Testi dei sarcofagi

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I testi dei sarcofagi sono formule funerarie, riportanti rituali magico-religiosi, scritte principalmente su sarcofagi prodotti tra il Primo periodo intermedio e la fine del Medio Regno. Erano destinate a garantire al defunto la rinascita e il favore degli dei.

Derivati dai più arcaici Testi delle piramidi, sepolture riservate solamente al sovrano ed ai membri della sua famiglia, si differenziano da quest'ultimi perché sono scritti su sarcofagi lignei ed esprimono, dell'essere umano, desideri e timori. Sono considerati testi transitori per la successiva evoluzione nel Libro dei morti.

Egypte louvre 324 sarcophage.jpg

Dopo il travagliato Primo periodo intermedio, la comparsa di questi Testi annunciò il risveglio, della civiltà egizia, da un lungo periodo di oscurantismo spirituale e di anarchia dovuto alle lotte sociali e politiche che iniziate alla fine dell'Antico Regno ebbero notevole influsso sulla religione e sui riti.

Al sovrano, dal potere sempre più debole, si contrapposero i governatori sempre più ricchi e potenti; questo dualismo portò al crollo economico dell'Egitto e alla democratizzazione dei rituali funebri. Quest'ultimo sviluppo sembrò più legato alla speculazione religiosa che ad autentico rinnovamento perché consentì ai nobili ed ai semplici cittadini di aspirare alla rinascita, ma solo se potevano permettersi le sontuose e onerose spese funerarie.

Nacquero nel Medio Regno nuovi principi religiosi come l'uguaglianza degli uomini davanti alla divinità, l'eguale possibilità per tutti di rinascere e la colpa.

Per aiutare il defunto a superare gli ostacoli del cammino verso l'Aldilà (Duat) furono trascritti sui sarcofagi, come in un manuale, i regali e dogmatici Testi delle piramidi. Questi furono copiati anche sui papiri che venivano deposti insieme alla salma affinché le formule magiche fossero ancor più vicine al defunto e quindi più potenti.

Il sarcofago, che nei testi egizi si chiamava neb ankh ossia possessore di vita, era ovviamente elemento indispensabile nel rituale funebre poiché doveva proteggere le spoglie mortali per l'eternità. Il coperchio rappresentava il cielo, il fondo era la terra e i lati indicavano i quattro punti cardinali.
Il defunto giaceva con la testa a nord, il volto rivolto verso oriente ove il sole nasceva rigenerato e in corrispondenza degli occhi erano disegnati, sul sarcofago, due udjat che gli consentivano di guardare all'esterno, per non perdere il contatto con il mondo reale. Esso era, come madre della rinascita, identificato nella dea Nut, così come recita la formula 44, dei Testi dei sarcofagi, declamata dal sacerdote celebrante il rito funebre:

Io ti ho racchiuso tra le braccia di tua madre Nut

Moltissimi sarcofagi sono andati perduti per deperimento del legno, perché rubati o bruciati dai profanatori di tombe.

I più noti sono:

  • Sarcofago di Cnumhotep in legno del Medio Regno. Le formule invocavano offerte funerarie al defunto, richieste di protezioni divine e appaiono per la prima volta gli udjat.
    Vi era dipinta una Falsa porta all'esterno del sarcofago che permetteva al ba del defunto di uscire e l'insieme dei geroglifici riproduce l'abitazione che servirà al defunto nell'Aldilà mentre tutte le formule mirano ad assicurare una vita piacevole nel Duat
  • Sarcofago di Mereru che è forse quello meglio decorato perché gli splendidi geroglifici azzurri sono disegnati con cura e molto simili, nello stile, a quelli dei Testi delle piramidi.
  • Sarcofago di Iger risalente alla XII dinastia. È interamente decorato e scritto in ieratico con il colore nero, per imitare il papiro, ma in caso di formule particolarmente significative veniva usato il colore rosso.
    Elenca, nel testo, una gran quantità di beni accessori necessari al defunto per poter vivere nell'Aldilà e raffigura un gran numero di portatori con scorte di acqua e cibo.
    Risulta quindi evidente che i dipinti e i testi riguardino quasi esclusivamente il defunto, a differenza dei dogmatici Testi delle piramidi che trattavano principalmente di divinità.
  • Sarcofagi di El Bersha località famosa per la loro produzione, avevano rappresentata la mappa degli inferi con i suoi pericoli e i testi consigliavano il modo per superarli.
  • Sarcofago di Senbi (trattasi in realtà di tre sarcofagi appartenenti a tre individui diversi, chiamati Senbi e seppelliti nella medesima tomba). Presenta una ricca decorazione a facciata di palazzo, gli udjat, la porta di accesso e la seguente citazione:
Oudjat.svg
Le offerte necessarie:
migliaia di buoi e di uccelli e ogni cosa buona e pura
per il ka del venerato,
il governatore Senbi, giustificato.[1]
  • Sarcofago di Khuy che reca sul lato destro, accanto agli udjat, la sua immagine con il suo cane, evidentemente così tanto amato da ritenerlo indispensabile nella futura rinascita.

Inoltre reca scritta la formula dell'offerta hotep di nesu ossia un'offerta che il re concede. Questa veniva usata spesso perché solo il sovrano poteva fare offerte alle divinità. Così egli chiedeva ad Osiride di garantire per l'eternità al Ka del defunto i beni necessari per la sua seconda vita.
Un comune esempio di formula può essere questo (tratto dalla stele conservata al British Museum di Londra BM EA 558

M23 t
R4
X8 Q1 D4
nb
R11 D46
O49 Z1
w nTr O29
nb
U23 b N26
O49

ḥtp-di-nsw 3sir nb ḏdw nṯr ˁ3 nb 3bḏw
Un'offerta che il re da a Osiride, il signore Djedu, il grande dio, il signore di Abydos

D37
f
O3 F1
H1
V6
S27

di=f prt-ḫrw t ḥnḳt k3 3pd šs mnḫt
affinché egli (il defunto) possa fare un'offerta di pane, birra, bovini, uccelli, (vasi) di alabastro, abiti

Aa1 t
nb
nfr D60 S34 t nTr i m

ḫt nb(t) nfr(t) wˁb(t) ˁnḫt nṯr im
e di ogni cosa buona e pura di cui vive un dio

n
D28 Z1
n
i F39
Aa1
k i i

n ḳ3 n im3ḫ(w) ḳy
per il ka del venerato Key

Nell'insieme sono più di mille formule che costituiscono una vera e propria guida per raggiungere l'Amenti, attraverso il quale "colui che appartiene a Osiride", cioè il defunto, accedeva alle stelle con "quelli che non muoiono" ove l'anima rinasceva in uno stato divino nei Campi di Iaru (formula 464).

Si invocano le divinità protettrici dei morti tra le quali Osiride, Iside, Nefti, Anubi, Neith, Geb, Apopi e la sopracitata Nut. Anche i figli di Horo, protettori dei vasi canopi, erano invocati affinché al defunto non mancasse nulla dei beni necessari alla nuova vita.

Coffin of Gua.jpg

Nell'elenco delle offerte, vi era anche il gioco del senet che rappresentava il legame tra la morte, come defunto che gioca, e la vita, come avversario vivente. (formula 405)

Altri argomenti dei Testi, oltre le formule rituali, sono:

  • l'ascesa al cielo del Ba sotto forma di uccello (formula 268-295)
  • il pericolo di rinascere, invece che tra le stelle, in oggetti o animali (formula 290)
  • Apopi e la sua guerra contro il sole (bene)
  • il giudizio del ba o psicostasia
  • cosmogonia
  • campi di Iaru o di Hetep, paradiso dell'abbondanza (formula 464)
  • la storia di Osiride punto da una pulce
  • la storia di Horo e del maiale
  • il Libro delle due vie (varie formule da 1100 a 1110)

Nei testi più usati il defunto si rivolgeva ai visitatori vantando i suoi meriti, augurandosi di rimanere vivo nella loro memoria e in caso di visitatori non graditi, come i profanatori, vi era un elenco di maledizioni.

Altre formule parlano delle confessione negativa ossia l'elenco delle colpe non commesse dal defunto e che si svilupperà, poi, nei sacri papiri del Nuovo Regno.

Riti e magie, pur contando sempre molto, lasciarono quindi spazio alle virtù del defunto e forse gli Egizi cominciarono a capire che, nel dubbio sulla riuscita dei rituali magici, forse era meglio avere dalla propria parte, al momento del trapasso, anche i meriti di una vita ben spesa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ il termine giustificato significa colui che in vita è stato retto, la traduzione letterale è giusto di voce ossia colui che non ha mentito

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Collier - B. Manley, Come leggere i geroglifici egizi, Ed. Giunti 2003.
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