Storia dei due fratelli

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Statua di Seti II conservata al museo del Louvre

Storia dei due fratelli è una favola appartenente alla letteratura egizia antica. È una favola a sfondo magico, nel pieno rispetto della tradizione di quel tempo, scritta grazie al contributo di tanti motivi risalenti alle tradizioni orali di vari paesi. Quindi si tratta di un'importante testimonianza della storia orale, e quindi antica, della fiaba, visto che il testo tisale al Nuovo Regno. Il proprietario del papiro, scritto dal celeberrimo Inena, è stato il faraone Seti II.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Viene considerata la favola più antica, tra tutte quelle note, dato che risale al XIII secolo a.C.[1]
Un fatto di cronaca particolare fu quello dell'acquisto, nel 1852, di un papiro da parte di una facoltosa signora inglese, presso un mercato dell'antiquariato italiano.
Il papiro, successivamente denominato Orbiney, una volta mostrato ad un famoso egittologo dell'epoca, rivelò i suoi veri connotati: si trattava della favola intitolata Storia dei due fratelli scritta in caratteri ieratici, quindi antichi, visto che il testo più vecchio, tra tutti quelli fino ad oggi riscoperti risale al 1600 a.C., e utilizzati dagli scribi, perciò scritti molto correttamente. Il papiro è oggi conservato al British Museum.[1]

Secondo alcuni storici potrebbe rappresentare anche una satira politica basata parzialmente sulle reali difficoltà incontrate da Seti II con il suo fratellastro, l'usurpatore Amenmose[2], anche se i fatti storici non sono così certi da rendere sicura questa ipotesi. Secondo altri esperti il testo presenterebbe qualche somiglianza con la storia biblica di Giuseppe, figlio di Rachele e di Giacobbe durante la sua permanenza in Egitto nello stato di schiavitù, al servizio di un ufficiale del faraone. Un giorno Giuseppe rifiuta il corteggiamento della moglie dell'ufficiale; accusato quindi ingiustamente dalla donna Giuseppe viene rinchiuso in prigione.[3]
Altri elementi della fiaba sembrerebbero derivati dal mito della morte e resurrezione di Osiride.[4]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione di Anubis

Secondo una prima interpretazione i protagonisti della fiaba sono le divinità Anubi e Bata che spesso sono state rappresentate assieme nel loro periodo storico, mentre in base ad un'altra interpretazione della fiaba, il faraone della storia non è identificabile con nessun personaggio noto, quindi è privo di un nome e di un volto distinguibili e gli eventi non sono storici, ma ambientati in un mondo lontano, senza tempo.

La storia narra le vicende di un giovane servo, chiamato Bata, che lavora al servizio del fratello Anubi. L'intreccio si colora di rosa quando la moglie di Anubi tenta, peraltro infruttuosamente, di sedurre Bata. A questo punto la moglie, resa indignata e offesa dalla reazione di Bata, accusa quest'ultimo davanti al marito. Bata, vistosi adesso in una situazione di difficoltà e di pericolo, sceglie la via della fuga, visto che suo fratello resta in agguato per ucciderlo, e sarà proprio una vacca della mandria accudita abitualmente da Bata, ad avvisarlo delle intenzioni fratricide.
Ma prima di allontanarsi, Bata ha l'occasione di comunicare con il fratello tutto il suo disappunto per i comportamenti maliziosi e ingannevoli di sua moglie; per manifestare il suo sdegno si evira amputandosi il membro che viene inghiottito da un pesce (atto simile al mito di Osiride), e formula al fratello Anubi una lunga serie di profezie su fatti che li riguarderanno da vicino. La liricità della fiaba raggiunge in queste righe alcuni dei suoi migliori momenti, come il preannuncio di una possibile resurrezione nel momento in cui il fratello riuscisse a rintracciare il cuore di Bata sulla cima del fiore del cedro e inserirlo poi in un vaso di acqua fresca.
Da questo momento i due fratelli si separano, Bata si reca nella Valle del Cedro mentre Anubi raggiunge la sua abitazione e uccide la moglie.

Da questo atto in poi, la fiaba si impregna di magia, manifestata attraverso prodigi e metamorfosi che daranno la possibilità a Bata di salire addirittura al trono.

G29 Z1 X1
X2
N18
Z2
G7
Bata
in geroglifico

Innanzitutto Bata incontra nove divinità, che gli forgiano una splendida donna per tenergli compagnia. Ma è talmente bella che viene rapita dal mare, che le afferra la lunga treccia per poi abbandonarla proprio nel luogo dove i lavandai del Faraone lavorano. Quest'ultimo, estasiato dalla bellezza e dal profumo della treccia indice una caccia alla sua proprietaria ed alla fine riesce a portare la donna in Egitto dove viene nominata Grande favorita, e con il potere di formulare qualunque tipo di richiesta. Da questo momento il suo desiderio maggiore sembra quello di uccidere il marito Bata. Del povero Bata resta solo il cuore che il fratello riuscirà, dopo 5 lunghi anni di ricerche, a ritrovare e così a farlo rivivere, grazie alla magica trasformazione in un grosso toro, che diviene inizialmente un pupillo di Sua Maestà e in un secondo momento, dopo che Bata si è rivelato alla perfida moglie, un animale da sacrificio. Ma dalle gocce del sangue del toro risorge un'altra volta Bata, sotto forma, questa volta, di una pianta, la persea. Per l'ultima volta Bata-persea si rivela alla crudele moglie che invoca il taglio della pianta per costruire un mobile.

Ma la storia, a dispetto della trama, ha un lieto fine, perché Bata rinasce, rivela la malignità della donna e sale sul trono.

L'impressione è che la vicenda, nel corso dei secoli, abbia subito una rielaborazione dal punto di vista religioso, visto che alcuni personaggi portano il nome di alcune divinità.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d "Favole e racconti dell'Egitto faraonico", a cura di Aldo Troisi, ed. Fabbri Editori, Milano, 2001 pag.1-21
  2. ^ J. H. Breasted Ancient Records of Egypt, Part Three, §§ 239ff.
  3. ^ Shaw, Ian. & Nicholson, Paul. The Dictionary of Ancient Egypt, p. 54. The British Museum Press, 1995.
  4. ^ Erman, Adolph. Life in Ancient Egypt. p. 379. Dover Publications, 1971.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Bresciani, Letteratura e poesia dell'antico Egitto, Torino II ed., 1990.
  • S. Donadoni, La seduzione della moglie di Bata, "Rivista degli Studi Orientali" n.28, 1853.
  • S. Donadoni, Storia della letteratura egiziana antica, Milano, 1957.

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