa palatale sorda,
ventre di animale con coda |
|
o
|
s |
s |
stoffa piegata o chiavistello |
|
|
š |
sh |
stagno |
|
|
q |
k |
k enfatica,
occlusiva uvulare sorda,
pendio |
|
|
k |
k |
cesto con manico |
|
|
g |
g dura |
supporto di vaso |
|
|
t |
t |
focaccia |
|
|
ṯ |
c dolce come nell'italiano "ciao" |
pastoia |
|
|
d |
d |
mano |
|
|
ḏ |
dj come nell'italiano "gioco" |
cobra |
[modifica] Struttura della lingua
L'egizio presenta diverse caratteristiche proprie delle lingue afroasiatiche.
È formato da parole con radici prevalentemente triconsonantiche, come /nfr/ 'bello'. Sono tuttavia presenti anche termini con radici biconsonantiche, come per esempio /rʕ/ 'sole', e alcuni con un numero di consonanti ancora maggiore, ad esempio cinque come in /sxdxd/ 'essere sotto-sopra'. È importante sottolineare che le sequenze fonetiche appena descritte non sono propriamente parole, ma, come detto, radici che rappresentano aree semantiche, con cui si creano le parole vere e proprie per mezzo di varie vocalizzazioni. Le vocali e altre eventuali consonanti venivano poi aggiunte alla radice per dare origine alle parole della lingua, in modo simile a quanto tuttora avviene nell'arabo o nell'ebraico. Nella maggior parte dei casi ignoriamo quali fossero le vocali aggiunte, in quanto l'egizio, in modo analogo alle lingue afro-asiatiche moderne, non scriveva le vocali: di conseguenza, il termine "ankh" potrebbe significare "vita", "vivere" o "vivendo", a seconda della vocalizzazione. Nella moderna trascrizione, "a", "i" e "u" rappresentano delle consonanti egizie: per esempio il nome di Tutankhamon era scritto in egiziano come "twt 'nkh jmn" (l'apostrofo rappresenta, nella comune trascrizione egittologica, una fricativa faringale sonora). Gli esperti hanno attribuito a questi segni dei suoni generici, per imitarne idealmente la possibile pronuncia originale. Si tratta tuttavia di una convenzione e non della pronuncia effettivamente utilizzata, come molti credono.
Fonologicamente, l'egizio differenziava consonanti bilabiali, labiodentali, alveolari, palatali, velari, uvulari, faringali e glottali, in una distribuzione simile a quella dell'arabo.
Morfologicamente, come in altre lingue semitiche, viene usato il costrutto detto "status constructus" che combina due o più vocaboli: in questa trasformazione il primo vocabolo subisce spesso variazioni (ad esempio una -h finale diventa -t nei nomi femminili e in mlkt shba ("la regina di Saba"), mlkt è la trasformazione dal termine mlkh.
Inizialmente non erano conosciuti gli articoli, né i determinativi, né gli indeterminativi; le forme più tarde utilizzarono invece a questo scopo le parole /p3/, /t3/ e /n3/ (dove il segno "3" sta per il suono emesso con il colpo di glottide).
[modifica] Ricostruzione fonetica dell'egiziano
La lettura che danno gli egittologi all'egiziano è convenzionale: Champollion riuscì, partendo dal copto, definibile in un certo senso come "egiziano con le vocali", e dal greco ad assegnare a ciascun segno un valore fonetico.
Purtroppo però l'egiziano viene notato senza vocali, quindi noi abbiamo solo lo scheletro consonantico, come se in italiano, scrivendo c-n, dovessimo poi "riempire" gli intervalli con "cane", "cena" "Cina" a seconda dei casi. Lo stratagemma cui sono ricorsi gli egittologi è quello di intercalare tra consonante e consonante una vocale convenzionale, la "e".
Sapere però quale fosse la reale pronuncia dell'egiziano è quasi impossibile. Anche il Copto, ovviamente, ha sviluppato fenomeni fonologici propri. Tuttavia, vi sono alcuni capisaldi di pronuncia della quale possiamo dirci certi.
| La parola ḥtp, |
|
che significa pace, riposo, offerta, soddisfazione |
viene letta non hetep, ma hotep: grazie ai Greci e ad altre traslitterazioni sappiamo quale fosse il suono originale. Allo stesso modo la parola Ptḥ non viene letta Peteh, ma Ptah: grazie ai greci sappiamo quale fosse la pronuncia reale del nome della divinità.
Oppure ancora il dio Amon si scrive Jmn,
, ma sappiamo dalla trascrizione qual era la pronuncia originale: probabilmente ad inizio parola la j tendeva ad aprirsi in a. Allo stesso modo, sappiamo che, probabilmente, la parola ms
generare, nascere, si leggeva "mos", come sappiamo dai diversi nomi quali Ramose, Ahmose, Thutmose.
La traslitterazione della lingua egizia può essere aiutata anche dai nomi propri, che hanno una pronuncia spesso trasmessa dai Greci.
Tuttavia sono state spesso proposte diverse accezioni, un esempio è R'-ms-sw: il nome del sovrano egiziano Ramesse.
Le letture sono diverse, Ramesse, Ramses o Ramsete (le ultime due derivate da due delle varie forme latine del nome: Ramses è nominativo, Ramsete è la forma italianizzata dell'accusativo Ramsetem, in modo analogo ad altre parole che sono passate in italiano allo stesso modo): escludendo il quasi cacofonico Ramessu, pronuncia che segue pedissequamente la trascrizione fonetica, la migliore sarebbe Ramesse, perché più vicina alla dicitura originale.
Inoltre è accertato che la desinenza ".t" dei femminili, seppur scritta, non era pronunciata già dall'Antico Regno.[1]
Un substrato di antico egiziano lo possiamo trovare in diversi toponimi:
- L'attuale località di Asyut in egiziano era detta S3wty.
- La località di Abydos era in egiziano detta 3bḏw.
- La città di Coptos era detta in egiziano Gbtw.
- In particolare, la città di El-Ashmunein, l'antica Ermopoli, nella quale possiamo osservare il graduale passaggio dall'Egiziano, al Copto sino all'Arabo.
Il nome Egiziano era infatti ḫmnw, "Gli Otto", in relazione all' Ogdoade ermopolitana, gli otto dei che la presiedevano. Poi, in Copto, divenne ϢΜΟΥΝ, con significato analogo e poi in Arabo alla radice Shmoun furono aggiunti l'articolo El, una A protetica e la desinenza -ein che esprime la desinenza del duale; tale duale è dovuto al fatto che nei testi copti si parlava di due Shmoun, da cui la letterale traduzione. Su tale argomento, cfr. articolo pubblicato su Egittologia.net da Marcello Garbagnati.http://www.egittologia.net/public/ext/toponimo-arabo.pdf.
Infine, alcuni nomi di persona usati nella lingua italiana sono di derivazione egizia, come Isidoro, filtrato dal greco Isis-doron, dono di Iside.
Alla fonologia dell'egiziano si è interessato Alessandro Roccati, ordinario di Egittologia all'università di Torino.
[modifica] Accenni di grammatica
[modifica] Generalità di nome e aggettivo
[modifica] I generi grammaticali
I generi erano due: maschile e femminile.
| Il primo non ha terminazione precisa, il secondo prevede l'aggiunta di una .t, |
|
: |
b3k (servo)
b3k.t (serva)
Tre sono i numeri del nome: singolare, plurale, duale.
Il plurale prevede:
| la terminazione .w |
|
per il maschile; |
| la terminazione .tw |
|
per il femminile. |
Il duale, molto raro, prevede:
| la terminazione .wy |
|
oppure |
|
per il maschile; |
| la terminazione .ty |
|
oppure |
|
per il femminile. |
Il duale è molto raro, viene usato soprattutto per indicare nomi esistenti in coppia in natura o considerati spesso come coppia, quali rd.wy (le due gambe masch.) ir.ty (i due occhi, femm.) ma, soprattutto, due termini fondamentali: T3.wy, le Due Terre, Alto e Basso Egitto, e Nb.ty, le Due Signore, le dee Nekhbet e Uadjet, protettrici dell'Alto Egitto e del Basso Egitto e il cui nome designa anche una parte della Titolatura reale dell'antico Egitto.
I due geroglifici che indicano le Due Terre e le Due Signore.
[modifica] Notazione grafica di genere e numero
Per notare il genere, gli egizi utilizzavano diversi espedienti grafici: limitandosi alla determinazione delle persone, venivano generalmente indicati con l'apposizione dei determinativi classificati come A1 per il maschile e B1 per il femminile nella lista Alan Gardiner:
Per indicare i plurali o i duali, gli egizi svilupparono nei tremila anni di storia della loro lingua diversi sistemi. Il più antico, usato nell'Antico Regno, consisteva nell'indicare il termine una volta per il singolare, due volte per il plurale, tre volte per il plurale.
ir.t, l'occhio/un occhio
ir.ty, i due occhi
ir.tw gli occhi Caso estremo:
Questa successione designa la psḏ.t, l'Enneade creatrice, notazione usata anche nel Medio e Nuovo Regno.
L'altro sistema, più utilizzato dal Medio Regno in poi, è quello dell'aggiunta dei geroglifici che designano le desinenze del plurale, del singolare e del duale e, per il plurale, l'aggiunta di tre tratti:
Questa notazione è molto usata, seppur qualche volta non per designare il plurale vero e proprio, ma la "moltitudine"
| Rmṯ, l'umanità, si scrive: |
|
Esistono poi i nomi detti "di relazione",detti anche con termine tratto dalle grammatiche arabe "nisba", nei quali l'aggiunta di una .y indica la derivazione semantica: sḫt significa campagna, sḫty contadino, campagnolo.
L'aggettivo con funzione attributiva è generalmente posposto al nome e concorda con questo in genere e numero.
L'aggettivo con funzione predicativa si esprime con iw-soggetto-m-aggettivo/nome, cfr. con I work as policeman in inglese.
Non esiste declinazione, esattamente come in italiano.
[modifica] Generalità del periodo
L'egiziano distingue due tipi principali di proposizioni: la proposizione a predicato avverbiale (PPA) e a predicato nominale (PPN). La prima, a sua volta, distingue tra PPA con e senza lessema verbale.
[modifica] Proposizioni a predicato avverbiale
[modifica] PPA senza lessema verbale
Si tratta di una frase nominale, introdotta dalla particella iw per il presente, wn
per il passato e wnn
per il futuro tradotte come verbo essere; si tenga conto che in egiziano non esistono veramente due ausiliari: essere può venir reso con jw, per esprimere il possesso si usano perifrasi simili al dativo di possesso in latino: jw b3k n(y) nb
significa "il servo è al padrone" o, meglio "il padrone ha un servo". La frase esclamativa non prevede la particella jw ma la particella mk
(guarda!).
- Negazione della PPA senza lessema verbale
La negazione richiede nn
(sostituito a iw) per il presente e n
(seguito da wnn) per il futuro (la negazione al passato non è attestata).
[modifica] PPA con lessema verbale
La PPA con lessema verbale, invece utilizza un verbo oltre ad jw, ad esempio: jw r' wbn m pt:
il sole sorge in cielo
[modifica] Schema riassuntivo PPA
| Ausiliare di enunciazione |
parti del discorso fondamentali |
Parti del discorso fondamentali |
Parti accessorie del discorso |
Categoria di PPA |
|
soggetto |
|
avverbi e altre parti del discorso |
PPA senza lessema verbale |
| jw (presente)
, wnn (futuro)
wn (passato)
|
|
|
|
|
|
verbo |
pronome suffisso |
complementi, avverbi, aggettivi e altre parti del discorso |
PPA con lessema verbale e soggetto pronominale |
|
soggetto |
verbo |
complementi, avverbi, aggettivi e altre parti del discorso |
PPA con lessema verbale e soggetto non pronominale |
Per esprimere una PPA negativa, basta sostituire ad jw n e far precedere a wnn nn. Nom è attestato il passato.
[modifica] Proposizioni a predicato nominale
La PPN, invece, esprime una relazione costante, che non richiede quindi jw, che significa "essere", ma anche "qui e ora". Ad esempio:
mk, b3k pw,
cioè: "guarda, tu sei un servo". In questo caso pw è il soggetto, si tratta di un pronome indefinito: la traduzione letterale, infatti, sarebbe: "guarda (ciò), sei tu servo.
Un curioso tipo di PPN è nfr pw
, che significa "ciò è buono" ma che, posto alla fine di un testo, significa "fine".
- Negazione della PPN
Si nega con nn...js:
nn b3k js pw, tu non sei un servo
[modifica] Generalità del verbo
Interessante è la struttura del verbo egiziano: in esso, a differenza dell'italiano, conta molto di più l'aspetto dell'azione, cioè come viene compiuta (in modo "iterativo" o "singolativo") e se è compiuta o incompiuta, piuttosto che il tempo o il modo inteso come indicativo, congiuntivo, condizionale... Per incompiuto si intende un'azione non finita, jw b3k ḥr wnm, cioè il servo sta mangiando per compiuto un'azione compiuta e finita jw b3k wnm(w), "il servo ha mangiato".
Non esistono, come nelle lingue indoeuropee, desinenze del verbo: eccetto alcune forme come il prospettivo antico, i participi, l'infinito e alcuni derivati del compiuto il verbo è sempre nominale e collegato al pronome o al soggetto.
Rispetto all'Italiano, nel quale il verbo si differenzia in modo e tempo, l'egiziano fa tre distinzioni: aspetto, modo e tempo.
Aspetti dell'egiziano antico sono: Incompiuto, Compiuto, Participio, Aoristo, Infinito, Imperativo e Prospettivo.
| Incompiuto |
Compiuto |
Participio |
Aoristo |
Infinito |
Imperativo |
Prospettivo |
| Progressivo e Progressivo interno |
Presente |
Presente(imperfettivo) |
Atemporale |
Atemporale |
Atemporale |
Atemporale |
| Allativo |
Passato |
Passato (perfettivo) |
|
|
|
|
|
Futuro |
Futuro (progressivo) |
|
|
|
|
Solo l'incompiuto possiede qualcosa di analogo ai modi: il progressivo, il progressivo interno e l'allativo.
Gli altri aspetti distinguono immediatamente in tempi: presente, passato e futuro più, tranne che per aoristo e infinito che sono atemporali.
L'infinito dei verbi egiziani viene costruito in tre modi diversi, uno per i verbi forti, uno per i verbi deboli, uno per i verbi geminati.
- Verbi forti
verbi terminanti con tutte le lettere, eccetto j e w, non ripetute.
wnm=j (mangio)>wnm (mangiare)
sḏm=j (ascolto)>sḏm (ascoltare)
- Verbi deboli
verbi terminanti per j o w.
L'infinito è una forma femminile sostantivata del verbo.
rd(j)=j (la j è tra parentesi perché quasi sempre veniva omessa nello scritto)>rd(j).t
pr(j)=j (esco)>pr(j).t (uscire)
- Verbi geminati
verbi terminanti con due lettere uguali.
L'infinito è uguale alla radice del verbo, eventualmente con la caduta dell'ultima lettera.
M33=j (io vedo)> M3(3) (vedere)
jjj=j (io vado)>jj(j) (andare)
- Progressivo
L'azione è in progresso, si sta compiendo.
jw b3k ḥr (m) wnm,
il servo sta mangiando.
Si costruisce con jw+soggetto+ ḥr (preposizione che significa "su") +verbo all'infinito (verbo espresso al femminile)
La preposizione m indica il progressivo interno, che dà una maggiore connotazione di partecipazione del soggetto.
- Allativo
Simile al "be going to" inglese, è un'azione che sta per accadere, il suo nome deriva dal verbo francese "aller", andare:
jw b3k r wnm,
il servo sta per mangiare.
Stessa costruzione del progressivo, ma anziché su, si usa la preposizione r,verso.
Da non confondersi col greco, nel quale è generalmente tradotto come passato, è da considerarsi un presente.
jw b3k wnm=f (nb r')
il servo mangia (tutti i giorni).
In questo caso si richiede la ripetizione del soggetto, significa letteralmente: "il servo lui mangia tutti i giorni".
Si nega non col semplice n o nn, ma con la struttura n wnm-n=f, con l'aggiunta della particella (j)n.
[modifica] Il prospettivo
Può essere considerato come un congiuntivo o come un imperativo, si forma con
wnm(w)=f, che egli mangi.
In cui la w tra parentesi è usata solo nella struttura del progressivo detta "antica" Si nega, non con n o nn, ma con "tm"
Indica un ordine, consiste in sostanzialmente in una forma analoga al prospettivo, priva di pronome se si vuole dare un ordine reciso, wnm! (mangia!), più cortese con forme perifrastiche o con il pronome d=j wnm=k (stabilisco che tu mangi)
Si nega con jm:
Non è da considerarsi un passato, esistono infatti un compiuto presente, passato e futuro.
Per paragonarlo all'italiano, il presente, il futuro semplice e l'imperfetto sono incompiuti: mangio, mangerò,mangiavo. Il passato prossimo è il compiuto presente: io ho mangiato; il trapassato prossimo è il compiuto passato: io avevo mangiato; il futuro anteriore è il compiuto futuro: io avrò mangiato.
Il compiuto, facendo una traduzione letterale, è in realtà un passivo, e, a seconda che venga espresso o meno il complemento d'agente, si parla di compiuto con agente o senza agente.
- Il compiuto senza agente
Non viene espresso l'agente dell'azione.
Jw d3b.w wnm=kw
io ho mangiato dei fichi.
Al verbo si uniscono le terminazioni del perfetto:
| 1^ persona |
=kw |
|
| 2^ persona |
=tj |
|
| 3^ persona |
=w masch., =tj femm. |
|
| 1^ persona |
=nw |
|
| 2^ persona |
=tywny |
|
| 3^ persona |
=w |
|
Da notarsi che la =w della 3^ singolare, quasi sempre, cade.
- Il compiuto con agente
Prevede l'inserimento di un agente, seppur questo non comporti, nella traduzione, cambiamenti di sorta.
la struttura è jw verbo-n-agente- oggetto
-N è contrazione di jn, preposizione che significa "da" La terminazione del perfetto cade.
jw wnm-n=j d3b.w ho mangiato dei fichi, letteralmente, "dei fichi sono stati mangiati da me".
Sostituendo a jw wn e wnn si ottengono il compiuto passato e futuro.
Il compiuto si nega normalmente con n.
Per esprimere "non mai" e "non mai ancora" si usano due ausiliari, spj
e p3
.
N spj wnm=k d3b.w mj pn: non avesti mai mangiato fichi come questi.
N p3=f ḫpr mjt.t ḫt, non è mai ancora successa una cosa simile.
- Compiuto dei verbi intransitivi
Essendo il compiuto, in realtà, una forma passiva, teoricamente solo i verbi transitivi possono averne uno vero e proprio. Il compiuto degli intransitivi esprime l'essere, l'essere diventato.
jw b3k nfr=w, il servo è diventato buono.
Da notarsi come gli aggettivi, come nfr, non siano altro che verbi in funzione predicativa e, in questo caso, riprendono la loro funzione reale.
Con wn=w si esprime "esserci, esistere" jw wn=w b3k, il servo c'è.
In egiziano esistono forme nominali/perifrastiche del verbo, i participi. La loro traduzione è la medesima dell'italiano: o giustapposti come l'aggettivo o definiti con forme quali "colui che", "colei che" ecc.
I participi sono raggruppati in tre forme: imperfettiva, perfettiva e progressiva. Inoltre, essendo forme nominali, prendono la desinenza di genere e numero:
wnm(w) colui che mangia wnm(w).t colei che mangia wnm(w).w coloro che mangiano wnm(w).tw coloro le quali mangiano
Rari i duali.
Infine, i participi possono essere attivi o passivi, con o senza agente.
Il prospetto generale delle desinenze:
| Tempo |
Desinenze attivo |
Desinenze passivo senza agente |
Desinenze passivo con agente |
| Imperfettivo (presente) |
(w)
tende a cadere |
w
|
desinenza del pronome di 3^ persona, =f o =s
|
| Perfettivo (passato) |
(w) tende a cadere
|
(w) tende a cadere
|
-n=f o -n=s
|
| Prospettivo (futuro) |
t(y)=f(y) si aggiunge t(y) alla radice del verbo e lo si fa seguire da un allotropo del pronome di terza persona sing. masch. e femm.
|
y (maschile)
e tj (femminile)
da aggiungere alla radice del verbo |
=f, =s
|
[modifica] Diatesi attiva e passiva
Come si è visto, non c'è piena corrispondenza tra attivo e passivo italiano e attivo e passivo egiziano . Per quanto possibile fare paragoni, il passivo dei verbi può essere espresso con il pronome tw+jn+pronome suffisso. Tw è un pronome con valore impersonale.
wnm=tw jn=j
È mangiato da me
[modifica] Generalità degli aggettivi dimostrativi
Gli aggettivi dimostrativi sono quattro serie di aggettivi con radice uguale e desinenza diversa. Sono sempre posposti al nome cui sono legati, eccetto p3, t3, n3, che nel Tardo Egiziano assunsero anche valore di articolo determinativo.
Prospetto radici e desinenze degli articoli
| Singolare |
Plurale |
| Maschile |
desinenze |
Femminile |
desinenze |
Maschile - femminile) |
desinenze |
| P |
n, 3, w, f |
T |
n, 3, w, f |
N |
n, 3, w, f |
| Pn
|
Tn
|
Nn
|
| P3
|
T3
|
N3
|
| Pw
|
Tw
|
Nw
|
| Pf
|
Tf
|
Nf
|
Da notarsi che il dimostrativo può, a differenza dell'italiano, accompagnare anche un nome proprio:
R'-ms-sw pn, questo Ramesse.
[modifica] Generalità sui pronomi
Interessante aspetto di questa lingua sono i pronomi, distinti in tre gruppi: suffissi, dipendenti, indipendenti.
| Pronome egiziano |
traduzione |
geroglifico |
| =j |
io |
e altre forme, a seconda di chi parla, dio,vivente, re, persona comune, defunto |
| =k per il maschile, =ṯ per il femminile |
tu |
|
| =f (masch.) =s (femminile e neutro) |
egli, ella, esso |
|
| =n |
noi |
|
| =ṯn |
voi |
|
| =sn |
essi, esse, essi/ciò |
|
| =tw |
impersonale |
|
Il segno = prima del pronome indica che bisogna attaccare il pronome al nome che lo precede: b3=j, il mio ba. Esiste poi un pronome indefinito, =tw,
usato soprattutto col prospettivo e con valore impersonale.
Nn wnm(w)=tw non si mangerà.
Essi fungono da soggetto, aggettivo possessivo, complemento di termine e di specificazione preceduti dalla preposizione n.
Non esistono forme di cortesia, si dava del tu anche al faraone, l'unica perifrasi di subordinazione verso i superiori era b3k-jm, "quel servo lì", traotto come "quest'umile servo"
[modifica] Pronomi dipendenti
| pronome |
traduzione |
geroglifico |
| wj |
io |
|
| ṯw masch. ṯn femm. |
tu |
|
| sw masch. s.t femm. |
egli, ella |
|
| n |
noi |
|
| ṯn |
voi |
|
| sn |
essi, esse, essi/ciò |
|
Essi fungono da soggetto nelle frasi esclamative o come complemento oggetto.
[modifica] Pronomi indipendenti
| pronome |
traduzione |
geroglifico |
| ink |
io |
|
| ntk masch. ntṯ femm. |
tu masch. e femm. |
|
| ntf masch. nts femm. |
egli, ella, esso |
|
| jnn |
noi |
|
| ntṯn |
voi |
|
| ntsn |
essi, esse, essi/ciò |
|
Hanno un uso limitato: come predicato della PPN e comunque il più usato è jnk.
[modifica] Pronomi relativi
I pronomi relativi, che fungono anche da congiunzione in subordinate relative, sono usati in alternanza coi participi.
Sono sia affermativi (che è), che negativi (che non è)
| Singolare |
Plurale |
| Maschile |
Femminile |
Maschile |
Femminile |
| nty
|
nt(y).t
|
nty.w
|
nt(y.w)t
|
La radice è jwty cui si aggiungono le desinenze dell'affermativo:
[modifica] L'attribuzione
Un interessante costruzione dell'egiziano, simile al dativo di possesso greco o latino, utilizza la particella n(y)+la cosa posseduta.
N(y) è variabile in genere e numero.
| Singolare |
Plurale |
| Maschile |
Femminile |
Maschile |
Femminile |
| n(y)
|
n(y).t
|
nw
|
n(y).wt
|
Preposizioni principali corrispondenti alle preposizioni proprie italiane
| di, a |
n
|
| da |
jn
|
| in |
m
|
| con |
ḥn'
|
| su |
tp
|
| per, contro, verso |
r
|
| tra, fra |
mm
|
Altre preposizioni improprie e locuzioni prepositive:
| sopra |
ḥr
|
|
| Sotto |
ẖr
|
|
| Fino a |
ḏr
|
usato soprattutto nella locuzione ḏr=f, fino ai limiti, tutto quanto |
| Come |
mj
|
|
| Al lato |
r-gs
|
|
| Davanti |
ḫnt o ḥ3ty
|
|
| Dentro |
m-ẖnw
|
|
| Dopo |
m-ḫt,
|
usato anche nelle proposizioni temporali (vedi sezione) |
| Vicino |
ḫr
|
|
L'egiziano è abbastanza povero di congiunzioni:
- La congiunzione "e" non esiste, si giustappongono i termini o le proposizioni
- La congiunzione "o" può essere espressa con pw, oppure con la giustapposizione
- La congiunzione "se" è jr:
- La congiunzione "allora" è 'ḥ'-n
- La congiunzione "poiché" può avere diverse sfumature di significato, molto comune è n-nt(y).t, scritta con il pronome relativo.
- La congiunzione "affinché" è n-mrw.t, "affinché non" n- msḏw.t
[modifica] Analisi del periodo
In egiziano le coordinate si esprimo con la giustapposizione di più frasi assieme, con l'ellissi di jw o degli analoghi. Le subordinate si esprimono con le congiunzioni citate sopra, il soggetto non è più il pronome suffisso e ma quello dipendente.
Come in italiano esistono proposizioni oggettive, finali, causali, relative e il periodo ipotetico.
[modifica] La proposizione completiva
Si tratta sostanzialmente di una proposizione subordinata oggettiva. Qualsiasi tipo di proposizione PPA o PPN può essere in posizione completiva. Sono generalmente introdotte da verbi detti "operatori", come rdj (porre, fare che, permettere) jr (fare,fare che), ḏd (dire).
L'egiziano fa largo uso di formule fisse, frasi fatte, poste all'inizio di testi, alla fine, nei cerimoniali.
Tra le tante:
D(w) 'nḫ
dotato di vita, uno degli epiteti del re,
(dw) 'nḫ, wḏ3, snb
(dotato di) vita, forza e salute! Talmente usato da essere abbreviato dagli egizi con '.w.s, le iniziali dei tre nomi, rappresentati dal segno 'nḫ, dal segno wḏ3 e dal segno s. In italiano si abbrevia, nella traduzione, con v.f.s!, vita, forza, salute!
ḥtp d(j) n(y)-sw.t
"un'offerta che il re fa" è la lettura tradizionale degli egittologi. Scritto spesso n(y)-sw.t d(j) ḥtp, in quanto nomi come re (n(y)-swt) dio (nṯr), o i nomi delle divinità venivano anteposti per rispetto. In realtà, è una formula di invocazione delle tombe e significa faccia il re che si plachino.
ḏd mdw
"parole dette" ("dire le parole"): inizio dei cerimoniali
m3'-ḫrw
anche nelle forme:
"giusto di voce" o "giustificato": è l'epiteto del defunto che ha superato l'esame di Osiride e, pertanto, ha avuto "la voce giusta" ed ora può risiedere nei campi divini.
[modifica] Traduzione di un breve brano con analisi delle strutture grammaticali
Prendiamo in considerazione due testi tratti dalla Cappella Bianca di Sesostri I a Karnak come riportati dal Corso di Egiziano Geroglifico Mathieu-Grandet.
N(y)-sw.t bjty Ḫpr-k3-R' ir-n=f m mnw n jt=f Jmn-R', s'ḥ' n=f s.t=f n(y).t ḫ'.t m m3w.t
Il re dell'Alto e Basso Egitto Kheperkarâ ha fatto come monumento per suo padre Amon-Ra (l'atto di erigere) per lui il suo luogo di apparizione come divinità
- N(y)-sw.t bjty significa "re"; grammaticalmente è un nome con n(y) quindi un costrutto per indicare l'appartenenza: "re",infatti, in egiziano era espresso come "colui che appartiene al giunco e all'ape". Sempre col nome di relazione n(y) declinato al femminile si esprime n(y).t ḫt, "l'apparizione che a lui appartiene, la sua apparizione".
- jr-n=f è un compiuto con agente: verbo-n-pronome di 3^persona
- s'ḥ' è un verbo causativo: i verbi fattivi sono una classe particolare di verbi costituiti dall'affisso s+verbo: servono per rafforzare il significato del verbo ed indicare che l'azione la si compie con partecipazione al fatto: 'ḥ' significa "alzarsi, sorgere"; con l'aggiunta di s si esprime l'azione di sollevare, di erigere.
(Cappella Sesostri I pl.10, A2)
ḏd mdw jn Imn-R' ḫnt(y) Jp.t-Sw.t "ink, it=k S-n(y)-wsr.t d-n=(j) n=k Gb jw'.t=f"
Parole dette da Amon-Ra, che presiede Ipet-Sut (Karnak), " Io, tuo padre, o Sesostri, ti ho dato l'eredità di Geb"
- Ḏd mdw è la formula fissa "parole dette".
- Jn Imn-R' è nuovamente un compiuto con agente.
- ḫnt(y) è un nome di relazione, o "nisbe", -questo termine è un prestito della grammatica araba,
nella quale esistono questi nomi- la radice ḫnt è quella della preposizione omonima che significa essere davanti, precedere e, in questo caso, presiedere.
- jnk, jt=k è una PPN: "io, (ciò) tuo padre" con soggetto pronome indipendente.
- D-n=(j) n=k è un'altra formula fissa, con la quale la divinità ricorda al sovrano qual è l'origine del suo potere: il pronome =j è eliso perché generalmente all'iscrizione era accompagnata un immagine del dio: il soggetto diventava quindi l'immagine. Stesso fenomeno si verifica con l'ellissi di jw: basta l'immagine a contestualizzare "qui e ora" ciò di cui si parla.
(Cappella Sesostri I, pl 36, sc.20)
Da "L'Oasita eloquente", scritto sapienziale del Medio Regno, un ottimo esempio di Proposizione a Predicato Nominale:
S pw, wn Ḫw-n-Inpw rn=f
(Oasita Eloquente, r°1, da Chioffi,Rigamonti, Antologia della Letteratura Egiziana del Medio Regno, Vol. I, Ananke Edizioni, Torino, 2007)
C'era un uomo, il cui nome era Khueninpu.
- S pw è la PPN, letteralmente sarebbe "Ciò era questo, un uomo"
- Wn Khu-n-Inpw rn=f, lett. "Essendo Khueninpu il suo nome"; Khu-n-Inpw è un participio passivo con agente, significa quello che Anubi ha protetto.
Nel testo geroglifico Anubi (Inpu), è collocato per primo con anteposizione onorifica.
- Belloni Paolo, L'Eterno Riposo in Egiziano Antico [2]
- Chioffi Mario, Rigamonti Giuliana, Antologia della letteratura egizia del Medio Regno, Volume I, Ananke edizioni, Torino, 2007
- Grandet Pierre, Mathieu Bernard, Corso di egiziano geroglifico, Ananke (2007), Torino, ISBN 978-88-7325-148-4.
- Articolo di Alessandro Roccati, fonologia dell'Antico Egiziano [3]
- Christian Jacq, Il segreto dei geroglifici, Piemme (1997) ISBN 88-384-2377-6
- Garbagnati Marcello, Articolo sull'origine del toponimo El-Ashmunein pubblicati su Egittologia.net
- Alan Gardiner, Egyptian grammar: being an introduction to the study of hieroglyphs, Oxford Griffith Institute, Ashmolean Museum (1927-1950-1957)
- Per la lista dei geroglifici monolitteri ed il sistema di trascrizione, cfr. pagina di Wikipedia Traslitterazione della lingua egizia
- ^ Alan Gardiner, Prefazione in Civiltà egizia, Einaudi.
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